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martedì 15 maggio 2018

1998/2018: 20° Anniversario delle frane di Sarno e Quindici

Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi: è necessario mettere in sicurezza il Paese per evitare ‘altre Sarno’
Il 5 maggio, il Consiglio Nazionale dei Geologi, l’Ordine Geologi Campania e l’Associazione Italiana di Geologia Applicataorganizzano il Convegno “20 anni dopo Sarno: cosa è cambiato” al Grand Hotel di Salerno
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Era la notte tra il 5 e 6 maggio 1998 quando una vasta colata di fango causava la morte di 160 persone nei comuni di Sarno, Siano, Bracigliano (in provincia di Salerno) e Quindici (Avellino). “A venti anni da quel terribile 5 maggio del 1998 abbiamo riunito il gotha degli studiosi e delle istituzioni insieme ai rappresentanti delle principali forze politiche per fare il punto sullo stato dell’arte in materia di difesa del suolo e per consegnare alla politica idee e proposte per la messa in sicurezza del Paese, affinché non ci siano altre Sarno”. Queste le parole di Francesco Peduto, Presidente del Consiglio dei Geologi intervenendo nel corso del convegno “20 anni dopo Sarno: cosa è cambiato”, organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi, dall’Ordine dei Geologi della Regione Campania e dall’Associazione Italiana di Geologia Applicata, sabato 5 maggio 2018, giorno in cui ricorre il ventesimo anniversario della tragedia, presso il Grand Hotel di Salerno. “Quel 5 maggio – continua Peduto – costituì una svolta nella lotta al dissesto idrogeologico e nella percezione, anche a livello istituzionale, della vulnerabilità del territorio italiano. In questi anni sono state fatte cose importanti e altre meno, ma sono ancora tante le azioni da mettere in campo per conseguire compiutamente l’obiettivo della messa in sicurezza dei territori e della tutela della pubblica incolumità, anche attraverso la realizzazione di opportune misure di ‘prevenzione civile’, non più derogabili, tenuto conto anche dei cambiamenti climatici in atto. Il Paese ha già pagato un tributo notevole in termini di perdita di vite umane, di distruzioni e di degrado del territorio, dunque, è necessario ottenere, oltre a una forte responsabilizzazione collettiva, delle risposte più mature e concrete dalla classe politica” conclude il Presidente del CNG.
Al centro del convegno c’è il tema del rischio alluvioni e frane nel nostro Paese, oltre a quello della politica di gestione e mitigazione del rischio idrogeologico. “I drammatici eventi di Sarno, Bracigliano, Siano e Quindici del 1998, paradigma di quello che viene definito ‘rischio idrogeologico’, hanno all’epoca dimostrato e confermato la fragilità di un territorio, quello campano, ma in generale quello italiano, di cui non si è tenuto in considerazione nelle attività di pianificazione e nell’uso del suolo”. A dirlo è Francesco Maria Guadagno, Presidente Associazione Italiana di Geologia Applicata e Ambientale (AIGA). Cosa è cambiato a due decenni di distanza? “Venti anni dopo, nonostante i grandi progressi su diversi piani, sia tecnico-scientifici (sugli eventi) sia normativi, – spiega Guadagno – la consapevolezza sui rischi da frana e da alluvione non appare ancora ben matura nei cittadini e negli amministratori, anche e soprattutto, in relazione alle azioni di mitigazione e riduzione degli stessi. Ciò è dimostrato da quello che è avvenuto successivamente anche in altre aree del Paese, ad esempio in Liguria o in Sicilia, aprendo scenari incerti sulla effettiva sicurezza di una nazione che, peraltro, ha iniziato a sperimentare gli effetti del mutamento del regime delle piogge anche a causa dei cambiamenti climatici. È necessaria, di conseguenza, una rinnovata azione conoscitiva che consenta di finalizzare gli interventi di riduzione dei rischi sia da frana sia da alluvione”.
Una delle conseguenze di Sarno fu il cosiddetto “decreto Sarno”, poi convertito nella legge n. 267 del 1998 insieme ad altre normative di settore che hanno favorito ed accelerato la realizzazione dei PAI (Piani di Assetto Idrogeologico) delle ex Autorità di Bacino. Cosa resta oggi di quella tragedia? “Il convegno del 5 maggio servirà per ricordare tutte le attività intraprese nel settore della prevenzione del rischio idrogeologico negli ultimi venti anni, ma soprattutto per definire quali possano essere le ulteriori azioni necessarie per evitare che tragedie simili possano ripetersi” afferma Egidio Grasso, Presidente Ordine dei Geologi della Campania. “Tra le tante azioni possibili, – continua Grasso – oltre all’aggiornamento delle carte del rischio, alla digitalizzazione dei dati, alla redazione di nuovi tematismi, si potrebbe pensare a un’efficace campagna di divulgazione mirata ad aumentare la consapevolezza del rischio nel cittadino. In quest’ottica, l’Ordine dei Geologi della Campania ha, da poco, costituito un gruppo di lavoro formato da circa cento geologi, disponibili a collaborare per la divulgazione dei rischi geologici tra i cittadini del domani: gli studenti. Il primo esperimento si terrà il 7 maggio con la manifestazione #maipiùSarno che avrà l’obiettivo di diffondere nei cittadini la consapevolezza del rischio, partendo dagli alunni di numerose scuole secondarie di primo e secondo grado. Il progetto vedrà il coinvolgimento diretto dei geologi docenti e non docenti, quali principali conoscitori dei rischi annessi al nostro territorio”.
Al convegno “20 anni dopo Sarno: cosa è cambiato” sono stati invitati: il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, il sindaco di Sarno e Presidente della Provincia di Salerno, Giuseppe Canfora, il Vice Presidente della Regione Campania con delega all’Ambiente e all’Urbanistica, Fulvio Bonavitacola e gli onorevoli Luigi Casciello (FI), Federico Conte (LEU), Piero De Luca (PD) e Angelo Tofalo (M5S). Saranno presenti: Angelo Borrelli, Capo Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, Fausto Guzzetti, Direttore Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Tino Iannuzzi, ex Vicepresidente Commissione ambiente e territorio della Camera dei Deputati e Gabriele Scarascia Mugnozza, Presidente della Commissione Grandi Rischi, insieme ad altri scienziati ed esperti del settore.

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sabato 16 settembre 2017

30 anni fa l'alluvione in Valtellina che causò 50 morti: Cosa abbiamo imparato?





Domenico Angelone, CNG: la prevenzione deve partire dalle scuole, il MIUR attivi un ‘Piano Nazionale Educativo di Prevenzione Civile’

“La prevenzione deve partire dalle scuole e deve essere rivolta ai bambini”. È questa la proposta del Consiglio Nazionale dei Geologi che propone al Ministero dell’Istruzione un ‘Piano Nazionale Educativo di Prevenzione Civile’ (PNEPC) che coinvolga gli istituti scolastici, a partire dalle scuole dell’infanzia sino alla secondaria di secondo grado. Un suggerimento, che è anche un ‘grido di allarme’, pensato dai geologi qualche giorno dopo l’alluvione di Livorno. “La prevenzione deve essere mirata a fronteggiare le emergenze a cui il Paese è esposto quotidianamente” ribadiscono ancora una volta i geologi.
“La parola d’ordine – afferma Domenico Angelone, consigliere CNG – è prevenzione: la popolazione va informata sulle buone azioni da osservare in caso di calamità naturali. Ribadiamo il fatto che il Ministero dell’Istruzione dovrebbe fare un’azione rivoluzionaria, simile a quella fatta con la scuola digitale, col PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale). Non dimentichiamo che i cittadini del futuro sono i nostri bambini ed è fondamentale istruirli sia sui pericoli naturali a cui il Paese è esposto quotidianamente sia sulle procedure comportamentali in caso di codici di allarmi come quello che si è verificato nell’Italia Centro settentrionale” conclude il geologo.

Prevenzione che parte dalle scuole, ma che è rivolta anche gli amministratori. “Un’altra iniziativa cruciale – prosegue Angelone – è quella di far seguire dei corsi obbligatori di Protezione civile agli amministratori perché aiutino i cittadini in caso di emergenza. Vediamo ogni giorno come il territorio reagisce in maniera scombinata agli eventi e soffriamo di azioni che, in passato, non sono state oculate, come la cementificazione eccessiva e i corsi d’acqua tombati”.
La lotta al dissesto idrogeologico è un tema che i geologi ribadiscono da anni, ma rimangono spesso inascoltati. Ed è proprio il dissesto idrogeologico, l’argomento principale del Convegno “Valtellina 30 anni dopo”, organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi, in collaborazione con l’Ordine dei Geologi della Regione Lombardia e con la Fondazione Centro Studi del CNG, che si terrà venerdì 22 settembre 2017 dalle 9.00 alle 17.00 a Morbegno presso l’Auditorium S. Antonio. L’incontro vuole non soltanto ricordare il trentesimo anniversario dell’alluvione che colpì la Valtellina e che provocò oltre 50 vittime, ma vuole fare chiarezza e ripercorrere l’evoluzione tecnica e normativa che si è raggiunta 30 anni dopo l’alluvione nonché trarre spunti di riflessione utili per il futuro e impiegare strategie innovative per un salto culturale ormai inderogabile.

Roma, 13 settembre 2017

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lunedì 11 settembre 2017

Allarme Maltempo, i geologi: urge corretto governo del territorio per fare prevenzione


Fabio Tortorici, Presidente Fondazione Centro Studi CNG: tra le cause principali, la spiccata antropizzazione, la cementificazione e i cambiamenti climatici.


“In una nazione in cui il 3.2 per cento della popolazione è residente in aree ad elevata pericolosità idraulica, il 10 per cento in aree a media pericolosità e il 15 per cento in aree con scarsa probabilità di alluvioni, è necessaria una svolta per un corretto governo del territorio”. Lo dichiara Fabio Tortorici, Presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi a proposito dell’allarme maltempo che ha colpito il Centro Italia.

“Sulle cause degli eventi disastrosi delle ultime ore – denuncia Tortorici – punto il dito innanzitutto sulla spiccata antropizzazione e cementificazione, che impedisce alle acque piovane di infiltrarsi nel sottosuolo, facendole invece scorrere rovinosamente in superficie. Negli anni ’50, il consumo di suolo era pari al 2.7 per cento, oggi si è passati al 7.6 per cento; in altre parole, nel nostro Paese ogni secondo si consumano circa 3 metri quadrati di suolo”.

Il Presidente della Fondazione Centro Studi CNG prosegue: “Un’altra importante concausa del dissesto idrogeologico è il cambiamento climatico. Da oltre un decennio, infatti, si verificano fenomeni meteorici tali da concentrare in poche ore quantità di pioggia che mediamente dovrebbe precipitare in tempi molto più lunghi. A Livorno in poche decine di minuti sono caduti oltre 250 mm di pioggia: questo è un dato eccezionale, ma altrettanto anomalo è che, nella Commissione Edilizia dello stesso Comune, sia stata assente la figura del geologo dal 2006 al 2014, anni in cui l’urbanizzazione si è molto sviluppata”.

“Per mettere efficacemente in sicurezza il nostro Paese – continua il geologo -, non sono sufficienti ‘finanziamenti a pioggia’, ma è necessaria una programmazione a vari livelli: innanzitutto serve un approccio tecnico-scientifico al dissesto idrogeologico, passando attraverso la manutenzione degli alvei e il monitoraggio geo-ambientale per verificare l’imminenza di un evento, potenziando i sistemi di informazione e di allarme della popolazione. Un altro fondamentale elemento da mettere in campo è rappresentato dal continuo aggiornamento delle carte che rappresentano le aree a pericolosità e rischio, in atto o potenziale.

Infine, è basilare investire sull’educazione della cittadinanza, che dovrebbe conoscere i comportamenti da assumere durante, prima e dopo un evento atteso o di una emergenza. Vanno implementati gli insegnamenti atti a sviluppare nei bambini il rispetto e la sensibilità alla tutela del territorio”.

“È ora – conclude Tortorici – che si prenda coscienza dell’importante ruolo svolto dal geologo nella prevenzione dai rischi naturali, in un Paese in cui si passa da una emergenza all’altra: terremoti, frane, siccità, alluvioni, con ritmi sempre più incalzanti”.
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lunedì 17 luglio 2017

Del Rio:' Obbligatorio il certificato di stabilità'

Da diversi anni si parla di regolarizzare i documenti che devono essere presenti in un contratto d'affitto o di compravendita relativi ad un immobile, è stato fatto 10 anni fa con le certificazioni energetiche, e da diversi anni si studia come poter introdurre un documento che certifichi la staticità dell'edificio.

Dopo i spaventosi terremoti che abbiamo vissuto, si è visto come tanti edifici presentino vulnerabilità tali da portarli al crollo troppo facilmente, purtroppo anche senza l'accadimento l'evento sismico. Tuttavia non è mai stato fatto nulla a riguardo per un problema semplicissimo: i costi! Oggi però secondo il ministro Del Rio questo problema verrebbe meno, e potrebbe già nelle prossime settimane, essere abbozzata una legge a riguardo che poi verrà approvata nella legge di bilancio. I dubbi sono ancora tanti, se si parlerà di classi come quelle energetiche, se è relativo al sisma atteso o alla resistenza massima della struttura. Il Ministro ha dichiarato che tale certificato potrebbe rientrare nel  rientri nel sismabonus, e che quindi sarebbe detraibile fino all'85% dall'IRPEF rende più facile le cose.


E' tuttavia da analizzare la situazione in cui i tecnici (speriamo solo ingegneri strutturisti ) andranno ad operare. Infatti, se suoi nuovi edifici la situazione è relativamente semplice, poiché esistono i progetti depositati in comune e le strutture al genio civile, oltre che perizie, foto, ecc... della fase di cantiere, per cui un tecnico sarebbe facilitato ad analizzare la staticità dell'edificio e quindi produrre un documento che si basi su dati certi. Differente è per un edificio esistente: basti pensare che solo fino a pochi anni fa la perizia geologica non veniva sempre fatta e si andava 'a naso', e quindi le fondazioni sono spesso insufficienti a dare la giusta stabilità all'edificio. Per non parlare del complesso lavoro che nascerebbe dall'analizzare la struttura portante: se è facile capire se una struttura è in cemento armato o in muratura, diverso è capire quanti ferri ci possono essere dentro a un elemento strutturale o la durezza della calcestruzzo. Se è un edificio storico, realizzato in muratura la cosa si complica ulteriormente, perché è probabile che abbia subito nella sua vita più interventi in diverse epoche, con diverse tecnologie e con diversi materiali. Se non vengono considerati tutti questi, si rischia di non fare una buona analisi (sopratutto sismica). Infatti si dovranno predisporre delle analisi anche semidistruttive per avere della campionature certe sulle quali basarsi. Questo per fare un buon lavoro, e non una porcata tipo le certificazioni energetiche, che nate per essere un'attenta analisi dei costi energetici dell'edificio, sono ora svendute a 40 € su internet, senza che nessuno venga nemmeno a vedere la casa.  Poiché inserire dentro a un software dei numeri a casaccio per arrivare ad emettere un certificato non corrispondente alla realtà, ma con cui è possibile levarsi il peso dell'atto, è diverso dal verificare con attenzione se gli chi abita una struttura è sicura di non restarci sotto o meno.


Da aggiungere che tale certificato è impossibile che riguardi la singola unità immobiliare, dovrà comprendere tutto l'immobile. I tempi di lavorazione saranno probabilmente anche lunghi che potranno arrivare anche a superare il mese se non oltre! Quindi una volta che tale certificato verrà normato, sarà meglio che i condomini si apprestino celermente a produrlo, poiché la pena sarebbe l'impossibilità da parte del Notaio o dell'AdE di convalidare l'atto di comprevendita, affitto, ecc.... Hanno anche un vantaggio a produrlo, poiché il ministro Del Rio ha dichiarato che tale documento rientrerebbe nel sismabonus, cosa che oggi è esclusa. Oggi solo se nel caso vengano eseguite lavorazioni si ha diritto ad rientrare nel sismabonus e alle detrazioni fiscali irpef.




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mercoledì 29 marzo 2017

Piogge e allagamenti in condominio, per la Corte di Cassazione non è mai colpa del caso

Alberi sradicati, tegole divelte, allagamenti nei locali condominiali: anche gli amministratori di condominio fanno la conta dei danni causati dai forti temporali a carattere tropicale che continuano ad abbattersi sulla nostra provincia. Fenomeni atmosferici che fanno sorgere una lecita domanda: «Di chi è la responsabilità?».

A fare chiarezza in merito è la Corte di Cassazione, sez. III Civile, che nella sentenza n. 5877/2016 chiarisce che «la pioggia intensa e persistente, tale da assumere il carattere di eccezionale intensità, non può costituire un evento rientrante nel caso fortuito o nella forza maggiore specie in epoche, come quella attuale, in cui i dissesti idrogeologici richiedono maggior rigore».

La Corte si è dovuta esprimere nei mesi scorsi in merito a un ricorso promosso da una società nei confronti del condominio (i cui locali erano da essa condotti in locazione), insieme al Comune e a due compagnie assicuratrici per chiedere la condanna al risarcimento dei danni subiti in seguito all’allagamento verificatosi nei summenzionati locali in occasione di un forte temporale, sia per esondazione di un vicino sottopasso, sia per precipitazioni raccolte da un tubo pluviale del condominio.

La Corte ha affermato che è certamente vero «che una pioggia di eccezionale intensità può anche costituire caso fortuito in relazione ad eventi di danno come quello in questione; ma non è affatto vero che una siffatta pioggia costituisca sempre e comunque un caso fortuito». Si sarebbe dovuto dimostrare, hanno proseguito i giudici, «che le piogge in questione erano state da sole causa sufficiente dei danni nonostante la più scrupolosa manutenzione e pulizia da parte sua delle opere di smaltimento delle acque piovane; il che equivale in sostanza a dimostrare che le piogge in questione erano state così intense (e quindi così eccezionali) che gli allagamenti si sarebbero verificati nella stessa misura pure essendovi stata detta scrupolosa manutenzione e pulizia».

Per la Cassazione, quindi, si può invocare il caso fortuito solo se il fattore estraneo abbia intensità tale da interrompere il nesso di causalità tra la cosa e l’evento lesivo, così che possa essere considerato una causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento dannoso. Il comportamento concludente della compagnia assicurativa che corrisponde un indennizzo, sia pur «per spirito conciliativo», può costituire sostanziale riconoscimento dell’operatività della garanzia.

«La Corte nella sentenza prende atto del cambiamento climatico di questi ultimi anni e, sia pure ritenendo possibile in astratto che un evento atmosferico eccezionale possa essere qualificato come il caso fortuito previsto dall’articolo 2051 del codice civile, ritiene che la frequenza sempre maggiore di eventi atmosferici che provocano danni renda più difficile qualificarli come eventi imprevedibili inquadrandoli così nel caso fortuito.

Se gli eventi dannosi si ripetono con maggiore frequenza, tanto da non potersi più considerare come eccezionali, fortuiti e imprevedibili non si può pertanto escludere una responsabilità da parte del custode che, conoscendo la possibilità che l’evento si verifichi deve porre in essere tutte le adeguate precauzioni possibili».
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