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giovedì 22 giugno 2017

APPROPRIAZIONE INDEBITA DELL’AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO

Il delitto di appropriazione indebita è integrato dalla interversione del possesso che si manifesta nel momento in cui l'autore si comporti uti dominus non restituendo il bene di cui aveva la disponibilità senza darne una giustificazione, mentre la truffa può dunque dirsi consumata nel momento in cui si verifica la perdita definitiva del bene che costituisce danno per il raggirato e ingiusto profitto dell'agente (fattispecie relativa alla condotta di un amministratore di condominio che aveva indotto i condomini in errore sull'entità delle spese di gestione dell'immobile da sostenere al fine di appropriarsi delle somme versate da quest'ultimi).

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CASSAZIONE 22 MAGGIO 2017, N. 25444 - appropriazione indebita



CASSAZIONE 22 MAGGIO 2017, N. 25444

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE 
SECONDA SEZIONE PENALE
                         
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:              
Dott. DIOTALLEVI Giovanni  -  Presidente                      
Dott. PARDO   Ignazio  -  Consigliere             
Dott. PAZZI  Alberto  -  rel. Consigliere                     
Dott. ARIOLLI  Giovanni -  Consigliere                     
Dott. RECCHIONE  Sandra -  Consigliere 
                    
ha pronunciato la seguente:   
                                       
SENTENZA
                                       
sul ricorso proposto da: 
T.A., nato a (OMISSIS); 
avverso la sentenza n. 1590/2015 del 5.4.2016 della Corte di Appello di Brescia; 
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; 
udita la relazione svolta dal consigliere Alberto Pazzi; 
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. LORI Perla, che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso; 
udito il difensore dell'imputato, Avv. C. R. in sostituzione dell'Avv. F. L., che ha concluso riportandosi ai motivi di ricorso e chiedendone l'accoglimento.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza in data 5 aprile 2016 la Corte di Appello di Brescia ha integralmente confermato la sentenza del Tribunale di Bergamo del 16 febbraio 2015 con cui T.A. era stato ritenuto responsabile dei reati di cui agli artt. 646 (per essersi appropriato, quale amministratore di un condominio, di somme versate dai condomini per spese di gestione dell’immobile) e 640 c.p. (per aver indotto i condomini in errore circa l’entità delle spese di gestione da sostenere ed essersi così fatto versare dagli stessi somme non dovute) ed era stato conseguentemente condannato alla pena ritenuta di giustizia e al risarcimento dei danni subiti dal condominio costituitosi parte civile.
2. Ha proposto ricorso per Cassazione avverso la predetta sentenza il difensore dell’imputato, deducendo:
2.1 la falsa applicazione dell’art. 646 c.p.; a questo proposito la difesa, dopo aver rappresentato che non vi era prova di come le somme fossero uscite dalla disponibilità condominiale, di quando l’ammanco si fosse verificato in epoca antecedente il 30 aprile 2007 e di dove i denari fossero finiti, ha sostenuto che il semplice uso del denaro, ancorché momentaneo, non integrava l’interversione del possesso, sottolineando poi che non era l’imputato a dover giustificare la destinazione delle somme mancanti ma l’accusa a dover provare gli elementi costitutivi del reato;
2.2 la falsa applicazione dell’art. 640 c.p.; al riguardo la difesa ha sostenuto che la corte territoriale non aveva verificato il ricorrere degli elementi costitutivi del delitto di truffa, controllando quali attività inesistenti erano state retribuite o quali importi non dovuti o eccessivi erano stati corrisposti;
2.3 la falsa applicazione degli artt. 640 e 646 c.p. in relazione al momento consumativo dei reati, da individuarsi con la realizzazione del profitto ingiusto per la truffa e con la prima condotta appropriativa per l’appropriazione indebita;
2.4 la falsa applicazione dell’art. 99 c.p., in quanto la recidiva specifica e infraquinquennale era stata contestata malgrado i reati posti a base della recidiva fossero coevi o successivi a quelli contestati in questa sede processuale e senza alcuna valutazione dell’esistenza di una relazione qualificata fra i precedenti del reo e il nuovo illecito;
2.5 la falsa applicazione dell’art. 161 c.p., in quanto, tenuto conto del fatto che gli ammanchi si erano verificati in epoca antecedente all’aprile 2007, il reato di cui al capo a) era comunque prescritto, mentre quello di cui al capo b) risultava tale una volta esclusa la recidiva illegittimamente contestata;
2.6 l’omessa motivazione circa l’applicazione della recidiva e dell’aggravante di cui all’art. 61 n. 7 c.p., rispetto alle quali i giudici di merito non avevano speso alcuna motivazione.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. La corte territoriale ha constatato che per gli anni di gestione del condominio 2007 - 2009, affidati all’odierno ricorrente quale amministratore dopo una precedente gestione assolutamente lineare, il saldo attivo del conto comune sarebbe dovuto essere pari a Euro 29.544,96 mentre in realtà non vi era alcuna disponibilità di cassa e ha conseguentemente ritenuto integrato il reato di appropriazione indebita in ragione del fatto che l’imputato, al subentro del nuovo amministratore, trattenne per sé le somme di pertinenza condominiale.
Una simile valutazione è del tutto conforme all’orientamento di questa Corte secondo cui il delitto di appropriazione indebita è integrato dalla interversione del possesso, che si manifesta quando l’autore si comporti uti dominus non restituendo il bene di cui ha avuto la disponibilità senza giustificazione, così da evidenziare in maniera incontrovertibile anche l’elemento soggettivo del reato (Sez. 2, n. 25288 del 31/05/2016 - dep. 17/06/2016, Trovato, Rv. 26711401). Non si presta poi a censure la valutazione operata dalla Corte d’Appello della congerie istruttoria disponibile, in quanto l’imputato che neghi la sussistenza della condotta ascrittagli ha l’onere di provare o allegare non un fatto negativo, consistente nel mancato accadimento di quanto gli è addebitato, e segnatamente nella mancata appropriazione, ma specifiche circostanze positive contrarie a quelle provate dalla pubblica accusa dalle quali possa desumersi che il fatto in contestazione non è avvenuto (Sez. 2, n. 7484 del 21/01/2014 - dep. 17/02/2014, P.G., P.C. in proc. Baroni, Rv. 25924501; nello stesso senso Sez. 2, n. 20171 del 07/02/2013 - dep. 10/05/2013, Weng e altro, Rv. 25591601).
2. Rispetto al secondo capo di imputazione la Corte d’ Appello di Brescia ha riscontrato che i condomini avevano consegnato all’imputato, nella sua veste di amministratore, la complessiva somma di Euro 13.335,84 a fronte di spese inesistenti o ingiustificate o comunque non seguite dalle azioni promesse; la Corte ha poi spiegato che gli artifici e raggiri erano consistiti nella richiesta di pagamenti falsamente giustificati relativi a prestazioni fasulle che avevano comportato un’ induzione in errore dei condomini, i quali avevano versato somme non dovute che erano state incamerate dall’imputato senza alcun titolo. In questo modo la corte territoriale, una volta preso atto che l’imputato non aveva in alcun modo assolto l’onere di allegazione che su di lui incombeva di fornire all’ufficio le indicazioni e gli elementi necessari all’accertamento di fatti e circostanze ignoti che fossero idonei, ove riscontrati, a volgere il giudizio in suo favore, ha puntualmente dato conto del ricorrere degli elementi costitutivi del reato di truffa in contestazione.
3. La Corte d’Appello ha ritenuto che il reato di appropriazione indebita si sia consumato tramite l’interversione del possesso avvenuta nel momento in cui è risultata manifesta la volontà dell’imputato di trattenere per sé le somme che sarebbero dovute essere presenti sul conto corrente condominiale al subentro del nuovo amministratore, dunque in coincidenza con il venir meno dell’incarico gestorio.
Questa valutazione non si presta a censure.
In vero, pur essendo pacifico che il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa nel momento in cui l’agente compie un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria, mentre rimane irrilevante l’epoca in cui si viene a conoscenza del comportamento illecito (Sez. 2, n. 17901 del 10/04/2014 - dep. 29/04/2014, Idone, Rv. 25971501), nel caso in cui l’agente abbia la disponibilità di denaro altrui in virtù dello svolgimento di un incarico gestorio il reato di appropriazione indebita è integrato dall’interversione del possesso, che si manifesta quando l’autore si comporta uti dominus non restituendo senza giustificazione le somme detenute, che non ha più ragione di trattenere, in modo da evidenziare in maniera incontrovertibile anche l’elemento soggettivo del reato.
Per quanto riguarda l’individuazione del momento consumativo della truffa la corte territoriale ha ritenuto che questo delitto si sia consumato nel momento in cui si è verificato l’arricchimento dell’agente con il correlativo danno patrimoniale per i condomini, momento da individuarsi anche in questo caso in coincidenza con la nomina del nuovo amministratore e della conseguente perdita definitiva delle somme.
Un simile assunto non può essere condiviso.
In vero il perfezionamento della truffa è legato al verificarsi del danno patrimoniale per la vittima e dell’ingiusto profitto per l’agente (dato che è necessario che il profitto dell’azione truffaldina entri nella sfera giuridica di disponibilità dell’agente, non essendo sufficiente che esso sia fuoriuscito da quella del soggetto passivo; Sez. 5, n. 14905 del 29/01/2009 - dep. 06/04/2009, Coppola e altro, Rv. 24360801) e si verifica nel momento in cui queste evenienze vengano entrambe a esistenza o, in caso di mancata contestualità, in coincidenza con l’avverarsi dell’ultima componente.
Dunque la truffa contrattuale è reato istantaneo e di danno la cui consumazione coincide con la perdita definitiva del bene in cui si sostanzia il danno del raggirato e il conseguimento dell’ingiusto profitto da parte dell’agente (Sez. 2, n. 20025 del 13/04/2011 - dep. 20/05/2011, Pg in proc. Monti e altri, Rv. 25035801).
Nel caso di specie l’imputato ha preteso il pagamento di compensi per prestazioni professionali fasulle, condotta a cui hanno fatto seguito l’addebito al condominio degli importi fatturati descritti nel capo d’imputazione e l’incasso da parte dell’amministratore o di parenti dell’imputato dei compensi non dovuti.
Il perfezionamento del reato deve perciò ritenersi avvenuto nel momento in cui l’indebito esborso e il correlato ingiusto profitto si verificarono, a prescindere dalla sua constatazione da parte dell’amministratore, e dunque nei tempi indicati nel capo d’ imputazione (negli anni 2007 e 2008).
4. La corte territoriale ha ritenuto che la contestazione della recidiva reiterata e infraquinquennale sia stata correttamente effettuata, a fronte delle risultanze del certificato penale.
In realtà il T. annovera due precedenti per omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali, conseguenti a due decreti penali divenuti esecutivi rispettivamente il 26.6.2008 e il 30.7.2010, e una condanna per appropriazione indebita divenuta irrevocabile il 2.10.2014.
Ora, posto che perché possa configurarsi la recidiva occorre che il nuovo reato sia commesso dopo che la precedente condanna sia divenuta irrevocabile e tenuto conto di quanto in precedenza precisato in merito ai momenti consumativi dei reati ascritti all’imputato, la recidiva infraquinquennale è stata correttamente contestata rispetto al reato di appropriazione indebita, perfezionatosi, come detto, nel giugno 2009 al momento del subentro del nuovo amministratore, poiché a quella data il primo decreto penale era divenuto esecutivo (non assumendo rilievo ai fini della contestazione della recidiva il condono disposto, come ha chiarito Sez. 2, n. 34147 del 30/04/2015 - dep. 04/08/2015, P.G in proc. Agostino e altri, Rv. 26462901).
Diverse considerazioni devono essere fatte rispetto al reato di truffa, che si è perfezionato nei tempi indicati nel capo d’imputazione (e più precisamente nei momenti in cui vennero emesse le fatture fra l’1.6.2007 e il 1.2.2008) e dunque in epoca precedente all’esecutività del primo decreto penale.
Deve quindi essere esclusa, rispetto al reato di cui al capo B), la recidiva contestata.
5. È stato in precedenza precisato che il reato di appropriazione indebita si è consumato al momento della dismissione da parte dell’imputato dell’incarico di amministratore di condominio, nel giugno 2009, dovendosi di conseguenza escludere la sua prescrizione, in applicazione del combinato disposto degli artt. 157 e 161 c.p. e tenuto conto della recidiva infraquinquennale contestata e degli atti interruttivi della prescrizione intervenuti.
Il reato di truffa invece si è consumato, come detto, nei tempi indicati nel capo d’imputazione, nel corso degli anni 2007 e 2008, in coincidenza con l’indebito esborso dei condomini e il conseguimento dell’ingiusto profitto da parte dell’amministratore.
Ne consegue, dovendosi escludere la recidiva in contestazione, la constatazione dell’intervenuta prescrizione del reato a causa dell’intero decorso del periodo previsto dall’art. 157 c.p., pur aumentato di un quarto per effetto dell’interruzione della prescrizione.
6. È senz’altro condivisibile l’osservazione difensiva secondo cui sussiste uno specifico onere motivazionale a carico del giudice nel caso in cui egli ritenga di applicare in concreto la recidiva facoltativa che sia stata contestata, in conformità all’insegnamento delle Sezioni Unite di questa Corte ("In tema di recidiva facoltativa, è richiesto al giudice uno specifico dovere di motivazione sia ove egli ritenga sia ove egli escluda la rilevanza della stessa" Cass. sez. un., n. 5859 del 27/10/2011 Marcianò, Rv. 25169001).
È noto tuttavia che un simile onere può essere adempiuto anche implicitamente, ove la sentenza dia conto della sussistenza di quei requisiti di riprovevolezza della condotta e pericolosità del suo autore, che sono alla base dell’aggravamento di pena disposto dal legislatore per effetto della circostanza di cui all’art. 99 c.p. ("Il rigetto della richiesta di esclusione della recidiva facoltativa, pur richiedendo l’assolvimento di un onere motivazionale, non impone al giudice un obbligo di motivazione espressa, ben potendo quest’ ultima essere anche implicita" Cass., sez. 2, n. 39743 del 17/09/2015 Del Vento e altri, Rv. 26453301, la quale ha esaminato una fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto implicita la motivazione sul diniego della richiesta di esclusione della recidiva, desumendola dal richiamo operato nella sentenza impugnata alla negativa personalità dell’imputato emergente dalla gravità dei precedenti penali).
Concorrono a fornire questo quadro motivazionale sia il richiamo ai precedenti penali contenuto all’interno della decisione di primo grado, sia la valutazione fatta dallo stesso giudice della condotta tenuta dall’imputato, che non ha dimostrato alcun sintomo di resipiscenza né volontà di restituzione delle somme. La corte territoriale, nel valutare il ricorrere dei presupposti dell’aggravante di cui all’art. 61 n. 7 c.p., ha poi fatto corretta applicazione dei principi affermati da questa Corte sia in merito alla necessità di una valutazione complessiva del danno cagionato in caso di reato continuato ("In caso di reato continuato, valendo, in mancanza di tassative esclusioni, il principio della unitarietà, la valutazione in ordine alla sussistenza o meno dell’aggravante del danno di rilevante gravità deve essere operata con riferimento non al danno cagionato da ogni singola violazione, ma a quello complessivo causato dalla somma delle violazioni" Sez. 2, n. 45504 del 27/10/2015 - dep. 16/11/2015, Badaloni e altri, Rv. 26555701), sia rispetto alla rilevanza della consistenza oggettiva del danno arrecato ("Nel valutare l’applicabilità della circostanza aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità, può farsi riferimento alle condizioni economico-finanziarie della persona offesa solo qualora il danno sofferto, pur non essendo di entità oggettiva notevole, può essere qualificato tale in relazione alle particolari condizioni della vittima, che sono invece irrilevanti quando l’entità oggettiva del danno è tale da integrare di per sé un danno patrimoniale di rilevante gravità" (Sez. 2, n. 48734 del 06/10/2016 - dep. 17/11/2016, Puricelli, Rv. 26844601).
In conclusione sulla base delle considerazioni appena esposte, una volta esclusa la contestata recidiva, la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente all’affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 640 c.p., atteso che lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione, con rinvio ad altra sezione della Corte d’ Appello di Brescia per la rideterminazione della pena relativa al delitto di appropriazione indebita, rispetto al quale il ricorso risulta inammissibile.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente all’affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 640 c.p., previa esclusione della contestata recidiva, essendo lo stesso estinto per prescrizione, con rinvio ad altra sezione della Corte d’ Appello di Brescia per la rideterminazione della pena.
Dichiara inammissibile il ricorso limitatamente al delitto di appropriazione indebita.
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martedì 7 marzo 2017

ALLARME A MESTRE: Amministratore scomparso

Antoine Valli, l'amministratore scomparso: Esposto dei condòmini al commissariato.

Mestre, 6 Marzo 2017

Amministratore di condominio scompare senza lasciare traccia, inquilini in allarme. L’amministratore condominiale è Antoine Valli, che di complessi residenziali e non, ne gestiva parecchi, sia nel nostro Comune, ma anche a Padova e a Treviso, in zona Fonderia. Il suo studio si trova a Noventa Padovana, ma sembra che di recente, si sia trasferito, per poi non farsi più trovare.

Gli inquilini del grande condominio “Ca’ Rossa” - 197 unità tra appartamenti, negozi e attività commerciali, garage - all’incrocio tra viale Vespucci e via Ca’ Rossa, zona ex Consorzio Agrario, hanno chiamato, hanno provato a cercarlo, a mettersi in contatto con lui in vari modi, ma niente da fare. Non c’è stato verso. Sparito senza lasciare un messaggio, una nota, abbandonando tutto a metà: scadenze, pagamenti, assemblee. A cercarlo anche i carabinieri.

Il pellegrinaggio. Nella giornata di venerdì a decine gli inquilini si sono recati "in processione" dalla nuova amministratrice, Beatrice Edel, per mostrare ricevute di pagamenti, bonifici, bollettini. Innanzitutto per perché così lei si può rendere conto dell'ammontare del denaro, visto che parliamo di 197 tra unità abitative, garage e negozi, secondo perché non vogliono ripagare. Gli inquilini sono sconcertati, qualcuno è disperato perché sa già che dovrà tirare fuori soldi già versati, la maggior parte non capiscono cosa stia succedendo e qualcuno crede che lui stia male.
Dopo un primo momento di spaesamento, i condòmini si sono visti costretti ad andare al commissariato di polizia a due passi. Qui hanno presentato un esposto per scomparsa agli agenti, quanto ad oggi possono fare visto che di prove non ce ne sono e solo avendo in mano qualche dato di fatto concreto da cui iniziare a indagare, è possibile far partire una denuncia vera e propria. Cosa sia accaduto, non è dato sapere, ma in tanti temono che prima di rendersi “irreperibile”, l’amministratore di condominio abbia prosciugato il conto in banca e lasciato da pagare alcune fatture.

Il giallo. «Quello che so», spiega un abitante, «è che non ci ho mai visto chiaro in questa faccenda. Non si riusciva a parlargli, c’erano troppi segni che facevano intendere che non sarebbe finita bene. Adesso abbiamo cercato di capirci qualche cosa, a partire, ad esempio, dai lavori che abbiamo fatto. In questo periodo avevamo recintato tutto il condominio, perché, come si sa, volevamo proteggerlo da sporcizia, malviventi, eccetera. Lavori che sono costati parecchio e non sappiamo se siano stati pagati o meno. E ancora il cambio dei videocitofoni interni ed esterni del condominio, l’intera ridipintura di tutto lo stabile. Costi non da poco. Ci sono state delle difficoltà con la banca, perché ovviamente solo lui accedeva ai conti, insomma alla fine abbiamo nominato un nuovo amministratore, ma il nostro sospetto e timore, è che i soldi siano spariti con lui e per questo vorremmo vederci chiaro». C’è chi è più cauto. «Non sappiamo nulla tranne che è sparito senza lasciare traccia o almeno da noi non si fa trovare», chiarisce un altro residente, «ne scopriremo di più a breve».

Assemblea. Per fare luce sulla vicenda, con l’esposto per scomparsa in mano, il consiglio condominiale ha potuto nominare un nuovo amministratore di condominio, Beatrice Edel, che adesso è nell’occhio del ciclone, sommersa di richieste da parte dei condomini, di sapere cosa sia accaduto. «Non posso dire nulla», spiega e ripete, «mi spiace. Sono ufficialmente in carica dal 20 febbraio e ho convocato un’assemblea di condominio il 14 marzo». Durante la quale saranno forniti chiarimenti sulla vicenda.
Ribadisce che l’ex amministratore è irreperibile da 7 febbraio, e precisa che Valli seguiva diversi condomini, a Padova, Treviso e Venezia, e che gli esposti per scomparsa sono già due.

I precedenti. Non è la prima volta che un amministratore di condomini si rende irreperibile e sparisce dopo aver lasciato dei buchi nei conti. Nel 2013 Pietro Piva, stimato in città per le sue doti professionali, un bel giorno non si era fatto più trovare. Ma era solo la punta di un iceberg, l’ufficio di via Spalti chiuso, il telefono che squillava a vuoto. Poi erano spuntati gli ammanchi, le bollette non pagate, i conti in rosso. Piva amministrava immobili in tutta la città.

Fonte: La Nuova di Venezia Mestre
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martedì 20 dicembre 2016

CASSAZIONE 25 MAGGIO 2016, N. 33547 - E' reato depositare somme su altro conto anche se nell'interesse del condominio




CASSAZIONE 25 MAGGIO 2016, N. 33547

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SECONDA PENALE


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:   
Dott. GALLO  Domenico -  Presidente                   
Dott. RAGO Geppino -  Consigliere                  
Dott. AGOSTINACCHIO Luigi -  Consigliere                  
Dott. PARDO Ignazio -  Consigliere                   
Dott. D’ARRIGO Cosimo -  rel. Consigliere                

ha pronunciato la seguente:             
                             
SENTENZA

sul ricorso proposto da: 
P.C., nato a (OMISSIS); 
avverso la sentenza n. 1167 emessa in data 13 febbraio 2015 dalla Corte d'appello di Milano; 
Sentita la relazione svolta in pubblica udienza dal consigliere Dott. Cosimo D'Arrigo; 
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. GALLI Massimo, che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso; 
udito il difensore avv. Andrea Soliani, nell'intesse dell'imputato, che ha insistito nei motivi di ricorso.                         

RITENUTO IN FATTO

P.C., già amministratore di un condominio sito in San Donato Milanese, è stato condannato dal Tribunale di Milano, con sentenza del 15 giugno 2012, per essersi indebitamente appropriato dell'importo di Euro 38.878,00 prelevato dalle casse condominiali. La Corte d'appello meneghina, con sentenza del 13 febbraio 2015, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha concesso all'imputato il beneficio della non menzione della condanna.
Ricorre l'imputato, per il tramite del proprio difensore, denunciando anzitutto l'erronea applicazione dell'art. 646 cod. pen. e il vizio di motivazione in ordine all'accertamento dell'interversione del possesso delle somme indicate come oggetto del reato contestatogli. Osserva al riguardo che la vicenda veniva alla luce in data 13 febbraio 2009, allorquando il P., cessando dalla carica di amministratore del condominio, consegnava al nuovo amministratore la contabilità e contestualmente segnalava un ammanco di oltre Euro 22.000.00, successivamente accertato (e definitivamente riconosciuto dallo stesso P.) in Euro 38.878,40. Sottolinea, quindi, di essere stato egli stesso a segnalare l'ammanco di tali somme e che le stesse non erano destinate al pagamento di spese correnti: egli aveva fatto un investimento nell'interesse esclusivo del condominio amministrato e non se ne è mai appropriato.
Il secondo motivo di ricorso l'imputato si duole della omessa sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria.
In udienza il difensore ha eccepito la prescrizione del reato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è manifestamente infondato e deve essere dichiarato inammissibile.
Il primo motivo di ricorso riguarda, in sostanza, l'accertamento della sussistenza degli elementi costitutivi del delitto di appropriazione indebita, con riferimento tanto al dato teleologico dell'ingiusto profitto quanto a quello psicologico dell'interversione del possesso. La doglianza è infondata in relazione ad entrambi profili dedotti.
La censura relativa all'interversione del possesso poggia sull'erronea convinzione che tale momento si determina allorquando l'autore del reato, già appropriatosi della cosa, non provveda alla sua restituzione. In realtà la consumazione del reato di cui all'art. 646 cod. pen. non richiede la costituzione in mora dell'autore nè un vero e proprio inadempimento dell'obbligo restitutorio, essendo anticipata la soglia della rilevanza penale al momento appropriativo in sè considerato (cioè, nel caso di specie, all'indebito prelievo di somme dalle casse del condominio).
Quanto all'ingiusto profitto, la circostanza che le somme in questione sarebbero state investite nell'interesse del condominio, anzichè utilizzate a fini privati dall'imputato, risulta sprovvista di qualsiasi riscontro fattuale. Si tratta di questione proposta per la prima volta col presente ricorso. Al contrario, dalla lettura dell'atto d'appello si ricavare che le somme sarebbero, piuttosto che essere "investite" nell'interesse del condominio, sarebbero state spostate dal conto corrente condominiale ad un conto corrente privato del P. "destinato alla gestione di tutti i condomini di cui lo stesso risultava essere, da 38 anni, amministratore", caratterizzato da una maggiore fruttuosità in ragione del tasso di interesse praticato. Detta operazione, ben lungi dal costituire semplicemente un'attività poste in essere in nome per conto del condominio, ancorchè in eccedenza del mandato ricevuto, implica l'impossessamento del denaro da parte dell'imputato.
E' parimenti infondato il secondo motivo di ricorso, relativo al diniego della sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria. La corte d'appello ha infatti osservato che l'esigua misura della pena sostitutiva (anche a causa di un errore commesso dal giudice di primo grado nella determinazione della pena in senso favorevole per l'imputato) renderebbe la sanzione priva di qualsiasi efficacia deterrente. Tale motivazione immune da vizi logici e giuridici, si sottrae a censure di legittimità.
Quanto alla prescrizione del reato, eccepita in udienza, si rileva che l'effettiva interruzione del reato si è avuta solo al momento del passaggio di consegne al nuovo amministratore, essendosi le condotte distrattive prolungate per tutta la durata dell'incarico.
Il ricorso deve, in conclusione, deve essere dichiarato inammissibile.
Ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento, nonchè - ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità - al pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di Euro 1.500,00, così equitativamente stabilita in ragione dei motivi dedotti.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.500,00 alla Cassa delle ammende.
Sentenza a motivazione semplificata.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 maggio 2016.
Depositato in Cancelleria il 1 agosto 2016
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APPROPRIAZIONE INDEBITA DEPOSITARE SOMME SUL PROPRIO CONTO CORRENTE

Integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell'amministratore di condominio che trasferisce sul proprio conto corrente le somme depositate dagli inquilini per ottenere un tasso di interesse migliore.

Lo precisa la Cassazione che non accoglie il ricorso dell'amministratore secondo cui la somma sottratta, pur non essendo destinata a fare fronte a spese condominiali, era stata depositata su altro conto a titolo di investimento nell'interesse esclusivo del condominio amministrato.

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giovedì 19 maggio 2016

L’inchiesta dopo la denuncia di un maxi condominio del quartiere Santa Croce. Al vaglio ora l’operato di alcuni artigiani

REGGIO EMILIA 11 Maggio 2016

Prima i dubbi che diventano pian piano grossi come macigni, poi la rabbia che monta e si tramuta in una denuncia molto circostanziata alle forze dell’ordine, a quel punto la procura che apre un’inchiesta ed ora l’iscrizione nel registro degli indagati di un professionista reggiano (è accusato di appropriazione indebita e falso) come “mossa” che potrebbe non essere l’unica da parte della procura.

E’ l’ennesimo delicato caso di un amministratore di condominio contro di cui si sono scagliati i residenti di un palazzo che si ritengono beffati dalla sua gestione di conti, fatture, riparazioni, spese a volte imprevedibili.

Oltretutto non è una vicenda da poco, perché coinvolge un supercondominio – si trova nel quartiere Santa Croce – da circa centoventi residenti che secondo le loro stime avrebbero subìto un maxi danno.

I primi sospetti a chi vive in quella grande struttura sono sorti con l’arrivo della richiesta di pagamento di rate che ritenevano già saldate.

Sarebbero due i versanti che “puzzano” d’illecito.

In primo luogo le rate pagate in contanti da una bella fetta di residenti (a fronte di ricevute rilasciate dal professionista, ma quei soldi non sarebbero mai stati versati sui conti condominiali).

In seconda battuta i danni subiti da alcuni appartamenti (per esempio per delle infiltrazioni d’acqua che hanno richiesto il ripristino di intonaco e tinteggio) poi pagati dall’assicurazione ma anche quei quattrini sarebbero spariti e i danni melanconicamente mai riparati. E chi sta indagando su quest’ultimo versante, intende valutare non solo l’operato dell’amministratore di condominio, ma anche come su quei danni si fossero “mossi” gli artigiani chiamati in causa per le riparazioni.

Vi sono dei documenti su quei lavori di riparazione ai danni?

I condomìni sono tutelati dall’avvocato Ernesto D’Andrea e prima di arrivare all’azione legale non si sono certo risparmiati negli accertamenti. Insomma, novelli detective per arrivare a formulare una denuncia la più ricca possibile di elementi a sostegno.

Da due anni a questa parte – cioè da quando è esploso pubblicamente il caso di una serie di illeciti legati all’amministrazione di ben sei palazzi – sono giunte in procura non poche denunce relative all’operato di professionisti che gestiscono strutture residenziali più o meno grandi. Un fenomeno che dalla città si è poi esteso alla nostra provincia.

Un lavoro investigativo complesso, perché gli accertamenti da fare sono tanti (analisi dei bilanci condominiali, conti bancari da passare ai raggi x, rapporti con i fornitori, l’evolversi di alcune controversie) e i fascicoli aperti sarebbero diversi, con più magistrati coinvolti.

Fonte: Gazzeta di Reggio
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martedì 10 maggio 2016

L’ amministratore Luca Padoan a processo per appropriazione indebita. Avrebbe fatto sparire i soldi che servivano per pagare le manutenzioni nei palazzi

MIRANO
Aprile 2016

Stando alle accuse, si era intascato oltre 44mila euro che stavano nelle casse di cinque condomini, tre di Mirano e due di Spinea, così è finito sul banco degli imputati il miranese Luca Padoan, 51 anni: deve rispondere di appropriazione indebita.

Ieri l’udienza davanti al giudice monocratico di Venezia Claudia Arata, che dopo aver ascoltato un testimone ha rinviato l’udienza al 10 maggio. Quel giorno parleranno il pubblico ministero, che chiederà la condanna dell’imputato, e il difensore, l’avvocato Marco Tonon, che si batterà per l’assoluzione. Poi toccherà al giudice decidere ed emettere la sentenza.

Lungo il capo d’imputazione. Tra il mese di settembre 2011 e quello di maggio dell’anno successivo si sarebbe intascato circa 13 mila e 500 euro che i condomini avevano versato al loro amministratore per pagare alla società “Kone spa” l’adeguamento alle norme degli ascensori del condominio “Volturno” nell’omonima via di Spinea.

Tra il mese di gennaio 2011 e il marzo dell’anno successivo si sarebbe appropriato di 7.800 euro del condominio “Belvedere” di via Nazario Sauro di Mirano che invece dovevano essere utilizzati per pagare la ditta che aveva svolto alcuni interventi di manutenzione.

Dalla cassa del condominio “Magnolia” di via De Filippo di Spinea, invece, si era preso 2.300 euro, inoltre si era intascato 600 euro di quella che doveva essere la rata dell’assicurazione. Tra l’aprile 2009 e il dicembre dell’anno successivo avrebbe “dimenticato” di pagare la manutenzione degli ascensori eseguita di tecnici della “Thyssenkrupp” e si era trattenuto i soldi, una cifra non meglio precisata, del condominio “Colombo”, che si trova nell’omonima via di Mirano. Infine, cinque anni fa, si sarebbe appropriato di ben 20mila euro dalle casse del condominio “Serenissima” di via Villafranca a Mirano.

Padoan era piuttosto gettonato come amministratore di condominio e ne gestiva parecchi. Non è escluso che vi siano ammanchi anche in altri. I finanzieri che hanno compiuto le indagini hanno raccolto gli indizi e le prove, dopo che gli inquilini di uno dei condomini coinvolti nell’inchiesta avevano segnalato l’ammanco in cassa di una cifra notevole. In seguito ai controlli delle Fiamme gialle sono venuti alla luce gli altri.

Fonte: La Nuova di Venezia e Mestre
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venerdì 6 maggio 2016

Leonardo Sangiorgi dovrà scontare 4 anni di pena per il buco lasciato a centinaia di famiglie ferraresi, quasi 400.000 euro

FERRARA 
Aprile 2016

E’ in carcere Leonardo Sangiorgi, ex amministratore di condominio che nel 2010 scappò da Ferrara, lasciando dietro di sè buchi e ammanchi per circa 400mila euro nei condomini amministrati, cui tagliarono luce, gas e acqua. E in cella deve scontare 4 anni di pena, per le condanne accumulate per essersi intascato, appunto, i soldi delle bollette dei propri amministrati, gli abitanti di almeno una decina di condomini, centinaia di famiglie costrette ancora oggi pagare e ripagare due volte cifre esorbitanti ad Hera ed Enel. Sangiorgi è in carcere a Modena e vi resterà fino al 2020, se non vi saranno sviluppi tecnico-giudiziari, con la richiesta di riduzione di pena, per il principio della continuazione della pena negli anni.

La notizia che verrà accolta da tanti ferraresi favorevolmente («anche se dispiace umanamente», spiega un legale delle famiglie truffate), in quanto hanno ottenuto perlomeno giustizia, si è appresa ieri mattina in tribunale: qui Sangiorgi era imputato in un altro processo, sempre per appropriazione indebita, di oltre 30mila euro, sottratti agli abitanti del condominio Giardino di via Cesare Battisti qui in città. All’apertura del processo, ieri mattina (il decimo processo secondo le nostre cronache, tra quelli in cui è stato condannato, cinque processi, e altri prescritto, reato cancellato) lui, imputato del raggiro, non c’era. Assente più che giustificato, ha riferito il suo legale al giudice Debora Landolfi e alla pm Ombretta Volta: Sangiorgi è detenuto nel carcere S.Eufemia di Modena per il cumulo delle pene del passato, di tutti i processi subiti a Ferrara per appropriazione indebita.

E’ bastato consultare i documenti prodotti dalla difesa per aver conferma dell’assenza giustificata di Sangiorgi. Per questo motivo il giudice ha aggiornato il processo al 19 maggio prossimo: quando, spiega il suo legale, Andrea Ferrari, Sangiorgi sarà presente in aula e per difendersi, prima di tutto, vorrà dare spiegazioni al giudice, facendo dichiarazioni spontanee. Il problema, per lui, è che non potrà dare spiegazioni alle centinaia di famiglie che ha truffato: per essersi intascato i soldi che i propri amministrati, in tanti palazzi della città, gli davano per pagare gas, acqua, luce e lavori condominiali.

Soldi che lui dirottava in altre attività economiche – rivelatesi fallimentari -, da qui il buco diventato voragine. Uno sui tanti, il condominio Ducale di via Argine Ducale, in cui lasciò 84 famiglie al freddo e al buio con un buco di oltre 250mila euro. E che ancora oggi continuano a pagare – ricorda l’avvocato del condominio Luca Esposito – subendo gli strascichi di questa tragedia: «In alcuni casi – rammenta il legale -, purtroppo alcune famiglie sono state costrette a vendere le proprie case, per far fronte ai pagamenti che non riuscivano a coprire»: tutta colpa di Leonardo Sangiorgi, oggi 50enne, “ex” amministratore di condominio.

Fonte: La Nuova Ferrara
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domenica 20 marzo 2016

15 AMMINISTRATORI SCAPPANO CON TUTTI I DEPOSITI BANCARI: TRUFFA DA OLTRE 1,5 MILIONI DI EURO


Chiusano San Domenico (AV)

Truffa ai danni di piccoli imprenditori dell’Alta Irpina scoperta dai carabinieri della compagnia di Montella. Le indagini hanno permesso di smascherare un meccanismo di truffe commesse nel chiusanese dai 15 componenti del consiglio di amministrazione della locale Cassa di Mutualità, che dopo poco è stata dichiarata fallita per bancarotta. I militari di Chiusano San Domenico hanno individuato diversi risparmiatori truffati dalla Cassa, convincendoli a denunciare la truffa che li aveva privati di tutti i loro risparmi. Le indagini erano iniziate già nel periodo estivo, attraverso le numerose testimonianze raccolte e gli accertamenti effettuati dai militari.

PRESTITI

I componenti del Cda della Cassa, secondo l’accusa, si erano da soli “auto-approvati” ed elargiti sostanziosi e vantaggiosi prestiti riservati ai soci, senza alcuna garanzia e senza seguire le procedure previste. Dopo aver evaso le pratiche ed ottenuti i prestiti, nessun amministratore ha mai più restituito le ingenti somme ottenute: nessuna delle numerose rate previste per la restituzione dell’importo finanziato è stata mai onorata.

1,5 MILIONI

L’articolato e reiterato meccanismo fraudolento nel tempo, tuttavia, ha determinato che le somme illecitamente sottratte, giunte sino quasi ad un milione e mezzo di euro, hanno provocato un vero e proprio dissesto finanziario ed il relativo fallimento della Cassa di Mutualità. Dolosa la condotta, inoltre, del consiglio di amministrazione che, pur rendendosi conto del grave dissesto finanziario, non ha mai intrapreso alcuna azione nei confronti di coloro che non restituivano le varie rate dei prestiti ottenuti.

RISPARMIATORI

A farne le spese, ovviamente, sono stati i numerosi risparmiatori della Cassa che avevano affidato i lori risparmi e che negli ultimi mesi non sono riusciti nemmeno a contattare i vari responsabili dell’istituto di credito, che sono svaniti nel nulla. Con le reiterate truffe messe in atto, ognuno degli amministratori era riuscito a “mettere da parte”, con i vari prestiti “agevolati”, in media 100mila euro ciascuno, motivo per cui sono stati tutti denunciati in stato di libertà per truffa aggravata ed insolvenza fraudolenta. Ora è caccia agli amministratori in fuga. Le indagini sono condotte in stretta collaborazione con i magistrati delle procura di Avellino.
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mercoledì 16 marzo 2016

Caso Cavellini, una pioggia di accuse


Brescia

Una vera e propria pioggia di accuse si sta riversando in redazione su Matteo Cavellini, l’amministratore condominiale ritenuto responsabile da un folto numero di clienti di una serie buchi trovati nelle casse degli edifici da lui gestiti. Accuse che in alcuni casi si sono trasformate anche in denunce per furto e appropriazione indebita o, recentemente, per truffa, come spiegato da un lettore che si inserisce, suo malgrado, «nell’innumerevole schiera dei " bidonati"» da Cavellini, , tra fatture che non risultano saldate, documenti contabili con cifre che non tornano, bonifici ingiustificati e fornitori che pretendono pagamenti.

E non è da escludere che, come avvenuto in casi analoghi, la Procura intenda raccogliere le segnalazioni in un unico filone. I suoi accusatori parlano di un buco complessivo che può raggiungere i due milioni, mentre l’amministratore ha abbassato la soglia a 500mila euro. Erano più di duecento i condomini in mano a Cavellini nei momenti di massima fortuna, scesi ad un centinaio negli ultimi tempi.

Le telecamere di «Mi manda Raitre» hanno sentito una serie di clienti delusi tra il Garda, dove l’amministratore ha un ufficio, e Brescia, dove si concentravano parte delle sue attività. La puntata andrà in onda martedì prossimo, tra le 10 e le 11, con un servizio che racconterà le disavventure di chi sta bussando alla porta del 44enne con richieste che valgono decine di migliaia di euro.

E tra gli accusatori di Cavellini c’è anche la sua ex collaboratrice Alessia Scalvini, già oggetto di denunce per i fondi mancanti in residence e palazzine da lei gestite. La 38enne racconta via mail di aver presentato in aprile «un esposto» contro l’ex collega e ora spiega tramite il suo legale «di essere una vittima». Scalvini, che i clienti gabbati ritengono essere sodale dell’amministratore sotto accusa, racconta di aver pagato di tasca propria negli ultimi mesi circa «170mila euro per ammanchi riconducibili a comportamenti anomali ed illeciti del dott. Cavellini» e di voler contribuire alla ricerca della verità, mettendosi a disposizione della magistratura.


Fonte: giornale di Brescia
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lunedì 14 marzo 2016

Amministratore di condominio a giudizio, accusato di aver rubato 200mila euro


Tagliacozzo

Spariscono 200mila euro da un condominio in località Piccola Svizzera, a Tagliacozzo, e un amministratore viene rinviato a giudizio. 

La Procura di Avezzano lo ha accusato di truffa. Si tratta di un noto avvocato romano, ex mministratore edl Condominio. Nella contabilità generale mancherebbero anche le ricevute di pagamento per i lavori eseguiti nel residence o meglio sembra che l’avvocato non abbia utilizzato i soldi dei condomini per la ristrutturazione ma per altri scopi. 

E così le famiglie che vivono nel maxicondominio, che sono per più romane e vanno nel piccolo centro turistico per lo più l’estate, una volta scoperto che la contabilità non era affatto chiara hanno dato incarico ad un nuovo amministratore, 

Sabrina Nanni (parte lesa, assistita dall’avvocato Bruno Ricciotti), che ha il suo ufficio ad Avezzano, in Via Garibaldi, e che ha presentato una dettagliata denuncia al magistrato inquirente che dopo vari accertamenti, anche da parte della Guardia di Finanza, ha chiesto di processare direttamente l’ex amministratore fissando l’udienza davanti al giudice del Tribunale di Avezzano per il giorno tre febbraio. 

Secondo la denuncia presentata dai condomini alla Procura, l’ex amministratore non si sarebbe fatto consegnare dalle ditte, che eseguivano i lavori nel condominio, neppure le previste ricevute fiscali e per questo la fiamme gialle starebbero effettuando verifiche anche nei confronti di queste imprese. Gli inquilini avevano dato mandato al nuovo amministratore, Sabrina Nanni.


Fonte: Mariscalive
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sabato 12 marzo 2016

Un bellunese è accusato di appropriazione indebita del denaro dei condomini e di documentazione


Risulta per il momento irreperibile e ieri i suoi avvocati hanno ufficialmente rinunciato alla difesa

BELLUNO (Marzo 2016)

L’amministratore non si trova. Ma soprattutto non si sa che fine abbia fatto una somma sui 37 mila euro dei condomini, che era versata su un conto corrente acceso all’agenzia di Belluno dell’Unicredit banca. Ivo Tormen è accusato di appropriazione indebita, con l’aggravante di aver commesso il fatto con l’abuso di prestazioni d’opera. Fino al giugno di quattro anni fa, l’uomo era amministratore del condominio San Francesco, lungo la via cittadina omonima. È accusato di essersi appropriato di denaro e fondi dei residenti, attraverso prelievi di contanti oppure con bonifici e altre operazioni bancarie, che non c’entravano nulla con la gestione del condominio.

Non solo non erano suoi, ma nemmeno erano utilizzati per fare dei lavori su qualcosa o pagare delle forniture a qualcuno. Proprietari e affittuari devono essersene accorti, facendo due conti sulle spese condominiali, sta di fatto che l’hanno sostituito, ma non è finita così. La seconda accusa, che viene mossa a Tormen è di non aver consegnato al successore la documentazione fiscale e contabile relativa alla propria gestione, trattenendola per sé e commettendo un illecito. Quello che non torna è anche il fatto che l’uomo si sarebbe reso irreperibile. I suoi difensori Prade e Montino non sono più riusciti a contattarlo, pertanto nell’udienza filtro di ieri mattina hanno ufficialmente rinunciato al mandato. Ci avevano provato con il telefono, che però risulta staccato e anche con un telegramma urgente, che non è mai stato ritirato. Eppure qualche vicino di casa l’avrebbe visto, non più tardi di una, al massimo due settimane fa. Fra l’altro, Montino sostiene che la cifra sia di molto inferiore e che basterebbe incaricare un consulente con le necessarie competenze, per fare un calcolo più preciso.

Intanto, l’imputato è passato a Mauro Gasperin, il primo avvocato che il giudice Coniglio ha avvistato in aula.

Il nuovo legale d’ufficio non poteva che chiedere il termine a difesa, perché giustamente non può sapere nulla del fascicolo che ha appena ereditato e il giudice Coniglio ha fatto un rinvio breve a venerdì 18, per permettergli di studiarselo a dovere, in attesa di aprire il dibattimento.

Fonte: CorriereAlpi



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mercoledì 9 marzo 2016

L’amministratore in Porsche è scomparso: buco milionario


Genova

Il ricordo brucia ancora nella mente di chi, lentamente, sta scoprendo che “il dottore”, il brillante amministratore di condominio, rinomato in mezza Genova per il suo eloquio e la sua Porsche, il denaro dei condomini - quasi un centinaio - al termine di rimpalli che i primi accertamenti disegnano come vorticosi, non arrivava a destinazione. Dove finissero i denari non è chiaro, né è noto, quantomeno ai suoi creditori, l’attuale buen retiro di Massimo Griotti, dopo l’abbandono dell’ultimo domicilio conosciuto, un elegante studio nel quartiere di Carignano. In attesa di notizie, mentre alla guardia di finanza fioccano le denunce e gli avvocati si mettono in moto, c’è da fare i conti con una “bolla” che, man mano che altri professionisti subentrano nella gestione dei caseggiati, aumenta di dimensioni ogni giorno che passa: dai due milioni di scoperto stimati fino a qualche settimana fa, considerando l’intero portafogli di palazzi gestiti, il conto, stando alle informazioni che circolano tra gli amministratori - subentranti e non - la voragine sfiorerebbe i quattro milioni.

Quello che è ormai un ex studio gestiva gli affari di palazzi in mezza città. In pieno centro, in zona San Vincenzo, passando per Oregina e la Valbisagno, da Marassi fino al “Biscione”, per arrivare a Sturla. E, verosimilmente per un tempo piuttosto lungo, la vera situazione dei conti di molti di questi condomini è stata quantomeno taciuta. Qualcuno ha iniziato a sospettare, altri hanno scoperto per caso che qualcosa non andava: come è successo in via Bobbio, all’1, un palazzone vista stadio dove il “puffo” supera abbondantemente i 100 mila euro. La lamentela di un “piccolo”, l’addetta delle pulizie, è stata la scintilla. Silenziosa, per molto tempo, nel timore di perdere il lavoro, un giorno si sfoga con un condòmino. «Non mi pagano, non posso continuare». Un tassello dopo l’altro, quelle che in un primo tempo erano solo voci si sono fatte più insistenti, circostanziate. «Querelo tutti - faceva mettere a verbale “il dottore”, in assemblee in cui, più o meno energicamente, gli veniva chiesto conto di alcune stranezze - devo tutelarmi».

Del vero, in fin dei conti, ce n’era. Perché, una dopo l’altra, le innumerevoli fatture custodite gelosamente dal professionista e dai suoi collaboratori hanno iniziato a spuntare. E con esse gli altrettanto numerosi solleciti di pagamento. Un’autentica bomba innescata, all’insaputa di chi invece, mettendo in conto i classici, fisiologici ritardi - e talvolta anche le morosità e le “dimenticanze” di alcuni condomini - il conto, nella sostanza, lo saldava eccome. Ecco spuntare quindi “buchi” da decine di migliaia di euro, un po’ in tutto lo “scibile”: riscaldamento, servizi “generali”, l’acqua. Per non parlare della trascuratezza emersa, piuttosto di frequente, nel comparto delle ristrutturazioni.

Le contromisure infine sono arrivate, anche radicali: come gli avvisi a caratteri cubitali affissi negli androni dove si spiega che non è proprio più il caso di utilizzare il vecchio conto corrente per i versamenti. Ma le contromosse, pur avendo evitando un’ulteriore degenerazione, rischiano di essere tardive: perché, dai primi accertamenti, quella che sta emergendo è una situazione intricatissima di debiti incrociati. In pratica: i condomini coinvolti sarebbero in molti casi debitori gli uni degli altri, perché i fondi versati da un caseggiato venivano utilizzati - indifferentemente - per pagare le proprie spese o per quelle di altri fabbricati.

Di lui, “il dottore” con la passione per le auto sportive e per il golf, ad oggi non si sa molto. Perfino il suo profilo Facebook, negli ultimi giorni, è sparito con una velocità paragonabile solo a quella con cui è stato smantellato il suo studio. Allo stesso modo Griotti, cedute a giugno le quote di una società di servizi, non risulta essere titolare di alcunché: un altro elemento che rischia di trasformare in una chimera recuperare il maltolto.

Il Secolo XIX, per avere una sua versione dei fatti, ha provato a mettersi in contatto con il professionista, a un numero di cellulare che, nei documenti risultava “di reperibilità”. Ma i tentativi dell’interlocutrice - una dipendente dello studio - di mettersi in contatto con l’amministratore, per ora sono risultati vani.


Fonte: il Secolo XIX
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martedì 8 marzo 2016

Canini beffa un altro condominio, Via Pavoni, mancano 72mila euro


Monza

Piovono denunce alla Procura della Repubblica per Loris Canini, l'amministratore di una quarantina di condomini a Monza e dintorni, finito questa estate al centro di un caso di cronaca dopo aver fatto perdere le proprie tracce lasciando consistenti ammanchi nei bilanci degli stabili brianzoli. L'ultima è stata depositata pochi giorni fa al palazzo di giustizia di piazza Garibaldi. A muovere le vie legali contro Canini è stato l'amministratore, nonché legale rappresentante, del Condominio di via Pavoni 9, a Monza, che Canini aveva in gestione dal novembre 2008. I residenti, assistiti dall'avocato Alessandro Meregalli, lamentano un ammanco, anzi, "una vera e propria voragine", come riportato nell'atto di querela, di ben 72mila euro.

Appropriazione indebita aggravata il reato ipotizzato: "Per tutto il triennio 2009 - 2012, Loris Canini gestiva, apparentemente, in modo impeccabile il condominio, presentando con tempestività i rendiconti ed i consuntivi, rendendosi sempre disponibile, dimostrando affabilità e competenza. Insomma, sventolando tutto il catalogo del buon amministratore di condominio. Tutto apparentemente in ordine, ma solo fino al giugno 2012, quando, in modo improvviso e del tutto inaspettato, Loris Canini faceva perdere le proprie tracce", si apprende dalla denuncia.

I fornitori, intanto, battevano cassa: "Il tutto emergeva non tanto e non solo dai controlli incrociati degli estratti conti bancari, ma anche dalle lettere di messa in mora pervenute al Condominio da parte di alcuni creditori, e dalle conferme telefoniche ricevute dal nuovo amministratore che, personalmente, contattava tutti i fornitori del Condominio per accertarsi della loro situazione creditoria". I soldi, secondo i querelanti, sono stati "distratti e spesi da Loris Canini per fini affatto diversi da quelli per cui gli erano stati consegnati".

Dalla segreteria della Procura, si apprende che "molte altre denunce" sono state depositate nei confronti di Canini, anche se ufficialmente le stesse non risultano ancora riunite in unico fascicolo di indagine. Intervistato a fine agosto, Canini aveva raccontato al 'Cittadino' la sua versione, negando di essersi arricchito in alcun modo dalla vicenda. "Non ho intascato un euro- aveva detto- il motivo di tutta questa vicenda era dovuto a problemi di gestione, cercavo di stare dietro ai fornitori prelvando dai vari conti, fino a che tutto non mi è crollato addosso". Canini, aveva riferito, certificati medici alla mano, di essere caduto in depressione e di aver tentato il suicidio.

Fonte: il cittadino
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lunedì 7 marzo 2016

Tiene per sé 600mila euro: denunciata amministratrice di condominio


La donna aveva raggranellato circa 600mila euro erano destinati al pagamento delle bollette. Scoperta dalle Fiamme Gialle

Avrebbe raggirato almeno 200 famiglie, utilizzando per scopi personali circa 600 mila euro versati per il pagamento di acqua, luce e gas: per questo un'amministratrice di condominio di Terni di 47 anni è stata denunciata dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza per appropriazione indebita e falsità in scrittura privata. L'indagine, svolta anche con l'aiuto di accertamenti bancari - spiega oggi la gdf - ha permesso di appurare che, da almeno tre anni, la donna rilasciava ai condomini (la maggior parte dei quali residenti in un grande immobile della città) false copie di bonifici mentre, di fatto, provvedeva al pagamento di una minima parte delle fatture delle spese correnti, cioè delle sole bollette utili ad evitare il distacco delle utenze per morosità. La maggior parte delle somme di denaro, invece, sarebbero state distratte dalla donna attraverso l'incasso diretto o il versamento su conti correnti personali. I condomini sono stati costretti così a versare due volte i corrispettivi delle fatture insolute. Sono stati alcuni di loro, dopo i primi sospetti, a presentare denuncia alle fiamme gialle.


Fonte: La Nazione
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sabato 5 marzo 2016

Gestisce un'ottantina di condomini e non paga le tasse, nei guai il paperone degli amministratori



Modena

Un professionista modenese, attivo nel settore delle gestioni condominiali, completamente sconosciuto al fisco: non aveva mai presentato le dichiarazioninonostante da anni fosse amministratore di 76 condomini in provincia di Modena. L’ha scovato la Guardia di finanza anche grazie all’incrocio dei dati informatici dell’anagrafe tributaria, che hanno fatto emergere una ricchezza patrimoniale riconducibile all’evasore totale in questione, sia immobiliare sia mobiliare, pari ad alcuni milioni di euro.

Per gli anni d’imposta dal 2009 al 2015, sono emersi compensi non dichiarati per oltre un milione di euro ed un’evasione Iva di quasi 200.000. Il professionista ha già accettato il pagamento di una somma di circa 900.000 euro a titolo di imposte, sanzioni ed interessi. Nel corso delle attivita’ ispettive, è stato scoperto che il professionista si era appropriato indebitamente di oltre 170.000 euro, che gli avevano affidato i condomini amministrati per imposte a carico di questi ultimi e mai versate all’erario.

L’evasore totale è stato denunciato per omessa presentazione delle dichiarazioni ai fini delle imposte dirette e dell’Iva così come di appropriazione indebita. La Procura di Modena, per iniziativa del sostituto procuratore Marco Imperato, ha coordinato le indagini disponendo il sequestro di proventi illeciti per quasi 530.000 euro, integralmente individuati nei conti correnti bancari della persona indagata.


Fonte: il resto del carlino
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Amministratrice di condominio infedele, al via il processo - REGGIO EMILIA


Reggio Emilia 25 Gennaio 2016

Si è aperto oggi, al tribunale di Reggio Emilia, il processo all’amministratrice "infedele" Gabriella Ferretti la quale è accusata, come attestano gli estratti conto del condominio querelante, di aver prelevato a suo favore, oltre 45mila euro in tre anni e di non aver corrisposto oltre 41mila euro di spese di riscaldamento centralizzato, costringendo i condomini a sborsare nuovamente questo importo per evitare la sospensione del servizio da parte di Iren.

Il condominio, difeso dall’avvocato Annamaria Terenziani, presidente dell’associazione che tutela i proprietari di casa, ovvero Confedilizia, si è costituto parte civile per richiedere il risarcimento di tutti i danni patrimoniali subiti, oltre a 30mila euro di danni morali.

Contro l’amministratrice imputata si è costituita parte civile anche la stessa associazione della proprietà edilizia Confedilizia di Reggio Emilia. "Il fatto di reato compiuto dalla Ferretti ha leso gli interessi perseguiti dall’associazione, ovvero la tutela dei diritti morali ed economici del proprietario di casa anche nell’ambito condominiale", ha detto l’avvocato Terenziani, presidente di Confedilizia Reggio Emilia. "Abbiamo richiesto che il Tribunale condanni la stessa al pagamento di una somma non inferiore a 10mila euro che destineremo alle nostre battaglie in difesa dei proprietari di casa".

Il procedimento proseguirà il 10 febbraio perchè la causa possa essere riunita ad altri due procedimenti pendenti contro Gabriella Ferretti per fatti analoghi compiuti a danno di altri condomini. La Ferretti, tramite il suo difensore, ha preannunciato di voler chiedere un rito alternativo, abbreviato o patteggiamento, per l’ottenimento di uno sconto di pena.


Fonte: ReggioSera
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mercoledì 2 marzo 2016

In fuga d'amore con la cassa dei condomini - Sparito amministratore di 40 palazzi



Monza


A lanciare l'allarme sono stati gli inquilini e proprietari dei palazzi tra Monza, Desio, Lissone e Agrate che Loris Canini ha truffato

E' scappato probabilmente su un’isola tropicale con la cassa dei condomini che amministrava e una (si vocifera) spendida amante romena. Un fatto incredibile quello accaduto circa due settimane fa a Monza, ma che in realtà conta vittime in tutta la Brianza.

Sono infatti gli inquilini e i proprietari dei quasi 40 palazzi tra Monza, Desio, Lissone e Agrate che Loris Canini, 40 anni, con studio in viale Europa a Monza, amministrava da anni. A lanciare l’allarme, che si sta per trasformare in una denuncia collettiva sia civile che penale, sono stati proprio i condomini che hanno perduto migliaia di euro nella migliore delle ipotesi destinati alla gestione del palazzo e spariti con Canini. Tra le «vittime» in particolare ci sono i 24 inquilini del condominio Il Girasole di via Cantalupo che, a differenza di tutti gli altri, non sono ancora riusciti nemmeno a quantificare il buco creato dall’amministratore, perché non è concesso loro di accedere ai bilanci.

Gli altri hanno stimato buchi anche di 60mila euro. «L’ultima volta che lo abbiamo sentito è stato a fine maggio – ha raccontato Valeria Nava – mi ha addirittura mandato a prenotare la sala per l’assemblea condominiale; peccato che poi alcuni di noi sono andati in ufficio e hanno trovato un biglietto che diceva “sono andato lontano non cercatemi” ». A dire il vero la gestione dell’amministratore dal 2008 al 2010 sembra fosse stata regolare, ma poi i condomini avevano capito che qualcosa non funzionava più. «Prima di tutto dato che eravamo in causa con la società edile e avevamo nominato un perito – ha aggiunto la Nava – abbiamo iniziato a scoprire che questi non aveva ricevuto soldi e non aveva fatto la perizia. A quel punto siamo andati a fondo e ne sono venute fuori delle belle».

Tra i creditori del condominio monzese, e anche degli altri in Brianza, le imprese di pulizia, i manutentori degli impianti di sicurezza e degli ascensori, gli operai. «Sono venuti a chiederci soldi e lì abbiamo avuto la certezza che lui non li aveva pagati – ha precisato – abbiamo anche scoperto che era stato espulso dall’Anaci, l’associazione degli amministratori di condominio e lo stesso timbrava i documenti con quella qualifica... non ce l’aspettavamo proprio anche perché ha anche una bambina piccola». Ora i truffati stanno cercando di recuperare i bilanci, anche se l’impresa sembra ardua, per quantificare il danno subito e comunque si sono rivolti a dei legali. Nel frattempo i telefoni del fuggiasco sono spenti e in ufficio si vocifera che potrebbe essere anche in dolce compagnia. La banca intanto ha bloccato i conti correnti scoprendo che mancano soldi e ci sono assegni in bianco.


Fonte: il giorno
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