lunedì 17 settembre 2018

Dal Congresso Nazionale degli Ingegneri Toninelli conferma nuove misure e finanziamenti per la messa a norma delle infrastrutture

Toninelli: nuove assunzioni per ingegneri al Mit e un'agenzia per controllare le opere pubbliche

ministro Toninelli al CNI


“Non vi nascondo l’emozione nell’essere qui di fronte a quella che dovrebbe essere la classe dirigente di cui il Paese ha bisogno. Mi fa piacere essere qui”.  Ha iniziato così il suo discorso Danilo Toninelli, Ministro delle Infrastrutture e  dei Trasporti, parlando alla platea del 63° Congresso degli Ordini nazionali Ingegneri, riuniti a Roma per fare il punto sulla categoria.
“Voi per professione vi trovate nella parte di chi fa e chi realizza le cose, ha continuato  Toninelli, e abbiamo bisogno di voi per il rilancio del Paese.  Per questo il mio ministero sta per lanciare un reclutamento straordinario di professionisti per controllare, per verificare lo stato delle nostre infrastrutture, a partire da quelle più critiche”.
Secondo il Ministro occorre porre rimedio alla vera emergenza dell’Italia, ancora “antica e fragile in tante aree”, ovvero la manutenzione ordinaria. Per far sì che ciò si realizzi, il decreto Genova in arrivo prevede la costituzione di una nuova struttura dedicata al controllo delle opere, un'agenzia pubblica indipendente per il controllo dei concessionari e per le ispezioni con ingegneri pubblici. Un ruolo  fondamentale lo avranno le nuove tecnologie per sorvegliare le opere in modo ottimale. A questo proposito il Mit , in collaborazione con il Cnr e l’Agenzia spaziale italiana, sta valutando la possibilità di coinvolgere il sistema satellitare nello screening delle infrastrutture.
Toninelli ha inoltre annunciato che chi gestisce le opere dovrà installare dei sistemi di monitoraggio dinamico in modo da alimentare costantemente una banca dati centrale che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le infrastrutture stradali e autostradali.
Il ministro ha anche precisato che la struttura del Mit  che deve gestire la sorveglianza delle infrastrutture attraverso le verifiche, avrebbe dovuto contemplare 250 elementi, tutti ingegneri specializzati. “Ne ha invece  118, di cui la metà amministrativi. Allora è assurdo, paradossale vedere tanti giovani ingegneri a spasso o precari, umiliati, che sopravvivono con piccoli incarichi a termine o a giornata, in una nazione che rischia nel frattempo di cadere a pezzi”. E ha aggiunto: “stiamo lavorando a innovazioni importanti che possano rendere sempre più efficaci misure come l’ecobonus oppure l’ultimo arrivato, il sismabonus”.
Non solo, nell’agenda del Mit, anche la significativa riduzione del peso dei requisiti di partecipazione alle gare per gli operatori di piccole e medie dimensioni. “Il nuovo Codice Appalti avrebbe dovuto aprire il mercato dei SIA  a giovani ingegneri, ma questo non è accaduto”.
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sabato 8 settembre 2018

Istat: più single rispetto a prima e si ci sposa più in là nel tempo.

Al 1° gennaio 2018 la popolazione residente in Italia è pari a 60 milioni 484 mila unità. L’età media è di 45,2 anni, riflesso di una struttura per età in cui solo il 13,4% della popolazione ha meno di 15 anni, il 64,1% tra i 15 e i 64 anni e il 22,6% ha 65 anni e più.
La popolazione di 80 anni e più raggiunge il 7,0%, quella di 100 anni e più supera le 15 mila e 500 unità. Sono più di mille gli individui che hanno superato i 105 anni e 20 i supercentenari (110 anni e più).

infografica
Nella classe di età 15-64 anni, coniugati e celibi quasi si equivalgono (rispettivamente 49,0% e 47,7% della popolazione totale). Tra le donne invece continuano a prevalere le coniugate (55,0%) sulle nubili (quasi il 39%).
Il confronto tra i dati del Censimento della popolazione del 1991 e quelli riferiti al 2018 mostra i profondi cambiamenti avvenuti. Tra gli individui di 15-64 anni, a fronte di un lieve calo della popolazione (-309 mila), diminuiscono molto le persone coniugate (3 milioni e 843 mila in meno) a vantaggio soprattutto di celibi e nubili (+3 milioni e 90 mila) e, in misura molto più contenuta, dei divorziati (oltre 972 mila in più).
La diminuzione e la posticipazione della nuzialità, in atto da oltre quaranta anni, in parte compensate dalla crescita delle libere unioni, ha portato tra il 1991 e il 2018 a un forte calo dei coniugati, soprattutto nella classe di età 25-34 anni (da 51,5% a 19,1% gli uomini, da 69,5% a 34,3% le donne). I celibi passano da 48,1% a 80,6% e le nubili da 29,2% a 64,9%. Nella classe di età 45-54 anni quasi un uomo su quattro non si è mai sposato mentre è nubile quasi il 18% delle donne.
Aumentano in tutte le età divorziati e divorziate, più che quadruplicati dal 1991 (da circa 376 mila a oltre 1 milione e 672 mila), principalmente nella classe 55-64 anni (da 0,8% a 5,3% gli uomini, da 1,0% a 6,4% le donne).
Con riferimento alla popolazione da 65 anni in su si registrano gli effetti dell’aumento della sopravvivenza e il recupero dello svantaggio degli uomini. Se nel 1991 era prevalente la quota di donne vedove rispetto alle coniugate (50,5% contro 37,4%), al 1° gennaio 2018 le coniugate superano le vedove (47,7% contro 41,9%). Anche per le donne è ora più frequente affrontare la fase anziana della vita in coppia.
Considerando sia le unioni civili costituite in Italia sia le trascrizioni di unioni costituite all’estero, al 1° gennaio 2018 le persone residenti unite civilmente sono circa 13,3 mila (0,02% della popolazione), di sesso maschile nel 68,3% dei casi.
Gli uniti civilmente hanno un’età media di 49,5 anni se maschi e di 45,9 anni se femmine e risiedono prevalentemente nel Nord (56,8%) e al Centro (31,5%).
In Italia, a partire da luglio 2016 e fino al 31 dicembre 2017, sono state costituite nel complesso 6.712 unioni civili (2.336 nel 2° semestre 2016 e 4.376 nel corso del 2017) che hanno riguardato prevalentemente coppie di uomini (4.682 unioni, il 69,8% del totale).
Le unioni civili sono più frequenti nelle grandi città: il 35,4% è stato costituito nelle 14 città metropolitane, e quasi una su quattro a Milano, Roma o Torino.
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Porti, nascerà la 16esima Autorità di Sistema "dello Stretto"

All'AdSP faranno capo i porti di Messina, Milazzo, Reggio Calabria e Villa S. Giovanni

porto di messina

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, su impulso del Ministro Danilo Toninelli, darà vita alla sedicesima autorità di sistema portuale, ovvero l’Autorità dello Stretto di Messina. Alla quale faranno capo i porti di Messina e Milazzo per la Sicilia e di Reggio Calabria e Villa San Giovanni per la Calabria.

La scelta va nella direzione di tutelare e valorizzare la peculiarità dello Stretto di Messina, un territorio altamente svantaggiato e attraversato ogni giorno da tantissimi passeggeri, molti dei quali pendolari. A queste persone è giusto dare un servizio di trasporto adeguato e per questo è emersa la necessità di dotare la zona di un’autorità di sistema portuale ad hoc.

La riforma dei porti voluta dal Governo precedente ha infatti previsto di accentrare nell’autorità di distretto portuale di Gioia Tauro anche la competenza su tutto il traffico nello Stretto. Una scelta, finora non attuata, che danneggerebbe ulteriormente il territorio di Messina e di Reggio Calabria e che porrebbe in capo a un porto specializzato in transhipment, come quello di Gioia Tauro, la gestione di flussi consistenti di passeggeri.

I pendolari e i passeggeri dello Stretto di Messina torneranno invece ora al centro dell’interesse pubblico, e la nuova Autorità avrà il compito di risollevare un territorio per troppi anni depauperato delle proprie risorse.
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A DUE ANNI DAL TERREMOTO NEL CENTRO ITALIA, LA PREVENZIONE È ANCORA UNA “CHIMERA”

I geologi chiedono scelte chiare sulla gestione dei georischi, sulla manutenzione del costruito e del territorio



“Oggi ricorre il secondo anniversario di quel doloroso 24 agosto 2016, quando un terribile terremoto colpì un’ampia fascia appenninica dell’Italia centrale portando con sé lutti e distruzione e la memoria non può non andare, innanzitutto, a chi non c’è più e a chi ha perduto tutto, dai propri cari ai propri beni. E non possiamo non evidenziare i ritardi della ricostruzione e le difficoltà dei tecnici, geologi ma non solo, a operare secondo procedure che anziché snellire e semplificare sono elefantiache e burocratizzate al massimo, come già tante volte segnalato insieme alle altre professioni che aderiscono alla Rete delle Professioni Tecniche”. Queste le parole del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Francesco Peduto, due anni dopo il sisma che ha distrutto il centro Italia.
“In questi due anni – continua il Presidente CNG – altri tragici eventi calamitosi si sono susseguiti (per restare solo agli ultimi giorni il viadotto Morandi a Genova, il terremoto del Molise, la piena del torrente Raganello in Calabria) e ogni volta si invocano piani straordinari di prevenzione e/o di messa in sicurezza e di manutenzione, che poi puntualmente cadono nel dimenticatoio non appena scema l’attenzione mediatica. Ma, ancora una volta, non possiamo non invocare la necessità di una scelta innanzitutto culturale di imboccare con decisione la strada della ‘prevenzione civile’ per l’attuazione di azioni e interventi sistematici per la salvaguardia di persone e cose,  non più procrastinabili in un Paese come l’Italia, geologicamente giovane, di frontiera e per questo soggetto di continuo a tutti i georischi”.
Peduto prosegue: “Nel nostro Paese oltre il 90% del costruito è stato realizzato antecedentemente agli anni ‘80, secondo normative vetuste e non più adeguate, senza studi geologici, senza conoscenza dei rischi naturali ai quali ogni singolo manufatto potrebbe essere esposto e con criteri assolutamente non antisismici, perché allora la quasi totalità del territorio italiano non era classificato a rischio sismico. È facilmente immaginabile, quindi, quale possa essere lo stato di sicurezza non solo di strutture e infrastrutture strategiche quali ospedali, scuole, ponti, viadotti, ma di tutta l’edilizia pubblica e privata. Tante volte abbiamo fatto i conti di quanto costi allo Stato e ai cittadini la mancata prevenzione del rischio sismico e del rischio idrogeologico e di quanto si amplifichino i costi degli interventi ad evento accaduto rispetto all’agire in prevenzione, ma continuiamo a gestire queste problematiche quasi sempre con misure tampone ed emergenziali di protezione civile post-evento”.
“Nella passata legislatura – osserva il Presidente CNG – qualcosa di positivo era stato avviato, nel senso che si era provato a programmare e pianificare azioni di intervento strutturali e continue nel tempo secondo precise strategie, magari non sempre condivisibili e sicuramente migliorabili, con Italiasicura relativamente al rischio idrogeologico e Casa Italia per il rischio sismico, ma questo governo ha pensato bene di chiudere ambedue le strutture di missione, secondo alcuni più per questioni politiche e di competenza tra ministeri che per altro. Personalmente mi interessa poco chi gestisce queste competenze, ma mi piacerebbe sapere, ormai a distanza di diversi mesi dall’insediamento di questo nuovo governo, come si intende affrontare la problematica dei georischi, l’assenza di manutenzione non solo del costruito, ma anche del territorio (fiumi e torrenti, versanti in frana, ecc), che non fa altro che determinare o amplificare l’entità dei danni al costruito”.
A due anni di distanza dal terremoto nell’Italia centrale, il Presidente CNG si pone una serie di interrogativi: “Mi piacerebbe sapere se di fronte alla continua escalation di eventi calamitosi, finalmente possiamo parlare di fascicolo del fabbricato in modo sereno, senza che qualche lobby si metta di traverso e con il contributo della politica continui ad affossare un provvedimento che, potrebbe essere utilissimo per capire lo stato di salute di manufatti e infrastrutture, magari cominciando ad introdurlo almeno per le opere pubbliche. Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto e cosa il governo intende fare relativamente a un DDL per il rifinanziamento e completamento della Carta Geologica d’Italia (il cosiddetto Progetto CARG avviato nel 1988 e mai portato a termine) e della Microzonazione sismica (introdotta con il Decreto Abruzzo dopo il sisma del 2009 poiché ritenuta indispensabile per una corretta ricostruzione e per l’utilizzo in sicurezza del territorio), perché parlare di messa in sicurezza del territorio, senza conoscere né cosa c’è sotto i nostri piedi né il suo comportamento, è come voler costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta. Mi piacerebbe sapere se queste problematiche debbano essere affrontate nuovamente con il contributo di stakeholder e addetti ai lavori, a tal proposito, ricordiamo il contributo importante dato dai professionisti attraversi i rispettivi Consigli Nazionali, quasi sempre di concerto attraverso la Rete delle Professioni Tecniche”.
“Al governo, ai ministri competenti, a tutta la classe politica – conclude il Presidente Peduto – chiediamo di dare conto su come si voglia affrontare la gestione dei georischi, della manutenzione dei manufatti e del territorio in modo chiaro, perché il nostro Paese ha già pagato un contributo altissimo in termini di vite umane e di costi economici. Mi rifiuto di credere, come qualcuno ha scritto stamane, che la sicurezza è cinica, non porta voti e per questo è antielettorale, che non interessa alla nostra classe politica ‘fino al momento in cui, un secondo dopo, ci sono state delle vittime’” .
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RISCHIO SISMICO E DISSESTO IDROGEOLOGICO: QUALI INADEMPIENZE, QUALI CRITICITÀ, QUALI SOLUZIONI

93.000 scosse in 2 anni: i geologi rilanciano il tema della prevenzione e della sicurezza delle scuole e degli edifici strategici e propongono un piano nazionale educativo di prevenzione civile con istituzione di licei ad indirizzo geofisico-vulcanologico e geologico-ambientale



Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa dal titolo “Rischio sismico e dissesto idrogeologico: quali inadempienze, quali criticità, quali soluzioni” presso il palazzo della Provincia di Campobasso. L’incontro di oggi vuole fare il punto sulla situazione molisana che è lo specchio di ciò che sta succedendo in tutta Italia.
A introdurre la conferenza stampa è stato Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi: “Il nostro Paese, a differenza degli altri, è geologicamente giovane, soggetto a tutti i georischi, sismico, idrogeologico e vulcanico. Mitigazione del rischio e prevenzione dovrebbero essere al centro dell’agenda di governo, invece siamo qui a ripetere le stesse parole dopo ogni tragedia”. Cosa facciamo per minimizzare i rischi, i danni, la vita umana? Si chiede il presidente del CNG che auspica la necessità di una scelta innanzitutto culturale di imboccare con decisione la strada della ‘prevenzione civile’. “Dobbiamo garantire la messa in sicurezza del nostro Paese, non possiamo avere un territorio sicuro se non sappiamo cosa abbiamo sotto i nostri piedi” denuncia Peduto. Sul completamento della Carta Geologica d’Italia (il cosiddetto Progetto CARG avviato nel 1988 e mai portato a termine), Peduto spiega come non sia stato realizzato neanche il 50 per cento della mappatura geologica e come tutte le regioni italiane siano in ritardo sulla Microzonazione sismica, introdotta con il Decreto Abruzzo dopo il sisma del 2009 poiché ritenuta indispensabile per una corretta ricostruzione e per l’utilizzo in sicurezza del territorio. “Parlare di messa in sicurezza del territorio, senza conoscere né cosa c’è sotto i nostri piedi né il suo comportamento, è come voler costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta” afferma il Presidente CNG che ribadisce l’importanza del fascicolo del fabbricato. “Mi piace paragonarlo – prosegue – a un libretto pediatrico di un bambino in cui annotare malattie, cure e ricadute. Dobbiamo diffondere conoscenza e consapevolezza dei rischi perché un cittadino deve sapere se la casa in cui vive, se il posto in cui lavora o la scuola che frequenta il proprio figlio non sono luoghi sicuri in caso di terremoti. Ricordiamo che in Italia ci sono tra il 20 e il 50 per cento delle vittime per comportamenti errati duranti i terremoti” conclude Peduto.
A prendere la parola è Giancarlo De Lisio, Presidente dell’Ordine dei Geologi del Molise che denuncia come la struttura regionale non risponda alle esigenze del territorio. “Non capiamo – continua De Lisio – come sia possibile che delle opere strategiche, come le scuole di Campobasso, siano state progettate senza un adeguato studio geologico del sottosuolo. L’aspetto geologico deve tornare al centro della progettazione e il geologo deve essere coinvolto nella progettazione. Quello che chiediamo come Ordine dei Geologi del Molise è una maggior presenza dei geologi nella pubblica amministrazione per garantire una maggior sicurezza del territorio. Poi, ci sono i piani di protezione comunali che spesso si scoprono solo dopo le emergenze perché non vengono mai fatte esercitazioni”.
A moderare la conferenza stampa è stato Domenico Angelone, tesoriere CNG e past president dell’Ordine dei Geologi del Molise che sottolinea come nella Regione Molise il 100 per cento dei comuni sia a rischio idrogeologico. “Nonostante il rischio sismico molto elevato in Molise – attacca Angelone – sono solo tre i geologi presenti nella pianta organica e uno solo per la provincia di Campobasso”. Il tesoriere CNG lancia un appello: “Chiediamo un intervento nelle scuole a partire dall’infanzia, mediante un piano nazionale educativo di prevenzione civile che parta dal MIUR. A tal proposito, porteremo al ministro dell’Istruzione Bussetti la proposta di istituire dei percorsi liceali ad indirizzo Geofisico–Vulcanologico e/o Geologico-Ambientale al fine di rendere l’Italia un Paese da imitare non solo sotto il profilo della Protezione civile ma anche sotto quello della prevenzione”.
Per il Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania, Egidio Grasso, “è necessario partire dai più piccoli per arrivare agli adulti. La relazione geologica deve diventare obbligatoria non soltanto per i fabbricati ma anche per i cittadini”. Cristian Sacco, segretario dell’Ordine dei Geologi del Molise e componente della Commissione Protezione civile del CNG ribadisce l’importanza che i piani di protezione civile diventino operativi. L’assessore regionale all’Urbanistica e Pianificazione territoriale, Roberto Di Baggio, spiega come il Molise sia l’unica regione d’Italia a non avere né una legge sismica, né una legge urbanistica e si impegna a istituire il fascicolo del fabbricato. “Vorrei chiedere il coinvolgimento dell’Ordine dei Geologi del Molise per istituire dei corsi nelle scuole, partendo dalle elementari fino alle superiori per promuovere un’azione culturale e insegnare ai più piccoli cosa fare in caso di calamità”.
A concludere i lavori è stato Gugliemo Emanuele, Presidente del Sindacato Nazionale Geologi Professionisti (SINGEOP) che ha fatto notare come l’88 per cento dei comuni italiani siano interessati da alluvioni e dal dissesto idrogeologico. “Come SINGEOP, abbiamo istituto una commissione permanente sul dissesto idrogeologico” conclude Emanuele. Alla tavola rotonda hanno partecipato: Graziano Catenacci, consigliere dell’Ordine dei Geologi dell’Abruzzo e la deputata molisana Rosalba Testamento.
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CNI: in aumento gli iscritti ai corsi di Ingegneria



Il rapporto annuale del Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri segnala un aumento delle immatricolazioni. Gli studi in ingegneria si confermano al primo posto per numero di iscrizioni. Dopo un lungo periodo di flessione, torna ad aumentare la quota di giovani diplomati che si iscrive all’Università. Si consolidano dunque i segnali positivi emersi nel corso degli ultimi due anni, tanto che la quota di immatricolati arriva a sfiorare, nell’anno accademico 2016/17, il 60% dei diplomati della scuola secondaria superiore. E’ quanto emerge dal consueto rapporto annuale redatto dal Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri. Il documento attesta anche che i corsi di laurea attinenti alle materie ingegneristiche si confermano la principale scelta dei giovani, dato che raccolgono oltre il 15% degli immatricolati. Tuttavia viene confermato anche il progressivo declino delle immatricolazioni nelle classi del settore civileambientale. Gli immatricolati hanno superato complessivamente, nell’anno accademico in esame, 274mila unità, il 5,2% in più dei circa 260 mila dell’anno accademico precedente, di cui quasi 42mila hanno optato per un corso di laurea in ingegneria (nell’anno accademico 2015/2016 erano stati 40.555). Ma mentre i corsi del settore industriale e dell’informazione continuano a riscuotere un crescente successo (rispettivamente +7,3% e +4,3% di nuovi iscritti), quelli relativi al ramo civile ed ambientale proseguono la fase di flessione. Dopo una crescita prolungata, si è abbassata anche nel 2016/2017 la quota di donne immatricolate ai corsi ingegneristici: per la prima volta negli ultimi 7 anni, sotto il 25%.

Sono questi i principali risultati emersi dall’indagine basata sull’elaborazione dei dati forniti dall’Ufficio statistica del MIUR. 
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Diamoci una scossa: una giornata dove Architetti e Ingegneri si mettono a disposizione GRATUITA per la prevenzione sismica!

DIAMOCI UNA SCOSSA! – PRESENTATA OGGI LA 1° GIORNATA NAZIONALE DELLA PREVENZIONE SISMICA 


L’iniziativa, che partirà il prossimo 30 settembre, vede impegnati congiuntamente Consiglio Nazionale Ingegneri, Consiglio Nazionale Architetti e Fondazione Inarcassa, con la partecipazione di altri Ordini e Collegi ed associazioni di categoria. “Quella di oggi è un’importante iniziativa che segna la collaborazione tra i Consigli Nazionali e la Fondazione Inarcassa braccio operativo sui temi della professione della Cassa di previdenza degli ingegneri e degli architetti”. Queste le parole pronunciate da Armando Zambrano, Presidente del CNI, in occasione della presentazione della Giornata nazionale della Prevenzione sismica, prevista per il prossimo 30 settembre. L’evento, tenutosi ieri a Roma e caratterizzato dallo slogan “Diamoci una scossa!”, è stato promosso da Fondazione Inarcassa, Consiglio Nazionale Ingegneri e Consiglio Nazionale Architetti, con il supporto scientifico di Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Dipartimento Protezione Civile, Conferenza dei Rettori Università Italiane e Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica. Lo scopo è quello di lanciare la campagna di sensibilizzazione che punta a favorire la cultura della prevenzione sismica e un concreto miglioramento delle condizioni di sicurezza del patrimonio immobiliare italiano. “Come Rete Professioni Tecniche – ha aggiunto Zambrano – abbiamo sempre pensato alla necessità di una stretta collaborazione con le Casse. Ad esempio attraverso la creazione di un Centro Studi comune e di una Scuola di Formazione. Questa Giornata ci ha offerto la possibilità di creare un’organizzazione comune tra ingegneri e architetti che può lavorare affinché venga sottolineata ulteriormente l’importanza della nostra funzione sussidiaria rispetto allo Stato, ma soprattutto per realizzare qualcosa di concreto per il bene del Paese. Finora hanno aderito all’iniziativa 69 Ordini territoriali degli Ingegneri e 43 degli Architetti. Ne verranno altri e spero si raggiunga la totalità. Il tema, inoltre, è aperto a tutti gli organismi in qualche modo interessati alla prevenzione sismica. Partiamo dal lavoro sul Sisma Bonus ma l’obiettivo di lunga scadenza sarà quello di arrivare a far passare il concetto di obbligatorietà della messa in sicurezza del patrimonio immobiliare italiano. In questo senso dovremo agire da pungolo nei confronti del Governo”. “I professionisti italiani sono a disposizione per risolvere il difficile tema della sicurezza sismica”. Così Egidio Comodo, Presidente della Fondazione Inarcassa, nell’intervento che ha aperto i lavori. “Ingegneri e architetti – ha proseguito – scendono in campo con la loro professionalità per sostenere la campagna di sensibilizzazione nei confronti della cittadinanza. Lo Stato ha messo a disposizione un importante strumento, il Sisma Bonus. Occorre favorire la sua conoscenza al fine di arrivare davvero alla messa in sicurezza delle case degli italiani”. Walter Baricchi, in rappresentanza del Consiglio Nazionale degli Architetti, si è espresso così: “In Italia abbiamo dimostrato da sempre una grande capacità di intervento in occasione delle emergenze ma scarsa propensione alla prevenzione. I professionisti vengono da oltre dieci anni di crisi che hanno colpito pesantemente l’autonomia delle libere professioni. E’ arrivato il momento di capire che noi professionisti tecnici non siamo tra noi concorrenti ma convergenti. Dobbiamo tendere ad un processo di progettazione integrato cui concorrono tutte le professioni tecniche”. Dello stesso tenore anche l’intervento di Maurizio Savoncelli che ha portato i saluti e la disponibilità a collaborare del Consiglio Nazionale dei Geometri. "Queste attività, che ci vedono collaborare fattivamente – ha detto - rafforzano il ruolo sociale delle libere professioni tecniche; ruolo sociale anche propositivo e di stimolo nei confronti del Governo e del Legislatore. Ruolo sociale che si deve estendere anche nei confronti dei giovani fornendo loro chiari e efficaci percorsi Scolastici/Accademici adatti al periodo storico che dovranno affrontare". A seguire anche i saluti del Consiglio Nazionale dei Geologi rappresentati da Arcangelo Francesco Violo. Dopo gli interventi c’è stata la relazione di Walter Di Legge, Coordinatore della Segreteria Organizzativa, che ha illustrato nei dettagli i termini dell’iniziativa. Infine l’intervento di Giovanni Cardinale, Vice Presidente CNI, che ha illustrato, in particolare, la scheda tecnica. Nel pomeriggio i referenti degli Ordini territoriali si sono riuniti per concordare le iniziative a livello locale. A partire dal 30 settembre prossimo verranno realizzati nei territori centinaia di punti informativi al fine di far conoscere alla collettività l’importanza della sicurezza sismica delle abitazioni e di divulgare il programma di “prevenzione attiva” che prevede visite tecniche informative – da parte di ingegneri e architetti, senza alcun onere per i richiedenti – da svolgere nel successivo mese di ottobre, anche se le date di inizio delle visite potranno slittare di qualche giorno. Saranno comunicate informazioni sul rischio degli edifici, su cosa fare per ridurlo e come farlo a costi quasi zero. La Giornata nazionale della Prevenzione Sismica sarà oggetto di un piano di comunicazione nazionale e locale e di numerosi eventi che precederanno, accompagneranno e seguiranno la giornata celebrativa. Tutte le attività di presentazione ufficiali dell’iniziativa svolte sul territorio dovranno essere obbligatoriamente e preventivamente comunicate al Comitato organizzatore, al pari delle attività di comunicazione e prevenzione. Il Comitato metterà a disposizione degli ordini territoriali una piattaforma con area riservata, all’interno della quale saranno disponibili i materiali per la comunicazione. Tutto ciò al fine di rendere unificata ed omogenea la presentazione dell’iniziativa su tutto il territorio nazionale.  
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