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martedì 7 marzo 2017

ALLARME A MESTRE: Amministratore scomparso

Antoine Valli, l'amministratore scomparso: Esposto dei condòmini al commissariato.

Mestre, 6 Marzo 2017

Amministratore di condominio scompare senza lasciare traccia, inquilini in allarme. L’amministratore condominiale è Antoine Valli, che di complessi residenziali e non, ne gestiva parecchi, sia nel nostro Comune, ma anche a Padova e a Treviso, in zona Fonderia. Il suo studio si trova a Noventa Padovana, ma sembra che di recente, si sia trasferito, per poi non farsi più trovare.

Gli inquilini del grande condominio “Ca’ Rossa” - 197 unità tra appartamenti, negozi e attività commerciali, garage - all’incrocio tra viale Vespucci e via Ca’ Rossa, zona ex Consorzio Agrario, hanno chiamato, hanno provato a cercarlo, a mettersi in contatto con lui in vari modi, ma niente da fare. Non c’è stato verso. Sparito senza lasciare un messaggio, una nota, abbandonando tutto a metà: scadenze, pagamenti, assemblee. A cercarlo anche i carabinieri.

Il pellegrinaggio. Nella giornata di venerdì a decine gli inquilini si sono recati "in processione" dalla nuova amministratrice, Beatrice Edel, per mostrare ricevute di pagamenti, bonifici, bollettini. Innanzitutto per perché così lei si può rendere conto dell'ammontare del denaro, visto che parliamo di 197 tra unità abitative, garage e negozi, secondo perché non vogliono ripagare. Gli inquilini sono sconcertati, qualcuno è disperato perché sa già che dovrà tirare fuori soldi già versati, la maggior parte non capiscono cosa stia succedendo e qualcuno crede che lui stia male.
Dopo un primo momento di spaesamento, i condòmini si sono visti costretti ad andare al commissariato di polizia a due passi. Qui hanno presentato un esposto per scomparsa agli agenti, quanto ad oggi possono fare visto che di prove non ce ne sono e solo avendo in mano qualche dato di fatto concreto da cui iniziare a indagare, è possibile far partire una denuncia vera e propria. Cosa sia accaduto, non è dato sapere, ma in tanti temono che prima di rendersi “irreperibile”, l’amministratore di condominio abbia prosciugato il conto in banca e lasciato da pagare alcune fatture.

Il giallo. «Quello che so», spiega un abitante, «è che non ci ho mai visto chiaro in questa faccenda. Non si riusciva a parlargli, c’erano troppi segni che facevano intendere che non sarebbe finita bene. Adesso abbiamo cercato di capirci qualche cosa, a partire, ad esempio, dai lavori che abbiamo fatto. In questo periodo avevamo recintato tutto il condominio, perché, come si sa, volevamo proteggerlo da sporcizia, malviventi, eccetera. Lavori che sono costati parecchio e non sappiamo se siano stati pagati o meno. E ancora il cambio dei videocitofoni interni ed esterni del condominio, l’intera ridipintura di tutto lo stabile. Costi non da poco. Ci sono state delle difficoltà con la banca, perché ovviamente solo lui accedeva ai conti, insomma alla fine abbiamo nominato un nuovo amministratore, ma il nostro sospetto e timore, è che i soldi siano spariti con lui e per questo vorremmo vederci chiaro». C’è chi è più cauto. «Non sappiamo nulla tranne che è sparito senza lasciare traccia o almeno da noi non si fa trovare», chiarisce un altro residente, «ne scopriremo di più a breve».

Assemblea. Per fare luce sulla vicenda, con l’esposto per scomparsa in mano, il consiglio condominiale ha potuto nominare un nuovo amministratore di condominio, Beatrice Edel, che adesso è nell’occhio del ciclone, sommersa di richieste da parte dei condomini, di sapere cosa sia accaduto. «Non posso dire nulla», spiega e ripete, «mi spiace. Sono ufficialmente in carica dal 20 febbraio e ho convocato un’assemblea di condominio il 14 marzo». Durante la quale saranno forniti chiarimenti sulla vicenda.
Ribadisce che l’ex amministratore è irreperibile da 7 febbraio, e precisa che Valli seguiva diversi condomini, a Padova, Treviso e Venezia, e che gli esposti per scomparsa sono già due.

I precedenti. Non è la prima volta che un amministratore di condomini si rende irreperibile e sparisce dopo aver lasciato dei buchi nei conti. Nel 2013 Pietro Piva, stimato in città per le sue doti professionali, un bel giorno non si era fatto più trovare. Ma era solo la punta di un iceberg, l’ufficio di via Spalti chiuso, il telefono che squillava a vuoto. Poi erano spuntati gli ammanchi, le bollette non pagate, i conti in rosso. Piva amministrava immobili in tutta la città.

Fonte: La Nuova di Venezia Mestre
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martedì 3 gennaio 2017

Deliberare il fondo cassa per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria

L’assemblea dei condomini con la maggioranza prevista dal 2 comma del 1136 del codice civile può deliberare l’istituzione di un fondo cassa per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria necessari a ridurre il degrado dell'edificio laddove gli interventi da eseguire siano stati individuati ma non ancora deliberati.

Per la Cassazione appartiene al potere discrezionale dell'assemblea e non pregiudica né l'interesse dei condomini alla corretta gestione del condominio, né il loro diritto patrimoniale all'accredito della proporzionale somma in quanto l'istituzione di un fondo-cassa per le spese di ordinaria manutenzione e conservazione dei beni comuni viene compensata dal corrispondente minore addebito, in anticipo o a conguaglio.

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CASSAZIONE 11 AGOSTO 2016, Nr. 17035: Fondo cassa per lavori di manutenzione




Suprema Corte di Cassazione
sezione II civile

sentenza 11 agosto 2016, n. 17035



REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente
Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere
Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere
Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere
Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere

ha pronunciato la seguente:


SENTENZA


sul ricorso proposto da:

Avv. (OMISSIS), rappresentato e difeso da se medesimo;

– ricorrente –

contro

CONDOMINIO DI (OMISSIS), in persona dell’amministratore pro tempore;

– intimato –

e nei confronti di:

Avv. (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Palermo in data 23 maggio 2011.

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 19 luglio 2016 dal Consigliere relatore Dott. Giusti Alberto;

udito l’Avv. (OMISSIS);

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Russo Rosario Giovanni, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. – Con ricorso in data 10 giugno 1999 (OMISSIS) impugnava la delibera adottata il 5 maggio 1999 dall’assemblea condominiale dell’edificio di via (OMISSIS) in quanto la stessa sarebbe stata illegittima per avere, senza la prescritta maggioranza, deciso di costituire un fondo cassa di Lire 50.000.000, poi ridotto a Lire 40.000.000, per innovazioni, incorrendo anche in eccesso di potere.

Si costituiva il Condominio, resistendo.

2. – Con sentenza in data 10 giugno 2004 il Tribunale di Palermo rigettava la domanda.

3. – Con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 23 maggio 2011, la Corte d’appello di Palermo ha confermato la pronuncia di primo grado appellata dal (OMISSIS).

3.1. – La Corte territoriale ha rilevato che gia’ nel novembre e dicembre 1998 l’assemblea condominiale era stata convocata per discutere ed approvare lavori di adeguamento dell’impianto elettrico, di manutenzione della copertura e del lucernaio della scala, di manutenzione dell’impianto fognario e dell’intero edificio in grave stato di degrado, ma nessuna decisione era stata presa per difetto del numero legale. Nell’assemblea del 5 maggio 1999 – ha proseguito la Corte d’appello – il fondo cassa e’ stato istituito in previsione delle spese che si sarebbero dovute affrontare per i lavori in questione, rinviando l’approvazione degli stessi ad epoca in cui vi fosse stato il nuovo amministratore. E siccome le spese da affrontare avrebbero riguardato opere di manutenzione ordinaria e straordinaria e non certo innovazioni, la maggioranza richiesta era quella dell’articolo 1136 c.c., comma 2, maggioranza nella specie rispettata, essendo stata l’istituzione del fondo cassa deliberata da tutti gli intervenuti che rappresentavano piu’ della meta’ del valore dell’edificio. Secondo la Corte di Palermo, l’istituzione del fondo cassa e’ avvenuta legittimamente ed e’ ampiamente giustificata dalla necessita’ di effettuare lavori di manutenzione orinaria e straordinaria, gia’ piu’ volte rimandati.
La Corte del gravame ha altresi’ escluso la denunciata esorbitanza dell’importo del fondo cassa: cio’ in quanto le opere da realizzare erano numerose e impegnative e, in assenza di preventivi gia’ approvati, l’assemblea doveva necessariamente accantonare la somma presuntivamente necessaria.
La Corte d’appello ha infine ritenuto nuova, e quindi inammissibile, la doglianza con la quale l’appellante si doleva che le tabelle millesimali non erano mai state da lui approvate.

4. – Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello il (OMISSIS) ha proposto ricorso, con atto notificato il 4 gennaio 2012, sulla base di tre motivi.

Nessuno degli intimati ha svolto attivita’ difensiva in questa sede.

Soltanto in data 18 luglio 2016 – quindi fuori termine – e’ pervenuta in cancelleria una memoria illustrativa ex articolo 378 c.p.c., del ricorrente.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – Con il primo motivo (violazione degli articoli 75 e 82 c.p.c., in connessione all’articolo 1131 c.c.) il ricorrente solleva eccezione di inammissibilita’ della costituzione nel giudizio di appello del Condominio convenuto per mancanza di autorizzazione dell’assemblea, che non ha, neppure successivamente, ratificato l’operato di costituzione in giudizio dell’amministratore.

1.1. – Il motivo e’ infondato.

In tema di condominio negli edifici, l’amministratore puo’ resistere all’impugnazione della delibera assembleare senza necessita’ di autorizzazione o ratifica dell’assemblea, giacche’ l’esecuzione e la difesa delle deliberazioni assembleari rientra fra le attribuzioni proprie dello stesso (Cass., Sez. 11, 23 gennaio 2014, n. 1451).

2. – Il secondo mezzo denuncia violazione e falsa applicazione dell’articolo 1135 c.c., n. 2. Premesso che la costituzione del fondo e’ stata impugnata per non esserne stata contestualmente stabilita la destinazione per l’utilizzo, il ricorrente, dopo avere ricordato che e’ inammissibile la costituzione di un fondo cassa per spese straordinarie, non determinate ne’ determinabili, esclude ogni collegamento tra il punto 3 dell’ordine del giorno, che istituiva il fondo cassa, ed il punto 4, recante la trattazione e deliberazione delle questioni poste all’ordine del giorno nella convocazione dell’assemblea del 18 dicembre 1998. Sarebbe pertanto erroneo il rilievo della Corte d’appello, secondo cui il fondo cassa sarebbe stato istituito in previsione delle spese che si sarebbero dovute affrontare per i lavori richiamati al punto 4 dell’ordine del giorno. Si tratta infatti – prosegue il ricorrente – di due punti “del tutto separati e del tutto avulsi tra loro”. D’altra parte – si osserva – le spese “in realta’ erano gia’ state dal condominio affrontate, contabilizzate nelle notule, pagate e per di piu’ con importi modestissimi e non comparabili con l’importo del fondo cassa per spese ordinarie e straordinarie”. Sarebbe inoltre del tutto erronea, e priva di riscontro in atti di causa, l’affermazione secondo cui l’approvazione dei lavori sarebbe stata rinviata ad epoca in cui vi fosse stato il nuovo amministratore: l’amministratore del condominio de quo e’ ancora il medesimo di allora e l’approvazione dei lavori prima eseguiti fu effettuata con l’approvazione del punto 4 dell’ordine del giorno nella seduta del 5 maggio 1999 ed il detto punto 4, non ricorso da alcuno, divenne definitivo. Sostiene ancora il ricorrente che il punto n. 4 dell’ordine del giorno, “divenuto definitivo”, “riguardo’ l’approvazione delle opere riportate nella convocazione del 18 novembre 1998 gia’ eseguite, contabilizzate e pagate con le notule mensili. Mentre la Corte territoriale ritenne che dette opere fossero ancora da realizzare ed a cio’ servisse la delibera recante il n. 3, per la costituzione di un fondo cassa, peraltro senza vincolo d’impiego, impugnato dal ricorrente”.

2.1. – Il motivo e’ infondato.

Questa Corte ha gia’ statuito che appartiene al potere discrezionale dell’assemblea e non pregiudica ne’ l’interesse dei condomini alla corretta gestione del condominio, ne’ il loro diritto patrimoniale all’accredito della proporzionale somma – perche’ compensata dal corrispondente minor addebito, in anticipo o a conguaglio – l’istituzione di un fondo – cassa per le spese di ordinaria manutenzione e conservazione dei beni comuni (Sez. 2, 28 agosto 1997, n. 8167).

Si e’ anche precisato che l’onere per la costituzione di un fondo speciale per le spese di manutenzione straordinaria va ripartito tra i condomini in base ai criteri fissati nell’articolo 1123 c.c., se per la realizzazione di interventi non ancora specificati e’ possibile ripartire provvisoriamente la somma destinata alla costituzione del fondo in base ai millesimi di proprieta’ (Sez. 2, 29 gennaio 1974, n. 244).

A questi principi si e’ attenuta la Corte territoriale, correttamente giudicando legittima l’istituzione – con deliberazione assembleare assunta nella seduta del 5 maggio 1999 con il voto favorevole di tutti gli intervenuti, rappresentanti oltre la meta’ del valore dell’edificio – di un fondo-cassa rivolto, in una situazione di grave degrado dell’immobile, ad assicurare la provvista per procedere ad opere di manutenzione, con particolare riferimento all’impianto fognario, alla copertura, al lucernaio della scala e all’adeguamento dell’impianto elettrico.


Si tratta di opere (“numerose e impegnative”) che – secondo il motivato apprezzamento dei giudici del merito – erano descritte nell’ordine del giorno della precedente assemblea del 18 dicembre 1998 ed erano state espressamente richiamate al punto 4 dell’ordine del giorno dell’assemblea del 5 maggio 1999: l’assemblea aveva pertanto deliberato l’istituzione del fondo-cassa per eseguire quelle opere, necessarie, di manutenzione ordinaria e straordinaria, mentre l’approvazione dei lavori era stata rinviata ad epoca in cui vi fosse il nuovo amministratore.

Il ricorrente contesta queste conclusioni, prive di mende logiche e giuridiche e congruamente motivate, ma con argomentazioni che sollecitano un esame in fatto, precluso in questa sede: ora escludendo qualsiasi correlazione tra il punto 3 ed il punto 4 dell’ordine del giorno; ora sostenendo che le spese che si sarebbero dovute affrontare con il fondo-cassa erano gia’ state affrontate dal condominio e pagate dai singoli condomini; ora sottolineando che sarebbe priva di alcun riscontro negli atti di causa l’affermazione circa la necessita’ di rinviare l’approvazione dei lavori ad epoca in cui vi fosse un nuovo amministratore.

3. – Con il terzo mezzo (violazione e falsa applicazione dell’articolo 345 c.p.c., in relazione agli articoli 1135 e 1137 c.c.) il ricorrente si duole che la Corte d’appello abbia ritenuto inammissibile, in quanto nuova, la censura con la quale l’appellante si era lamentato che le tabelle millesimali non erano mai state da lui approvate.

3.1. – Il motivo e’ inammissibile, per genericita’ della doglianza.

La Corte d’appello non ha esaminato nel merito la censura con cui l’appellante si era lamentato di non avere mai approvato le tabelle millesimali, contenenti “rilevanti errori di calcolo”, giacche’ la doglianza costituiva motivo nuovo, come tale inammissibile. Cosi’ statuendo, la Corte di Palermo ha fatto applicazione del principio secondo cui, in tema di impugnazione di delibere assembleari, la richiesta, nel giudizio di appello, di declaratoria di invalidita’ della delibera impugnata per un motivo diverso da quello dedotto nel giudizio di primo grado costituisce, per la novita’ della causa petendi, domanda nuova, vietata ai sensi dell’articolo 345 c.p.c..

Nell’impugnare questa statuizione, il ricorrente non indica in quale atto del giudizio di primo grado la deduzione sia stata articolata, limitandosi a prospettare che “il punto de quo” sarebbe “oggettivamente connesso con la richiesta ritualmente presentata in primo grado di errore nel computo dei millesimi”. Per il resto, il ricorrente fa specifico riferimento esclusivamente ad atti del giudizio di gravame: all’atto di appello del 30 giugno 2005, alla comparsa conclusionale del 24 novembre 2008 e alle note di discussione del 22 aprile 2011: atti non idonei a veicolare, per la prima volta, un motivo di invalidita’ della delibera non coltivato in primo grado.

4. – Il ricorso e’ rigettato.

Non vi e’ luogo a pronuncia sulle spese, non avendo gli intimati svolto attivita’ difensiva in questa sede.
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martedì 26 luglio 2016

Convenzione tra Abi e Cassa depositi e prestiti per i mutui garantiti


COMUNICATO STAMPA

Convenzione tra Abi e Cassa depositi e prestiti per i mutui garantiti
L’esenzione da bollo e registro si estende al cliente finale

Niente registro, bollo e altre imposte indirette per i mutui ipotecari concessi dalle banche, per l’acquisto dell’abitazione principale e per i lavori di ristrutturazione, alle giovani coppie e alle famiglie numerose o con disabili. Con la risoluzione n. 61/E di oggi, l’Agenzia delle Entrate precisa che il regime fiscale di favore previsto dall’articolo 5, comma 24, del Dl 269/2003, relativo ai contratti di finanziamento stipulati tra la Cassa depositi e prestiti e le banche intermediarie, è applicabile anche ai mutui conclusi tra queste ultime ed i beneficiari finali del prestito.

In che consiste l’agevolazione – Il Dl 269/2003 prevede una particolare procedura di erogazione di finanziamenti alle banche da parte della Cassa depositi e prestiti, volta a favorire l’accesso al credito, per l’acquisto dell’abitazione principale o per interventi di ristrutturazione, da parte di categorie di soggetti meritevoli di tutela, quali le giovani coppie, le famiglie numerose o i nuclei familiari con disabili. Per questa tipologia di finanziamenti è prevista l’esenzione dalle imposte di registro e di bollo e da ogni altra imposta indiretta.

I chiarimenti delle Entrate - Il documento di prassi ha precisato che il regime di esenzione deve trovare applicazione in relazione al complessivo rapporto di finanziamento e, dunque, sia con riferimento al finanziamento principale intercorrente tra la Cassa depositi e prestiti e la banca intermediaria, che con riferimento alla successiva erogazione delle somme ai mutuatari. La banca svolge, infatti, una funzione strumentale volta a consentire che la provvista messa a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti per l’accesso al credito da parte dei soggetti meritevoli individuati dalla norma venga effettivamente destinata a tale finalità.

Roma, 25 luglio 2016
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giovedì 19 maggio 2016

L’inchiesta dopo la denuncia di un maxi condominio del quartiere Santa Croce. Al vaglio ora l’operato di alcuni artigiani

REGGIO EMILIA 11 Maggio 2016

Prima i dubbi che diventano pian piano grossi come macigni, poi la rabbia che monta e si tramuta in una denuncia molto circostanziata alle forze dell’ordine, a quel punto la procura che apre un’inchiesta ed ora l’iscrizione nel registro degli indagati di un professionista reggiano (è accusato di appropriazione indebita e falso) come “mossa” che potrebbe non essere l’unica da parte della procura.

E’ l’ennesimo delicato caso di un amministratore di condominio contro di cui si sono scagliati i residenti di un palazzo che si ritengono beffati dalla sua gestione di conti, fatture, riparazioni, spese a volte imprevedibili.

Oltretutto non è una vicenda da poco, perché coinvolge un supercondominio – si trova nel quartiere Santa Croce – da circa centoventi residenti che secondo le loro stime avrebbero subìto un maxi danno.

I primi sospetti a chi vive in quella grande struttura sono sorti con l’arrivo della richiesta di pagamento di rate che ritenevano già saldate.

Sarebbero due i versanti che “puzzano” d’illecito.

In primo luogo le rate pagate in contanti da una bella fetta di residenti (a fronte di ricevute rilasciate dal professionista, ma quei soldi non sarebbero mai stati versati sui conti condominiali).

In seconda battuta i danni subiti da alcuni appartamenti (per esempio per delle infiltrazioni d’acqua che hanno richiesto il ripristino di intonaco e tinteggio) poi pagati dall’assicurazione ma anche quei quattrini sarebbero spariti e i danni melanconicamente mai riparati. E chi sta indagando su quest’ultimo versante, intende valutare non solo l’operato dell’amministratore di condominio, ma anche come su quei danni si fossero “mossi” gli artigiani chiamati in causa per le riparazioni.

Vi sono dei documenti su quei lavori di riparazione ai danni?

I condomìni sono tutelati dall’avvocato Ernesto D’Andrea e prima di arrivare all’azione legale non si sono certo risparmiati negli accertamenti. Insomma, novelli detective per arrivare a formulare una denuncia la più ricca possibile di elementi a sostegno.

Da due anni a questa parte – cioè da quando è esploso pubblicamente il caso di una serie di illeciti legati all’amministrazione di ben sei palazzi – sono giunte in procura non poche denunce relative all’operato di professionisti che gestiscono strutture residenziali più o meno grandi. Un fenomeno che dalla città si è poi esteso alla nostra provincia.

Un lavoro investigativo complesso, perché gli accertamenti da fare sono tanti (analisi dei bilanci condominiali, conti bancari da passare ai raggi x, rapporti con i fornitori, l’evolversi di alcune controversie) e i fascicoli aperti sarebbero diversi, con più magistrati coinvolti.

Fonte: Gazzeta di Reggio
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martedì 10 maggio 2016

L’ amministratore Luca Padoan a processo per appropriazione indebita. Avrebbe fatto sparire i soldi che servivano per pagare le manutenzioni nei palazzi

MIRANO
Aprile 2016

Stando alle accuse, si era intascato oltre 44mila euro che stavano nelle casse di cinque condomini, tre di Mirano e due di Spinea, così è finito sul banco degli imputati il miranese Luca Padoan, 51 anni: deve rispondere di appropriazione indebita.

Ieri l’udienza davanti al giudice monocratico di Venezia Claudia Arata, che dopo aver ascoltato un testimone ha rinviato l’udienza al 10 maggio. Quel giorno parleranno il pubblico ministero, che chiederà la condanna dell’imputato, e il difensore, l’avvocato Marco Tonon, che si batterà per l’assoluzione. Poi toccherà al giudice decidere ed emettere la sentenza.

Lungo il capo d’imputazione. Tra il mese di settembre 2011 e quello di maggio dell’anno successivo si sarebbe intascato circa 13 mila e 500 euro che i condomini avevano versato al loro amministratore per pagare alla società “Kone spa” l’adeguamento alle norme degli ascensori del condominio “Volturno” nell’omonima via di Spinea.

Tra il mese di gennaio 2011 e il marzo dell’anno successivo si sarebbe appropriato di 7.800 euro del condominio “Belvedere” di via Nazario Sauro di Mirano che invece dovevano essere utilizzati per pagare la ditta che aveva svolto alcuni interventi di manutenzione.

Dalla cassa del condominio “Magnolia” di via De Filippo di Spinea, invece, si era preso 2.300 euro, inoltre si era intascato 600 euro di quella che doveva essere la rata dell’assicurazione. Tra l’aprile 2009 e il dicembre dell’anno successivo avrebbe “dimenticato” di pagare la manutenzione degli ascensori eseguita di tecnici della “Thyssenkrupp” e si era trattenuto i soldi, una cifra non meglio precisata, del condominio “Colombo”, che si trova nell’omonima via di Mirano. Infine, cinque anni fa, si sarebbe appropriato di ben 20mila euro dalle casse del condominio “Serenissima” di via Villafranca a Mirano.

Padoan era piuttosto gettonato come amministratore di condominio e ne gestiva parecchi. Non è escluso che vi siano ammanchi anche in altri. I finanzieri che hanno compiuto le indagini hanno raccolto gli indizi e le prove, dopo che gli inquilini di uno dei condomini coinvolti nell’inchiesta avevano segnalato l’ammanco in cassa di una cifra notevole. In seguito ai controlli delle Fiamme gialle sono venuti alla luce gli altri.

Fonte: La Nuova di Venezia e Mestre
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venerdì 6 maggio 2016

Leonardo Sangiorgi dovrà scontare 4 anni di pena per il buco lasciato a centinaia di famiglie ferraresi, quasi 400.000 euro

FERRARA 
Aprile 2016

E’ in carcere Leonardo Sangiorgi, ex amministratore di condominio che nel 2010 scappò da Ferrara, lasciando dietro di sè buchi e ammanchi per circa 400mila euro nei condomini amministrati, cui tagliarono luce, gas e acqua. E in cella deve scontare 4 anni di pena, per le condanne accumulate per essersi intascato, appunto, i soldi delle bollette dei propri amministrati, gli abitanti di almeno una decina di condomini, centinaia di famiglie costrette ancora oggi pagare e ripagare due volte cifre esorbitanti ad Hera ed Enel. Sangiorgi è in carcere a Modena e vi resterà fino al 2020, se non vi saranno sviluppi tecnico-giudiziari, con la richiesta di riduzione di pena, per il principio della continuazione della pena negli anni.

La notizia che verrà accolta da tanti ferraresi favorevolmente («anche se dispiace umanamente», spiega un legale delle famiglie truffate), in quanto hanno ottenuto perlomeno giustizia, si è appresa ieri mattina in tribunale: qui Sangiorgi era imputato in un altro processo, sempre per appropriazione indebita, di oltre 30mila euro, sottratti agli abitanti del condominio Giardino di via Cesare Battisti qui in città. All’apertura del processo, ieri mattina (il decimo processo secondo le nostre cronache, tra quelli in cui è stato condannato, cinque processi, e altri prescritto, reato cancellato) lui, imputato del raggiro, non c’era. Assente più che giustificato, ha riferito il suo legale al giudice Debora Landolfi e alla pm Ombretta Volta: Sangiorgi è detenuto nel carcere S.Eufemia di Modena per il cumulo delle pene del passato, di tutti i processi subiti a Ferrara per appropriazione indebita.

E’ bastato consultare i documenti prodotti dalla difesa per aver conferma dell’assenza giustificata di Sangiorgi. Per questo motivo il giudice ha aggiornato il processo al 19 maggio prossimo: quando, spiega il suo legale, Andrea Ferrari, Sangiorgi sarà presente in aula e per difendersi, prima di tutto, vorrà dare spiegazioni al giudice, facendo dichiarazioni spontanee. Il problema, per lui, è che non potrà dare spiegazioni alle centinaia di famiglie che ha truffato: per essersi intascato i soldi che i propri amministrati, in tanti palazzi della città, gli davano per pagare gas, acqua, luce e lavori condominiali.

Soldi che lui dirottava in altre attività economiche – rivelatesi fallimentari -, da qui il buco diventato voragine. Uno sui tanti, il condominio Ducale di via Argine Ducale, in cui lasciò 84 famiglie al freddo e al buio con un buco di oltre 250mila euro. E che ancora oggi continuano a pagare – ricorda l’avvocato del condominio Luca Esposito – subendo gli strascichi di questa tragedia: «In alcuni casi – rammenta il legale -, purtroppo alcune famiglie sono state costrette a vendere le proprie case, per far fronte ai pagamenti che non riuscivano a coprire»: tutta colpa di Leonardo Sangiorgi, oggi 50enne, “ex” amministratore di condominio.

Fonte: La Nuova Ferrara
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sabato 16 aprile 2016

Mancano 150.000 euro nei bilanci condominiali


Amministratore di Canazei è accusato di aver usato soldi di condomini per sè. I carabinieri, sentite più di 60 persone e bilanci alla mano, lo hanno deferito in stato di libertà per appropriazione indebita. Dal 2010 ad oggi avrebbe sottratto la bellezza di 150.000 euro

Val di Fassa

Usava gli assegni dei condomini per spese personali. E' con questa accusa che è stato deferito all'autorità giudiziaria dai Carabinieri di Canazei un amministratore condominiale della zona. Nel corso delle indagini i militari hanno raccolto informazioni da più di 60 persone, inquilini degli appartamenti gestiti dall'amministratore in tutta la Val di Fassa, quest'ultimo è accusato di aver sottratto e tenuto per sè una cifra pari a 150.000 euro dall'aprile del 2010 a giugno del 2015. Il reato contestato è appropriazione indebita. 

Dai controlli degli assegni staccati dai condomini ed accertamenti specifici sullo stato patrimoniale dell'amministratore i Carabinieri hanno scoperto che l'uomo era particolarmente abile nel celare gli ammanchi, che non figuravano nemmeno nel bilancio annuale presentato alle assemblee condominiali. I fornitori delle residenze, artigiani e professionisti, lamentavano anche ritardi nei pagamenti o debiti non ancora pagati.


Fonte: Trento Today
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domenica 20 marzo 2016

15 AMMINISTRATORI SCAPPANO CON TUTTI I DEPOSITI BANCARI: TRUFFA DA OLTRE 1,5 MILIONI DI EURO


Chiusano San Domenico (AV)

Truffa ai danni di piccoli imprenditori dell’Alta Irpina scoperta dai carabinieri della compagnia di Montella. Le indagini hanno permesso di smascherare un meccanismo di truffe commesse nel chiusanese dai 15 componenti del consiglio di amministrazione della locale Cassa di Mutualità, che dopo poco è stata dichiarata fallita per bancarotta. I militari di Chiusano San Domenico hanno individuato diversi risparmiatori truffati dalla Cassa, convincendoli a denunciare la truffa che li aveva privati di tutti i loro risparmi. Le indagini erano iniziate già nel periodo estivo, attraverso le numerose testimonianze raccolte e gli accertamenti effettuati dai militari.

PRESTITI

I componenti del Cda della Cassa, secondo l’accusa, si erano da soli “auto-approvati” ed elargiti sostanziosi e vantaggiosi prestiti riservati ai soci, senza alcuna garanzia e senza seguire le procedure previste. Dopo aver evaso le pratiche ed ottenuti i prestiti, nessun amministratore ha mai più restituito le ingenti somme ottenute: nessuna delle numerose rate previste per la restituzione dell’importo finanziato è stata mai onorata.

1,5 MILIONI

L’articolato e reiterato meccanismo fraudolento nel tempo, tuttavia, ha determinato che le somme illecitamente sottratte, giunte sino quasi ad un milione e mezzo di euro, hanno provocato un vero e proprio dissesto finanziario ed il relativo fallimento della Cassa di Mutualità. Dolosa la condotta, inoltre, del consiglio di amministrazione che, pur rendendosi conto del grave dissesto finanziario, non ha mai intrapreso alcuna azione nei confronti di coloro che non restituivano le varie rate dei prestiti ottenuti.

RISPARMIATORI

A farne le spese, ovviamente, sono stati i numerosi risparmiatori della Cassa che avevano affidato i lori risparmi e che negli ultimi mesi non sono riusciti nemmeno a contattare i vari responsabili dell’istituto di credito, che sono svaniti nel nulla. Con le reiterate truffe messe in atto, ognuno degli amministratori era riuscito a “mettere da parte”, con i vari prestiti “agevolati”, in media 100mila euro ciascuno, motivo per cui sono stati tutti denunciati in stato di libertà per truffa aggravata ed insolvenza fraudolenta. Ora è caccia agli amministratori in fuga. Le indagini sono condotte in stretta collaborazione con i magistrati delle procura di Avellino.
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sabato 19 marzo 2016

Ammanco in due condomini. Denunciato l’amministratore - LA SPEZIA


La Spezia 19 Gennaio 2016

Un’altra storia di ammanchi condominiali, di fornitori che sulla carta risultavano pagati e che, invece, sono andati alla carica lamentando di aver ricevuto poco a nulla rispetto alle prestazioni erogate. La vicenda riguarda due condomini nel quartiere della Chiappa e ha messo in ansia 34 persone, fra proprietari degli immobili e locatari. I sospetti del buco sono emersi in un’assemblea condominiale risalente allo scorso autunno. Fra i partecipanti ci fu chi lamentò un eccesso di spese. E l’amministratore reagì con sdegno, presentando le dimissioni, senza fornire chiarimenti e senza nemmeno aspettare il voto assembleare. Ma è stato impossibile, per i condomini, accedere al conto corrente, per una verifica diretta e puntuale dei prelievi e della loro destinazione.

SONO dovuti ricorrere ad un revisore contabile titolato per procedere all’accertamento tecnico e, a loro dire, sono venute fuori le magagne: sono emersi prelievi da parte dell’ex amministratore, attraverso gli sportelli bancomat, anche quando aveva presentato le dimissioni. Ma anche nell’esercizio legittimo delle funzioni l’amministratore avrebbe effettuato prelievi ai quali sono c’è riscontro sul fronte della destinazione indicata agli atti. Anzi, col tempo, nelle scorse settimane, alcuni fornitori di materiali (il gasolio per l’impianto di riscaldamento) e servizi (spurgo all’impianto fognario e interventi di manutezione agli ascensori) si sono fatti avanti nei confronti del condominio lamentando mancati pagamenti. Solo la contabilizzazione di questi ultimi, riferiti allo scorso anno, si aggirerebbe attorno a 60 mila euro. Ma dalle prime stime compiute, anche col subingresso del nuovo amministratore e dallo screening dallo stesso effettuato sul pregresso, l’ammanco contabilizzato avrebbe superato quota 80mila euro. Di qui la querela nei confronti dell’ex amministratore, per appropriazione indebita, formalizzata nei giorni scorsi al legale nominato dal condominio, l’avvocato Sara Parizzi. Il pm Federica Mariucci ha aperto un fasciolo delegando le indagini alla Guardia di Finanza.


Fonte: La Nazione







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mercoledì 16 marzo 2016

Caso Cavellini, una pioggia di accuse


Brescia

Una vera e propria pioggia di accuse si sta riversando in redazione su Matteo Cavellini, l’amministratore condominiale ritenuto responsabile da un folto numero di clienti di una serie buchi trovati nelle casse degli edifici da lui gestiti. Accuse che in alcuni casi si sono trasformate anche in denunce per furto e appropriazione indebita o, recentemente, per truffa, come spiegato da un lettore che si inserisce, suo malgrado, «nell’innumerevole schiera dei " bidonati"» da Cavellini, , tra fatture che non risultano saldate, documenti contabili con cifre che non tornano, bonifici ingiustificati e fornitori che pretendono pagamenti.

E non è da escludere che, come avvenuto in casi analoghi, la Procura intenda raccogliere le segnalazioni in un unico filone. I suoi accusatori parlano di un buco complessivo che può raggiungere i due milioni, mentre l’amministratore ha abbassato la soglia a 500mila euro. Erano più di duecento i condomini in mano a Cavellini nei momenti di massima fortuna, scesi ad un centinaio negli ultimi tempi.

Le telecamere di «Mi manda Raitre» hanno sentito una serie di clienti delusi tra il Garda, dove l’amministratore ha un ufficio, e Brescia, dove si concentravano parte delle sue attività. La puntata andrà in onda martedì prossimo, tra le 10 e le 11, con un servizio che racconterà le disavventure di chi sta bussando alla porta del 44enne con richieste che valgono decine di migliaia di euro.

E tra gli accusatori di Cavellini c’è anche la sua ex collaboratrice Alessia Scalvini, già oggetto di denunce per i fondi mancanti in residence e palazzine da lei gestite. La 38enne racconta via mail di aver presentato in aprile «un esposto» contro l’ex collega e ora spiega tramite il suo legale «di essere una vittima». Scalvini, che i clienti gabbati ritengono essere sodale dell’amministratore sotto accusa, racconta di aver pagato di tasca propria negli ultimi mesi circa «170mila euro per ammanchi riconducibili a comportamenti anomali ed illeciti del dott. Cavellini» e di voler contribuire alla ricerca della verità, mettendosi a disposizione della magistratura.


Fonte: giornale di Brescia
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martedì 15 marzo 2016

Amministratore svuota i conti del condominio


Nel corso di quattro anni si sarebbe impossessato di 113 mila euro. Soldi usati per vestiti, apparecchi elettronici e per fare il pieno alla macchina
Trento

Con i soldi del condominio che amministrava ci pagava il benzinaio, ci comprava gli elettrodomestici, i vestiti e ci faceva anche la spesa. Aveva letteralmente scambiato i tre conti correnti del condominio Torre B di Passo del Tonale per il suo. 

In questo modo avrebbe sottratto almeno 113 mila euro al condominio nell’arco di cinque anni. Per questo motivo è finito a giudizio con l’accusa di appropriazione indebita Angelo Cavanna, 66 anni di Lodi. 

A processo anche la sua segretaria, Barbara Giulieri, 47 anni di Lodi, quest’ultima avrebbe ricevuto bonifici dal conto del condominio per un totale di 35 mila euro. Secondo l’accusa, le cose sarebbero andate avanti per anni. Poi, quando il condominio ha accumulato debiti per 180 mila euro, i condomini hanno cambiato amministratore che ha controllato i conti e poi ha presentato denuncia.

Il condominio Torre B conta più di 50 unità abitative. Un numero comporta una gestione complessa ed onerosa. Proprio per questo l’ex amministratore avrebbe potuto appropriarsi di somme considerevoli senza essere scoperto subito. Cavanna era diventato amministratore del condominio nel 2007. Secondo le verifiche del nuovo amministratore, già nel 2008 sarebbero iniziati i prelievi e le spese indebite. Il condominio aveva tre conti. Secondo i calcoli, Cavanna avrebbe usato per fini personali almeno 80 mila euro, altri 35 mila euro li avrebbe versati alla segretaria. E ci sono dubbi su altri 66 mila euro che il vecchio amministratore avrebbe fatto uscire dai conti con una serie di assegni.

Tra le spese indebite ci sarebbero 854 euro pagati a un negozio di ottica, altri 1.388 euro versati a un benzinaio. Poi, Cavanna avrebbe comprato, con i soldi dei condomini, elettrodomestici e apparecchiature elettroniche per 2.354 euro presso un negozio della sua città. L’ex amministratore avrebbe anche comprato abbigliamento per sé e materiale elettronico. Tutta merce che non aveva alcun legame con le spese del condominio. Inoltre, tra il 2009 e il 2011 Cavanna avrebbe prelevato 36 mila euro in contanti. 

Soldi che, secondo quanto verificato, non sarebbero stati spesi per le esigenze del condominio, dal momento che manca qualsiasi pezza d’appoggio. Altra stranezza, tra nel fatto che tra il 2008 e il 2011, Cavanna avrebbe effettuato una serie di bonifici dai conti del condominio a favore della sua segretaria Barbara Giulieri.
Nella denuncia presentata dal nuovo amministratore si nutrono dubbi anche per quanto riguarda altri 66.923 euro. Si tratta di soldi usciti dai conti tramite 86 assegni emessi da Cavanna tra il 2008 e il 2011.


Fonte: Trentino corriere
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lunedì 14 marzo 2016

Amministratore di condominio a giudizio, accusato di aver rubato 200mila euro


Tagliacozzo

Spariscono 200mila euro da un condominio in località Piccola Svizzera, a Tagliacozzo, e un amministratore viene rinviato a giudizio. 

La Procura di Avezzano lo ha accusato di truffa. Si tratta di un noto avvocato romano, ex mministratore edl Condominio. Nella contabilità generale mancherebbero anche le ricevute di pagamento per i lavori eseguiti nel residence o meglio sembra che l’avvocato non abbia utilizzato i soldi dei condomini per la ristrutturazione ma per altri scopi. 

E così le famiglie che vivono nel maxicondominio, che sono per più romane e vanno nel piccolo centro turistico per lo più l’estate, una volta scoperto che la contabilità non era affatto chiara hanno dato incarico ad un nuovo amministratore, 

Sabrina Nanni (parte lesa, assistita dall’avvocato Bruno Ricciotti), che ha il suo ufficio ad Avezzano, in Via Garibaldi, e che ha presentato una dettagliata denuncia al magistrato inquirente che dopo vari accertamenti, anche da parte della Guardia di Finanza, ha chiesto di processare direttamente l’ex amministratore fissando l’udienza davanti al giudice del Tribunale di Avezzano per il giorno tre febbraio. 

Secondo la denuncia presentata dai condomini alla Procura, l’ex amministratore non si sarebbe fatto consegnare dalle ditte, che eseguivano i lavori nel condominio, neppure le previste ricevute fiscali e per questo la fiamme gialle starebbero effettuando verifiche anche nei confronti di queste imprese. Gli inquilini avevano dato mandato al nuovo amministratore, Sabrina Nanni.


Fonte: Mariscalive
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sabato 12 marzo 2016

Un bellunese è accusato di appropriazione indebita del denaro dei condomini e di documentazione


Risulta per il momento irreperibile e ieri i suoi avvocati hanno ufficialmente rinunciato alla difesa

BELLUNO (Marzo 2016)

L’amministratore non si trova. Ma soprattutto non si sa che fine abbia fatto una somma sui 37 mila euro dei condomini, che era versata su un conto corrente acceso all’agenzia di Belluno dell’Unicredit banca. Ivo Tormen è accusato di appropriazione indebita, con l’aggravante di aver commesso il fatto con l’abuso di prestazioni d’opera. Fino al giugno di quattro anni fa, l’uomo era amministratore del condominio San Francesco, lungo la via cittadina omonima. È accusato di essersi appropriato di denaro e fondi dei residenti, attraverso prelievi di contanti oppure con bonifici e altre operazioni bancarie, che non c’entravano nulla con la gestione del condominio.

Non solo non erano suoi, ma nemmeno erano utilizzati per fare dei lavori su qualcosa o pagare delle forniture a qualcuno. Proprietari e affittuari devono essersene accorti, facendo due conti sulle spese condominiali, sta di fatto che l’hanno sostituito, ma non è finita così. La seconda accusa, che viene mossa a Tormen è di non aver consegnato al successore la documentazione fiscale e contabile relativa alla propria gestione, trattenendola per sé e commettendo un illecito. Quello che non torna è anche il fatto che l’uomo si sarebbe reso irreperibile. I suoi difensori Prade e Montino non sono più riusciti a contattarlo, pertanto nell’udienza filtro di ieri mattina hanno ufficialmente rinunciato al mandato. Ci avevano provato con il telefono, che però risulta staccato e anche con un telegramma urgente, che non è mai stato ritirato. Eppure qualche vicino di casa l’avrebbe visto, non più tardi di una, al massimo due settimane fa. Fra l’altro, Montino sostiene che la cifra sia di molto inferiore e che basterebbe incaricare un consulente con le necessarie competenze, per fare un calcolo più preciso.

Intanto, l’imputato è passato a Mauro Gasperin, il primo avvocato che il giudice Coniglio ha avvistato in aula.

Il nuovo legale d’ufficio non poteva che chiedere il termine a difesa, perché giustamente non può sapere nulla del fascicolo che ha appena ereditato e il giudice Coniglio ha fatto un rinvio breve a venerdì 18, per permettergli di studiarselo a dovere, in attesa di aprire il dibattimento.

Fonte: CorriereAlpi



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venerdì 11 marzo 2016

Caso Cavellini, nuove segnalazioni e una denuncia


Brescia

Un caso complesso e intricato che ogni giorno si arricchisce di nuove vittime coinvolte nel «giallo» finanziario che vede protagonista un amministratore di condominio. Le cifre si gonfiano e si sgonfiano nella semplicità di un attimo. E lui, Matteo Cavellini, commercialista e amministratore di condominio recita come un mantra la sua linea: «Posso giustificare tutto...». Semplice come bere un bicchier d’acqua, come svuotare un conto corrente quando se ne possiede la firma per incarico fiduciario o rimpinguarlo come si fa con un mantice. «Pagherò» è il sottotitolo della vicenda.

«È certo che pagherà, ma non sappiamo se rivedremo i nostri 97mila euro» commenta uno dei suoi amministrati, mentre esibisce una denuncia.

Ultrasettantenne, secondo la querela, avrebbe avuto a giugno l’ardire di affrontare Cavellini in una farmacia. E nel confronto avrebbe avuto la peggio nel senso che si sarebbe pure preso uno schiaffone per alcuni giorni di prognosi. E da quell’episodio Cavellini avrebbe «guadagnato» una denuncia suffragata da testimoni, esposta ai Cc di piazza Tebaldo Brusato per percosse e minacce.

Ma una cosa è certa - dice: «pagherà». Ma non si sa effettivamente su quale fronte. Lui, Cavellini, sembra comunque reggere l’offensiva dei suoi amministrati. Intanto le telefonate in redazione di chi si sente vittima aumentano e si succedono. 

Già nella stesura del contratto di incarico si comprende la serietà del professionista, spiega. Resta l’alea del rapporto fiduciario, dunque. Dove forse il passaparola serve come pedigree ad un affidamento che dopo vicende come questa invita alla massima attenzione.


Fonte: il giornale di Brescia
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giovedì 10 marzo 2016

Amministratore infedele, l'ira dei condomini


I residenti: dovremmo versare 2000 euro a testa per spese già pagate. Nel frattempo i fornitori hanno già cominciato a chiedere i pagamenti ancora in arretrato
Fiducia

Una parola che spesso qualifica il rapporto tra i condomini e il proprio amministratore. Ed era così anche al «Parco Martinoni», un complesso di circa 50 appartamenti tra via Corsica e via Zara, una delle tante palazzine gestite da M.C., un commercialista bresciano che da poco ha lasciato l'incarico su richiesta degli stessi inquilini. Cittadini arrabbiati, delusi. E ignari (fino a poco fa) che il loro amministratore non saldasse le forniture ad A2A, non mostrasse né le quietanze di pagamento né l'estratto conto. Il risultato è che il condominio si ritrova con un debito di 138 mila euro.

«Ma questa cifra - sottolinea un condomino che mostra al Corriere i verbali di un'assemblea - è l'ammontare che ha definito l'ex amministratore. La cifra potrebbe essere più alta, c'è bisogno di altre verifiche». Il commercialista che in città gestisce diversi altri condomini, sostiene peraltro che inquilini e proprietari di via Corsica non possano vantare un credito di 138 mila euro, bensì di 85 mila euro. La differenza è costituita da fatture e spese bancarie per 53 mila euro, intestate al condominio. Ricevute che l'amministratore, per undici anni di fila (dal 2000 al 2012), non avrebbe inserito nei bilanci consuntivi. Lui assicura di aver regolarmente pagato quelle fatture, «ma non fornisce alcun riscontro», spiega un altro condomino, «e io di lui non mi fido più».

Una vicenda intricata. Che ha inizio pochi giorni prima di Natale. Un guasto al sistema di scarico richiede l'intervento dei tecnici. Arriva un camioncino. «Come mai vengono da Gavardo, non c'era nessuno disponibile qui in città?», si domanda uno dei residenti. «Se gli altri non li paga, non vengono più» dice secco l'artigiano. Una risposta che insospettisce l'inquilino. E lo spinge alle prime verifiche. Telefona ad A2A, poi invia una raccomandata all'amministratore per vedere i conti del condominio. Risultato? «Non ci ha mai mostrato alcun documento» spiega. E tra le fatture da giustificare c'è pure quella del trasloco del proprio ufficio che l'ex amministratore ha addebitato sui conti del condominio. Oltre al danno la beffa.

Senza considerare che nel frattempo i diversi fornitori (impresa di pulizie, A2A, elettricisti) hanno iniziato a bussare alle porte del condominio. «Ci è stato chiesto di tirar fuori duemila euro a testa per iniziare a pagare le spese arretrate», racconta uno dei condomini. Una vicenda dal sapore amaro che si mescola alla rabbia di chi si sente defraudato. 

Ora gli inquilini devono capire come recuperare i loro crediti, ma l'assemblea è divisa. Possono trovare un accordo con l'ex amministratore, che però vuole rifondere solo una parte del proprio debito. «Io - confessa uno degli inquilini - sarei dell'idea che lui risponda delle proprie azioni davanti a un giudice». L'irritazione è grande, ma anche la prudenza e la disillusione sono forti: «E se il Tribunale riconosce il risarcimento - si chiede un inquilino coinvolto - ma poi l'amministratore risulta nullatenente, che succede? Non riceviamo nulla?».

Una domanda non peregrina. Soprattutto se si considera che a coprire una parte del debito non sarebbe l'ex amministratore in persona, ma un individuo terzo. Si tratta di qualcuno che ha già dimostrato la disponibilità a pagare, ma con la garanzia dell'anonimato. «Forse c'è dietro la sua famiglia facoltosa, chissà...», ragiona un condomino. «A me non interessa la sua elemosina», sostiene un altro, «io proporrò all'assemblea di denunciarlo. Ma capisco che qualcuno è in difficoltà economica e i soldi gli farebbero comodo subito». Una partita difficile. Intricata. Non si sa se l'Ordine dei Commercialisti abbia aperto un'istruttoria, ma il condominio di via Corsica non pare essere l'unico caso di malagestione riferibile a questo amministratore.


Fonte: Corriere delle Sera

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mercoledì 9 marzo 2016

L’amministratore in Porsche è scomparso: buco milionario


Genova

Il ricordo brucia ancora nella mente di chi, lentamente, sta scoprendo che “il dottore”, il brillante amministratore di condominio, rinomato in mezza Genova per il suo eloquio e la sua Porsche, il denaro dei condomini - quasi un centinaio - al termine di rimpalli che i primi accertamenti disegnano come vorticosi, non arrivava a destinazione. Dove finissero i denari non è chiaro, né è noto, quantomeno ai suoi creditori, l’attuale buen retiro di Massimo Griotti, dopo l’abbandono dell’ultimo domicilio conosciuto, un elegante studio nel quartiere di Carignano. In attesa di notizie, mentre alla guardia di finanza fioccano le denunce e gli avvocati si mettono in moto, c’è da fare i conti con una “bolla” che, man mano che altri professionisti subentrano nella gestione dei caseggiati, aumenta di dimensioni ogni giorno che passa: dai due milioni di scoperto stimati fino a qualche settimana fa, considerando l’intero portafogli di palazzi gestiti, il conto, stando alle informazioni che circolano tra gli amministratori - subentranti e non - la voragine sfiorerebbe i quattro milioni.

Quello che è ormai un ex studio gestiva gli affari di palazzi in mezza città. In pieno centro, in zona San Vincenzo, passando per Oregina e la Valbisagno, da Marassi fino al “Biscione”, per arrivare a Sturla. E, verosimilmente per un tempo piuttosto lungo, la vera situazione dei conti di molti di questi condomini è stata quantomeno taciuta. Qualcuno ha iniziato a sospettare, altri hanno scoperto per caso che qualcosa non andava: come è successo in via Bobbio, all’1, un palazzone vista stadio dove il “puffo” supera abbondantemente i 100 mila euro. La lamentela di un “piccolo”, l’addetta delle pulizie, è stata la scintilla. Silenziosa, per molto tempo, nel timore di perdere il lavoro, un giorno si sfoga con un condòmino. «Non mi pagano, non posso continuare». Un tassello dopo l’altro, quelle che in un primo tempo erano solo voci si sono fatte più insistenti, circostanziate. «Querelo tutti - faceva mettere a verbale “il dottore”, in assemblee in cui, più o meno energicamente, gli veniva chiesto conto di alcune stranezze - devo tutelarmi».

Del vero, in fin dei conti, ce n’era. Perché, una dopo l’altra, le innumerevoli fatture custodite gelosamente dal professionista e dai suoi collaboratori hanno iniziato a spuntare. E con esse gli altrettanto numerosi solleciti di pagamento. Un’autentica bomba innescata, all’insaputa di chi invece, mettendo in conto i classici, fisiologici ritardi - e talvolta anche le morosità e le “dimenticanze” di alcuni condomini - il conto, nella sostanza, lo saldava eccome. Ecco spuntare quindi “buchi” da decine di migliaia di euro, un po’ in tutto lo “scibile”: riscaldamento, servizi “generali”, l’acqua. Per non parlare della trascuratezza emersa, piuttosto di frequente, nel comparto delle ristrutturazioni.

Le contromisure infine sono arrivate, anche radicali: come gli avvisi a caratteri cubitali affissi negli androni dove si spiega che non è proprio più il caso di utilizzare il vecchio conto corrente per i versamenti. Ma le contromosse, pur avendo evitando un’ulteriore degenerazione, rischiano di essere tardive: perché, dai primi accertamenti, quella che sta emergendo è una situazione intricatissima di debiti incrociati. In pratica: i condomini coinvolti sarebbero in molti casi debitori gli uni degli altri, perché i fondi versati da un caseggiato venivano utilizzati - indifferentemente - per pagare le proprie spese o per quelle di altri fabbricati.

Di lui, “il dottore” con la passione per le auto sportive e per il golf, ad oggi non si sa molto. Perfino il suo profilo Facebook, negli ultimi giorni, è sparito con una velocità paragonabile solo a quella con cui è stato smantellato il suo studio. Allo stesso modo Griotti, cedute a giugno le quote di una società di servizi, non risulta essere titolare di alcunché: un altro elemento che rischia di trasformare in una chimera recuperare il maltolto.

Il Secolo XIX, per avere una sua versione dei fatti, ha provato a mettersi in contatto con il professionista, a un numero di cellulare che, nei documenti risultava “di reperibilità”. Ma i tentativi dell’interlocutrice - una dipendente dello studio - di mettersi in contatto con l’amministratore, per ora sono risultati vani.


Fonte: il Secolo XIX
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Conti in rosso, amministratori di condominio nei guai


Le lamentele dei fornitori fanno scoprire un buco da 120mila euro, agli inquilini restano i debiti da saldare


Voghera



Tre amministratori condominiali sotto l’esame della procura di Voghera e il sospetto di ammanchi per centinaia di migliaia di euro. I magistrati di via Plana stanno lavorando anche a queste ipotesi. In un caso, almeno, l’indagine è arrivata a compimento. Imputata di appropriazione indebita è una donna vogherese che gestiva la contabilità di un condominio nel centro cittadino, a poca distanza dalla compagnia dei carabinieri. 

Il magistrato, Ilaria Perinu, ha notificato al difensore l’avviso di chiusura indagini, e adesso dovrà depositare una richiesta nella cancelleria del giudice delle indagini preliminari. Si parla di un importo di circa 120mila euro. Quattrini che la donna avrebbe ricevuto dagli inquilini del condominio e che avrebbe dovuto utilizzare per pagare utenze e fornitori. Ad esempio, per le bollette di Asm e per il saldo dei servizi prestati dalle ditte che si occupano della pulizia delle parti comuni o della manutenzione dell’ascensore. 

Secondo l’accusa, invece, questi soldi sarebbero stati “intercettati” dalla donna che, appunto, ne aveva il possesso per via del ruolo ricoperto. Il caso aveva iniziato a destare clamore, in città, già nello scorso mese di marzo. All’epoca, tuttavia, non erano ancora ben chiari i contorni della vicenda. Gli inquilini avevano appreso della loro scomoda posizione per via di alcuni avvisi lasciati nelle cassette delle lettere dall’impresa di manutenzione dell’ascensore. Secondo quelle diffide di pagamento, i conti non venivano saldati da almeno quattro anni. E una situazione simile aveva riguardato Asm Voghera che, nello stupore di alcuni dei residenti, non aveva mai sollevato il problema delle bollette inevase. 

L’ax amministratrice aveva tentato una conciliazione, ma la cifra offerta era troppo bassa e alla fine l’assemblea dei condomini aveva deliberato di presentare un esposto alla procura della Repubblica. 

Se questo caso, come detto, è stato definito dal punto di vista degli accertamenti, ne restano aperti almeno altri due. Si tratta di un uomo e una donna che, negli anni, hanno esercitato l’attività di amministratori di vari stabili cittadini. 

Il copione sembra simile anche in queste circostanze. E si parla di cifre «considerevoli» che si sospetta siano state trattenute. Gli inquirenti stanno comunque raccogliendo la documentazione contabile relativa a questi altri due casi. Purtroppo, per legge le somme non pagate restano a carico degli inquilini, che hanno soltanto la possibilità di chiedere una rateizzazione.

Fonte: La Provincia
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martedì 8 marzo 2016

Canini beffa un altro condominio, Via Pavoni, mancano 72mila euro


Monza

Piovono denunce alla Procura della Repubblica per Loris Canini, l'amministratore di una quarantina di condomini a Monza e dintorni, finito questa estate al centro di un caso di cronaca dopo aver fatto perdere le proprie tracce lasciando consistenti ammanchi nei bilanci degli stabili brianzoli. L'ultima è stata depositata pochi giorni fa al palazzo di giustizia di piazza Garibaldi. A muovere le vie legali contro Canini è stato l'amministratore, nonché legale rappresentante, del Condominio di via Pavoni 9, a Monza, che Canini aveva in gestione dal novembre 2008. I residenti, assistiti dall'avocato Alessandro Meregalli, lamentano un ammanco, anzi, "una vera e propria voragine", come riportato nell'atto di querela, di ben 72mila euro.

Appropriazione indebita aggravata il reato ipotizzato: "Per tutto il triennio 2009 - 2012, Loris Canini gestiva, apparentemente, in modo impeccabile il condominio, presentando con tempestività i rendiconti ed i consuntivi, rendendosi sempre disponibile, dimostrando affabilità e competenza. Insomma, sventolando tutto il catalogo del buon amministratore di condominio. Tutto apparentemente in ordine, ma solo fino al giugno 2012, quando, in modo improvviso e del tutto inaspettato, Loris Canini faceva perdere le proprie tracce", si apprende dalla denuncia.

I fornitori, intanto, battevano cassa: "Il tutto emergeva non tanto e non solo dai controlli incrociati degli estratti conti bancari, ma anche dalle lettere di messa in mora pervenute al Condominio da parte di alcuni creditori, e dalle conferme telefoniche ricevute dal nuovo amministratore che, personalmente, contattava tutti i fornitori del Condominio per accertarsi della loro situazione creditoria". I soldi, secondo i querelanti, sono stati "distratti e spesi da Loris Canini per fini affatto diversi da quelli per cui gli erano stati consegnati".

Dalla segreteria della Procura, si apprende che "molte altre denunce" sono state depositate nei confronti di Canini, anche se ufficialmente le stesse non risultano ancora riunite in unico fascicolo di indagine. Intervistato a fine agosto, Canini aveva raccontato al 'Cittadino' la sua versione, negando di essersi arricchito in alcun modo dalla vicenda. "Non ho intascato un euro- aveva detto- il motivo di tutta questa vicenda era dovuto a problemi di gestione, cercavo di stare dietro ai fornitori prelvando dai vari conti, fino a che tutto non mi è crollato addosso". Canini, aveva riferito, certificati medici alla mano, di essere caduto in depressione e di aver tentato il suicidio.

Fonte: il cittadino
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lunedì 7 marzo 2016

Tiene per sé 600mila euro: denunciata amministratrice di condominio


La donna aveva raggranellato circa 600mila euro erano destinati al pagamento delle bollette. Scoperta dalle Fiamme Gialle

Avrebbe raggirato almeno 200 famiglie, utilizzando per scopi personali circa 600 mila euro versati per il pagamento di acqua, luce e gas: per questo un'amministratrice di condominio di Terni di 47 anni è stata denunciata dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza per appropriazione indebita e falsità in scrittura privata. L'indagine, svolta anche con l'aiuto di accertamenti bancari - spiega oggi la gdf - ha permesso di appurare che, da almeno tre anni, la donna rilasciava ai condomini (la maggior parte dei quali residenti in un grande immobile della città) false copie di bonifici mentre, di fatto, provvedeva al pagamento di una minima parte delle fatture delle spese correnti, cioè delle sole bollette utili ad evitare il distacco delle utenze per morosità. La maggior parte delle somme di denaro, invece, sarebbero state distratte dalla donna attraverso l'incasso diretto o il versamento su conti correnti personali. I condomini sono stati costretti così a versare due volte i corrispettivi delle fatture insolute. Sono stati alcuni di loro, dopo i primi sospetti, a presentare denuncia alle fiamme gialle.


Fonte: La Nazione
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