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martedì 16 maggio 2017

Innovazione nei materiali, nelle tecnologie e nel progetto per la residenza

Il settore delle costruzioni nel nostro Paese corre il rischio che, a fronte di diffuse e concomitanti innovazioni tecnologiche e di una crescita di capacità gestionali, si contrapponga una significativa e per certi versi drammatica, sul piano della qualità dei manufatti, perdita di know-how tradizionale: l’hardware del ‘cantiere lento’

Il tema dell’abitazione, della disponibilità di un’offerta adeguata ai bisogni e necessità sociali, può ricevere in questa fase un contributo grazie allo sviluppo tecnologico e alle modificazioni dei processi produttivi, dei materiali e delle metodiche organizzative e gestionali in grado di pianificare e controllare tempi, costi e qualità nella fase pre-progettuale, progettuale e costruttiva in cantiere.
Fino a poche decine di anni fa, con pochi materiali tipici del settore (laterizi, sabbia, calce, cemento) si costruivano quasi tutti gli elementi dell’organismo edilizio, mentre oggigiorno vengono utilizzate molte decine di materiali e componenti fortemente specializzati e provenienti da settori industriali diversi dal settore delle costruzioni.
“Un esempio: un tempo la calce entrava nella costruzione della muratura e successivamente della intonacatura e infine anche della tinteggiatura, mentre ora, per ognuna di queste operazioni, si usano materiali differenti. […] L’osservazione empirica e studi precedentemente effettuati ci hanno portato a raggruppare le lavorazioni edili in tre grandi fasi: la prima fase riguarda gli scavi e le fondazioni; la seconda le strutture in elevazione; la terza i tamponamenti, le finiture e gli impianti.” Questa suddivisione delle attività di cantiere assume una notevole rilevanza ai fini della nostra argomentazione perché i processi di razionalizzazione e innovazione del settore edilizio coinvolgono queste tre fasi in modalità e tempi differenti in termini di intensità di capitale, organizzazione del lavoro e materiali utilizzati.
Dal punto di vista delle imprese di costruzione, la ormai consolidata separazione in tre fasi del processo costruttivo riveste grande importanza perché consente modalità molto differenziate nella organizzazione e conduzione del cantiere. Per questo motivo è abituale, soprattutto nei cantieri di edilizia residenziale di limitata dimensione, assistere alla coesistenza nell’ambito del processo costruttivo tra forme avanzate e innovative e modalità produttive del tutto tradizionali. Questo consente alle imprese di fruire di una flessibilità organizzativa e di una variabilità di sistemi produttivi sconosciuta in altri settori manifatturieri.
Così, da tempo, la prima fase (scavi e fondazioni) ha subìto un forte processo di meccanizzazione e oggi dispone di macchinari estremamente sofisticati ed è caratterizzata da una significativa intensità di capitale e da un numero molto limitato di forza lavoro. La seconda fase, quella della realizzazione della struttura portante dell’edificio, vede la coesistenza di modalità organizzative e produttive estremamente diversificate. Mentre nei piccoli cantieri sono ancora largamente presenti modalità operative basate sul getto in opera del calcestruzzo armato, sia per quanto attiene le strutture verticali (pilastri), che per quelle orizzontali (solai e coperture), nei cantieri di edifici terziari e commerciali si assiste ormai da tempo a una larga diffusione di sistemi prefabbricati in calcestruzzo armato e, negli ultimi anni, anche di acciaio e di legno lamellare. Nella seconda fase, la diffusione di sistemi prefabbricati ha liberato questa attività dai condizionamenti e rapporti di stretta interdipendenza con le attività della terza fase: realizzazione delle chiusure verticali esterne (tamponamenti), delle partizioni interne, delle finiture superficiali verticali e orizzontali, delle aperture e degli impianti. La terza fase è quella più critica per la molteplicità di attività, di materiali e modalità esecutive anche molto diverse che comporta, ma anche perché costituisce quella che, in termini di costi, ha il più marcato peso relativo e che influisce molto più delle altre sulla qualità del manufatto che verrà percepita dall’utente finale.
Nel momento attuale, la maggiore evoluzione innovativa del settore avviene proprio nella terza fase del processo produttivo, attraverso la sostituzione del tradizionale coacervo di attività- lavorazioni fortemente interdipendenti tra di loro, svolte con modalità artigianali e quindi difficilmente pianificabili, con nuovi materiali e componenti industriali.
L’integrabilità si è rivelata, si sta rivelando, come la carta vincente dell’innovazione oggi sempre più dilagante nel settore edile: materiali, semilavorati, componenti, provenienti dai settori industriali più disparati, si sono dimostrati in grado di penetrare ed affermarsi, non solo per ovvie convenienze economiche e prestazionali, ma anche in base alla loro possibilità di integrazione nel cantiere, nella sua struttura tecnico-decisionale (dirigenti-tecnici) e operativa (manodopera).
In particolare gli elementi-lavorazioni e le parti dell’edificio sui quali si stanno determinando le più significative innovazioni sono molteplici. Ci limiteremo a segnalare le più manifeste. Esamineremo in una successione logica i materiali, i componenti e infine i sistemi; escluderemo dalla nostra trattazione i sistemi impiantistici, affrontare i quali richiederebbe troppo spazio.
  • Materiali
In questo campo l’innovazione è frenetica e riguarda praticamente tutte le attività del cantiere, spaziando dagli intonaci premiscelati con molteplici additivi per ottenere prodotti acceleranti, ritardanti, aeranti, antievaporanti, impermeabilizzanti, ai leganti (cemento) e ai calcestruzzi che offrono prestazioni sempre più sofisticate, alle materie plastiche utilizzate per l’isolamento termico e acustico (policarburi), ma anche per una molteplicità di rivestimenti, fino ai siliconi che originano collanti che possono raggiungere elevatissime prestazioni del tutto analoghe a quelle ottenibili da processi di saldatura, tanto è vero che vengono utilizzati al posto di questa anche per collegare tra loro elementi metallici e soprattutto lastre di vetro.
Le vernici, i vetri, le leghe metalliche hanno avuto anch’essi un’evoluzione straordinaria e offrono prodotti dalle prestazioni elevatissime. I nuovi materiali per rivestimento, quali il ‘corian’, utilizzati anche per realizzare arredi, sono solo alcune delle diverse centinaia di materiali nuovi o tradizionali che hanno subìto notevoli evoluzioni e che offrono soluzioni nuove in termini di prestazioni, tempi di posa e costi.
  • Componenti
La componentistica fornisce prodotti/semilavorati che offrono la possibilità di razionalizzare e ottimizzare i tempi di esecuzione del cantiere. A fianco di prodotti ‘tradizionali’ in cemento armato, ormai largamente diffusi sul mercato, quali lastre solaio, velette per balconi, davanzali, rampe di scale, pannelli per il rivestimento di parti di facciata, è presente una ricca offerta di componenti (lastre, pannelli dalle dimensioni più svariate) provenienti da settori industriali diversi da quello edile, che offrono soluzioni molto interessanti e performanti per realizzare le partizioni interne degli edifici come anche le chiusure verticali esterne opache in sostituzione dei tamponamenti, nonché le coperture degli edifici. Ad esempio: pannelli in cartongesso, pannelli sandwich costituiti da lamiere di acciaio-nichel o alluminio e da sue leghe al cui interno è stato iniettato un materiale plastico (spesso di origine vinilica) ad alta densità, che assicura la necessaria prestazione di isolamento termico e acustico.
  • Sistemi
Anche nel caso dei sistemi, si assiste a una larga offerta di prodotti in grado di risolvere in modo nuovo le operazioni di cantiere. In questo segmento l’innovazione ci ha consegnato una larga offerta di sistemi di involucro, dai più sofisticati curtain wall completamente vetrati a parete ventilata, fino a sistemi di involucro basati su un mix di elementi vetrati e opachi, per arrivare a ‘sistemi finestra’ che integrano davanzale e avvolgibili con la finestra vera e propria. Sistemi per realizzare pavimenti flottanti sopraelevati, controsoffitti, sistemi modulari e mobili per realizzare la divisione dello spazio interno, per arrivare ai sistemi lignei che consentono di costruire un edificio multipiano in tempi straordinariamente brevi.
Tutti questi sono solo alcuni degli esempi più evidenti di un nuovo modo di costruire, basato non più sul cantiere lento e umido (utilizzazione di leganti tradizionali a base di calce e/o cemento), ma invece sul cantiere a secco (collegamenti meccanici) stressato nei tempi grazie alla semplicità e facilità di messa in opera che offrono i materiali, componenti e sistemi innovativi.
Questo trascurando di entrare nel merito delle problematiche impiantistiche degli edifici, che costituiscono un contesto nel quale si è registrato un elevato e forse il maggiore tasso di innovazione.
Oggigiorno sono ormai molteplici le tipologie di immobili che nella loro grande maggioranza sono caratterizzate dalla realizzazione attraverso quello che abbiamo definito come ‘cantiere a secco’ grazie all’utilizzazione di materiali, componenti e sistemi innovativi: palazzi per uffici, centri commerciali e retail park, piattaforme logistiche e nell’ultima fase anche non pochi hotel di ultima generazione. Il segmento residenziale è quello nel quale ancora permangono le tecnologie costruttive più tradizionali (laterizi, malta, cemento armato gettato in opera), ma anche in questo segmento occorre fare una precisa differenziazione tra mercati tra loro profondamente diversi. Nei piccoli centri comunali e più in generale, dove il tessuto urbano è meno densificato continua a esistere un diffuso e vasto mercato basato sulla costruzione di case unifamiliari e di edifici in linea (case a schiera), che vengono ancora realizzati in larga parte secondo modalità tradizionali (cantiere umido, getti di calcestruzzo in opera). Nel settore delle costruzioni si assiste quindi alla compresenza di processi costruttivi anche estremamente diversificati: dai cantieri tradizionali dell’edilizia residenziale di piccola dimensione, ai cantieri più innovativi per la realizzazione di palazzi per uffici, centri commerciali, ecc.
È in questo scenario che l’industria delle costruzioni, da settore arretrato secondo le logiche industrialistiche, diviene un settore che evidenzia caratteristiche innovative di grande interesse. Caratteristiche che si scoprono essere un tratto che contraddistingue diversi fattori produttivi anche tra i più tradizionali: le maestranze, i quadri tecnici di cantiere, ad esempio, la cui polivalenza era interpretata fino a poco tempo fa come una ‘mancanza di specializzazione tayloristica’, oggi viene apprezzata per la valenza di elasticità che esprime e che rende possibili molteplici forme di produzione, non ultima quella basata sulla diffusa utilizzazione di nuovi materiali.
Affrontare le problematiche dell’innovazione nel settore delle costruzioni significa però rivolgersi anche verso altre direzioni ed esperienze. L’innovazione si sviluppa infatti secondo due direttrici principali. La prima l’abbiamo appena descritta, mentre la seconda direttrice si concretizza in forma meno evidente, ma di impatto formidabile attraverso, sia la crescente diffusione di innovazioni sul piano organizzativo-gestionale con l’utilizzazione delle tecnologie Information Communication Technology (ICT), sia grazie all’introduzione di queste tecnologie unitamente a quelle dei sistemi elettronici di automazione degli impianti, dei sistemi di sicurezza e delle comunicazioni nel prodotto edilizio a realizzare le nuove forme di controllo e gestione degli edifici, che vengono variamente definite come Computer Integrated Building (CIB), quando applicate agli edifici terziari, ‘domotica’ o Home Automation, quando realizzate nei cantieri residenziali.
“In questa direzione (quella dell’innovazione tecnologica e organizzativa) svolgono un ruolo molto importante le nuove tecnologie basate sull’elettronica. Esse permettono la realizzazione efficiente delle operazioni amministrative, di acquisto materiali, di progettazione e programmazione dei lavori, con un numero esiguo di impiegati tecnici, favorendo, attraverso il concentramento delle informazioni, la possibilità di decentrare le funzioni produttive.”
Le tecnologie informatiche formalizzano e standardizzano le procedure e comportano lo sviluppo nell’ambito dell’azienda di responsabilità precise e definite su determinati problemi, favorendo i processi di specializzazione e di gestione tecnicomanageriale. In particolare, consentono efficaci controlli in termini di contabilità industriale su molteplici aspetti della produzione edile, contribuendo al consolidamento di atteggiamenti più razionali nella conduzione del cantiere. L’aspetto principale dei processi trasformativi in atto nel settore delle costruzioni/immobiliare riguarda le strutture organizzative di impresa e soprattutto il lavoro d’ufficio e direzionale, nel cui quadro emerge la sempre maggiore convenienza di puntare su un’organizzazione del lavoro elastica, in grado di usufruire e produrre un elevato numero di informazioni. Ciò diviene sempre più necessario a fronte di un’elevata turbolenza dell’ambiente entro cui le imprese si trovano a dover operare.
Le tendenze che nell’ultimo periodo si sono espresse sul piano organizzativo con gli inevitabili aggiustamenti e mediazioni, possono così essere sintetizzate:

– diminuzione dei livelli gerarchici;
– riduzione degli organici;
– tendenza a contrarre i costi fissi in funzione dei costi variabili;
– interesse dell’impresa al decentramento attraverso rapporti con soggetti dotati di livelli e autonomia imprenditoriale e tecnicamente specializzati;
– aumento della professionalità richiesta in termini di adattabilità alla variabilità delle situazioni e di capacità di assunzione di responsabilità sugli obiettivi.
Non a caso anche nel settore delle costruzioni si sviluppa il modello dell’‘impresa rete’, che offre l’opportunità all’impresa maggiore che governa la rete di rapporti, di gestire (controllare, programmare) molte più risorse di quelle che effettivamente sono incorporate nella sua organizzazione. Nella ‘rete’ vengono coinvolte imprese di ogni tipo e molto frequentemente, anche società/studi di diverse competenze progettuali.
Per il settore si tratta indubbiamente di un’evoluzione qualitativa del fenomeno del decentramento produttivo, che comunque non cessa di esistere e manifestarsi nelle sue forme più varie.
Mano a mano che il lavoro aumenta e cresce di complessità, per le imprese e gli operatori del settore diviene sempre più necessario:

– gestire in maniera razionale il complesso delle comunicazioni-scambio di informazioni tra i diversi soggetti (interni ed esterni all’organizzazione);
– definire nuovi e più validi criteri con cui valutare e indirizzare le performance dei diversi settori di attività.

I complessi processi innovativi che caratterizzano il settore in questa fase, pur nella loro indubbia positività, pongono alcuni rilevanti problemi. Infatti, il processo trasformativo in atto si sviluppa in un settore caratterizzato da una struttura produttiva e imprenditoriale fortemente polverizzata e con un elevatissimo turn over di manodopera, caratterizzato da maestranze di nazionalità italiana in uscita largamente compensato da numerosi ingressi di mano d’opera straniera e in particolare extracomunitaria.
Da queste complesse e concomitanti azioni e circostanze deriva il pericolo, già in molti contesti concretamente avvertibile, di una perdita – nella filiera produttiva delle costruzioni – delle conoscenze tecnologiche più tradizionali quelle legate al ‘saper fare’ del ‘cantiere lento’.
Il settore delle costruzioni nel nostro Paese corre il rischio che, a fronte di diffuse e concomitanti innovazioni tecnologiche e di una crescita di capacità gestionali in grado di innescare processi produttivi sempre più rapidi e programmati, si contrapponga una significativa e per certi versi drammatica, sul piano della qualità dei manufatti, perdita di know-how tradizionale: l’hardware del ‘cantiere lento’.
Know-how in gran parte legato al ‘saper fare’ di maestranze efficienti, motivate e con una elevata deontologia del proprio lavoro: una tipologia di mano d’opera oggigiorno ormai in fase di avanzata estinzione.
Solo attraverso un forte processo di osmosi tra ciò che è e quello che sarà, in un contesto di attenta valutazione delle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica rispetto alle soluzioni tradizionali, potranno determinarsi le condizioni per un effettivo e duraturo sviluppo dell’innovazione.
  • Complessità
La crescita della complessità, avvenuta parallelamente alla sempre maggiore interdisciplinarietà del progetto e della costruzione, richiede un adeguato livello organizzativo per essere affrontata e governata. L’organizzazione dell’interdisciplinarietà e della complessità del progetto/costruzione comporta l’integrazione ordinata dei diversi specifici contenuti disciplinari o, per meglio dire, dei diversi sistemi di conoscenze, nonché la gestione dei flussi di informazioni che devono essere scambiati tra i molteplici operatori affinché ogni gruppo di lavoro sia informato delle necessarie interrelazioni e condizionamenti che ne derivano. In effetti, la crescita della complessità del progetto/costruzione deriva in prima istanza proprio dalla necessità di governare il sistema di interrelazioni che si determina tra le diverse attività durante tutto l’arco temporale della progettazione e della costruzione.
Nel nostro Paese esistono risorse di notevolissimo livello e le giovani generazioni confermano e arricchiscono questo tradizionale punto di forza, ma per contrapposto prevale una forte propensione ‘al fare’ di natura artigianale rispetto a un approccio organizzato.
Questo fenomeno ha origine nel ritardo storico che caratterizza lo sviluppo industriale ed economico del nostro Paese e in una struttura produttiva polverizzata e caratterizzata da imprese e organizzazioni professionali fortemente orientate al ‘fare artigianale’ e nel cui ambito la dimensione culturale-organizzativa non riesce a trovare terreno fertile per attecchire. Un contesto molto diverso da quello della grande industria e delle grandi Corporation World Wide che hanno contribuito in modo decisivo allo sviluppo della cultura organizzativa. Questa natura artigianale, connaturata al ‘fare’, è immediatamente avvertibile nel tessuto produttivo e professionale del settore delle costruzioni/immobiliare. Ognuno svolge il proprio lavoro, spesso con elevati livelli di efficienza ed efficacia qualitativa, ma non dialoga con gli altri soggetti della filiera progettuale, costruttiva, gestionale che gli stanno accanto.
Non esiste ‘il copione’ e manca completamente una regia accorta e rigorosa. La mentalità, la cultura organizzativa serve a questo: progettare e costruire il copione del lavoro (piano – business plan) e rispettarlo per raggiungere (nei tempi e costi previsti e con le qualità definite) gli obiettivi del progetto.
In un mondo sempre più complesso, la capacità organizzativa di ‘mettere a sistema’ le molteplici variabili di qualunque problema o progetto diviene fondamentale. Il problema passa dal ‘fare’ all’organizzazione – nel tempo e nello spazio – di molteplici attività e alla gestione di tutte le preziose informazioni che sono causa ed effetto di queste.
Nel settore delle costruzioni/immobiliare questo è, se possibile, ancora più importante. Gli edifici moderni sono ormai sofisticate e complesse macchine: ‘fabbriche di informazioni’ in cui lavorano persone che hanno necessità, per svolgere i loro compiti, di precise e insostituibili prestazioni in termini di comfort, di funzionalità tecnologiche e di qualità architettonica.
La complessità è però ancora maggiore perché il ‘nuovo’ progetto-intervento deve abitualmente offrire altre prestazioni necessarie per migliorare la qualità urbana del contesto in cui si troverà inserito: viabilità, parcheggi, verde pubblico, ecc.
La crescita della complessità delle attività progettuali e costruttive, la diffusione di sempre nuovi prodotti/sistemi innovativi, lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e gestionali determina inevitabilmente un forte processo di obsolescenza che impatta fortemente su tutti gli operatori della filiera. L’obsolescenza sempre più rapida delle conoscenze acquisite, il depauperamento del bagaglio professionale di ognuno di noi rende, in un tempo sempre più breve, privi di valore strumenti e conoscenze che solo pochi anni addietro permettevano di competere nel mercato.
Questo problema, per essere affrontato, richiede un costante e continuo aggiornamento culturale e professionale. Tutto questo pone con urgenza, in ambito scolastico e universitario, la necessità di definire nuovi modelli formativi sempre più specializzati e quindi differenziati nei percorsi didattici e modificabili nel tempo: in divenire continuo per aderire all’evoluzione e trasformazione del sapere che caratterizza così fortemente la nostra epoca storica.
Emerge però, da alcuni anni a questa parte, un nucleo di conoscenze professionali integratrici che fanno della polivalenza, del ‘sapere fondamentale’, della capacità di svolgere attività utilizzando strumenti tecnologicamente avanzati e della creatività, il proprio nucleo costitutivo.
Il futuro è dunque degli ‘integratori’, un concetto di riferimento che nei prossimi anni – per effetto congiunto dell’innovazione tecnologica e organizzativa – si estenderà a più ampi livelli e settori di attività. Un modello caratterizzato dalla capacità di coniugare una fondamentale e ampia cultura umanistico-storica e generalista di base con aree conoscitive innovative e specialistiche, unite a metodiche di coordinamento e direzione. Una figura contraddistinta da un ‘atteggiamento mentale proattivo’: la capacità di lavorare per obiettivi e di concretizzare la propria polivalenza, di adottare con la massima flessibilità soluzionitecnologie sempre differenti, in definitiva, di affrontare e risolvere problemi.
La società post-industriale non richiede più esecutori passivi, ma persone in grado di affrontare creativamente i problemi e addirittura di provocare intenzionalmente situazioni creative di squilibrio. Cambiamento tecnologico e comportamento innovativo sono strettamente connessi. Il ruolo della formazione dei processi di cambiamento è cruciale, perché essa, agendo sulle potenzialità conoscitive e comportamentali delle persone accresce, sia la capacità di elaborare nuove tecnologie, sia quella di adottarle e comprenderle.
Del resto oggigiorno il numero delle attività da coordinare e dirigere nella fase progettuale come in quella costruttiva ed infine in quella della gestione dell’immobile cresce enormemente e soprattutto diviene estremamente variabile e caratterizzato da una notevole temporaneità. Questo richiede grande elasticità personale e dell’organizzazione e un più alto livello di formazione professionale per tutti. Stiamo entrando in una fase storica in cui saranno valorizzate figure e percorsi formativi con forte orientamento ‘politecnico’.
Le imprese, e più in generale il mondo professionale e della pubblica amministrazione, dovranno nell’immediato futuro, per poter trarre vantaggio dal mercato unico europeo, mettere a punto precise opzioni strategiche per innovare la propria attività, sia dal punto di vista dei contenuti, che da quello delle modificazioni del mercato.
Occorre perciò, a fianco delle potenzialità della tecnologia, che costituisce il vero motore delle rapide trasformazioni che caratterizzano la nostra epoca storica, sviluppare alcuni percorsi formativoprofessionali, indirizzati verso un modello integratore-gestionale in grado di governare situazioni di grande dinamicità, con riflessi precisi sugli aspetti organizzativi e produttivi del progetto.
Occorre ricordare come, nell’era della società dell’informazione e terziaria, la dimensione organizzativa e gestionale (il management) acquisisca sempre maggior valenza strategica ed esprima una sempre più accentuata capacità di estrarre valore dal complesso dei processi produttivi di beni e servizi che caratterizzano il settore delle costruzioni/immobiliare.
Questa riflessione è necessaria per sottolineare come le conoscenze della tradizione costruttiva dell’architettura, il ‘saper fare tradizionale’, costituiscano il punto di partenza, la base utile e necessaria per apprendere e far proprie le competenze organizzative e gestionali, ovvero la capacità metodologica di affrontare e risolvere problemi complessi in tempi stressati, quali sono quelli che oggi caratterizzano il mercato di fascia alta del settore delle costruzioni/immobiliare.
Le attività volte all’organizzazione del progetto, come della costruzione, consentono di ottenere risultati eccellenti in termini di rispetto del budget dei costi e dei tempi di esecuzione durante la fase costruttiva. Detto in altri termini, è possibile oggigiorno realizzare qualunque edificio nell’arco di diciotto mesi a patto che lo si voglia, che sia stato realizzato un progetto integrato spinto al dettaglio esecutivo e che le molteplici attività (item) della progettazione e costruzione vengano pianificate e controllate, secondo le modalità ormai conosciute e consolidate del Project Management. Un controllo-gestione svolto sistematicamente durante tutto il processo, in modo tale da affrontare, per tempo e con le modalità più consone, i possibili e spesso inevitabili imprevisti che caratterizzano le attività complesse.
A sostegno di questa tesi e per convincere i più scettici, basterà forse ricordare che alcuni celebri edifici quali l’Empire State Building nel 1930, il Chrysler Building nel 1929 e molti altri fino alla Hearst Tower nel 2006 sono stati tutti costruiti entro il termine massimo fissato dalla pianificazione, ovvero 18 mesi. Ovviamente la realizzazione di questi grandi e mirabili complessi ha richiesto una lunga e attenta attività preparatoria e una adeguata capacità gestionale del progetto come della costruzione. Ci auguriamo che queste esperienze, queste competenze possano al più presto essere utilizzate e diffondersi anche nel nostro Paese. Ma, in qualche caso, questo è già avvenuto e sempre procedendo per esperienze concrete, questo è l’esempio del ‘Blue Building’, Headquarters del Gruppo ABB in Italia, progettato dall’architetto Giacomo Marzorati, costruito a Sesto San Giovanni (MI) sull’area ex Marelli e ultimato in 18 mesi nell’anno 2001, ma anche dell’Headquarters di IBM a Segrate (MI), progettato dallo Studio Isola e ultimato in 18 mesi nel 2004 ed infine dei numerosi interventi di valorizzazione compiuti su immobili da Generali Real Estate caratterizzati da un sempre rigoroso e puntuale rispetto dei tempi e costi programmati.
È auspicabile che questo complesso di conoscenze possa essere utilizzato non solo nella realizzazione di grandi edifici terziari, ma anche nella realizzazione di complessi residenziali per poter innovare un settore del mercato immobiliare ancora fortemente condizionato e frenato da pratiche progettuali e costruttive basate sull’impiego di materiali tradizionali che concorrono in maniera decisiva a determinare tempi e costi più elevati di quelli che si potrebbero ottenere con un approccio più consono ai tempi che viviamo.
di Oliviero Tronconi
Professore Ordinario Politecnico di Milano Dip. BEST 
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lunedì 3 ottobre 2016

Nuove tecnologie ed abitazioni - Quale futuro?

La risposta ai problemi medici e sociali delle persone anziane non autosufficienti o solo parzialmente autosufficienti rappresenta una delle più importanti sfide dell’Unione Europea. Infatti, l’Europa conta tra i 70 e gli 80 milioni di persone non completamente autosufficienti e le strutture sociali sono in gravi difficoltà per l’incremento dei costi derivanti dalle soluzioni tradizionali: ricovero in una struttura specializzata, ospedalizzazione ,ecc.. Strutture e soluzioni per altro sempre meno gradite ai possibili utenti. Per cercare di porre le basi per affrontare questo gravissimo problema in alcuni paesi europei (segnatamente Francia, Svezia e Inghilterra) sono state sviluppate ricerche e sperimentazioni fondate su due presupposti basilari:
  • mantenimento della persona nella propria abitazione;
  • utilizzazione delle nuove tecnologie di automazione dell’abitazione: domotica o home automation per offrire comfort, sicurezza e servizi di supporto.
Non si creda però che l’impostazione culturale verso i problemi della residenza sia esclusivamente orientata ad una utilizzazione intensiva dei sistemi di automazione; al contrario siamo in presenza di una visione ricca di sensibilità, profondamente umanistica, che affronta complessivamente i problemi dell’habitat: dall’organizzazione della città, alla struttura delle residenze pubbliche, per arrivare ad una vasta gamma di servizi domiciliari per anziani e disabili, tra cui trasporti appositamente attrezzati, teleassistenza, telemedicina, ecc..Nelle vicende e sperimentazioni avviate in Europa vi è profonda e piena consapevolezza che il contributo sempre più importante della domotica all’abitazione e in generale a condizioni migliori e più sicure non può prescindere dall’uomo, dalla presenza di chi svolge compiti di assistenza a fianco dell’anziano e del disabile: la tecnologia intesa non come alternativa o sostituzione dell’uomo, ma invece come potenziamento dell’assistenza , in modo da realizzare un mix di funzioni - prestazioni ottimali che non può comunque mai prescindere dal contributo di solidarietà e calore offerto dall’uomo. Lo studio che viene presentato in questo articolo: “ sicurezza ed assistenza domestica” è stato realizzato in Francia da un gruppo di soggetti Istituzionali: Ministère de l’Urbanisme e Logement, Associazioni degli imprenditori del settore delle costruzioni e degli impianti, delle società di Assicurazione, Associazioni professionali dei progettisti, degli installatori, oltre ad istituzioni rappresentative della medicina , dell’assistenza sociale e dei disabili. Lo studio è stato finanziato dal “Servizio Politiche di Sicurezza dei Consumatori” della Commissione Europea. Alcune riflessioni e ipotesi sono alla base di questo studio: globalmente, le persone anziane e disabili, qualunque sia l’entità della loro autosufficienza, hanno gli stessi bisogni, e questi bisogni sono relativamente vicini, in termini di funzionalità, alle aspirazioni del grande pubblico. L’offerta attuale in materia di prodotti/servizi per le persone non completamente autosufficienti è essenzialmente costituita da prodotti di nicchia, il che comporta evidenti conseguenze economiche: prezzo elevato dei prodotti e un riflesso psicologico che porta al rigetto di questi prodotti che implicitamente sono contraddistinti dal “marchio disabilità”, e dunque costituiscono un fattore di marginalizzazione. I prodotti per il grande pubblico sono generalmente inadatti, in termini di ergotecnica, alle persone non autosufficienti, infatti spesso si tratta di prodotti che presentano un’eccessiva complessità di manipolazione e inadeguatezza funzionale. Tutti noi abbiamo sofferto o potremmo soffrire di un handicap causato da un danno temporaneo o permanente, dall’invecchiamento, o da un incidente.
Le persone non autosufficienti si augurano, nella grandissima maggioranza, di continuare ad abitare nel loro ambiente e rifiutano decisamente l’entrata in un istituto specializzato. Il ricovero in un istituto specializzato pubblico o privato costituisce uno sradicamento, ed è generalmente mal vissuto dall’individuo. Il numero di posti disponibili negli istituti specializzati è ad ogni modo lontano dal poter rispondere alla domanda quantitativa delle persone non autosufficienti. In Francia, per esempio, si valuta il deficit attuale di residenze per persone della quarta età in 100 posti letto all’anno per dipartimento. Un riequilibrio fra offerta e domanda richiederebbe alla società uno sforzo finanziario difficilmente realizzabile. Il mantenimento o il sostegno a domicilio appare dunque, oggi più che mai, come una delle soluzioni da privilegiare. La domotica può costituire uno degli strumenti di questa soluzione.
  • Obbiettivi dello studio
Gli obbiettivi dello studio sono duplici:
- sviluppare una metodologia e strumenti che consentano l’elaborazione di Capitolati d’Appalto Funzionali (CdCf) che, esprimendo compiutamente i bisogni e le necessità di anziani e disabili, contribuiscono a sviluppare la domotica verso un vasto pubblico;
- Fornire alle persone disabili prodotti creati per il “grande pubblico” (mercato di massa) a costi contenuti tipici delle grandi produzioni in serie, ma idonei alle loro capacità funzionali, ergonomiche ed intellettuali;
  • LIMITI DELLO STUDIO
L’utilizzo di sistemi domotici non può dissociarsi dallo spazio – dall’habitat – nel quale il sistema andrà utilizzato. Per esempio, non servirebbe a gran che prevedere una porta con apertura automatica nell’appartamento di una persona in carrozzella se ci fosse un gradino davanti a questa porta. La metodologia e gli strumenti elaborati dallo studio saranno quindi utilizzati per orientare la riflessione dei progettisti edili. Per questi motivi lo studio non si è interessato che dell’habitat e dell’ambiente domestico e non ha trattato spazi pubblici. Peraltro lo studio, allo scopo di sviluppare prodotti per il più vasto numero di utenti, non ha tenuto conto dei disabili gravi che necessitano di prodotti e di servizi estremamente specifici.
  • Presentazione della metodologia di analisi
L’obbiettivo della fase d’analisi è stato duplice:
- identificare in generale i legami fra l’individuo, il suo ambiente e le attività che esplica in questo ambito. Questa identificazione permette di fornire ai redattori dei Capitolati d’Appalto degli elementi stabili nel tempo e un’analisi sistematica (check list) in grado di supportarli nel lavoro;
- Identificare e gerarchizzare i bisogni comuni alle persone valide e alle persone dipendenti.
A completamento di queste due direzioni di approfondimento è stata condotta un’inchiesta sulle disfunzioni nell’habitat delle persone anziane, in modo da confermare le aspettative evidenziate dalla metodologia. Inoltre, tre capitolati d’appalto funzionali sono stati elaborati per illustrare la metodologia.
  • Identificazione dei legami
Per condurre a buon fine l’ identificazione dei legami uomo-ambiente, è stato confrontato da una parte un analitico elenco di attività con una lista di problemi rappresentativi della dipendenza. L’elenco di attività è stato realizzato dal gruppo di lavoro a partire dai documenti “Mantenere l’autonomia delle persone anziane; guida per l’adattamento dell’abilitazione” e “Prodotti industriali e handicap: applicazione alla domotica”. Questo elenco comporta 117 voci suddivise in 12 temi - attività principali: accessibilità, bisogni corporali, preparazione dei pasti, ecc. L’elenco di funzioni dell’habitat è stato fornito dal C.E.B.T.P. (Centre Expérimentation Batiment Travaux Pubblics) sulla base di uno studio realizzato dalla FNB (Fédération Nationale de Batiment – Associazione Nazionale degli Imprenditori Edili). Comporta 16 voci suddivise in 6 tematiche: organizzazione degli spazi, di ambienti funzionali, di attrezzature, protezione degli occupanti, ecc. Per quanto riguarda l’elenco delle voci rappresentative della dipendenza, lo studio si è ispirato alla “Classificazione Internazionale degli Handicap, Deficienze, Incapacità e Svantaggi” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il livello di classificazione più idoneo è stato quello definito generalmente come “incapacità”, in quanto prende in considerazione l’ambiente materiale nel quale si svolge una determinata attività senza prendere in esame l’ambiente sociale proprio di ciascun individuo. L’elenco della “Classificazione Internazionale” è stato leggermente modificato, senza che la struttura nel suo complesso ne sia stata stravolta. L’elenco utilizzato comprende 49 voci ripartite in 6 tematiche.
- Confronto attività/funzioni dell’habitat. Per realizzare il confronto si trattava di elencare le funzioni dell’habitat messe in gioco per ogni attività. Questo confronto è stato effettuato per due tipi di habitat: l’abitazione collettiva e l’abitazione individuale; due sistemi che presentano ognuno notevoli particolarità. Successivamente è stato introdotto un secondo criterio riguardante la tipologia dei soggetti/persone analizzate: ovviamente sono stati considerati diversamente gli adulti validi, le persone anziane non dipendenti e i soggetti portatori di handicap.
- Confronto attività/incapacità. Questo confronto ha tentato di rispondere alla seguente domanda: quali sono le incapacità suscettibili di turbare o impedire la realizzazione di una determinata attività e ciò utilizzando i prodotti più diffusi.
  • Gerarchizzazione dei bisogni
La gerarchizzazione dei bisogni, aspettative e insoddisfazioni è stata effettuata classificando le attività in ordine decrescente dal punto di vista del deficit constatato per il confronto attività/ funzioni dell’habitat, e dall’altra classificando in ordine decrescente l’incapacità in rapporto con l’attività che doveva essere svolta per il confronto attività/incapacità. Le attività emerse come prioritarie in queste due classificazioni sono poi state oggetto di ulteriore esame e approfondimento.
Le attività prioritarie sono così individuate:
A) Priorità 1 - Curare la propria automobile - Avere cura di una persona
B) Priorità 2 - Utilizzare l’ascensore
C) Priorità 3 - Utilizzare una lavatrice o un essiccatore - Stirare - Controllare la cottura del cibo - Stendere la biancheria - Gestire degli apparati termici (riscaldamento autonomo o le richieste di caldo-freddo in residenze pubbliche).

Fra queste attività il gruppo di lavoro ha fatto una selezione fondata proprio sull’opportunità di sviluppo di prodotti idonei alle attività elencate, e ha approfondito le seguenti problematiche-attività:
- accesso (trasferimento, ascensore uso individuale o con supporto di altra persona);
- aprire/chiudere/socchiudere le finestre veneziane, ecc.;
- riconoscere un visitatore;
- sovrintendere alla cottura del cibo;
- lavare e lavarsi;
- la gestione del proprio ambiente;
- la comunicazione.
  • CAPITOLATI D’APPALTO
Capitolato d’Appalto “Riconoscere un visitatore”

Se i nuovi sistemi di controllo dell’accesso ormai diffusi negli edifici collettivi hanno migliorato la sicurezza, nel contempo hanno però fatto sorgere nuove esigenze. Infatti, questi sistemi presentano per il loro funzionamento alcuni problemi, sia agli stessi residenti (ergotecnica), sia a coloro che prestano servizi (posta, soccorso, ecc.) per accedere all’interno degli edifici. In questo capitolato d’appalto, la ricerca delle funzioni assicurate dal portiere elettronico e le aree di passaggio tra spazio collettivo/spazio privato, sono stati esaminati in modo da favorire ogni evoluzione per migliorare la sicurezza, la convivialità, l’accoglienza e l’assistenza alle persone, sia per gli occupanti della residenza, che per i visitatori. E’ stata così proposta la “segnalazione e guida” di un visitatore verso il residente visitato, cosa che costituisce al giorno d’oggi una lacuna importante nel servizio offerto ai visitatori e ai residenti. La comunicazione (audio e/o video) stabilita tra il visitatore e il residente contribuisce alla sicurezza del controllo d’accesso. I sistemi interfonici e videofonici, rispondono a questo bisogno. Tuttavia, il controllo d’accesso, per essere efficace, dovrebbe permettere al residente d’identificare una seconda volta il visitatore, o almeno consentirgli di sincerarsi che la persona che suona alla porta del pianerottolo sia al stessa che è stata autorizzata ad entrare nello stabile del residente. Questo capitolato d’appalto offre anche alcune raccomandazioni ergotecniche riguardanti la posizione dei diversi apparati che svolgono la funzione della portineria (altoparlante, interfono, tastiera).

Capitolato d’appalto “Lavare – lavarsi” per le persone anziane

Questo capitolato d’appalto riguarda essenzialmente lo spazio del bagno e le attrezzature che lo compongono. La presenza di questa attività nell’elenco delle funzioni da migliorare per perfezionare la sicurezza e il comfort quotidiano deriva da una generale insoddisfazione espressa dalle persone analizzate. Se questo spazio soddisfa un individuo “standard” che non ha alcuna incapacità, ci si accorge molto rapidamente che le attività svolte in questo spazio pongono gravi problemi al sorgere della minima incapacità. Nel capitolato d’appalto vengono formulate proposte, sia nel campo dei prodotti/servizi, che in quello dell’organizzazione degli spazi.

Capitolato d’appalto “La comunicazione”

La mobilità delle persone costituisce, quando si volge in condizioni di stress, d’urgenza o in presenza di handicap motori, un fattore di rischio per la possibilità di cadute. Inoltre, persone con handicap permanenti o temporanei sono costrette ad utilizzare dispositivi di controllo del loro ambiente verso cui manifestano un rifiuto psicologico. Lo sviluppo domestico degli strumenti di comunicazione multimediale, sia nel campo ludico che dell’insegnamento e la banalizzazione da parte dei bambini e delle persone anziane nell’utilizzo della televisione e del telecomando, ha consentito d’identificare l’insieme “televisore/telecomando” come un dispositivo comunemente diffuso e accettato a livello sociale, fino a poter essere individuato come interfaccia/tipo di comunicazione per il controllo dell’ambiente domestico. In questo capitolato d’appalto vengono anche esaminati una vasta gamma di servizi domestici basati sulle nuove tecnologie di comunicazione.

  • IL SOFTWARE
Dato che il numero elevato di dati manipolati nell’ambito di questa ricerca e le diverse possibilità di incrocio fra gli elenchi di Attività, Incapacità e di Funzioni, è stato necessario costruire un’applicazione informatica per gestire in modo organizzato tutte le informazioni. L’utilizzo del sistema informativo facilita la consultazione, il trattamento e l’aggiornamento dei dati.

Il sistema consente tre funzioni principali:
- consultazione degli elenchi;
- confronto di dati incrociati;
- gestione dei dati.

Più precisamente:
A) la funzione di consultazione degli elenchi consente di consultare gli elenchi Attività, Incapacità e Funzioni.
B) la funzione di confronto di dati incrociati consente di realizzare i seguenti confronti:
- Attività / Incapacità;
- Incapacità / Attività,
- Attività / Funzioni dell’habitat;
- Funzioni dell’habitat / Attività.
D) la funzione di gestione dei dati consente di ridurre gli incroci ai bisogni primari dell’utilizzatore, lavorando a partire dai profili (tipo di disabilità) o delle classificazioni (es. elenchi di attività). Questa funzione è particolarmente utile non già per dare ai progettisti soluzioni precostituite, ma invece per fornire una metodologia di approccio e per sollecitare la loro attenzione su nodi da verificare e gli elementi da tenere in considerazione.

Il problema del mantenimento delle persone non completamente autosufficienti nella propria abitazione ha una rilevanza sociale ed economica molto importante. I condomini, gli amministratori condominiali possono forse offrire un contributo importante per iniziare ad affrontare questo tema.


di Oliviero Tronconi
Professore Ordinario Politecnico di Milano Dip. BEST
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