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martedì 17 ottobre 2017

OCCUPAZIONE DI SUOLO. DIFFERENZA TRA INNOVAZIONE E USO DEL BENE COMUNE - CASSAZIONE 4 SETTEMBRE 2017, N. 20712

Deve considerarsi illegittimo l'utilizzo esclusivo del bene comune da parte del singolo condomino in quanto, impedendo il libero e pacifico godimento dei beni comuni, viene ad essere alterato l'equilibrio esistente tra i singoli partecipanti al condominio. La Suprema Corte affronta il tema di particolare interesse quali la legittimità delle innovazioni e l’accertamento della proprietà esclusiva da parte del singolo condomino. Nella specie trattasi di occupazione di uno spazio comune da parte di un ristoratore con opere che avevano sottratto tale spazio all’uso ed al godimento comune. Gli Ermellini hanno confermato sostanzialmente la sentenza di primo grado ritenendo le opere e l’occupazione illegittime

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CASSAZIONE: DIFFERENZA TRA INNOVAZIONE E USO DEL BENE COMUNE


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CASSAZIONE 4 SETTEMBRE 2017, N. 20712

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SECONDA SEZIONE CIVILE


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:   
Dott. BIANCHINI  Bruno -  Presidente 
Dott. ORICCHIO Antonio   -  Consigliere 
Dott. SCARPA  Antonio  -  rel. Consigliere 
Dott. BESSO MARCHEIS Chiara  -  Consigliere 
Dott. GRASSO  Giuseppe  -  Consigliere  

ha pronunciato la seguente:      
                                    
ORDINANZA

sul ricorso 28467-2014 proposto da: 
AL FARO DI M.R. SNC, elettivamente domiciliata in ROMA, presso lo studio dell'avvocato L. B., che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato M. S.; 
- ricorrente - 

CONTRO
CONDOMINIO, elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo studio dell'avvocato V. A., che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato V. A.; 
- controricorrente - 

avverso la sentenza n. 964/2013 del TRIBUNALE SEDE DISTACCATA DI PALMANOVA, depositata il 23/07/2013; 
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio dell'11/07/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA.

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

La Al Faro di M.R. s.n.c. ha proposto ricorso per cassazione, articolato in unico complesso motivo (violazione e falsa applicazione degli artt. 1102 e 1362 c.c. in relazione all'art. 2 del Regolamento del Condominio (OMISSIS)), notificato il 27 novembre 2014, avverso la sentenza resa in primo grado dal Tribunale di Udine, sezione distaccata di Palmanova, il 23 luglio 2013, su domanda del Condominio (OMISSIS), essendo stata dichiarata l'inammissibilità dell'appello, a norma degli artt. 348-bis e 348-ter c.p.c., con ordinanza della Corte d'Appello di Trieste del 1 ottobre 2014.
Il Condominio (OMISSIS) si difende con controricorso.
Il Condominio aveva domandato al Tribunale di Udine, sezione distaccata di Palmanova, di accertare che la Al Faro di M.R. s.n.c., titolare del Ristorante (OMISSIS), occupava illegittimamente il passaggio pedonale di proprietà comune posto su via (OMISSIS) accanto all'ingresso dell'area adibita a parcheggio condominiale, area originariamente costituita da uno scivolo, poi livellato, ed utilizzata dai condomini per accedere al marciapiede che costeggia l'edificio e conduce all'ingresso principale dello stesso, nonchè al parcheggio. Il Condominio aveva quindi chiesto il rilascio dell'area e la demolizione del manufatto ivi eretto dalla società convenuta. La s.n.c. Al Faro di M.R., costituitasi, aveva dedotto la sussistenza di un proprio diritto di "uso esclusivo per una lunghezza di metri 2,50 oltre il marciapiede", negato l'intralcio all'accesso al fabbricato, ed allegato che una prima struttura posta ad occupazione dell'area risaliva al 1987, con conseguente acquisto della proprietà per usucapione. Stante tale pretesa della convenuta di acquisto a titolo originario dell'area, il Tribunale aveva ordinato l'integrazione del contraddittorio, che non era però stata eseguita, sicchè la domanda nei confronti dei singoli condomini, litisconsorti necessari, veniva dichiarata inammissibile dal Tribunale.
Il Tribunale di Udine, sezione distaccata di Palmanova, nella sentenza impugnata, ha quindi interpretato che il "diritto all'uso esclusivo" dello spazio "fronteggiante i locali al piano terra, nei lati ovest e sud, adibiti ad attività commerciale", attribuito dal Regolamento di condominio, registrato il 1 dicembre 1970, non inerisse i tratti di area comune adibiti a passaggio, in quanto i "passaggi" erano menzionati in altra parte del medesimo Regolamento come inclusi tra le parti comuni. Ciò il Tribunale spiegava anche alla luce del riferimento alla larghezza di ml. 2,5 "oltre il marciapiedi". Vieppiù, si impone per il primo giudice una interpretazione non estensiva della deroga convenzionale al pari uso dei passaggi condominiali. Dai testi assunti il Tribunale ricavava anche il dato dell'intensa utilizzazione dello scivolo per il passaggio sia in bicicletta che pedonale, rilevante quale comportamento ex art. 1362 c.c., comma 2. Ciò detto sul titolo, il Tribunale aggiungeva che la collocazione di una struttura fissa ad opera della s.n.c. (OMISSIS) sull'area comune precludesse il godimento della stessa da parte degli altri condomini, connotandosi come innovazione vietata ex art. 1120 c.c., comma 2. La vantata usucapione veniva altresì esclusa avendo i testi dichiarato che, almeno fino a metà degli anni novanta, "gli scivoli erano liberi". Le parti hanno depositato in data 27 e 30 giugno 2017 memorie ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c., comma 1.
L'unico motivo di ricorso della Al Faro di M.R. s.n.c. richiama l'art. 2 del Regolamento del Condominio (OMISSIS), e sostiene che il Tribunale abbia malamente interpretato lo stesso, in quanto i passaggi ivi contemplati si riferiscono esclusivamente alle parti interne della struttura; aggiunge la ricorrente che erronea sia stata altresì la valutazione data dal Tribunale alla deposizione del testimone B., quando al fatto che fino alla metà degli anni novanta l'area in questione fosse libera; si continua nella censura evidenziando come il giudice di primo grado abbia confuso la medesima area per cui è causa con i tratti adibiti ai passaggi condominiali; viene ancora accusato di essere errato il richiamo fatto in sentenza all'art. 1102 c.c., trattandosi documentalmente di area di uso esclusivo; si citano in ricorso le fotografie e la planimetria depositate, distinguendo le zone evidenziate in giallo ed in verde; viene criticata l'interpretazione offerta dal Tribunale alla clausola regolamentare come mera deroga al principio del pari uso delle parti comuni; si insiste sulla chiara rilevabilità dal Regolamento del diritto di uso esclusivo dell'area prospiciente il Ristorante (OMISSIS).
Il motivo è in parte inammissibile ed in parte comunque infondato.
Per quanto accertato in fatto, e non rivalutabile nel giudizio di legittimità, si ha riguardo ad uno spazio esterno adiacente al fabbricato del Condominio (OMISSIS), astrattamente utilizzabile per consentire l'accesso allo stesso edificio, e dunque da qualificare come cortile, ai fini dell'inclusione nelle parti comuni dell'edificio elencate dall'art. 1117 c.c..
Il Condominio (OMISSIS) ha sostenuto che la società convenuta (OMISSIS) s.n.c. abbia stabilmente occupato tale area comune, utilizzata in parte come passaggio pedonale di comunicazione con la pubblica via ed in parte come accesso all'edificio ed al parcheggio condominiale, così realizzando una sottrazione definitiva della medesima parte del suolo comune alla sua naturale destinazione ed all'altrui godimento. Ciò configura, in astratto, non una violazione dell'art. 1120 c.c., comma 2, (testo antecedente alle modifiche introdotte con la L. n. 220 del 2012, qui operante ratione temporis), ma dell'art. 1102 c.c., disposizione invero applicabile a tutte le innovazioni che, come nella specie, non comportano interventi approvati dall'assemblea e quindi spese ripartite fra tutti i condomini. L'art. 1102 c.c. implica che l'uso particolare o più intenso del bene comune da parte del condomino si configura come illegittimo quando ne risulta impedito l'altrui paritario uso e sia alterata la destinazione del bene comune, dovendosi escludere che l'utilizzo da parte del singolo della cosa comune possa risolversi nella compressione quantitativa o qualitativa di quella, attuale o potenziale, di tutti i comproprietari (Cass. Sez. 2, 06/11/2006, n. 23608). Va pertanto corretto il riferimento che la sentenza impugnata fa in motivazione all'art. 1120 c.c., ritenendo integrata, nella specie, una "innovazione additiva". Gli artt. 1102 e 1120 c.c. sono disposizioni non sovrapponibili, avendo presupposti ed ambiti di operatività diversi. Le innovazioni, di cui all'art. 1120 c.c., non corrispondono alle modificazioni, cui si riferisce l'art. 1102 c.c., atteso che le prime sono costituite da opere di trasformazione, le quali incidono sull'essenza della cosa comune, alterandone l'originaria funzione e destinazione, mentre le seconde si inquadrano nelle facoltà del condomino in ordine alla migliore, più comoda e razionale, utilizzazione della cosa, facoltà che incontrano solo i limiti indicati nello stesso art. 1102 c.c. (Cass. Sez. 2, 19/10/2012, n. 18052). In realtà, tra le nozioni di modificazione della cosa comune e di innovazione (e, pertanto, tra le sfere di operatività delle norme di cui agli artt. 1102 e 1120 c.c.) corre una differenza che è di carattere innanzitutto soggettivo, giacchè, fermo il tratto comune dell'elemento obiettivo consistente nella trasformazione della "res" o nel mutamento della destinazione, quel che rileva nell'art. 1120 c.c. (mentre è estraneo all'art. 1102 c.c.) è l'interesse collettivo di una maggioranza qualificata dei partecipanti, espresso da una deliberazione dell'assemblea. Le modificazioni dell'uso della cosa comune, ex art. 1102 c.c., non si confrontano con un interesse generale, poichè perseguono solo l'interesse del singolo, laddove la disciplina delle innovazioni segna un limite alle attribuzioni dell'assemblea.
Avendosi riguardo, come detto, ad uno spazio esterno adiacente all'edificio, astrattamente incluso tra le parti comuni di cui all'art. 1117 c.c., non è più in discussione nel presente giudizio la sussistenza di un titolo di acquisto, originario o derivativo, della proprietà esclusiva di esso in capo alla s.n.c. (OMISSIS).
Come più volte affermato da questa Corte, allorchè un condomino, convenuto dall'amministratore per il rilascio di uno spazio di proprietà comune occupato "sine titulo", invochi l'accertamento della proprietà esclusiva su tale bene, il contraddittorio va esteso a tutti i condomini (da ultimo, Cass. Sez. 6 - 2 15/03/2017, n. 6649). Proprio in tale ottica, il Tribunale di Udine, sezione distaccata di Palmanova, aveva ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i condomini con riguardo alla pretesa della convenuta s.n.c. (OMISSIS) volta all'acquisto per usucapione dell'area in questione, ordine rimasto ineseguito entro il termine perentorio ex art. 102 c.p.c., con conseguente declaratoria di inammissibilità della domanda. Tale provvedimento, non oggetto di specifico gravame ad opera della s.n.c. (OMISSIS), ha implicato una pronuncia di mero rito ricognitiva dell'impossibilità di proseguire la causa, in mancanza di parti necessarie, con riferimento alla deduzione dell'avvenuta usucapione.
Ciò non di meno, la s.n.c. (OMISSIS) ha allegato nel presente giudizio, e pone a fondamento del suo motivo di ricorso, che lo spazio esterno al fabbricato da essa occupato non fosse destinato all'uso o al godimento comune (come conseguente alla presunzione di cui all'art. 1117 c.c.). Ciò in forza di un atto di autonomia privata, quale l'art. 2 del Regolamento del Condominio (OMISSIS), che a suo dire, espressamente disporrebbe un diverso regime, in particolare attribuendo l'area di passaggio in contesa all'uso esclusivo dei locali di proprietà individuale adibiti ad attività commerciale.
Certamente, in via di principio, un regolamento condominiale cosiddetto "contrattuale" - contestuale alla nascita del condominio - può contenere, oltre all'indicazione delle parti dell'edificio di proprietà comune ed alle norme relative all'amministrazione e gestione delle cose comuni, la previsione dell'uso esclusivo di una parte dell'edificio definita comune a favore di una frazione di proprietà esclusiva. In tal caso, come ha sostenuto già questa Corte, il rapporto ha natura pertinenziale, essendo stato posto in essere dall'originario unico proprietario dell'edificio, legittimato all'instaurazione ed al successivo trasferimento del rapporto stesso ai sensi dell'art. 817 c.c., comma 2 e art. 818 c.c. (Cass. Sez. 2, 04/06/1992, n. 6892; ma si veda anche Cass. Sez. 2, 24/11/1997, n. 11717). E' tuttavia evidente che la ravvisabilità di un tale titolo di fonte contrattuale, che attribuisca ad uno o a più condomini l'uso esclusivo di un'area esterna al fabbricato, altrimenti idonea a soddisfare le esigenze di accesso all'edificio di tutti i partecipanti, costituisce questione di interpretazione, ovvero di ricostruzione dell'esatta volontà negoziale dei condomini, e presuppone un apprezzamento di fatto rimesso al giudice di merito. A tal fine, è del tutto irrilevante il dato empirico che l'area in esame, per la conformazione dei luoghi, sia stata di fatto goduta ed utilizzata più proficuamente e frequentemente dal condomino titolare della contigua unità immobiliare adibita ad attività commerciale, piuttosto che dagli altri condomini (arg. da Cass. Sez. 2, 03/05/2002, n. 6359).
L'interpretazione di un regolamento contrattuale di condominio da parte del giudice di merito è, come in genere l'intera materia della interpretazione negoziale, insindacabile in sede di legittimità, quanto meno per ciò che concerne la determinazione della comune volontà contrattuale (nella specie, si tratta appunto della delimitazione dell'area frontistante i locali del piano terra, attribuiti convenzionalmente a "diritto all'uso esclusivo"), in quanto attinente ad un'indagine di fatto, sempre che essa non riveli violazione dei canoni di ermeneutica oppure vizi logici per omesso esame di fatto storico decisivo, nei limiti di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Il Tribunale di Udine, sezione distaccata di Palmanova, nella sentenza impugnata, ha allora accertato che il "diritto all'uso esclusivo" dello spazio "fronteggiante i locali al piano terra, nei lati ovest e sud, adibiti ad attività commerciale", attribuito dal Regolamento di condominio, registrato il 1 dicembre 1970, non includesse i tratti di area comune adibiti a passaggio, essendo i "passaggi" già compresi da altra parte del medesimo Regolamento nell'ambito delle parti comuni. Pure la considerazione del riferimento spaziale alla larghezza di ml. 2,5 "oltre il marciapiedi" ha indotto il Tribunale a tale convincimento.
La ricorrente nella sua censura propone, in sostanza, soltanto una diversa (e ad essa più favorevole) interpretazione delle clausole del regolamento condominiale rispetto a quella adottata dal Tribunale, e così invoca un riesame del merito della lite. Il motivo di ricorso viene rubricato come violazione e falsa applicazione degli artt. 1102 e 1362 c.c., ma, nel suo sviluppo espositivo, non prospetta la deduzione di un'erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, delle fattispecie astratte recate da tali norme di legge, e piuttosto allega un'erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze istruttorie di causa, denunciando l'errata valutazione del reale stato dei luoghi, della ubicazione e della consistenza delle aree, delle prove testimoniali assunte, della planimetria e delle riproduzioni fotografiche allegate.
Ulteriore ragione di inammissibilità di dette censure della ricorrente discende dall'art. 348 ter c.p.c., comma 4 secondo il quale, quando l'inammissibilità dell'appello, a norma dell'art. 348 bis c.p.c., è fondata, come nel caso in esame, sulle stesse ragioni, inerenti alle questioni di fatto, poste a base della decisione impugnata, il ricorso per cassazione di cui al comma precedente può essere proposto esclusivamente per i motivi di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1), 2), 3) e 4) sicchè è escluso il controllo di legittimità sulla ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito.
Una volta accertato che il passaggio pedonale posto su via (OMISSIS) accanto all'ingresso dell'area adibita a parcheggio condominiale rientra fra i beni destinati all'uso comune, è altresì corretto ritenere che la condotta del condomino, consistente nella stabile occupazione di tale spazio esterno, configura un abuso, agli effetti dell'art. 1102 c.c., poichè impedisce agli altri condomini di partecipare all'utilizzo dello stesso, ostacolandone il libero e pacifico godimento ed alterando l'equilibrio tra le concorrenti ed analoghe facoltà.
Il ricorso va perciò rigettato e la ricorrente va condannata a rimborsare al controricorrente le spese del giudizio di cassazione nell'ammontare liquidato in dispositivo.
Sussistono le condizioni per dare atto - ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater - dell'obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 11 luglio 2017.
Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2017
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martedì 16 maggio 2017

Innovazione nei materiali, nelle tecnologie e nel progetto per la residenza

Il settore delle costruzioni nel nostro Paese corre il rischio che, a fronte di diffuse e concomitanti innovazioni tecnologiche e di una crescita di capacità gestionali, si contrapponga una significativa e per certi versi drammatica, sul piano della qualità dei manufatti, perdita di know-how tradizionale: l’hardware del ‘cantiere lento

Il tema dell’abitazione, della disponibilità di un’offerta adeguata ai bisogni e necessità sociali, può ricevere in questa fase un contributo grazie allo sviluppo tecnologico e alle modificazioni dei processi produttivi, dei materiali e delle metodiche organizzative e gestionali in grado di pianificare e controllare tempi, costi e qualità nella fase pre-progettuale, progettuale e costruttiva in cantiere.
Fino a poche decine di anni fa, con pochi materiali tipici del settore (laterizi, sabbia, calce, cemento) si costruivano quasi tutti gli elementi dell’organismo edilizio, mentre oggigiorno vengono utilizzate molte decine di materiali e componenti fortemente specializzati e provenienti da settori industriali diversi dal settore delle costruzioni.
“Un esempio: un tempo la calce entrava nella costruzione della muratura e successivamente della intonacatura e infine anche della tinteggiatura, mentre ora, per ognuna di queste operazioni, si usano materiali differenti. […] L’osservazione empirica e studi precedentemente effettuati ci hanno portato a raggruppare le lavorazioni edili in tre grandi fasi: la prima fase riguarda gli scavi e le fondazioni; la seconda le strutture in elevazione; la terza i tamponamenti, le finiture e gli impianti.” Questa suddivisione delle attività di cantiere assume una notevole rilevanza ai fini della nostra argomentazione perché i processi di razionalizzazione e innovazione del settore edilizio coinvolgono queste tre fasi in modalità e tempi differenti in termini di intensità di capitale, organizzazione del lavoro e materiali utilizzati.
Dal punto di vista delle imprese di costruzione, la ormai consolidata separazione in tre fasi del processo costruttivo riveste grande importanza perché consente modalità molto differenziate nella organizzazione e conduzione del cantiere. Per questo motivo è abituale, soprattutto nei cantieri di edilizia residenziale di limitata dimensione, assistere alla coesistenza nell’ambito del processo costruttivo tra forme avanzate e innovative e modalità produttive del tutto tradizionali. Questo consente alle imprese di fruire di una flessibilità organizzativa e di una variabilità di sistemi produttivi sconosciuta in altri settori manifatturieri.
Così, da tempo, la prima fase (scavi e fondazioni) ha subìto un forte processo di meccanizzazione e oggi dispone di macchinari estremamente sofisticati ed è caratterizzata da una significativa intensità di capitale e da un numero molto limitato di forza lavoro. La seconda fase, quella della realizzazione della struttura portante dell’edificio, vede la coesistenza di modalità organizzative e produttive estremamente diversificate. Mentre nei piccoli cantieri sono ancora largamente presenti modalità operative basate sul getto in opera del calcestruzzo armato, sia per quanto attiene le strutture verticali (pilastri), che per quelle orizzontali (solai e coperture), nei cantieri di edifici terziari e commerciali si assiste ormai da tempo a una larga diffusione di sistemi prefabbricati in calcestruzzo armato e, negli ultimi anni, anche di acciaio e di legno lamellare. Nella seconda fase, la diffusione di sistemi prefabbricati ha liberato questa attività dai condizionamenti e rapporti di stretta interdipendenza con le attività della terza fase: realizzazione delle chiusure verticali esterne (tamponamenti), delle partizioni interne, delle finiture superficiali verticali e orizzontali, delle aperture e degli impianti. La terza fase è quella più critica per la molteplicità di attività, di materiali e modalità esecutive anche molto diverse che comporta, ma anche perché costituisce quella che, in termini di costi, ha il più marcato peso relativo e che influisce molto più delle altre sulla qualità del manufatto che verrà percepita dall’utente finale.
Nel momento attuale, la maggiore evoluzione innovativa del settore avviene proprio nella terza fase del processo produttivo, attraverso la sostituzione del tradizionale coacervo di attività- lavorazioni fortemente interdipendenti tra di loro, svolte con modalità artigianali e quindi difficilmente pianificabili, con nuovi materiali e componenti industriali.
L’integrabilità si è rivelata, si sta rivelando, come la carta vincente dell’innovazione oggi sempre più dilagante nel settore edile: materiali, semilavorati, componenti, provenienti dai settori industriali più disparati, si sono dimostrati in grado di penetrare ed affermarsi, non solo per ovvie convenienze economiche e prestazionali, ma anche in base alla loro possibilità di integrazione nel cantiere, nella sua struttura tecnico-decisionale (dirigenti-tecnici) e operativa (manodopera).
In particolare gli elementi-lavorazioni e le parti dell’edificio sui quali si stanno determinando le più significative innovazioni sono molteplici. Ci limiteremo a segnalare le più manifeste. Esamineremo in una successione logica i materiali, i componenti e infine i sistemi; escluderemo dalla nostra trattazione i sistemi impiantistici, affrontare i quali richiederebbe troppo spazio.
  • Materiali
In questo campo l’innovazione è frenetica e riguarda praticamente tutte le attività del cantiere, spaziando dagli intonaci premiscelati con molteplici additivi per ottenere prodotti acceleranti, ritardanti, aeranti, antievaporanti, impermeabilizzanti, ai leganti (cemento) e ai calcestruzzi che offrono prestazioni sempre più sofisticate, alle materie plastiche utilizzate per l’isolamento termico e acustico (policarburi), ma anche per una molteplicità di rivestimenti, fino ai siliconi che originano collanti che possono raggiungere elevatissime prestazioni del tutto analoghe a quelle ottenibili da processi di saldatura, tanto è vero che vengono utilizzati al posto di questa anche per collegare tra loro elementi metallici e soprattutto lastre di vetro.
Le vernici, i vetri, le leghe metalliche hanno avuto anch’essi un’evoluzione straordinaria e offrono prodotti dalle prestazioni elevatissime. I nuovi materiali per rivestimento, quali il ‘corian’, utilizzati anche per realizzare arredi, sono solo alcune delle diverse centinaia di materiali nuovi o tradizionali che hanno subìto notevoli evoluzioni e che offrono soluzioni nuove in termini di prestazioni, tempi di posa e costi.
  • Componenti
La componentistica fornisce prodotti/semilavorati che offrono la possibilità di razionalizzare e ottimizzare i tempi di esecuzione del cantiere. A fianco di prodotti ‘tradizionali’ in cemento armato, ormai largamente diffusi sul mercato, quali lastre solaio, velette per balconi, davanzali, rampe di scale, pannelli per il rivestimento di parti di facciata, è presente una ricca offerta di componenti (lastre, pannelli dalle dimensioni più svariate) provenienti da settori industriali diversi da quello edile, che offrono soluzioni molto interessanti e performanti per realizzare le partizioni interne degli edifici come anche le chiusure verticali esterne opache in sostituzione dei tamponamenti, nonché le coperture degli edifici. Ad esempio: pannelli in cartongesso, pannelli sandwich costituiti da lamiere di acciaio-nichel o alluminio e da sue leghe al cui interno è stato iniettato un materiale plastico (spesso di origine vinilica) ad alta densità, che assicura la necessaria prestazione di isolamento termico e acustico.
  • Sistemi
Anche nel caso dei sistemi, si assiste a una larga offerta di prodotti in grado di risolvere in modo nuovo le operazioni di cantiere. In questo segmento l’innovazione ci ha consegnato una larga offerta di sistemi di involucro, dai più sofisticati curtain wall completamente vetrati a parete ventilata, fino a sistemi di involucro basati su un mix di elementi vetrati e opachi, per arrivare a ‘sistemi finestra’ che integrano davanzale e avvolgibili con la finestra vera e propria. Sistemi per realizzare pavimenti flottanti sopraelevati, controsoffitti, sistemi modulari e mobili per realizzare la divisione dello spazio interno, per arrivare ai sistemi lignei che consentono di costruire un edificio multipiano in tempi straordinariamente brevi.
Tutti questi sono solo alcuni degli esempi più evidenti di un nuovo modo di costruire, basato non più sul cantiere lento e umido (utilizzazione di leganti tradizionali a base di calce e/o cemento), ma invece sul cantiere a secco (collegamenti meccanici) stressato nei tempi grazie alla semplicità e facilità di messa in opera che offrono i materiali, componenti e sistemi innovativi.
Questo trascurando di entrare nel merito delle problematiche impiantistiche degli edifici, che costituiscono un contesto nel quale si è registrato un elevato e forse il maggiore tasso di innovazione.
Oggigiorno sono ormai molteplici le tipologie di immobili che nella loro grande maggioranza sono caratterizzate dalla realizzazione attraverso quello che abbiamo definito come ‘cantiere a secco’ grazie all’utilizzazione di materiali, componenti e sistemi innovativi: palazzi per uffici, centri commerciali e retail park, piattaforme logistiche e nell’ultima fase anche non pochi hotel di ultima generazione. Il segmento residenziale è quello nel quale ancora permangono le tecnologie costruttive più tradizionali (laterizi, malta, cemento armato gettato in opera), ma anche in questo segmento occorre fare una precisa differenziazione tra mercati tra loro profondamente diversi. Nei piccoli centri comunali e più in generale, dove il tessuto urbano è meno densificato continua a esistere un diffuso e vasto mercato basato sulla costruzione di case unifamiliari e di edifici in linea (case a schiera), che vengono ancora realizzati in larga parte secondo modalità tradizionali (cantiere umido, getti di calcestruzzo in opera). Nel settore delle costruzioni si assiste quindi alla compresenza di processi costruttivi anche estremamente diversificati: dai cantieri tradizionali dell’edilizia residenziale di piccola dimensione, ai cantieri più innovativi per la realizzazione di palazzi per uffici, centri commerciali, ecc.
È in questo scenario che l’industria delle costruzioni, da settore arretrato secondo le logiche industrialistiche, diviene un settore che evidenzia caratteristiche innovative di grande interesse. Caratteristiche che si scoprono essere un tratto che contraddistingue diversi fattori produttivi anche tra i più tradizionali: le maestranze, i quadri tecnici di cantiere, ad esempio, la cui polivalenza era interpretata fino a poco tempo fa come una ‘mancanza di specializzazione tayloristica’, oggi viene apprezzata per la valenza di elasticità che esprime e che rende possibili molteplici forme di produzione, non ultima quella basata sulla diffusa utilizzazione di nuovi materiali.
Affrontare le problematiche dell’innovazione nel settore delle costruzioni significa però rivolgersi anche verso altre direzioni ed esperienze. L’innovazione si sviluppa infatti secondo due direttrici principali. La prima l’abbiamo appena descritta, mentre la seconda direttrice si concretizza in forma meno evidente, ma di impatto formidabile attraverso, sia la crescente diffusione di innovazioni sul piano organizzativo-gestionale con l’utilizzazione delle tecnologie Information Communication Technology (ICT), sia grazie all’introduzione di queste tecnologie unitamente a quelle dei sistemi elettronici di automazione degli impianti, dei sistemi di sicurezza e delle comunicazioni nel prodotto edilizio a realizzare le nuove forme di controllo e gestione degli edifici, che vengono variamente definite come Computer Integrated Building (CIB), quando applicate agli edifici terziari, ‘domotica’ o Home Automation, quando realizzate nei cantieri residenziali.
“In questa direzione (quella dell’innovazione tecnologica e organizzativa) svolgono un ruolo molto importante le nuove tecnologie basate sull’elettronica. Esse permettono la realizzazione efficiente delle operazioni amministrative, di acquisto materiali, di progettazione e programmazione dei lavori, con un numero esiguo di impiegati tecnici, favorendo, attraverso il concentramento delle informazioni, la possibilità di decentrare le funzioni produttive.”
Le tecnologie informatiche formalizzano e standardizzano le procedure e comportano lo sviluppo nell’ambito dell’azienda di responsabilità precise e definite su determinati problemi, favorendo i processi di specializzazione e di gestione tecnicomanageriale. In particolare, consentono efficaci controlli in termini di contabilità industriale su molteplici aspetti della produzione edile, contribuendo al consolidamento di atteggiamenti più razionali nella conduzione del cantiere. L’aspetto principale dei processi trasformativi in atto nel settore delle costruzioni/immobiliare riguarda le strutture organizzative di impresa e soprattutto il lavoro d’ufficio e direzionale, nel cui quadro emerge la sempre maggiore convenienza di puntare su un’organizzazione del lavoro elastica, in grado di usufruire e produrre un elevato numero di informazioni. Ciò diviene sempre più necessario a fronte di un’elevata turbolenza dell’ambiente entro cui le imprese si trovano a dover operare.
Le tendenze che nell’ultimo periodo si sono espresse sul piano organizzativo con gli inevitabili aggiustamenti e mediazioni, possono così essere sintetizzate:

– diminuzione dei livelli gerarchici;
– riduzione degli organici;
– tendenza a contrarre i costi fissi in funzione dei costi variabili;
– interesse dell’impresa al decentramento attraverso rapporti con soggetti dotati di livelli e autonomia imprenditoriale e tecnicamente specializzati;
– aumento della professionalità richiesta in termini di adattabilità alla variabilità delle situazioni e di capacità di assunzione di responsabilità sugli obiettivi.
Non a caso anche nel settore delle costruzioni si sviluppa il modello dell’‘impresa rete’, che offre l’opportunità all’impresa maggiore che governa la rete di rapporti, di gestire (controllare, programmare) molte più risorse di quelle che effettivamente sono incorporate nella sua organizzazione. Nella ‘rete’ vengono coinvolte imprese di ogni tipo e molto frequentemente, anche società/studi di diverse competenze progettuali.
Per il settore si tratta indubbiamente di un’evoluzione qualitativa del fenomeno del decentramento produttivo, che comunque non cessa di esistere e manifestarsi nelle sue forme più varie.
Mano a mano che il lavoro aumenta e cresce di complessità, per le imprese e gli operatori del settore diviene sempre più necessario:

– gestire in maniera razionale il complesso delle comunicazioni-scambio di informazioni tra i diversi soggetti (interni ed esterni all’organizzazione);
– definire nuovi e più validi criteri con cui valutare e indirizzare le performance dei diversi settori di attività.

I complessi processi innovativi che caratterizzano il settore in questa fase, pur nella loro indubbia positività, pongono alcuni rilevanti problemi. Infatti, il processo trasformativo in atto si sviluppa in un settore caratterizzato da una struttura produttiva e imprenditoriale fortemente polverizzata e con un elevatissimo turn over di manodopera, caratterizzato da maestranze di nazionalità italiana in uscita largamente compensato da numerosi ingressi di mano d’opera straniera e in particolare extracomunitaria.
Da queste complesse e concomitanti azioni e circostanze deriva il pericolo, già in molti contesti concretamente avvertibile, di una perdita – nella filiera produttiva delle costruzioni – delle conoscenze tecnologiche più tradizionali quelle legate al ‘saper fare’ del ‘cantiere lento’.
Il settore delle costruzioni nel nostro Paese corre il rischio che, a fronte di diffuse e concomitanti innovazioni tecnologiche e di una crescita di capacità gestionali in grado di innescare processi produttivi sempre più rapidi e programmati, si contrapponga una significativa e per certi versi drammatica, sul piano della qualità dei manufatti, perdita di know-how tradizionale: l’hardware del ‘cantiere lento’.
Know-how in gran parte legato al ‘saper fare’ di maestranze efficienti, motivate e con una elevata deontologia del proprio lavoro: una tipologia di mano d’opera oggigiorno ormai in fase di avanzata estinzione.
Solo attraverso un forte processo di osmosi tra ciò che è e quello che sarà, in un contesto di attenta valutazione delle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica rispetto alle soluzioni tradizionali, potranno determinarsi le condizioni per un effettivo e duraturo sviluppo dell’innovazione.
  • Complessità
La crescita della complessità, avvenuta parallelamente alla sempre maggiore interdisciplinarietà del progetto e della costruzione, richiede un adeguato livello organizzativo per essere affrontata e governata. L’organizzazione dell’interdisciplinarietà e della complessità del progetto/costruzione comporta l’integrazione ordinata dei diversi specifici contenuti disciplinari o, per meglio dire, dei diversi sistemi di conoscenze, nonché la gestione dei flussi di informazioni che devono essere scambiati tra i molteplici operatori affinché ogni gruppo di lavoro sia informato delle necessarie interrelazioni e condizionamenti che ne derivano. In effetti, la crescita della complessità del progetto/costruzione deriva in prima istanza proprio dalla necessità di governare il sistema di interrelazioni che si determina tra le diverse attività durante tutto l’arco temporale della progettazione e della costruzione.
Nel nostro Paese esistono risorse di notevolissimo livello e le giovani generazioni confermano e arricchiscono questo tradizionale punto di forza, ma per contrapposto prevale una forte propensione ‘al fare’ di natura artigianale rispetto a un approccio organizzato.
Questo fenomeno ha origine nel ritardo storico che caratterizza lo sviluppo industriale ed economico del nostro Paese e in una struttura produttiva polverizzata e caratterizzata da imprese e organizzazioni professionali fortemente orientate al ‘fare artigianale’ e nel cui ambito la dimensione culturale-organizzativa non riesce a trovare terreno fertile per attecchire. Un contesto molto diverso da quello della grande industria e delle grandi Corporation World Wide che hanno contribuito in modo decisivo allo sviluppo della cultura organizzativa. Questa natura artigianale, connaturata al ‘fare’, è immediatamente avvertibile nel tessuto produttivo e professionale del settore delle costruzioni/immobiliare. Ognuno svolge il proprio lavoro, spesso con elevati livelli di efficienza ed efficacia qualitativa, ma non dialoga con gli altri soggetti della filiera progettuale, costruttiva, gestionale che gli stanno accanto.
Non esiste ‘il copione’ e manca completamente una regia accorta e rigorosa. La mentalità, la cultura organizzativa serve a questo: progettare e costruire il copione del lavoro (piano – business plan) e rispettarlo per raggiungere (nei tempi e costi previsti e con le qualità definite) gli obiettivi del progetto.
In un mondo sempre più complesso, la capacità organizzativa di ‘mettere a sistema’ le molteplici variabili di qualunque problema o progetto diviene fondamentale. Il problema passa dal ‘fare’ all’organizzazione – nel tempo e nello spazio – di molteplici attività e alla gestione di tutte le preziose informazioni che sono causa ed effetto di queste.
Nel settore delle costruzioni/immobiliare questo è, se possibile, ancora più importante. Gli edifici moderni sono ormai sofisticate e complesse macchine: ‘fabbriche di informazioni’ in cui lavorano persone che hanno necessità, per svolgere i loro compiti, di precise e insostituibili prestazioni in termini di comfort, di funzionalità tecnologiche e di qualità architettonica.
La complessità è però ancora maggiore perché il ‘nuovo’ progetto-intervento deve abitualmente offrire altre prestazioni necessarie per migliorare la qualità urbana del contesto in cui si troverà inserito: viabilità, parcheggi, verde pubblico, ecc.
La crescita della complessità delle attività progettuali e costruttive, la diffusione di sempre nuovi prodotti/sistemi innovativi, lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e gestionali determina inevitabilmente un forte processo di obsolescenza che impatta fortemente su tutti gli operatori della filiera. L’obsolescenza sempre più rapida delle conoscenze acquisite, il depauperamento del bagaglio professionale di ognuno di noi rende, in un tempo sempre più breve, privi di valore strumenti e conoscenze che solo pochi anni addietro permettevano di competere nel mercato.
Questo problema, per essere affrontato, richiede un costante e continuo aggiornamento culturale e professionale. Tutto questo pone con urgenza, in ambito scolastico e universitario, la necessità di definire nuovi modelli formativi sempre più specializzati e quindi differenziati nei percorsi didattici e modificabili nel tempo: in divenire continuo per aderire all’evoluzione e trasformazione del sapere che caratterizza così fortemente la nostra epoca storica.
Emerge però, da alcuni anni a questa parte, un nucleo di conoscenze professionali integratrici che fanno della polivalenza, del ‘sapere fondamentale’, della capacità di svolgere attività utilizzando strumenti tecnologicamente avanzati e della creatività, il proprio nucleo costitutivo.
Il futuro è dunque degli ‘integratori’, un concetto di riferimento che nei prossimi anni – per effetto congiunto dell’innovazione tecnologica e organizzativa – si estenderà a più ampi livelli e settori di attività. Un modello caratterizzato dalla capacità di coniugare una fondamentale e ampia cultura umanistico-storica e generalista di base con aree conoscitive innovative e specialistiche, unite a metodiche di coordinamento e direzione. Una figura contraddistinta da un ‘atteggiamento mentale proattivo’: la capacità di lavorare per obiettivi e di concretizzare la propria polivalenza, di adottare con la massima flessibilità soluzionitecnologie sempre differenti, in definitiva, di affrontare e risolvere problemi.
La società post-industriale non richiede più esecutori passivi, ma persone in grado di affrontare creativamente i problemi e addirittura di provocare intenzionalmente situazioni creative di squilibrio. Cambiamento tecnologico e comportamento innovativo sono strettamente connessi. Il ruolo della formazione dei processi di cambiamento è cruciale, perché essa, agendo sulle potenzialità conoscitive e comportamentali delle persone accresce, sia la capacità di elaborare nuove tecnologie, sia quella di adottarle e comprenderle.
Del resto oggigiorno il numero delle attività da coordinare e dirigere nella fase progettuale come in quella costruttiva ed infine in quella della gestione dell’immobile cresce enormemente e soprattutto diviene estremamente variabile e caratterizzato da una notevole temporaneità. Questo richiede grande elasticità personale e dell’organizzazione e un più alto livello di formazione professionale per tutti. Stiamo entrando in una fase storica in cui saranno valorizzate figure e percorsi formativi con forte orientamento ‘politecnico’.
Le imprese, e più in generale il mondo professionale e della pubblica amministrazione, dovranno nell’immediato futuro, per poter trarre vantaggio dal mercato unico europeo, mettere a punto precise opzioni strategiche per innovare la propria attività, sia dal punto di vista dei contenuti, che da quello delle modificazioni del mercato.
Occorre perciò, a fianco delle potenzialità della tecnologia, che costituisce il vero motore delle rapide trasformazioni che caratterizzano la nostra epoca storica, sviluppare alcuni percorsi formativoprofessionali, indirizzati verso un modello integratore-gestionale in grado di governare situazioni di grande dinamicità, con riflessi precisi sugli aspetti organizzativi e produttivi del progetto.
Occorre ricordare come, nell’era della società dell’informazione e terziaria, la dimensione organizzativa e gestionale (il management) acquisisca sempre maggior valenza strategica ed esprima una sempre più accentuata capacità di estrarre valore dal complesso dei processi produttivi di beni e servizi che caratterizzano il settore delle costruzioni/immobiliare.
Questa riflessione è necessaria per sottolineare come le conoscenze della tradizione costruttiva dell’architettura, il ‘saper fare tradizionale’, costituiscano il punto di partenza, la base utile e necessaria per apprendere e far proprie le competenze organizzative e gestionali, ovvero la capacità metodologica di affrontare e risolvere problemi complessi in tempi stressati, quali sono quelli che oggi caratterizzano il mercato di fascia alta del settore delle costruzioni/immobiliare.
Le attività volte all’organizzazione del progetto, come della costruzione, consentono di ottenere risultati eccellenti in termini di rispetto del budget dei costi e dei tempi di esecuzione durante la fase costruttiva. Detto in altri termini, è possibile oggigiorno realizzare qualunque edificio nell’arco di diciotto mesi a patto che lo si voglia, che sia stato realizzato un progetto integrato spinto al dettaglio esecutivo e che le molteplici attività (item) della progettazione e costruzione vengano pianificate e controllate, secondo le modalità ormai conosciute e consolidate del Project Management. Un controllo-gestione svolto sistematicamente durante tutto il processo, in modo tale da affrontare, per tempo e con le modalità più consone, i possibili e spesso inevitabili imprevisti che caratterizzano le attività complesse.
A sostegno di questa tesi e per convincere i più scettici, basterà forse ricordare che alcuni celebri edifici quali l’Empire State Building nel 1930, il Chrysler Building nel 1929 e molti altri fino alla Hearst Tower nel 2006 sono stati tutti costruiti entro il termine massimo fissato dalla pianificazione, ovvero 18 mesi. Ovviamente la realizzazione di questi grandi e mirabili complessi ha richiesto una lunga e attenta attività preparatoria e una adeguata capacità gestionale del progetto come della costruzione. Ci auguriamo che queste esperienze, queste competenze possano al più presto essere utilizzate e diffondersi anche nel nostro Paese. Ma, in qualche caso, questo è già avvenuto e sempre procedendo per esperienze concrete, questo è l’esempio del ‘Blue Building’, Headquarters del Gruppo ABB in Italia, progettato dall’architetto Giacomo Marzorati, costruito a Sesto San Giovanni (MI) sull’area ex Marelli e ultimato in 18 mesi nell’anno 2001, ma anche dell’Headquarters di IBM a Segrate (MI), progettato dallo Studio Isola e ultimato in 18 mesi nel 2004 ed infine dei numerosi interventi di valorizzazione compiuti su immobili da Generali Real Estate caratterizzati da un sempre rigoroso e puntuale rispetto dei tempi e costi programmati.
È auspicabile che questo complesso di conoscenze possa essere utilizzato non solo nella realizzazione di grandi edifici terziari, ma anche nella realizzazione di complessi residenziali per poter innovare un settore del mercato immobiliare ancora fortemente condizionato e frenato da pratiche progettuali e costruttive basate sull’impiego di materiali tradizionali che concorrono in maniera decisiva a determinare tempi e costi più elevati di quelli che si potrebbero ottenere con un approccio più consono ai tempi che viviamo.
di Oliviero Tronconi
Professore Ordinario Politecnico di Milano Dip. BEST 
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sabato 18 marzo 2017

È online il nuovo numero della rivista scientifica “Territorio Italia”

COMUNICATO STAMPA

Crowdfunding, musei, spazio sociale e mercato immobiliare
È online il nuovo numero della rivista scientifica “Territorio Italia”

È disponibile da oggi sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate il nuovo numero di Territorio Italia, il semestrale di informazione tecnico-scientifica delle Entrate sui temi del governo del territorio, del catasto e del mercato immobiliare. Questo numero si focalizza tra l’altro sulle tematiche dell’uso e consumo del suolo e sulle relazioni tra mercato immobiliare e spazio sociale abitato, con un approfondimento sul crowdfunding nel settore e interventi sul governo del territorio e sull’impatto che i musei hanno sulle città.
La pubblicazione edita dall’Agenzia delle Entrate, disponibile sia in italiano che in inglese, è una rivista scientifica open access peer-reviewed, che intende porsi come ponte tra la ricerca scientifica, che si svolge nel mondo universitario, e la Pubblica Amministrazione, che ha un ruolo di fondamentale importanza nel processo di ammodernamento del Paese.

I temi di questo numero - Il primo contributo della rivista affronta il soggetto del crowdfunding nel settore immobiliare, sulla base delle esperienze che hanno avuto origine e si stanno sviluppando attualmente negli Stati Uniti. Il secondo passa in rassegna le relazioni tra mercato del mattone e composizione sociale dello spazio, attraverso i casi studio relativi alle città di Torino, Roma e Milano. Il terzo saggio tratta dell’uso e consumo del suolo, affrontando il tema dal punto di vista storico e tenendo conto anche della crisi del mercato intervenuta nel 2007. Un’altra tematica affrontata nell’ultimo numero della rivista è quella dell’aiuto alla decisione nelle politiche e nel governo del territorio, nei casi in cui intervengano problematiche nuove e si sia in assenza di un esistente sistema decisionale. Infine, l’ultimo articolo ritorna sul tema del governo del territorio introducendo il tema del Cultural Planning e considerando nello specifico il ruolo che i sistemi museali possono assumere aprendosi al management museale.

Come consultare la rivista – La pubblicazione “Territorio Italia” può essere scaricata gratuitamente dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione L’Agenzia > L’Agenzia comunica > Prodotti editoriali > Pubblicazioni su catasto, cartografia e mercato immobiliare.

Roma, 17 marzo 2017
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giovedì 16 marzo 2017

QUOTAZIONI IMMOBILIARI: Disponibili da oggi i valori del 2° semestre 2016


COMUNICATO STAMPA

Quotazioni immobiliari
Disponibili da oggi i valori del 2° semestre 2016

Sono online da oggi, sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate e consultabili anche tramite l’applicazione per smartphone “Omi Mobile”, le quotazioni immobiliari relative al secondo semestre 2016. La banca dati, disponibile gratuitamente, fornisce un’indicazione dei prezzi al metro quadro per diverse tipologie di immobili, con dati raggruppati per semestre, Provincia, Comune, zona OMI e destinazione d’uso.

Ricerche immediate anche tramite smartphone - Per conoscere la quotazione media al metro quadro di un immobile residenziale, commerciale, terziario o produttivo in una determinata zona, basta collegarsi sul sito www.agenziaentrate.gov.it, nella sezione dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare, e filtrare le informazioni in base al semestre e alla zona di riferimento. La ricerca può essere effettuata anche tramite navigazione su mappa, utilizzando il servizio GEOPOI® , il framework cartografico realizzato da Sogei. Inoltre, digitando sul browser del proprio smartphone o tablet l’indirizzo http://m.geopoi.it/php/mobileOMI/index.php è possibile accedere alla banca dati in mobilità e visualizzare, con un semplice tocco, le quotazioni relative alla posizione in cui ci si trova.

La banca dati apre al download - Da ottobre 2016 è attivo, inoltre, il servizio di download gratuito delle quotazioni immobiliari per gli utenti registrati a Fisconline ed Entratel, che potranno scaricare i dati a partire dal primo semestre 2016. Per avviare il download è richiesta, quindi, la registrazione ai servizi online dell’Agenzia, necessaria per garantire una maggiore sicurezza degli accessi.

Online anche i dati dei semestri precedenti - Sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate è possibile consultare anche le quotazioni dei semestri precedenti, a partire dal primo semestre 2014, seguendo questo percorso: Documentazione > Osservatorio del Mercato Immobiliare > Banche dati > Quotazioni immobiliari.

Roma, 15 marzo 2017
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giovedì 2 marzo 2017

Nel 2016 gli acquisti immobiliari crescono del 18,4%

Nel 2016 gli acquisti immobiliari crescono del 18,4%, superando 1 mln di scambi Torino, Bologna, Genova e Milano guidano il mercato delle abitazioni Tutti i dati nello studio dell’Osservatorio del mercato immobiliare delle Entrate

Terzo anno consecutivo in positivo per il mercato italiano del mattone che fa registrare una crescita a doppia cifra, superando il milione di immobili compravenduti: un risultato che non veniva raggiunto dal 2011. Con un incremento del 16,4% degli scambi nell’ultimo trimestre dell’anno, il 2016 chiude infatti con un +18,4%.
Nell’anno appena trascorso, l’incremento più alto ha interessato il settore produttivo (+22,1%), seguito dalle pertinenze (+19,2%), dal residenziale (+18,9%), dal commerciale (+16,6%) e dal terziario (+12,5%).
Tra le grandi città il mercato delle abitazioni è stato particolarmente vivace a Torino, che incrementa le compravendite del 26,4% rispetto al 2015, a Bologna (+23,7%), Genova (+22,9%) e Milano (+21,9%).
È il quadro che emerge dalla Nota dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate pubblicata oggi, che fornisce un’analisi dell’andamento del mattone nel IV trimestre del 2016 e fornisce una sintesi dell’intero anno appena trascorso.

2010      2011      2012       2013     2014     2015      2016  
-0,1%   -1,9%    -24,8%   -8,9%   +1,8%   +4,7%   +18,4%
Variazione annuale del mercato immobiliare rispetto all'anno precedente

Abitazioni, mutui e pertinenze - Nonostante un leggero rallentamento dei tassi di crescita nella seconda parte dell’anno, specialmente nelle regioni centrali e meridionali, il 2016 segna un importante risultato nelle compravendite delle abitazioni, con un +18,9% e 528.865 unità immobiliari scambiate. La crescita è sostanzialmente omogenea, sia nei comuni capoluogo (+18,7%) che in quelli non capoluogo (+19,1%). Rispetto al 2015 aumenta anche l’acquisto della nuda proprietà (+11,5%), più accentuata nei comuni non capoluogo (+12,5%) rispetto ai capoluoghi (+ 9,5%), mentre un forte rialzo si registra negli acquisti tramite mutuo ipotecario, che aumentano del 27,3%. Coerentemente con la diminuzione dei tassi di interesse e la stabilità del capitale erogato medio per unità, scende del 4% rispetto al 2015 la rata mensile iniziale, portandosi a livello medio nazionale che si aggira sui 570 euro.
Sono in linea con il settore residenziale anche le compravendite delle pertinenze (+19,2%), riconducibili in larga parte ad immobili al servizio delle abitazioni, come cantine, box e posti auto, che hanno raggiunto 411.003 transazioni.

Torino guida la classifica nel residenziale - Tra le otto principali metropoli italiane, il 2016 premia la performance del mercato delle abitazioni di Torino, che con 12.342 compravendite cresce del 26,4% rispetto all’anno precedente. Superano oltre 20 punti percentuali di rialzo anche Bologna (+23,7%), Genova (+22,9%), Milano (+21,9%), mentre mostrano una crescita più contenuta Napoli (+17,1%), Firenze (+16,0%) e Roma (+10,6%). Palermo si rivela il mercato residenziale meno dinamico, con 4.795 scambi, pari al +9,2%.

L’andamento di negozi, uffici e capannoni industriali - Il 2016 fa segnare a livello nazionale variazioni positive per tutti i comparti e per tutti i trimestri di rilevazione. Tra i settori del mercato non residenziale, le compravendite di uffici e istituti di credito segnano una crescita del 12,5% e 9.946 transazioni, anche se l’andamento annuo ha mostrato oscillazioni più evidenti rispetto agli altri comparti. Il settore commerciale ha registrato un’inversione di tendenza, con tassi costantemente positivi e stabilmente a doppia cifra sull’intero territorio nazionale. In particolare sono state scambiate 30.586 unità, con un incremento del 16,6% rispetto al 2015. Il settore produttivo (capannoni e industrie) ha prodotto, infine, la crescita più significativa, in termini percentuali, all’interno del comparto non residenziale, con un +22,1% e 11.287 transazioni.

Ulteriori dettagli - La Nota trimestrale Omi relativa al quarto trimestre 2016, completa di tabelle e grafici di dettaglio, anche nella versione in lingua inglese, può essere scaricata dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it, seguendo questo percorso: Documentazione > Osservatorio del mercato immobiliare > Pubblicazioni > Note trimestrali.

Roma, 1 marzo 2017
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martedì 10 gennaio 2017

Online la bozza e le istruzioni del modello 730/2017

COMUNICATO STAMPA

Online la bozza e le istruzioni del modello 730/2017
Da quest’anno più spazio per le agevolazioni

Da oggi è disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it, la bozza del 730/2017 con le relative istruzioni. Diverse le novità che entrano nel modello dichiarativo, tra cui l’agevolazione sui premi di risultato dei dipendenti del settore privato e il regime speciale previsto per i lavoratori impatriati.

Premi di risultato - Da quest’anno è prevista una tassazione agevolata per i dipendenti del settore privato che percepiscono premi di risultato d’importo non superiore a 2.000 euro o a 2.500 euro se l’azienda coinvolge pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro. In particolare, se i premi di risultato sono percepiti in denaro, si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali pari al 10%; se i premi invece sono percepiti sotto forma di benefit o di rimborso di spese di rilevanza sociale sostenute dal lavoratore, non si applica alcuna imposta.

Regime speciale per i lavoratori impatriati - Per i lavoratori che si sono trasferiti in Italia concorre alla formazione del reddito complessivo soltanto il 70% del reddito di lavoro dipendente prodotto nel nostro Paese.

Agevolazioni previste dalla “legge dopo di noi”- Dal periodo d’imposta 2016, per le assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave, l’importo massimo dei premi per cui è possibile fruire della detrazione del 19% è elevato a 750 euro. Sempre a partire dall’anno d’imposta 2016, è possibile fruire della deduzione del 20% di erogazioni liberali, donazioni e altri atti a titolo gratuito, complessivamente non superiori a 100.000 euro, a favore di trust o fondi speciali che operano nel settore della beneficienza.

School bonus - Per le erogazioni liberali di ammontare fino a 100.000 euro effettuate nel corso del 2016 in favore degli istituti del sistema nazionale d’istruzione è riconosciuto un credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni effettuate, che sarà ripartito in 3 quote annuali di pari importo.

Spese arredo immobili giovani coppie - Alle giovani coppie, anche conviventi di fatto da almeno 3 anni, in cui uno dei due componenti non ha più di 35 anni e che nel 2015 o nel 2016 hanno acquistato un immobile da adibire a propria abitazione principale, è riconosciuta la detrazione del 50% delle spese sostenute, entro il limite di 16.000 euro, per l’acquisto di mobili nuovi destinati all’arredo dell’abitazione principale.

Spese per canoni di leasing per abitazione principale - È riconosciuta la detrazione del 19% dell’importo dei canoni di leasing pagati nel 2016 per l’acquisto di unità immobiliari da destinare ad abitazione principale ai contribuenti che, alla data di stipula del contratto, avevano un reddito non superiore a 55.000 euro. L’importo dei canoni di leasing per cui si può fruire della detrazione non può essere di importo superiore a 8.000 euro se, alla data di stipula del contratto, si hanno meno di 35 anni o di 4.000 euro se alla stessa data si hanno 35 anni o più. L’agevolazione spetta anche se nel 2016 sono stati pagati i prezzi di riscatto: in tal caso il prezzo del riscatto non può essere superiore a 20.000 euro se si aveva meno di 35 anni, a 10.000 euro se si aveva 35 anni o più.

Iva pagata nel 2016 per l’acquisto di abitazioni in classe energetica A o B - A chi lo scorso anno ha acquistato un’abitazione di classe energetica A o B è riconosciuta la detrazione del 50% dell’Iva pagata nel 2016. Dispositivi multimediali per il controllo da remoto - È riconosciuta la detrazione del 65% delle spese sostenute nel 2016 per l’acquisto, installazione e messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento e/o produzione acqua calda e/o climatizzazione delle unità abitative.

Roma, 5 gennaio 2017
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venerdì 21 ottobre 2016

Gestione & Amministrazione: Capacità relazionali e gestionali del gestore immobiliare

Il rispetto dovremmo impararlo da bambini, prima in famiglia e poi a scuola. E’ alla base delle relazioni umane e del vivere in società: senza non si potrebbe condividere niente e la vita sociale non potrebbe esistere. Il dizionario Treccani definisce il rispetto come il “Sentimento che porta a riconoscere i diritti, il decoro, la dignità e la personalità stessa di qualcuno, e quindi ad astenersi da ogni manifestazione che possa offenderli […]
E’ la definizione più calzante di una parola abusata e poco compresa e sentita. Il rispetto parte dal principio che, nonostante siamo diversi, ognuno di noi merita il riconoscimento da parte degli altri di quello che è.
Il rispetto è una qualità a doppio senso: per ottenerlo, dobbiamo darlo. Non possiamo pretenderlo dagli altri senza impegnarci in prima persona. Per mettere in pratica comportamenti rispettosi dell’altro e dell’ambiente che ci circonda, dobbiamo anche imparare a comunicare nel modo giusto i nostri disagi e le nostre sofferenze, senza aggredire l’altro, costruendo un dialogo che sia sinceramente comunicativo.
Purtroppo, spesso sentiamo che la nostra dignità viene calpestata e, a volte, senza rendercene conto calpestiamo e feriamo quella di altri. Raramente si manca di rispetto intenzionalmente. Il più delle volte non ce ne rendiamo proprio conto. Siamo troppo presi dalle nostre cose, dai nostri problemi, concentrati su noi stessi per accorgerci che stiamo mancando di rispetto. Ma ce ne rendiamo facilmente conto quando siamo noi a non essere rispettati. 
Il rispetto, come il suo contrario, riguarda quindi le relazioni fra le persone. Se siamo fra amici, familiari o conoscenti che hanno interessi e idee uguali alle nostre è nel nostro e loro interesse mantenere dei buoni rapporti, è presumibile che il rispetto sia più facile. Inoltre l’affetto che proviamo per le persone che ci circondano sublima le differenze e fa soprassedere alle manchevolezze che in altri non tolleriamo.
La situazione cambia quando il contesto è forzato e le relazioni sono obbligate dalla vicinanza abitativa o lavorativa e il rispetto riguarda il rapporto con il collega della scrivania accanto, o quello in catena di montaggio o la commessa del negozio dove lavoro. 
Ma ancora più difficili ed esasperate possono diventare le relazioni tra i condomini, nelle quali la mancanza di rispetto e le accuse reciproche al riguardo sono più una regola che un’eccezione e finiscono con il coinvolgere anche l’amministratore. La mancanza di rispetto fa perdere di vista i problemi comuni, che si devono affrontare e possibilmente risolvere, ed è causa delle deliranti assemblee condominiali. I condomini, nonostante condividano gli spazi e abbiano reali interessi comuni, spesso, a causa della mancanza di rispetto reciproco, oltre che di ascolto, si trovano coinvolti in spirali perverse e in conflitti che consumano energie e compromettono la qualità della vita e la soluzione dei problemi. 
La psicologia di comunità ha da sempre posto l’attenzione sui rapporti dei microcosmi abitativi, considerandoli espressione delle variegate relazioni umane. L’idea utopica su cui si basa la teoria è che una volta promossa la condivisione consapevole di interessi comuni, si sviluppi il senso di comunità. Questo ovviamente è il presupposto per iniziare un lavoro di coinvolgimento in prima persona degli attori presenti nel microcosmo abitativo. Non solo è fondamentale diminuire le difficoltà relazionali aumentando la coesione e il senso di comunità tra i vicini di casa, ma è importante il coinvolgimento degli attori esterni a queste relazioni, come gli amministratori, per imparare un linguaggio condiviso che porti all’ascolto reciproco.
Tutte le parti coinvolte sono responsabili della vivibilità degli spazi e protagonisti del miglioramento della qualità della vita.
La comprensione e la consapevolezza che le scale del condominio sono un bene comune, porta ad avere rispetto dell’altro, migliorando le proprie abitudini per favorire una convivenza pacifica.
La conoscenza dell’altro può aiutare a diminuire la paura del diverso e aumentare il senso di sicurezza che spesso ricerchiamo e abbiamo solo chiudendo dietro di noi la porta di casa. 
Ricostruire la parte buona delle relazioni che avevano i nostri nonni nelle corti di campagna, può aumentare la solidarietà tra le persone, portandole a responsabilizzarsi rispetto alle problematiche comuni agli altri e a diminuire i conflitti.
Capire che l’odore del cavolo lessato per le scale può essere insopportabile, perché qualcuno te lo dice con rispetto, può insegnare a cucinarlo in momenti o in modalità diverse, per non infastidire il vicino! 
Questo può essere esteso a tutti i comportamenti che coinvolgono l’amministratore in questioni che non hanno soluzioni nel codice civile o nei regolamenti condominiali imposti ma sono solo espressione della mancanza di rispetto verso gli altri e degli spazi comuni. 
Il processo di sensibilizzazione e di consapevolezza può migliorare la relazione tra vicini, ma anche con gli amministratori e i locatari, diminuendo i conflitti inutili e migliorando la modalità per affrontare quelli inevitabili.

di Elvio Raffaello Martini
Psicologo 
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mercoledì 19 ottobre 2016

Quotazioni immobiliari: i dati relativi al primo semestre 2016


COMUNICATO STAMPA
Quotazioni immobiliari, online i dati relativi al primo semestre 2016

Sono consultabili sul sito dell’Agenzia delle Entrate e tramite l’applicazione per smartphone Omi Mobile i dati relativi alle quotazioni immobiliari del primo semestre 2016, che forniscono un’indicazione dei prezzi al metro quadro per diverse tipologie di immobili. Inoltre, da oggi le quotazioni possono essere anche scaricate, accedendo alla banca dati tramite i servizi online dell’Agenzia, Entratel e Fisconline.

GEOPOI® , quotazioni immobiliari a portata di zoom - Le quotazioni immobiliari dell’Osservatorio consentono di avere un’indicazione di massima del valore di mercato degli immobili nel settore residenziale, commerciale, terziario e produttivo. Cittadini, istituzioni e operatori del settore possono consultare i valori tramite ricerca testuale oppure tramite il servizio di navigazione territoriale GEOPOI® , il framework cartografico realizzato da Sogei, che permette una navigazione interattiva su mappa. L’interfaccia è disponibile anche tramite l’applicazione Omi mobile, accessibile da smartphone o tablet: digitando sul proprio browser l’indirizzo http://m.geopoi.it/php/mobileOMI/index.php è, infatti, possibile conoscere le informazioni relative agli immobili in base a semestre, Provincia, Comune, zona Omi e destinazione d’uso.

La banca dati apre al download - Da oggi è attivo, inoltre, il servizio di download gratuito delle quotazioni immobiliari per gli utenti registrati a Fisconline e ad Entratel, che potranno scaricare i dati a partire dal primo semestre di quest’anno. Per avviare il download è richiesta, quindi, la registrazione ai servizi online dell’Agenzia, necessaria per garantire una maggiore sicurezza degli accessi.

Come consultare i dati - Collegandosi al sito internet www.agenziaentrate.it, nella sezione Documentazione > Osservatorio del Mercato Immobiliare > Banche dati > Quotazioni immobiliari è possibile consultare anche le quotazioni dei semestri precedenti, a partire dal secondo semestre 2013.

Roma, 14 ottobre 2016
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mercoledì 27 luglio 2016

Agenzia delle Entrate: fotografato il patrimonio immobiliare italiano nel 2015

COMUNICATO STAMPA

Disponibili online le statistiche catastali
L’Agenzia fotografa il patrimonio immobiliare italiano nel 2015

Stock immobiliare italiano in aumento: nel 2015 cresce dello 0,6% il numero di immobili censiti, 371mila in più del 2014. Quasi l’88% è di proprietà delle persone fisiche e il 12% delle persone non fisiche. Crescono, in particolare, il numero di abitazioni (80 mila unità in più rispetto al 2014), il numero di unità immobiliari appartenenti alla categoria catastale F (2,4%), che rappresentano unità non idonee a produrre reddito, quelle a destinazione speciale (1,6%) e ad uso collettivo (1%). Questi i dati aggiornati al 31 dicembre scorso e pubblicati oggi sul sito delle Entrate. Le nuove statistiche catastali, che forniscono uno spaccato del patrimonio immobiliare italiano, sono state elaborate dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate in collaborazione con la Direzione Catasto, Cartografia e Pubblicità Immobiliare.

La mappa in dettaglio - Il numero di immobili o loro porzioni censito negli archivi catastali italiani al 31 dicembre 2015 è pari a 73,9 milioni, lo 0,6% in più rispetto al 2014. Di questi, circa 64,2 milioni sono classificate nelle categorie catastali ordinarie (gruppi A, B e C) e speciali (gruppo D), con attribuzione di rendita, oltre 3 milioni sono censite nelle categorie catastali del gruppo F, che rappresentano unità non idonee a produrre reddito, e oltre 6 milioni sono beni comuni non censibili (unità di proprietà comune e che non producono reddito).

Le unità immobiliari abitative – Nel 2015 il numero delle abitazioni aumenta di 80mila unità rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 34,8 milioni. In dettaglio, vi è stato un incremento delle abitazioni civili (0,7%), di tipo economico (0,4%) e di ville e villini (0,9%). Sono diminuite, invece, di circa l’1% le abitazioni signorili e le abitazioni popolari e di circa il 4% le abitazioni di tipo ultrapopolare e rurale. Quasi il 92% del totale delle abitazioni è di proprietà delle persone fisiche e la superficie media risulta pari a 117 metri quadri.

I dati della rendita catastale – La rendita catastale complessiva attribuita allo stock immobiliare italiano nel 2015 ammonta a 37,5 miliardi di euro, lo 0,1% in più rispetto al 2014. Circa il 60% è relativa a immobili di proprietà delle persone fisiche (22,6 miliardi di euro) e il restante 40% (14,9 miliardi di euro) detenuto dalle persone non fisiche. In particolare, la rendita complessiva delle abitazioni è di 16,8 miliardi di euro: la media della rendita catastale di un’abitazione è circa 480 euro, con punte di oltre 4 mila euro per le case di maggior pregio.

Come consultare i dati - Le Statistiche catastali, con le tabelle di dettaglio suddivise per categoria e provincia, sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione Pubblicazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare.

Roma, 26 luglio 2016

Fonte: AgenziaEntrate
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