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martedì 7 marzo 2017

ALLARME A MESTRE: Amministratore scomparso

Antoine Valli, l'amministratore scomparso: Esposto dei condòmini al commissariato.

Mestre, 6 Marzo 2017

Amministratore di condominio scompare senza lasciare traccia, inquilini in allarme. L’amministratore condominiale è Antoine Valli, che di complessi residenziali e non, ne gestiva parecchi, sia nel nostro Comune, ma anche a Padova e a Treviso, in zona Fonderia. Il suo studio si trova a Noventa Padovana, ma sembra che di recente, si sia trasferito, per poi non farsi più trovare.

Gli inquilini del grande condominio “Ca’ Rossa” - 197 unità tra appartamenti, negozi e attività commerciali, garage - all’incrocio tra viale Vespucci e via Ca’ Rossa, zona ex Consorzio Agrario, hanno chiamato, hanno provato a cercarlo, a mettersi in contatto con lui in vari modi, ma niente da fare. Non c’è stato verso. Sparito senza lasciare un messaggio, una nota, abbandonando tutto a metà: scadenze, pagamenti, assemblee. A cercarlo anche i carabinieri.

Il pellegrinaggio. Nella giornata di venerdì a decine gli inquilini si sono recati "in processione" dalla nuova amministratrice, Beatrice Edel, per mostrare ricevute di pagamenti, bonifici, bollettini. Innanzitutto per perché così lei si può rendere conto dell'ammontare del denaro, visto che parliamo di 197 tra unità abitative, garage e negozi, secondo perché non vogliono ripagare. Gli inquilini sono sconcertati, qualcuno è disperato perché sa già che dovrà tirare fuori soldi già versati, la maggior parte non capiscono cosa stia succedendo e qualcuno crede che lui stia male.
Dopo un primo momento di spaesamento, i condòmini si sono visti costretti ad andare al commissariato di polizia a due passi. Qui hanno presentato un esposto per scomparsa agli agenti, quanto ad oggi possono fare visto che di prove non ce ne sono e solo avendo in mano qualche dato di fatto concreto da cui iniziare a indagare, è possibile far partire una denuncia vera e propria. Cosa sia accaduto, non è dato sapere, ma in tanti temono che prima di rendersi “irreperibile”, l’amministratore di condominio abbia prosciugato il conto in banca e lasciato da pagare alcune fatture.

Il giallo. «Quello che so», spiega un abitante, «è che non ci ho mai visto chiaro in questa faccenda. Non si riusciva a parlargli, c’erano troppi segni che facevano intendere che non sarebbe finita bene. Adesso abbiamo cercato di capirci qualche cosa, a partire, ad esempio, dai lavori che abbiamo fatto. In questo periodo avevamo recintato tutto il condominio, perché, come si sa, volevamo proteggerlo da sporcizia, malviventi, eccetera. Lavori che sono costati parecchio e non sappiamo se siano stati pagati o meno. E ancora il cambio dei videocitofoni interni ed esterni del condominio, l’intera ridipintura di tutto lo stabile. Costi non da poco. Ci sono state delle difficoltà con la banca, perché ovviamente solo lui accedeva ai conti, insomma alla fine abbiamo nominato un nuovo amministratore, ma il nostro sospetto e timore, è che i soldi siano spariti con lui e per questo vorremmo vederci chiaro». C’è chi è più cauto. «Non sappiamo nulla tranne che è sparito senza lasciare traccia o almeno da noi non si fa trovare», chiarisce un altro residente, «ne scopriremo di più a breve».

Assemblea. Per fare luce sulla vicenda, con l’esposto per scomparsa in mano, il consiglio condominiale ha potuto nominare un nuovo amministratore di condominio, Beatrice Edel, che adesso è nell’occhio del ciclone, sommersa di richieste da parte dei condomini, di sapere cosa sia accaduto. «Non posso dire nulla», spiega e ripete, «mi spiace. Sono ufficialmente in carica dal 20 febbraio e ho convocato un’assemblea di condominio il 14 marzo». Durante la quale saranno forniti chiarimenti sulla vicenda.
Ribadisce che l’ex amministratore è irreperibile da 7 febbraio, e precisa che Valli seguiva diversi condomini, a Padova, Treviso e Venezia, e che gli esposti per scomparsa sono già due.

I precedenti. Non è la prima volta che un amministratore di condomini si rende irreperibile e sparisce dopo aver lasciato dei buchi nei conti. Nel 2013 Pietro Piva, stimato in città per le sue doti professionali, un bel giorno non si era fatto più trovare. Ma era solo la punta di un iceberg, l’ufficio di via Spalti chiuso, il telefono che squillava a vuoto. Poi erano spuntati gli ammanchi, le bollette non pagate, i conti in rosso. Piva amministrava immobili in tutta la città.

Fonte: La Nuova di Venezia Mestre
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giovedì 19 maggio 2016

L’inchiesta dopo la denuncia di un maxi condominio del quartiere Santa Croce. Al vaglio ora l’operato di alcuni artigiani

REGGIO EMILIA 11 Maggio 2016

Prima i dubbi che diventano pian piano grossi come macigni, poi la rabbia che monta e si tramuta in una denuncia molto circostanziata alle forze dell’ordine, a quel punto la procura che apre un’inchiesta ed ora l’iscrizione nel registro degli indagati di un professionista reggiano (è accusato di appropriazione indebita e falso) come “mossa” che potrebbe non essere l’unica da parte della procura.

E’ l’ennesimo delicato caso di un amministratore di condominio contro di cui si sono scagliati i residenti di un palazzo che si ritengono beffati dalla sua gestione di conti, fatture, riparazioni, spese a volte imprevedibili.

Oltretutto non è una vicenda da poco, perché coinvolge un supercondominio – si trova nel quartiere Santa Croce – da circa centoventi residenti che secondo le loro stime avrebbero subìto un maxi danno.

I primi sospetti a chi vive in quella grande struttura sono sorti con l’arrivo della richiesta di pagamento di rate che ritenevano già saldate.

Sarebbero due i versanti che “puzzano” d’illecito.

In primo luogo le rate pagate in contanti da una bella fetta di residenti (a fronte di ricevute rilasciate dal professionista, ma quei soldi non sarebbero mai stati versati sui conti condominiali).

In seconda battuta i danni subiti da alcuni appartamenti (per esempio per delle infiltrazioni d’acqua che hanno richiesto il ripristino di intonaco e tinteggio) poi pagati dall’assicurazione ma anche quei quattrini sarebbero spariti e i danni melanconicamente mai riparati. E chi sta indagando su quest’ultimo versante, intende valutare non solo l’operato dell’amministratore di condominio, ma anche come su quei danni si fossero “mossi” gli artigiani chiamati in causa per le riparazioni.

Vi sono dei documenti su quei lavori di riparazione ai danni?

I condomìni sono tutelati dall’avvocato Ernesto D’Andrea e prima di arrivare all’azione legale non si sono certo risparmiati negli accertamenti. Insomma, novelli detective per arrivare a formulare una denuncia la più ricca possibile di elementi a sostegno.

Da due anni a questa parte – cioè da quando è esploso pubblicamente il caso di una serie di illeciti legati all’amministrazione di ben sei palazzi – sono giunte in procura non poche denunce relative all’operato di professionisti che gestiscono strutture residenziali più o meno grandi. Un fenomeno che dalla città si è poi esteso alla nostra provincia.

Un lavoro investigativo complesso, perché gli accertamenti da fare sono tanti (analisi dei bilanci condominiali, conti bancari da passare ai raggi x, rapporti con i fornitori, l’evolversi di alcune controversie) e i fascicoli aperti sarebbero diversi, con più magistrati coinvolti.

Fonte: Gazzeta di Reggio
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martedì 10 maggio 2016

L’ amministratore Luca Padoan a processo per appropriazione indebita. Avrebbe fatto sparire i soldi che servivano per pagare le manutenzioni nei palazzi

MIRANO
Aprile 2016

Stando alle accuse, si era intascato oltre 44mila euro che stavano nelle casse di cinque condomini, tre di Mirano e due di Spinea, così è finito sul banco degli imputati il miranese Luca Padoan, 51 anni: deve rispondere di appropriazione indebita.

Ieri l’udienza davanti al giudice monocratico di Venezia Claudia Arata, che dopo aver ascoltato un testimone ha rinviato l’udienza al 10 maggio. Quel giorno parleranno il pubblico ministero, che chiederà la condanna dell’imputato, e il difensore, l’avvocato Marco Tonon, che si batterà per l’assoluzione. Poi toccherà al giudice decidere ed emettere la sentenza.

Lungo il capo d’imputazione. Tra il mese di settembre 2011 e quello di maggio dell’anno successivo si sarebbe intascato circa 13 mila e 500 euro che i condomini avevano versato al loro amministratore per pagare alla società “Kone spa” l’adeguamento alle norme degli ascensori del condominio “Volturno” nell’omonima via di Spinea.

Tra il mese di gennaio 2011 e il marzo dell’anno successivo si sarebbe appropriato di 7.800 euro del condominio “Belvedere” di via Nazario Sauro di Mirano che invece dovevano essere utilizzati per pagare la ditta che aveva svolto alcuni interventi di manutenzione.

Dalla cassa del condominio “Magnolia” di via De Filippo di Spinea, invece, si era preso 2.300 euro, inoltre si era intascato 600 euro di quella che doveva essere la rata dell’assicurazione. Tra l’aprile 2009 e il dicembre dell’anno successivo avrebbe “dimenticato” di pagare la manutenzione degli ascensori eseguita di tecnici della “Thyssenkrupp” e si era trattenuto i soldi, una cifra non meglio precisata, del condominio “Colombo”, che si trova nell’omonima via di Mirano. Infine, cinque anni fa, si sarebbe appropriato di ben 20mila euro dalle casse del condominio “Serenissima” di via Villafranca a Mirano.

Padoan era piuttosto gettonato come amministratore di condominio e ne gestiva parecchi. Non è escluso che vi siano ammanchi anche in altri. I finanzieri che hanno compiuto le indagini hanno raccolto gli indizi e le prove, dopo che gli inquilini di uno dei condomini coinvolti nell’inchiesta avevano segnalato l’ammanco in cassa di una cifra notevole. In seguito ai controlli delle Fiamme gialle sono venuti alla luce gli altri.

Fonte: La Nuova di Venezia e Mestre
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venerdì 6 maggio 2016

Leonardo Sangiorgi dovrà scontare 4 anni di pena per il buco lasciato a centinaia di famiglie ferraresi, quasi 400.000 euro

FERRARA 
Aprile 2016

E’ in carcere Leonardo Sangiorgi, ex amministratore di condominio che nel 2010 scappò da Ferrara, lasciando dietro di sè buchi e ammanchi per circa 400mila euro nei condomini amministrati, cui tagliarono luce, gas e acqua. E in cella deve scontare 4 anni di pena, per le condanne accumulate per essersi intascato, appunto, i soldi delle bollette dei propri amministrati, gli abitanti di almeno una decina di condomini, centinaia di famiglie costrette ancora oggi pagare e ripagare due volte cifre esorbitanti ad Hera ed Enel. Sangiorgi è in carcere a Modena e vi resterà fino al 2020, se non vi saranno sviluppi tecnico-giudiziari, con la richiesta di riduzione di pena, per il principio della continuazione della pena negli anni.

La notizia che verrà accolta da tanti ferraresi favorevolmente («anche se dispiace umanamente», spiega un legale delle famiglie truffate), in quanto hanno ottenuto perlomeno giustizia, si è appresa ieri mattina in tribunale: qui Sangiorgi era imputato in un altro processo, sempre per appropriazione indebita, di oltre 30mila euro, sottratti agli abitanti del condominio Giardino di via Cesare Battisti qui in città. All’apertura del processo, ieri mattina (il decimo processo secondo le nostre cronache, tra quelli in cui è stato condannato, cinque processi, e altri prescritto, reato cancellato) lui, imputato del raggiro, non c’era. Assente più che giustificato, ha riferito il suo legale al giudice Debora Landolfi e alla pm Ombretta Volta: Sangiorgi è detenuto nel carcere S.Eufemia di Modena per il cumulo delle pene del passato, di tutti i processi subiti a Ferrara per appropriazione indebita.

E’ bastato consultare i documenti prodotti dalla difesa per aver conferma dell’assenza giustificata di Sangiorgi. Per questo motivo il giudice ha aggiornato il processo al 19 maggio prossimo: quando, spiega il suo legale, Andrea Ferrari, Sangiorgi sarà presente in aula e per difendersi, prima di tutto, vorrà dare spiegazioni al giudice, facendo dichiarazioni spontanee. Il problema, per lui, è che non potrà dare spiegazioni alle centinaia di famiglie che ha truffato: per essersi intascato i soldi che i propri amministrati, in tanti palazzi della città, gli davano per pagare gas, acqua, luce e lavori condominiali.

Soldi che lui dirottava in altre attività economiche – rivelatesi fallimentari -, da qui il buco diventato voragine. Uno sui tanti, il condominio Ducale di via Argine Ducale, in cui lasciò 84 famiglie al freddo e al buio con un buco di oltre 250mila euro. E che ancora oggi continuano a pagare – ricorda l’avvocato del condominio Luca Esposito – subendo gli strascichi di questa tragedia: «In alcuni casi – rammenta il legale -, purtroppo alcune famiglie sono state costrette a vendere le proprie case, per far fronte ai pagamenti che non riuscivano a coprire»: tutta colpa di Leonardo Sangiorgi, oggi 50enne, “ex” amministratore di condominio.

Fonte: La Nuova Ferrara
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lunedì 4 aprile 2016

Omessa restituzione della documentazione relativa al condominio: vi è responsabilità per appropriazione indebita dell’amministratore?

Deve rispondere del reato di appropriazione indebita, per difetto dell’ingiusto profitto, l’amministratore ove risulti il definitivo rifiuto dello stesso di restituire la documentazione inerente al condominio.

Secondo la S.C. risponde del reato di cui all’art.646 c.p. l’ex amministratore il quale si rifiuti di consegnare la documentazione di cui è in possesso relativa alla gestione del condominio (Cass. 17 maggio 2013 n. 29451).
Si tratta di un orientamento che non può essere condiviso sotto vari profili. In primo luogo, è dubbio che nel caso in cui l’amministratore si rifiuti di consegnare la documentazione in questione in quanto vanta crediti nei confronti del condominio la sua condotta sia illecita. Come ha affermato la S.C., l’omessa restituzione della cosa e la sua ritenzione a titolo precario, a garanzia di un preteso diritto di credito, non integra il reato di appropriazione indebita, in quanto non modifica il rapporto tra il detentore ed il bene attraverso un comportamento oggettivo di disposizione uti dominus e l’intenzione soggettiva di interversione del possesso (Cass. 25 gennaio 2002 n. 10774).
Su un piano più generale, in dottrina si è osservato che la condotta di appropriazione non va mai valutata alla stregua degli obblighi civili nascenti dal titolo del possesso. L’inosservanza degli obblighi civili, come tale, non è fonte di responsabilità penale. Fino a che il possessore non fa propria la cosa non costituisce reato il non restituirla puntualmente (PEDRAZZI, voce Appropriazione indebita, in Enc. dir., II, Milano, 1958, 833).
Nello stesso ordine di idee la S.C. ha ritenuto che la omessa restituzione della cosa alla controparte che ne ha fatto richiesta in pendenza di un rapporto contrattuale non integra, di per sè, il reato di appropriazione indebita, in quanto non modifica il rapporto tra il detentore e il bene attraverso un comportamento oggettivo di disposizione uti dominus e l’intenzione soggettiva di interversione del possesso, ma si riflette in un inadempimento di esclusiva rilevanza civilistica (Cass. 17 febbraio 2015 n. 12077; in senso conforme cfr. Cass., sez. II, 27 maggio 1981 n. 9410; Cass., sez. II, 2 dicembre 1969 n. 2401, per la quale la sola mancata restituzione della cosa altrui, non è, di per sé, sufficiente a concretare un fatto punibile a titolo di appropriazione indebita, ove non sussista l’intenzione, o non vi sia la prova dell’intenzione, da parte dell’agente, di appropriarsi della cosa stessa al fine di trarne profitto ingiusto; Cass., sez. II, 30 maggio 1969 n. 1377).
Va comunque dato atto che secondo altre decisioni il reato di appropriazione indebita può sussistere sia nel caso in cui l’agente dia alla cosa una destinazione incompatibile con il titolo e con le ragioni del suo possesso, sia nel caso in cui egli ometta deliberatamente di restituire la cosa, giacché in entrambe le ipotesi manifesta la sua volontà di affermare un dominio sulla cosa posseduta (Cass., sez. II, 18 febbraio 1970 n. 328; in senso conforme cfr. Cass. 24 settembre 2015 n. 44650).
Ad ogni modo è dubbio che debba rispondere del reato di appropriazione indebita, per difetto dell’ingiusto profitto, l’amministratore ove risulti il definitivo rifiuto dello stesso di restituire la documentazione inerente al condominio.
E’ vero che integra il reato in questione l’utilizzazione di un titolo di credito, come la condotta del prenditore che ponga all’incasso un assegno bancario ricevuto in garanzia, appropriandosi della somma riscossa, in violazione dell’accordo concluso con l’emittente (Cass., sez. II, 15 gennaio 2014 n. 5643) o l’appropriazione di un assegno anche se presso la banca trattaria manchino i fondi di provvista poiché tale inesistenza non influisce sulla validità del diritto di obbligazione derivante dal possesso del titolo (Cass., sez. III, 22 marzo 1961 n. 1022). Nei titoli di credito, infatti, il diritto è incorporato nel documento.
Per quanto riguarda gli altri documenti la loro appropriazione può integrare un illecito penale, ove la loro utilizzazione possa consentire all’autore di tale comportamento di conseguire un vantaggio economico.
Sotto tale profilo correttamente la S.C. ha ritenuto sussistente il reato previsto dall’art. 646 c.p. con riferimento alla appropriazione di disegni e progetti industriali coperti da segreto, in quanto la cartacea fisicità non era separabile dell’intrinseco valore consistente nella sintesi delle informazioni tecniche in essi contenuti (Cass., sez. II, 11 maggio 2010, in Giur. it. 2011, 168) nello stesso ordine di idee, con riferimento alla documentazione industriale e commerciale, avente rilevanza economica, rappresentativa di un’idea immateriale Cass., sez. II, 25 gennaio 2012 n. 8011).
Non può condividersi, invece, l’orientamento secondo il quale risponde di appropriazione indebita l’avvocato che si rifiuta di restituire al cliente la documentazione ricevuta, in quanto costituisce un comportamento oggettivamente eccedente la sfera delle facoltà ricomprese nel titolo del suo possesso (Cass., sez. II, 29 maggio 2008 n. 26820), o il soggetto che, nell’ambito della stipula di un contratto di locazione, dopo aver ricevuto il documento già sottoscritto dalla controparte, comunica informalmente di non voler procedere alla sua sottoscrizione e ne rifiuta la restituzione, attuando così un comportamento eccedente i limiti del titolo che legittima il possesso dell’atto (Cass. sez. II, 14 febbraio 2014 n. 20652), o che chi si rifiuta di restituire una cambiale pagata (Cass., sez. II, 24 febbraio 1971 n. 499).
E’ vero che secondo la S.C. l’ingiusto profitto per la S.C. non deve connotarsi necessariamente in senso patrimoniale, bastando anche soltanto il fine di perseguir un ingiusto vantaggio di altra natura. (Cass., sez. II, 22 ottobre 2010 n. 40119; per il riferimento a qualsiasi illegittima utilità cfr. Cass., sez. II, 25 marzo 1974 n. 4996), ma il termine “profitto” significa vantaggio economico, che non è connaturato ad ogni comportamento illecito di un soggetto che pure comporti un danno per un altro soggetto. Tale circostanza appare particolarmente importante se si considera che il termine in questione è usato per delineare gli elementi costitutivi di un reato contro il patrimonio quale è l’appropriazione indebita. Alla luce di tali considerazioni, il comportamento dell’amministratore il quale, alla cessazione dell’incarico, si rifiuti di consegnare la documentazione del condominio, pur costituendo indubbiamente un illecito civilistico, non è idoneo ad integrare il reato di appropriazione indebita.


di Roberto Triola
già Presidente della Seconda Sezione Civile della Cassazione
Amministrare Immobili
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domenica 20 marzo 2016

15 AMMINISTRATORI SCAPPANO CON TUTTI I DEPOSITI BANCARI: TRUFFA DA OLTRE 1,5 MILIONI DI EURO


Chiusano San Domenico (AV)

Truffa ai danni di piccoli imprenditori dell’Alta Irpina scoperta dai carabinieri della compagnia di Montella. Le indagini hanno permesso di smascherare un meccanismo di truffe commesse nel chiusanese dai 15 componenti del consiglio di amministrazione della locale Cassa di Mutualità, che dopo poco è stata dichiarata fallita per bancarotta. I militari di Chiusano San Domenico hanno individuato diversi risparmiatori truffati dalla Cassa, convincendoli a denunciare la truffa che li aveva privati di tutti i loro risparmi. Le indagini erano iniziate già nel periodo estivo, attraverso le numerose testimonianze raccolte e gli accertamenti effettuati dai militari.

PRESTITI

I componenti del Cda della Cassa, secondo l’accusa, si erano da soli “auto-approvati” ed elargiti sostanziosi e vantaggiosi prestiti riservati ai soci, senza alcuna garanzia e senza seguire le procedure previste. Dopo aver evaso le pratiche ed ottenuti i prestiti, nessun amministratore ha mai più restituito le ingenti somme ottenute: nessuna delle numerose rate previste per la restituzione dell’importo finanziato è stata mai onorata.

1,5 MILIONI

L’articolato e reiterato meccanismo fraudolento nel tempo, tuttavia, ha determinato che le somme illecitamente sottratte, giunte sino quasi ad un milione e mezzo di euro, hanno provocato un vero e proprio dissesto finanziario ed il relativo fallimento della Cassa di Mutualità. Dolosa la condotta, inoltre, del consiglio di amministrazione che, pur rendendosi conto del grave dissesto finanziario, non ha mai intrapreso alcuna azione nei confronti di coloro che non restituivano le varie rate dei prestiti ottenuti.

RISPARMIATORI

A farne le spese, ovviamente, sono stati i numerosi risparmiatori della Cassa che avevano affidato i lori risparmi e che negli ultimi mesi non sono riusciti nemmeno a contattare i vari responsabili dell’istituto di credito, che sono svaniti nel nulla. Con le reiterate truffe messe in atto, ognuno degli amministratori era riuscito a “mettere da parte”, con i vari prestiti “agevolati”, in media 100mila euro ciascuno, motivo per cui sono stati tutti denunciati in stato di libertà per truffa aggravata ed insolvenza fraudolenta. Ora è caccia agli amministratori in fuga. Le indagini sono condotte in stretta collaborazione con i magistrati delle procura di Avellino.
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mercoledì 16 marzo 2016

Caso Cavellini, una pioggia di accuse


Brescia

Una vera e propria pioggia di accuse si sta riversando in redazione su Matteo Cavellini, l’amministratore condominiale ritenuto responsabile da un folto numero di clienti di una serie buchi trovati nelle casse degli edifici da lui gestiti. Accuse che in alcuni casi si sono trasformate anche in denunce per furto e appropriazione indebita o, recentemente, per truffa, come spiegato da un lettore che si inserisce, suo malgrado, «nell’innumerevole schiera dei " bidonati"» da Cavellini, , tra fatture che non risultano saldate, documenti contabili con cifre che non tornano, bonifici ingiustificati e fornitori che pretendono pagamenti.

E non è da escludere che, come avvenuto in casi analoghi, la Procura intenda raccogliere le segnalazioni in un unico filone. I suoi accusatori parlano di un buco complessivo che può raggiungere i due milioni, mentre l’amministratore ha abbassato la soglia a 500mila euro. Erano più di duecento i condomini in mano a Cavellini nei momenti di massima fortuna, scesi ad un centinaio negli ultimi tempi.

Le telecamere di «Mi manda Raitre» hanno sentito una serie di clienti delusi tra il Garda, dove l’amministratore ha un ufficio, e Brescia, dove si concentravano parte delle sue attività. La puntata andrà in onda martedì prossimo, tra le 10 e le 11, con un servizio che racconterà le disavventure di chi sta bussando alla porta del 44enne con richieste che valgono decine di migliaia di euro.

E tra gli accusatori di Cavellini c’è anche la sua ex collaboratrice Alessia Scalvini, già oggetto di denunce per i fondi mancanti in residence e palazzine da lei gestite. La 38enne racconta via mail di aver presentato in aprile «un esposto» contro l’ex collega e ora spiega tramite il suo legale «di essere una vittima». Scalvini, che i clienti gabbati ritengono essere sodale dell’amministratore sotto accusa, racconta di aver pagato di tasca propria negli ultimi mesi circa «170mila euro per ammanchi riconducibili a comportamenti anomali ed illeciti del dott. Cavellini» e di voler contribuire alla ricerca della verità, mettendosi a disposizione della magistratura.


Fonte: giornale di Brescia
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lunedì 14 marzo 2016

Amministratore di condominio a giudizio, accusato di aver rubato 200mila euro


Tagliacozzo

Spariscono 200mila euro da un condominio in località Piccola Svizzera, a Tagliacozzo, e un amministratore viene rinviato a giudizio. 

La Procura di Avezzano lo ha accusato di truffa. Si tratta di un noto avvocato romano, ex mministratore edl Condominio. Nella contabilità generale mancherebbero anche le ricevute di pagamento per i lavori eseguiti nel residence o meglio sembra che l’avvocato non abbia utilizzato i soldi dei condomini per la ristrutturazione ma per altri scopi. 

E così le famiglie che vivono nel maxicondominio, che sono per più romane e vanno nel piccolo centro turistico per lo più l’estate, una volta scoperto che la contabilità non era affatto chiara hanno dato incarico ad un nuovo amministratore, 

Sabrina Nanni (parte lesa, assistita dall’avvocato Bruno Ricciotti), che ha il suo ufficio ad Avezzano, in Via Garibaldi, e che ha presentato una dettagliata denuncia al magistrato inquirente che dopo vari accertamenti, anche da parte della Guardia di Finanza, ha chiesto di processare direttamente l’ex amministratore fissando l’udienza davanti al giudice del Tribunale di Avezzano per il giorno tre febbraio. 

Secondo la denuncia presentata dai condomini alla Procura, l’ex amministratore non si sarebbe fatto consegnare dalle ditte, che eseguivano i lavori nel condominio, neppure le previste ricevute fiscali e per questo la fiamme gialle starebbero effettuando verifiche anche nei confronti di queste imprese. Gli inquilini avevano dato mandato al nuovo amministratore, Sabrina Nanni.


Fonte: Mariscalive
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sabato 12 marzo 2016

Un bellunese è accusato di appropriazione indebita del denaro dei condomini e di documentazione


Risulta per il momento irreperibile e ieri i suoi avvocati hanno ufficialmente rinunciato alla difesa

BELLUNO (Marzo 2016)

L’amministratore non si trova. Ma soprattutto non si sa che fine abbia fatto una somma sui 37 mila euro dei condomini, che era versata su un conto corrente acceso all’agenzia di Belluno dell’Unicredit banca. Ivo Tormen è accusato di appropriazione indebita, con l’aggravante di aver commesso il fatto con l’abuso di prestazioni d’opera. Fino al giugno di quattro anni fa, l’uomo era amministratore del condominio San Francesco, lungo la via cittadina omonima. È accusato di essersi appropriato di denaro e fondi dei residenti, attraverso prelievi di contanti oppure con bonifici e altre operazioni bancarie, che non c’entravano nulla con la gestione del condominio.

Non solo non erano suoi, ma nemmeno erano utilizzati per fare dei lavori su qualcosa o pagare delle forniture a qualcuno. Proprietari e affittuari devono essersene accorti, facendo due conti sulle spese condominiali, sta di fatto che l’hanno sostituito, ma non è finita così. La seconda accusa, che viene mossa a Tormen è di non aver consegnato al successore la documentazione fiscale e contabile relativa alla propria gestione, trattenendola per sé e commettendo un illecito. Quello che non torna è anche il fatto che l’uomo si sarebbe reso irreperibile. I suoi difensori Prade e Montino non sono più riusciti a contattarlo, pertanto nell’udienza filtro di ieri mattina hanno ufficialmente rinunciato al mandato. Ci avevano provato con il telefono, che però risulta staccato e anche con un telegramma urgente, che non è mai stato ritirato. Eppure qualche vicino di casa l’avrebbe visto, non più tardi di una, al massimo due settimane fa. Fra l’altro, Montino sostiene che la cifra sia di molto inferiore e che basterebbe incaricare un consulente con le necessarie competenze, per fare un calcolo più preciso.

Intanto, l’imputato è passato a Mauro Gasperin, il primo avvocato che il giudice Coniglio ha avvistato in aula.

Il nuovo legale d’ufficio non poteva che chiedere il termine a difesa, perché giustamente non può sapere nulla del fascicolo che ha appena ereditato e il giudice Coniglio ha fatto un rinvio breve a venerdì 18, per permettergli di studiarselo a dovere, in attesa di aprire il dibattimento.

Fonte: CorriereAlpi



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mercoledì 9 marzo 2016

L’amministratore in Porsche è scomparso: buco milionario


Genova

Il ricordo brucia ancora nella mente di chi, lentamente, sta scoprendo che “il dottore”, il brillante amministratore di condominio, rinomato in mezza Genova per il suo eloquio e la sua Porsche, il denaro dei condomini - quasi un centinaio - al termine di rimpalli che i primi accertamenti disegnano come vorticosi, non arrivava a destinazione. Dove finissero i denari non è chiaro, né è noto, quantomeno ai suoi creditori, l’attuale buen retiro di Massimo Griotti, dopo l’abbandono dell’ultimo domicilio conosciuto, un elegante studio nel quartiere di Carignano. In attesa di notizie, mentre alla guardia di finanza fioccano le denunce e gli avvocati si mettono in moto, c’è da fare i conti con una “bolla” che, man mano che altri professionisti subentrano nella gestione dei caseggiati, aumenta di dimensioni ogni giorno che passa: dai due milioni di scoperto stimati fino a qualche settimana fa, considerando l’intero portafogli di palazzi gestiti, il conto, stando alle informazioni che circolano tra gli amministratori - subentranti e non - la voragine sfiorerebbe i quattro milioni.

Quello che è ormai un ex studio gestiva gli affari di palazzi in mezza città. In pieno centro, in zona San Vincenzo, passando per Oregina e la Valbisagno, da Marassi fino al “Biscione”, per arrivare a Sturla. E, verosimilmente per un tempo piuttosto lungo, la vera situazione dei conti di molti di questi condomini è stata quantomeno taciuta. Qualcuno ha iniziato a sospettare, altri hanno scoperto per caso che qualcosa non andava: come è successo in via Bobbio, all’1, un palazzone vista stadio dove il “puffo” supera abbondantemente i 100 mila euro. La lamentela di un “piccolo”, l’addetta delle pulizie, è stata la scintilla. Silenziosa, per molto tempo, nel timore di perdere il lavoro, un giorno si sfoga con un condòmino. «Non mi pagano, non posso continuare». Un tassello dopo l’altro, quelle che in un primo tempo erano solo voci si sono fatte più insistenti, circostanziate. «Querelo tutti - faceva mettere a verbale “il dottore”, in assemblee in cui, più o meno energicamente, gli veniva chiesto conto di alcune stranezze - devo tutelarmi».

Del vero, in fin dei conti, ce n’era. Perché, una dopo l’altra, le innumerevoli fatture custodite gelosamente dal professionista e dai suoi collaboratori hanno iniziato a spuntare. E con esse gli altrettanto numerosi solleciti di pagamento. Un’autentica bomba innescata, all’insaputa di chi invece, mettendo in conto i classici, fisiologici ritardi - e talvolta anche le morosità e le “dimenticanze” di alcuni condomini - il conto, nella sostanza, lo saldava eccome. Ecco spuntare quindi “buchi” da decine di migliaia di euro, un po’ in tutto lo “scibile”: riscaldamento, servizi “generali”, l’acqua. Per non parlare della trascuratezza emersa, piuttosto di frequente, nel comparto delle ristrutturazioni.

Le contromisure infine sono arrivate, anche radicali: come gli avvisi a caratteri cubitali affissi negli androni dove si spiega che non è proprio più il caso di utilizzare il vecchio conto corrente per i versamenti. Ma le contromosse, pur avendo evitando un’ulteriore degenerazione, rischiano di essere tardive: perché, dai primi accertamenti, quella che sta emergendo è una situazione intricatissima di debiti incrociati. In pratica: i condomini coinvolti sarebbero in molti casi debitori gli uni degli altri, perché i fondi versati da un caseggiato venivano utilizzati - indifferentemente - per pagare le proprie spese o per quelle di altri fabbricati.

Di lui, “il dottore” con la passione per le auto sportive e per il golf, ad oggi non si sa molto. Perfino il suo profilo Facebook, negli ultimi giorni, è sparito con una velocità paragonabile solo a quella con cui è stato smantellato il suo studio. Allo stesso modo Griotti, cedute a giugno le quote di una società di servizi, non risulta essere titolare di alcunché: un altro elemento che rischia di trasformare in una chimera recuperare il maltolto.

Il Secolo XIX, per avere una sua versione dei fatti, ha provato a mettersi in contatto con il professionista, a un numero di cellulare che, nei documenti risultava “di reperibilità”. Ma i tentativi dell’interlocutrice - una dipendente dello studio - di mettersi in contatto con l’amministratore, per ora sono risultati vani.


Fonte: il Secolo XIX
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martedì 8 marzo 2016

Canini beffa un altro condominio, Via Pavoni, mancano 72mila euro


Monza

Piovono denunce alla Procura della Repubblica per Loris Canini, l'amministratore di una quarantina di condomini a Monza e dintorni, finito questa estate al centro di un caso di cronaca dopo aver fatto perdere le proprie tracce lasciando consistenti ammanchi nei bilanci degli stabili brianzoli. L'ultima è stata depositata pochi giorni fa al palazzo di giustizia di piazza Garibaldi. A muovere le vie legali contro Canini è stato l'amministratore, nonché legale rappresentante, del Condominio di via Pavoni 9, a Monza, che Canini aveva in gestione dal novembre 2008. I residenti, assistiti dall'avocato Alessandro Meregalli, lamentano un ammanco, anzi, "una vera e propria voragine", come riportato nell'atto di querela, di ben 72mila euro.

Appropriazione indebita aggravata il reato ipotizzato: "Per tutto il triennio 2009 - 2012, Loris Canini gestiva, apparentemente, in modo impeccabile il condominio, presentando con tempestività i rendiconti ed i consuntivi, rendendosi sempre disponibile, dimostrando affabilità e competenza. Insomma, sventolando tutto il catalogo del buon amministratore di condominio. Tutto apparentemente in ordine, ma solo fino al giugno 2012, quando, in modo improvviso e del tutto inaspettato, Loris Canini faceva perdere le proprie tracce", si apprende dalla denuncia.

I fornitori, intanto, battevano cassa: "Il tutto emergeva non tanto e non solo dai controlli incrociati degli estratti conti bancari, ma anche dalle lettere di messa in mora pervenute al Condominio da parte di alcuni creditori, e dalle conferme telefoniche ricevute dal nuovo amministratore che, personalmente, contattava tutti i fornitori del Condominio per accertarsi della loro situazione creditoria". I soldi, secondo i querelanti, sono stati "distratti e spesi da Loris Canini per fini affatto diversi da quelli per cui gli erano stati consegnati".

Dalla segreteria della Procura, si apprende che "molte altre denunce" sono state depositate nei confronti di Canini, anche se ufficialmente le stesse non risultano ancora riunite in unico fascicolo di indagine. Intervistato a fine agosto, Canini aveva raccontato al 'Cittadino' la sua versione, negando di essersi arricchito in alcun modo dalla vicenda. "Non ho intascato un euro- aveva detto- il motivo di tutta questa vicenda era dovuto a problemi di gestione, cercavo di stare dietro ai fornitori prelvando dai vari conti, fino a che tutto non mi è crollato addosso". Canini, aveva riferito, certificati medici alla mano, di essere caduto in depressione e di aver tentato il suicidio.

Fonte: il cittadino
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lunedì 7 marzo 2016

Tiene per sé 600mila euro: denunciata amministratrice di condominio


La donna aveva raggranellato circa 600mila euro erano destinati al pagamento delle bollette. Scoperta dalle Fiamme Gialle

Avrebbe raggirato almeno 200 famiglie, utilizzando per scopi personali circa 600 mila euro versati per il pagamento di acqua, luce e gas: per questo un'amministratrice di condominio di Terni di 47 anni è stata denunciata dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza per appropriazione indebita e falsità in scrittura privata. L'indagine, svolta anche con l'aiuto di accertamenti bancari - spiega oggi la gdf - ha permesso di appurare che, da almeno tre anni, la donna rilasciava ai condomini (la maggior parte dei quali residenti in un grande immobile della città) false copie di bonifici mentre, di fatto, provvedeva al pagamento di una minima parte delle fatture delle spese correnti, cioè delle sole bollette utili ad evitare il distacco delle utenze per morosità. La maggior parte delle somme di denaro, invece, sarebbero state distratte dalla donna attraverso l'incasso diretto o il versamento su conti correnti personali. I condomini sono stati costretti così a versare due volte i corrispettivi delle fatture insolute. Sono stati alcuni di loro, dopo i primi sospetti, a presentare denuncia alle fiamme gialle.


Fonte: La Nazione
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sabato 5 marzo 2016

Gestisce un'ottantina di condomini e non paga le tasse, nei guai il paperone degli amministratori



Modena

Un professionista modenese, attivo nel settore delle gestioni condominiali, completamente sconosciuto al fisco: non aveva mai presentato le dichiarazioninonostante da anni fosse amministratore di 76 condomini in provincia di Modena. L’ha scovato la Guardia di finanza anche grazie all’incrocio dei dati informatici dell’anagrafe tributaria, che hanno fatto emergere una ricchezza patrimoniale riconducibile all’evasore totale in questione, sia immobiliare sia mobiliare, pari ad alcuni milioni di euro.

Per gli anni d’imposta dal 2009 al 2015, sono emersi compensi non dichiarati per oltre un milione di euro ed un’evasione Iva di quasi 200.000. Il professionista ha già accettato il pagamento di una somma di circa 900.000 euro a titolo di imposte, sanzioni ed interessi. Nel corso delle attivita’ ispettive, è stato scoperto che il professionista si era appropriato indebitamente di oltre 170.000 euro, che gli avevano affidato i condomini amministrati per imposte a carico di questi ultimi e mai versate all’erario.

L’evasore totale è stato denunciato per omessa presentazione delle dichiarazioni ai fini delle imposte dirette e dell’Iva così come di appropriazione indebita. La Procura di Modena, per iniziativa del sostituto procuratore Marco Imperato, ha coordinato le indagini disponendo il sequestro di proventi illeciti per quasi 530.000 euro, integralmente individuati nei conti correnti bancari della persona indagata.


Fonte: il resto del carlino
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Amministratrice di condominio infedele, al via il processo - REGGIO EMILIA


Reggio Emilia 25 Gennaio 2016

Si è aperto oggi, al tribunale di Reggio Emilia, il processo all’amministratrice "infedele" Gabriella Ferretti la quale è accusata, come attestano gli estratti conto del condominio querelante, di aver prelevato a suo favore, oltre 45mila euro in tre anni e di non aver corrisposto oltre 41mila euro di spese di riscaldamento centralizzato, costringendo i condomini a sborsare nuovamente questo importo per evitare la sospensione del servizio da parte di Iren.

Il condominio, difeso dall’avvocato Annamaria Terenziani, presidente dell’associazione che tutela i proprietari di casa, ovvero Confedilizia, si è costituto parte civile per richiedere il risarcimento di tutti i danni patrimoniali subiti, oltre a 30mila euro di danni morali.

Contro l’amministratrice imputata si è costituita parte civile anche la stessa associazione della proprietà edilizia Confedilizia di Reggio Emilia. "Il fatto di reato compiuto dalla Ferretti ha leso gli interessi perseguiti dall’associazione, ovvero la tutela dei diritti morali ed economici del proprietario di casa anche nell’ambito condominiale", ha detto l’avvocato Terenziani, presidente di Confedilizia Reggio Emilia. "Abbiamo richiesto che il Tribunale condanni la stessa al pagamento di una somma non inferiore a 10mila euro che destineremo alle nostre battaglie in difesa dei proprietari di casa".

Il procedimento proseguirà il 10 febbraio perchè la causa possa essere riunita ad altri due procedimenti pendenti contro Gabriella Ferretti per fatti analoghi compiuti a danno di altri condomini. La Ferretti, tramite il suo difensore, ha preannunciato di voler chiedere un rito alternativo, abbreviato o patteggiamento, per l’ottenimento di uno sconto di pena.


Fonte: ReggioSera
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mercoledì 2 marzo 2016

In fuga d'amore con la cassa dei condomini - Sparito amministratore di 40 palazzi



Monza


A lanciare l'allarme sono stati gli inquilini e proprietari dei palazzi tra Monza, Desio, Lissone e Agrate che Loris Canini ha truffato

E' scappato probabilmente su un’isola tropicale con la cassa dei condomini che amministrava e una (si vocifera) spendida amante romena. Un fatto incredibile quello accaduto circa due settimane fa a Monza, ma che in realtà conta vittime in tutta la Brianza.

Sono infatti gli inquilini e i proprietari dei quasi 40 palazzi tra Monza, Desio, Lissone e Agrate che Loris Canini, 40 anni, con studio in viale Europa a Monza, amministrava da anni. A lanciare l’allarme, che si sta per trasformare in una denuncia collettiva sia civile che penale, sono stati proprio i condomini che hanno perduto migliaia di euro nella migliore delle ipotesi destinati alla gestione del palazzo e spariti con Canini. Tra le «vittime» in particolare ci sono i 24 inquilini del condominio Il Girasole di via Cantalupo che, a differenza di tutti gli altri, non sono ancora riusciti nemmeno a quantificare il buco creato dall’amministratore, perché non è concesso loro di accedere ai bilanci.

Gli altri hanno stimato buchi anche di 60mila euro. «L’ultima volta che lo abbiamo sentito è stato a fine maggio – ha raccontato Valeria Nava – mi ha addirittura mandato a prenotare la sala per l’assemblea condominiale; peccato che poi alcuni di noi sono andati in ufficio e hanno trovato un biglietto che diceva “sono andato lontano non cercatemi” ». A dire il vero la gestione dell’amministratore dal 2008 al 2010 sembra fosse stata regolare, ma poi i condomini avevano capito che qualcosa non funzionava più. «Prima di tutto dato che eravamo in causa con la società edile e avevamo nominato un perito – ha aggiunto la Nava – abbiamo iniziato a scoprire che questi non aveva ricevuto soldi e non aveva fatto la perizia. A quel punto siamo andati a fondo e ne sono venute fuori delle belle».

Tra i creditori del condominio monzese, e anche degli altri in Brianza, le imprese di pulizia, i manutentori degli impianti di sicurezza e degli ascensori, gli operai. «Sono venuti a chiederci soldi e lì abbiamo avuto la certezza che lui non li aveva pagati – ha precisato – abbiamo anche scoperto che era stato espulso dall’Anaci, l’associazione degli amministratori di condominio e lo stesso timbrava i documenti con quella qualifica... non ce l’aspettavamo proprio anche perché ha anche una bambina piccola». Ora i truffati stanno cercando di recuperare i bilanci, anche se l’impresa sembra ardua, per quantificare il danno subito e comunque si sono rivolti a dei legali. Nel frattempo i telefoni del fuggiasco sono spenti e in ufficio si vocifera che potrebbe essere anche in dolce compagnia. La banca intanto ha bloccato i conti correnti scoprendo che mancano soldi e ci sono assegni in bianco.


Fonte: il giorno
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Raggira il condominio dei carabinieri e si intasca 100mila euro


GENOVA - Gennaio 2016

L’accusa è di aver trasformato i rimborsi assicurativi del condominio che amministrava in una sorta di reddito: dal conto comune, infatti, prelevava fondi pagati per i danni subiti dal palazzo e li dirottava su altri depositi, talvolta per saldare spese che non c’entravano nulla. E a forza di coprire una coperta che diventava sempre più corta, ha provocato un buco da quasi €. 100.000,00 Non in un condominio qualunque: la maggior parte degli abitanti di questo palazzo di via Valtrebbia, nell’entroterra ligure, fa parte delle forze dell’ordine.

Per questo è finito nei guai Giovanni Longo, 60 anni, originario di Canolo, in provincia di Reggio Calabria, titolare della ditta di consulenza “Studio 5” e per anni amministratore di un complesso abitato perlopiù da carabinieri e militari che in quella zona avevano accesso ad abitazioni a canone privilegiato. Il pubblico ministero Alberto Landolfi lo ha indagato per appropriazione indebita, aggravata dall’abuso di prestazione d’opera.

Nel mirino della Procura ci sono diversi anni di bilanci, che secondo i residenti (alcuni di loro sono assistiti dall’avvocato Mario David Mascia) sono stati manipolati e nascosti al condominio. Fra le voci contestate anche le parcelle da decine di migliaia di euro liquidata a un architetto amico all’insaputa degli abitanti. Longo era già finito nei guai per un’altra vicenda simile, per un condominio amministrato in via Fereggiano.


Fonte: Il Secolo XIX
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martedì 1 marzo 2016

Amministratore di condominio scappa con la cassa - Monza


Gianvittorio Galli è stato condannato a 8 mesi per appropriazione indebita: ha dovuto risarcire lo stabile dei 25mila euro che aveva rubato

Amministratori di condomìni e appropriazioni indebite. Mentre la Procura di Monza ha chiuso l'inchiesta su Loris Canini - il trentenne monzese che gestiva diversi condomìni a Monza e dintorni e contro cui l'estate scorsa erano piovute segnalazioni di ammanchi - Gianvittorio Galli, monzese di 57 anni, ha invece patteggiato la pena di 8 mesi di reclusione in un processo al Tribunale di Monza sempre per appropriazione indebita un altro amministratore di stabili.

A denunciarlo gli inquilini di un condominio in vicolo Molini 8 a Monza a cui Galli avrebbe sottratto circa 25 mila euro nel 2010. L'amministratore avrebbe un altro paio di processi pendenti per vicende analoghe. Secondo la denuncia Gianvittorio Galli nell'estate 2010 aveva convocato un'assemblea ordinario del condominio in vicolo Molini per l’approvazione del consuntivo. All'assemblea però l'amministratore aveva detto ai condomini che era necessario rinviare tutto a settembre. Ma dopo le vacanze estive l'amministratore non solo non aveva convocato un'altra assemblea, ma era proprio sparito dalla circolazione, rendendosi irreperibile agli inquilini. I condomini si erano rivolti ad un avvocato per cercare di mettersi in contatto con l'amministratore e convocare un'assemblea straordinaria, ma invano.

Allora gli inquilini avevano autoconvocato un'assemblea condominiale, in cui avevano proceduto alla nomina di un nuovo amministratore, che aveva scoperto la mancanza dei libri contabili del condominio, ma soprattutto che dal conto corrente dello stabile erano spariti circa 25 mila euro. Erano quindi scattate le denunce, l'inchiesta della Procura di Monza e il processo al Tribunale monzese dove Gianvittorio Galli ha patteggiato la pena dopo avere sistemato i conti con gli inquilini.


Fonte: il giorno
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Il condominio pieno di debiti - TRENTO


Nei guai l’ex amministratore: avrebbe preso i soldi delle quote


TRENTO 24 Febbraio 2016

A scoprire il debito del condominio (poco meno di 30 mila euro) era stato il nuovo amministratore che, una volta iniziato il suo lavoro, si era messo a spulciare le carte lasciate dal predecessore. E aveva trovato una serie di fatture che non erano state pagate. A fronte delle normali entrate che arrivano dalle quote pagate dal condominio. Insomma i proprietari degli appartamenti che compongono il condominio di Madonna di Campiglio, pagavano tutto quello che era necessario per la luce, per l’acqua, ma anche per interventi straordinari come la sistemazione delle porte. I servizi venivano anche resi ma - ed è qui che entra in azione la procura - non pagati. A intascare 32mila euro sarebbe stato - secondo l’accusa - il precedente amministratore del condominio che per questo è finito a processo per truffa. Fra le fatture non pagate (e che hanno dato vita al debito del condominio) c’erano quelle per il gasolio - e si parla di una fattura da 16 mila euro - quella per il servizio di acquedotto e di fognatura e quella per l’energia delle parte comuni. E poi altri interventi straordinari che i condomini hanno pagato ma con i soldi che non sono finiti a destinazione. Sarebbero state poi trovate delle fatture che sarebbero - è sempre la versione dell’accusa - false. Insomma emesse per avere la pezza d’appoggio per chiedere soldi ai condomini, ma senza nessun servizio da pagare regolarmente. E i soldi raccolti in questo modo sarebbero quindi finiti sempre nelle tasche
dell’ex amministratore. Che avrebbe anche effettuato una serie di prelievi dal conto corrente del condominio e avrebbe girato a favore della sua società degli assegni. Pieni dei soldi dei condomini. Ora la vicenda è finita in aula e sarà il giudice a decidere se l’uomo sia colpevole o meno.


Fonte: Trentino Corriere Alpi
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lunedì 29 febbraio 2016

L’amministratore si uccide senza pagare, dodici famiglie al freddo - CORREGGIO


Iren stacca il riscaldamento a un condominio di via Leopardi «perché non paga». In realtà i 13 mila euro dovuti erano stati versati all'uomo, che si è tolto la vita.

CORREGGIO

Un intero palazzo senza riscaldamento. Famiglie, con bambini e, più in generale, soggetti fragili, al freddo durante la stagione più rigida dell’anno. Tutto questo per un debito non pagato da parte del precedente amministratore di condominio, che tempo fa si è tolto la vita. Fa discutere il caso del condominio di via Leopardi, dove abitano 12 famiglie e che ieri pomeriggio è approdato negli uffici di Iren sotto forma di incontro tra gli avvocati della multiutility, il legale del condominio, la correggese Catia Lombardo, e il nuovo amministratore, Guido Belletti.

Durante l’appuntamento di ieri, infatti, si è cercato di trovare una soluzione che permetta di riallacciare al più presto l’utenza e di trascorrere l’autunno e l’inverno a una temperatura accettabile. In passato, infatti, Iren è stata costretta a staccare il gas perché il precedente amministratore ha intascato i soldi da parte degli inquilini per un ammontare di 13 mila euro, senza però versarli all’azienda. Il riscaldamento del palazzo è centralizzato e questo è alla base del problema. Ed è l’unica utenza che crea problemi, mentre le altre, luce e acqua, vengono regolarmente somministrate agli inquilini.

«Siamo riusciti a pagare l’energia elettrica in modo che, almeno, chi ha una stufa possa tamponare così i disagi derivanti dal freddo», spiega Belletti. L’accordo trovato ieri durante il colloquio con Iren è illustrato invece dall’avvocato Lombardo e consiste in una rateizzazione che, tuttavia, deve trovare il consenso dei residenti di via Leopardi.

«C’è stata una parziale apertura da parte di Iren, una disponibilità a trovare un accordo: a mio giudizio è una svolta positiva che rappresenta un cambiamento di rotta rispetto ai mesi precedenti – aggiunge Lombardo - Stiamo valutando, quindi, la proposta di Iren di rateizzare il debito in modo che sia possibile per gli inquilini onorare l’impegno assunto allacciando immediatamente il servizio. L’amministratore dovrà riferirlo ai residenti e, a nostra volta, ne riparleremo con l’azienda».

I 13mila euro dovranno quindi essere versati di nuovo, malgrado i condòmini li abbiano già pagati. «Sono somme già pagate, ma Iren dice: “A noi poco interessa se è stato uno dei condòmini a non onorare il debito” – continua l’avvocato – e dal punto di vista giuridico hanno ragione loro, perché il rapporto è tra Iren e il condominio intero. Già nella giornata di oggi dovremmo avere un’idea sul da farsi. Attualmente, il grosso problema è rappresentato dagli eredi che, al momento, stanno ancora facendo un inventario e non sono ancora subentrati. Di conseguenza, non abbiamo interlocutori con i quali dialogare su come risolvere il problema ed eventualmente saldare il pagamento di questo debito che si trascina».


Fonte: Gazzetta di Reggio
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Amministratrice di condominio davanti al GUP accusata di truffa - OLBIA


21 Febbraio 2016 OLBIA

Una avvenente amministratrice condominiale di Sassari, Sonia Fiori di 44 anni, e un suo collega di Olbia, Sebastiano Guddelmoni di 29 dovranno comparire, mercoledì prossimo, davanti al gup del tribunale di Tempio. Nei confronti dei due la procura della Repubblica ha infatti avanzato una richiesta di rinvio a giudizio per truffa aggravate e appropriazione indebita nei confronti dei condomini di un edificio di Olbia. Ma mentre Sebastiano Guddelmoni avrebbe avuto un ruolo marginale in una sola occasione, la donna (che è assistita dall’avvocato Giampaolo Murrighile) avrebbe messo a segno una decine di truffa in città utilizzando assegni a vuoto, diversi dei quali provenienti da carnet rubati in occasione di furti in appartamenti. Sonia Fiori avrebbe impersonato, per rendere più credibile il suo ruolo, diverse figure professionali spacciandosi di volta in volta per avvocato, magistrato, poliziotta e libera professionista. Nella sua rete sarebbero cascati benzinai, negozianti, gioiellieri ai quali consegnava, in cambio di merce e di danaro, gli assegni cabrio. Nelle giro di appropriazioni indebite finirono buggerati anche decine di condomini i quali avevano pagato le quote condominiali di acqua e luce, importi per decine di migliaia di euro che invece scomparivano, stando all’accusa, dentro la borsetta della elegante e sedicente amministratrice condominiale. Le contestazioni che muove nei confronti della donna la Procura di Tempio sono tante e riguardano decina di casi per i quali la donna è stata citata all’udienza preliminare che è stata fissata per mercoledì 24 febbraio. Il difensore della donna, l’avvocato Giampaolo Murrighile, ha spiegato che il caso che vede implicata la sua assistita è «molto complesso, trattandosi di varie contestazioni che riguardano la sua attività di amministratrice svolta, negli anni che vanno dal 2012 al 2014, in diversi stabili di Olbia».


Fonte: La Nuova Sardegna Ed. OLBIA
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