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venerdì 1 settembre 2017

ALLARME SICCITÀ, I GEOLOGI: LA RIDUZIONE DELL’ACQUA NELLE RETI PROVOCA UN CALO DELLA QUALITÀ


Fabio Tortorici, Presidente Fondazione Centro Studi CNG: è sconsigliabile utilizzare l’acqua razionata per scopi igienico-sanitari

“La siccità crea ancora danni e disagi per l’agricoltura e per le popolazioni, ma la ‘ricetta’ per risolverli è chiara: servono studi per effettuare ricerche idriche nei serbatoi geologici e maggiori investimenti per l’ammodernamento delle reti”. Lo afferma Fabio Tortorici, Presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi che aggiunge: altrettanto indifferibile è un aggiornamento delle norme che regolano lo sfruttamento delle acque superficiali e sotterranee. Non si può più fare riferimento ad un Testo Unico che risale al lontano 1933.

“In Italia – spiega Tortorici – le risorse idriche captate dai pozzi sono mediamente di buona qualità, soprattutto se attingono da bacini idrogeologici profondi, ma ora la siccità sta costringendo alcuni Comuni a ridurre l’acqua immessa in rete, tramite turnazioni nell’erogazione. Questa soluzione è un rimedio estremo, poiché tale pratica ha come rovescio della medaglia un decadimento della qualità dell’acqua. Infatti, finché le reti acquedottistiche sono in pressione, dai fori presenti nelle condotte l’acqua fuoriesce e si disperde, ma quando si sospende la circolazione del fluido, avviene il processo inverso, quindi per fenomeni di depressione dagli stessi fori può avvenire l’aspirazione di sostanze di varia natura (terreno, reflui, ecc.) verso l’interno delle tubazioni, che rendono l’acqua torbida, arricchendola di inquinanti. In questi casi, la qualità dell’acqua non è più legata alla sola natura geologica dei serbatoi idrogeologici, ma a ciò che avviene durante il tragitto dall’opera di captazione ai rubinetti degli utenti”.

“Inoltre – continua il geologo – quando una rete è scarica si incrementa la sua degradazione con fenomeni di ossidazione e aumenta la proliferazione batterica. Va sottolineato che, se le reti idriche sono vetuste e fatiscenti, quelle fognarie non sono da meno, quindi è facile immaginare a quali rischi si potrebbe andare incontro con l’interferenza tra le perdite delle due reti. In termini pratici, in quei Comuni in cui si adottano turnazioni idriche, è sconsigliabile usare la preziosa risorsa (pagata dagli utenti come potabile) a scopo igienico sanitario. Pertanto, per garantire la nostra salute, in tutti quei casi in cui la distribuzione dell’acqua non avviene costantemente nelle 24 ore, va incrementata la frequenza dei controlli analitici sull’acqua.

Un altro aspetto di grande rilievo e troppo spesso sottovalutato, legato alla perdita delle reti, è rappresentato dai danni che queste possono produrre sui fabbricati. Infatti, le acque disperse nel sottosuolo possono erodere i terreni di fondazione, creare cavità sotterranee, causando fenomeni di instabilità e cedimenti. Per questi motivi, e non solo per la difesa dai terremoti, la conoscenza e la caratterizzazione geologica del sottosuolo rimarrà una fase di studio sostanziale per la progettazione di nuove strutture e per la salvaguardia di quelle già esistenti”.

Roma, 29 agosto 2017
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giovedì 23 gennaio 2014

Qualità delle acque destinate al consumo umano


Chiarimento sul d.Lgs n. 31/2001 modificato dal d.Lgs. 27/2002 da parte del ministero della salute

Si comunica che a seguito di formale interpello il Ministero della Salute ha rilasciato una importante interpretazione circa l’applicazione della Normativa in tema di qualità delle acque destinate al consumo umano.
La risposta che si allega alla presente è la seguente:
In risposta alla richiesta si conferma quanto già riportato nella nota del 5.04.2004, ed in particolare che “per quanto concerne gli edifici ad uso esclusivamente abitativo, l’amministratore del condominio ovvero, in assenza di questo, i proprietari non hanno l’obbligo di effettuare le attività e i controlli previsti dagli art. 7 e 8 del decreto in oggetto, bensì quello derivante dall’attività di controllo dello stato di adeguatezza e di manutenzione dell’impianto’’. Nel caso specifico in cui nell’edificio siano presenti attività di somministrazione di cibo e bevande al pubblico, è il gestore di tali attività il responsabile della qualità dell’acqua destinata al consumo umano, nell’ambito degli obblighi derivanti dal Regolamento (CE) 852/2004. Occorre sottolineare la disponibilità della Dott.ssa Rossella Colagrossi in qualità di Responsabile del Procedimento per conto del Ministero con la quale si è potuto trattare a fondo l’argomento e addivenire alla conclusione che nei casi in cui la composizione chimica dell’acqua possa essere modificata per effetto di trattamenti eseguiti dal Condominio in forza della presenza di:
  • pozzi
  • cisterne
  • impianti di produzione dell’acqua calda sanitaria
  • impianti di addolcimento ecc.
occorre procedere con le attività ed i controlli previsti dalla normativa sopra richiamata.
Per quanto riguarda la frequenza delle verifiche ove previste il discorso è complesso e presenta varie sfaccettature in quanto si dovrebbe usare come riferimento la tabella B1 dell’Allegato II del Dlgs. 31/2001 e inserire dei fattori correttivi, nel rispetto della proporzione tra numero di controlli e volume d’acqua di cui si parla; nel caso di piccoli volumi, le decisioni sulla frequenza (che la norma attribuisce all’Azienda Sanitaria Locale) è da farsi in base all’analisi di rischio (vedasi linee guida recentemente pubblicate – Maggio 2015).
Riepilogando:
1. In capo all’Amministratore di Condominio non vi è alcun obbligo di effettuare i controlli previsti dal Dlgs. 31/01 modificato dal D.Lgs. 27/2002.
2. In presenza di attività aperte al pubblico all’interno dell’edificio condominiale l’obbligo del controllo è in capo al titolare dell’attività e non all’Amministratore del Condominio.
3. Gli obblighi di verifica del rispetto dei parametri di Legge ricade in capo all’Amministratore del Condominio nel momento in cui nell’edificio sono presenti impianti che possono in qualche modo modificare le caratteristiche dell’acqua ad esempio pozzi, cisterne, impianti di produzione dell’acqua calda sanitaria; impianti di addolcimento ecc.
4. Ove previsti i controlli devono avere una cadenza determinata in base ai volumi di acqua prelevata e/o in relazione alla valutazione del rischio eseguita da coloro che effettuano le analisi.


Centro studi ANACI Emilia Romagna
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