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sabato 8 settembre 2018

Istat: più single rispetto a prima e si ci sposa più in là nel tempo.

Al 1° gennaio 2018 la popolazione residente in Italia è pari a 60 milioni 484 mila unità. L’età media è di 45,2 anni, riflesso di una struttura per età in cui solo il 13,4% della popolazione ha meno di 15 anni, il 64,1% tra i 15 e i 64 anni e il 22,6% ha 65 anni e più.
La popolazione di 80 anni e più raggiunge il 7,0%, quella di 100 anni e più supera le 15 mila e 500 unità. Sono più di mille gli individui che hanno superato i 105 anni e 20 i supercentenari (110 anni e più).

infografica
Nella classe di età 15-64 anni, coniugati e celibi quasi si equivalgono (rispettivamente 49,0% e 47,7% della popolazione totale). Tra le donne invece continuano a prevalere le coniugate (55,0%) sulle nubili (quasi il 39%).
Il confronto tra i dati del Censimento della popolazione del 1991 e quelli riferiti al 2018 mostra i profondi cambiamenti avvenuti. Tra gli individui di 15-64 anni, a fronte di un lieve calo della popolazione (-309 mila), diminuiscono molto le persone coniugate (3 milioni e 843 mila in meno) a vantaggio soprattutto di celibi e nubili (+3 milioni e 90 mila) e, in misura molto più contenuta, dei divorziati (oltre 972 mila in più).
La diminuzione e la posticipazione della nuzialità, in atto da oltre quaranta anni, in parte compensate dalla crescita delle libere unioni, ha portato tra il 1991 e il 2018 a un forte calo dei coniugati, soprattutto nella classe di età 25-34 anni (da 51,5% a 19,1% gli uomini, da 69,5% a 34,3% le donne). I celibi passano da 48,1% a 80,6% e le nubili da 29,2% a 64,9%. Nella classe di età 45-54 anni quasi un uomo su quattro non si è mai sposato mentre è nubile quasi il 18% delle donne.
Aumentano in tutte le età divorziati e divorziate, più che quadruplicati dal 1991 (da circa 376 mila a oltre 1 milione e 672 mila), principalmente nella classe 55-64 anni (da 0,8% a 5,3% gli uomini, da 1,0% a 6,4% le donne).
Con riferimento alla popolazione da 65 anni in su si registrano gli effetti dell’aumento della sopravvivenza e il recupero dello svantaggio degli uomini. Se nel 1991 era prevalente la quota di donne vedove rispetto alle coniugate (50,5% contro 37,4%), al 1° gennaio 2018 le coniugate superano le vedove (47,7% contro 41,9%). Anche per le donne è ora più frequente affrontare la fase anziana della vita in coppia.
Considerando sia le unioni civili costituite in Italia sia le trascrizioni di unioni costituite all’estero, al 1° gennaio 2018 le persone residenti unite civilmente sono circa 13,3 mila (0,02% della popolazione), di sesso maschile nel 68,3% dei casi.
Gli uniti civilmente hanno un’età media di 49,5 anni se maschi e di 45,9 anni se femmine e risiedono prevalentemente nel Nord (56,8%) e al Centro (31,5%).
In Italia, a partire da luglio 2016 e fino al 31 dicembre 2017, sono state costituite nel complesso 6.712 unioni civili (2.336 nel 2° semestre 2016 e 4.376 nel corso del 2017) che hanno riguardato prevalentemente coppie di uomini (4.682 unioni, il 69,8% del totale).
Le unioni civili sono più frequenti nelle grandi città: il 35,4% è stato costituito nelle 14 città metropolitane, e quasi una su quattro a Milano, Roma o Torino.
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martedì 23 gennaio 2018

Indicatori dei permessi di costruire


A partire da questa edizione, vengono diffuse dall'Istat le serie storiche destagionalizzate degli indicatori dei permessi di costruire. Inoltre, la cadenza di pubblicazione dei dati passa da semestrale a trimestrale.

Nel secondo trimestre del 2017 si rileva un significativo incremento congiunturale del numero di abitazioni in nuovi fabbricati residenziali (+7,8%), che rafforza i segnali di crescita già rilevati nei primi tre mesi (+3,5%). La superficie in fabbricati non residenziali, dopo il forte aumento registrato nel primo trimestre (+20,2%), nel secondo subisce invece una flessione (-4,7%).

Il numero di abitazioni rilevato per i nuovi fabbricati aumenta, in termini tendenziali, del 9,5% nel primo trimestre 2017 e del 13,6% nel secondo. Una dinamica sostanzialmente analoga contraddistingue la superficie utile (rispettivamente +12,3% e +11,4%).

Dopo la fase di contrazione rilevata, in media, nel 2016, anche l'edilizia non residenziale torna, nel 2017, a crescere con variazioni tendenziali molto elevate: +49,8% nel primo trimestre (dato influenzato dal valore particolarmente basso dell'indicatore nel primo trimestre 2016) e +28,1% nel secondo.

Nel complesso del primo semestre del 2017 si registra una crescita tendenziale diffusa che interessa sia la parte residenziale (+11,7% sui primi sei mesi del 2016 per le abitazioni in nuovi fabbricati residenziali; +11,8% la superficie utile abitabile) che quella non residenziale (+37,7% la superficie non residenziale).
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Produzione nelle costruzioni e costi di costruzione



A novembre 2017, rispetto al mese precedente, l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni registra un incremento dello 0,4%. Nello stesso mese, gli indici di costo del settore aumentano dello 0,1% per il fabbricato residenziale e dello 0,2% per il tronco stradale senza tratto in galleria mentre diminuisce dello 0,1% l'indice del tronco stradale con tratto in galleria.

Nella media del trimestre settembre-novembre l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente.

Su base annua, a novembre 2017 si registra un aumento del 0,6% per l'indice della produzione nelle costruzioni corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2016). L'indice grezzo aumenta dello 0,6% rispetto a novembre 2016.

Sempre su base annua, gli indici del costo di costruzione aumentano dello 0,7% per il fabbricato residenziale, dell'1,4% per il tronco stradale con tratto in galleria e del 2,1% per quello senza tratto in galleria.

A novembre 2017, l'aumento tendenziale del costo di costruzione del fabbricato residenziale è da attribuire all'incremento dei costi dei materiali (+0,9 punti percentuali).

Anche l'incremento tendenziale degli indici del costo di costruzione dei tronchi stradali deriva esclusivamente dall'aumento dei costi dei materiali, sia per quello con tratto in galleria (+1,6 punti percentuali) che per quello senza tratto in galleria (+2,3 punti percentuali).
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martedì 16 gennaio 2018

Prezzi delle abitazioni (dati provvisori): -0,5%



Nel terzo trimestre 2017, secondo le stime preliminari, l'indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, sia per fini abitativi sia per investimento, diminuisce dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% nei confronti dello stesso periodo del 2016 (era -0,2% nel secondo trimestre).



L'ampliamento della flessione tendenziale dell'IPAB è dovuto esclusivamente ai prezzi delle abitazioni esistenti, la cui diminuzione su base annua si accentua (-1,3%, da -0,5% del trimestre precedente) e torna prossima a quella registrata nel primo trimestre 2016 (era -1,2%). Accelera invece la crescita dei prezzi delle abitazioni nuove (+0,6%, da +0,3%).

Il calo tendenziale dei prezzi delle abitazioni si manifesta contestualmente a una crescita del numero di immobili residenziali compravenduti (+1,5% rispetto al terzo trimestre del 2016, secondo i dati dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare dell'Agenzia delle Entrate), ininterrotta dal secondo trimestre 2015 ma che si riduce di ampiezza per il quinto trimestre consecutivo.

Anche su base congiunturale la diminuzione dell'IPAB è dovuta unicamente al calo dei prezzi delle abitazioni esistenti (-0,7%) mentre quelli delle abitazioni nuove registrano un aumento dello 0,3%.

In media, nei primi tre trimestri del 2017 i prezzi delle abitazioni diminuiscono dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, sintesi di un leggero aumento dei prezzi delle abitazioni nuove (+0,1%) e della diminuzione di quelli delle abitazioni esistenti (-0,6%).

Il tasso di variazione acquisito dell'IPAB per il 2017 rimane negativo e pari a -0,4% (era -0,1% nel trimestre precedente).
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martedì 31 ottobre 2017

Partecipate pubbliche in Italia: diminuiscono ma assumono di più



Nel 2015 le unità economiche partecipate dal settore pubblico sono 9.655 ed impiegano 882.012 addetti. Rispetto al 2014 sono meno numerose (-2,1%) ma con più addetti (+4,3%).

I settori in cui si concentra la partecipazione pubblica si confermano quelli energetici, infrastrutturali e dei servizi avanzati. Il 59,9% delle unità economiche partecipate è a controllo pubblico.

Tra le unità a partecipazione pubblica, le imprese attive sono 6.859 e impiegano 848.707 addetti (96,2% degli addetti di tutte le partecipate). Le imprese non attive che hanno presentato nel 2015 una dichiarazione contabile o fiscale, sono invece 1.092 (-4% rispetto al 2014). I settori con il maggior numero di imprese partecipate attive sono le Attività professionali, scientifiche e tecniche (vi opera il 14,3% delle partecipate e il 3,2% degli addetti) e il settore del Trasporto e magazzinaggio (rispettivamente 10,6% e 38,1%).

Le imprese attive partecipate da almeno una amministrazione pubblica regionale o locale si riducono del 12,7% rispetto all'anno precedente, con una flessione in termini di addetti del 12% (-46.847 addetti).

Le imprese attive a controllo pubblico sono 4.249 con 621.926 addetti. Al netto delle attività finanziarie e assicurative, generano quasi 54 miliardi di valore aggiunto, pari al 10% di quello realizzato dal complesso delle imprese dell'industria e dei servizi.

La produttività del lavoro, in termini di valore aggiunto per addetto, è di quasi il 50% superiore a quella delle aziende con le stesse forme giuridiche non partecipate dal settore pubblico (oltre 88 mila euro rispetto a circa 59 mila). Questo effetto medio è ampiamente determinato dalla differente composizione settoriale e dimensionale delle partecipate pubbliche. Tuttavia, i livelli di produttività del lavoro delle imprese controllate dalla PA risultano superiori a quelli medi in tutte le classi di addetti delle imprese.

Il 76,5% delle controllate pubbliche ha registrato un utile d'esercizio, il 23,5% una perdita. La quota di controllate pubbliche in perdita rispetto al 2014, quando era stata pari al 27,4%.
Le controllate pubbliche registrano nel 2015 perdite per circa 3 miliardi e 800 milioni di euro (con una flessione di 738 milioni rispetto al 2014) e utili per oltre 10 miliardi e 600 milioni di euro (-107 milioni circa rispetto al 2014), con un saldo complessivo positivo di circa 6 miliardi e 800 milioni di euro.
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Commercio estero extra UE in diminuzione



A settembre 2017, rispetto al mese precedente, le esportazioni sono in aumento (+2,0%) mentre le importazioni registrano una flessione (-3,4%).

L’incremento congiunturale delle vendite verso i paesi extra Ue è esteso a quasi tutti i raggruppamenti principali di industrie. L'energia (+12,7%) e i beni strumentali (+5,6%) registrano incrementi particolarmente intensi. Flettono i beni intermedi (-4,3%) e i beni di consumo durevoli (-3,2%).

Dal lato dell'import, la flessione congiunturale è estesa a tutti i raggruppamenti principali di industrie, a eccezione dei beni di consumo non durevoli (+0,5%). I beni di consumo durevoli (-8,6%) e i beni strumentali (-6,3%) registrano un calo più marcato della media.

Nell’ultimo trimestre, la dinamica congiunturale dell'export verso i paesi extra Ue, risulta positiva (+1,2%) ed estesa a tutti i raggruppamenti principali di industrie.

Nello stesso periodo, le importazioni sono invece in netto calo (-3,4%), particolarmente ampio per i beni strumentali (-11,7%) e i beni di consumo durevoli (-6,8%). Contrastano la tendenza decrescente i beni intermedi (+2,1%) che registrano un aumento rispetto al trimestre precedente.

A settembre 2017, le esportazioni sono in forte aumento su base annua (+8,1%, che passa a +10,0% eliminando l'effetto prodotto dal diverso numero di giorni lavorativi). La crescita è marcata per l'energia (+46,4%) e per i beni strumentali (+10,1%); di intensità minore per i beni di consumo non durevoli (+8,0%) e i beni di consumo durevoli (+5,3%).

Anche le importazioni sono in espansione (+4,7%, che aumenta a +6,5% eliminando l'effetto prodotto dal diverso numero di giorni lavorativi) coinvolgendo tutti i comparti a eccezione dei beni strumentali (-9,0%) e dei beni di consumo non durevoli (-0,2%).

Il surplus commerciale (+3.540 milioni) è in aumento rispetto a quello dello stesso mese del 2016 (+2.892 milioni). Il surplus nell’interscambio di prodotti non energetici (+5.753 milioni) è in forte crescita rispetto a settembre 2016 (+4.860 milioni).

A settembre 2017, rispetto allo stesso mese del 2016, l'export verso Russia (+21,8%), Turchia (+21,3%), Cina (+18,7%), paesi MERCOSUR (+15,1%) e Stati Uniti (+8,3%) aumenta in misura superiore rispetto a quello medio delle esportazioni. In flessione le vendite di beni verso i paesi OPEC (-5,4%).

Gli acquisti di beni da India (+16,2%), paesi OPEC (+13,3%) e Russia (+7,4%) registrano aumenti superiori a quello medio delle importazioni. Con riguardo a Svizzera (-9,7%), paesi ASEAN (-8,7%) e Giappone (-8,1%), si segnala invece un forte calo.
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Fatturato e ordinativi dell’industria



Ad agosto per il fatturato dell'industria si rileva un incremento congiunturale pari al 2,0%, che segue le flessioni dei due mesi precedenti. Nella media degli ultimi tre mesi, l'indice complessivo aumenta dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti.

Per gli ordinativi ad agosto si registra un rilevante incremento congiunturale (+8,7%); nella media degli ultimi tre mesi l'indice mostra una crescita del 5,4%.

L'andamento congiunturale del fatturato ad agosto è dovuto a incrementi sia sul mercato interno (+2,3%), sia su quello estero (+1,6%). Anche per gli ordinativi entrambi i mercati risultano in crescita, con una prevalenza di quello interno (+12,7%) rispetto a quello estero (+3,3%).

Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per tutti i raggruppamenti principali di industrie a eccezione dell'energia (-2,9%), particolarmente rilevante per i beni intermedi (+4,2%).

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 come ad agosto 2016), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 3,4%, con incrementi del 2,3% sul mercato interno e del 5,7% su quello estero.

L'indice grezzo del fatturato aumenta, in termini tendenziali, del 3,5%: il contributo più ampio a tale incremento viene dalla componente interna dei beni intermedi.

Per il fatturato l'incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (+14,2%), mentre la maggiore diminuzione riguarda la fabbricazione di mezzi di trasporto (-9,5%).

Nel confronto con il mese di agosto 2016, l'indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 12,2%. Incrementi si registrano nell'elettronica (+195,1%, principalmente a causa dell'andamento degli strumenti di misurazione e navigazione), nei macchinari (+25,3%) e nel legno, carta e stampa (+20,8%). La maggiore flessione, invece, si osserva nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-19,6%).
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mercoledì 18 ottobre 2017

ISTAT: Produzione industriale

Ad agosto 2017 l'indice destagionalizzato della produzione industriale registra un incremento dell'1,2% rispetto a luglio. Nella media del trimestre giugno-agosto 2017 la produzione è aumentata del 2,2% nei confronti dei tre mesi precedenti.

Corretto per gli effetti di calendario, ad agosto 2017 l'indice è aumentato in termini tendenziali del 5,7% (i giorni lavorativi sono stati 22 come ad agosto 2016). Nella media dei primi otto mesi dell'anno la produzione è aumentata del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L'indice destagionalizzato mensile registra variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dell'energia (+4,6%), dei beni intermedi (+2,4%) e dei beni strumentali (+2,2%); segna invece una variazione negativa il comparto dei beni di consumo (-0,5%).

In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano ad agosto 2017 una crescita significativa per l'energia (+8,4%) e i beni di consumo (+6,8%); in misura rilevante aumentano anche i beni intermedi (+5,4%) mentre una crescita più lieve segnano i beni strumentali (+3,1%).

Per quanto riguarda i settori di attività economica, ad agosto 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+22,2%), dell'attività estrattiva (+13,6%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+10,0%); diminuzioni si registrano invece nei settori della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-7,3%), della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-5,1%) e della fabbricazione di mezzi di trasporto (-1,3%).
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ISTAT: Economia non osservata nei conti nazionali


Nel 2015, l'economia non osservata (sommerso economico e attività illegali) vale circa 208 miliardi di euro, pari al 12,6% del Pil. Il valore aggiunto generato dall'economia sommersa ammonta a poco più di 190 miliardi di euro, quello connesso alle attività illegali (incluso l'indotto) a circa 17 miliardi di euro.

L'incidenza della componente non osservata dell'economia sul Pil, che aveva registrato una tendenza all'aumento nel triennio 2012-2014 (quando era passata dal 12,7% al 13,1%), ha segnato nel 2015 una brusca diminuzione, scendendo di 0,5 punti percentuali rispetto all'anno precedente.

La composizione dell'economia non osservata si è modificata in maniera significativa. Nel 2015, la componente relativa alla sotto-dichiarazione pesa per il 44,9% del valore aggiunto (circa 2 punti percentuali in meno rispetto al 2014). La restante parte è attribuibile per il 37,3% all'impiego di lavoro irregolare (35,6% nel 2014), per il 9,6% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l'8,2% alle attività illegali (rispettivamente 8,6% e 8,0% l'anno precedente).
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Commercio con l’estero e prezzi all’import dei prodotti industriali


Rispetto al mese precedente, ad agosto 2017 si registra una crescita sia per le esportazioni (+4,2%) sia per le importazioni (+3,5%).

L'aumento congiunturale dell'export coinvolge sia i mercati Ue (+4,3%) sia l'area extra Ue (+4,0%). Tutti i raggruppamenti principali di industrie sono in espansione, in particolare i prodotti energetici (+12,5%) e i beni intermedi (+5,9%).

Nel trimestre giugno-agosto 2017, rispetto al trimestre precedente, l'export risulta in leggera flessione (-0,2%) ed è sintesi del calo delle vendite dell'area extra Ue (-1,7%) e dell'aumento di quelle dell'area Ue (+1,0%). Nello stesso periodo le importazioni registrano una crescita (+0,9%).

Ad agosto 2017 la crescita tendenziale dell'export si mantiene positiva (+8,4%) e riguarda, con intensità simile, sia l'area Ue (+8,7%) sia quella extra Ue (+8,1%); l'aumento dell'import (+8,2%) è determinato dall’espansione degli acquisti da entrambe le aree di sbocco (+9,8% per l'area Ue e +6,0% per l'area extra Ue).

Tra i settori che contribuiscono in misura più rilevante alla crescita tendenziale dell'export, si segnalano sostanze e prodotti chimici (+17,8%), prodotti delle altre attività manifatturiere (+12,6%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+12,5%), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+11,7%), macchine e apparecchi n.c.a. (+10,1%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+9,1%).

Rispetto ai principali mercati di sbocco dell'area Ue, si segnala la marcata crescita tendenziale delle esportazioni verso Francia (+8,9%) e Spagna (+9,2%).

Ad agosto 2017 il surplus commerciale è di 2,8 miliardi (+2,5 miliardi ad agosto 2016).

Nei primi otto mesi dell'anno l'avanzo commerciale raggiunge 28,4 miliardi (+50,8 miliardi al netto dei prodotti energetici) con una crescita sostenuta sia per l'export (+7,6%) sia per l'import (+10,9%) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Nel mese di agosto 2017 l'indice dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali diminuisce dello 0,1% rispetto al mese precedente e aumenta dell'1,3% nei confronti di agosto 2016.

L'aumento tendenziale dei prezzi all’importazione dipende principalmente dalle dinamiche dei beni intermedi e dell'energia.
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ISTAT: in diminuzione i prezzi al consumo


Nel mese di settembre 2017, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,3% su base mensile e aumenta dell'1,1% rispetto a settembre 2016 (era +1,2% ad agosto), confermando la stima preliminare.

La lieve frenata dell'inflazione è ascrivibile per lo più al rallentamento dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,7%, da +4,4% di agosto) e di quelli dei Beni energetici regolamentati (+2,9% da +5,0%), in parte compensato dall'accelerazione dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati, la cui crescita si porta a +2,1% (da +0,7% del mese precedente).

L'"inflazione di fondo", al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende di tre decimi di punto percentuale (+0,7% da +1,0% di agosto), mentre quella al netto dei soli Beni energetici si attesta a +0,8% (era +0,9 nel mese precedente).

La diminuzione su base mensile dell'indice generale è dovuta principalmente al calo dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-4,6%) e, in misura minore, alla diminuzione di quelli dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,9%), il cui andamento in entrambi i casi è influenzato da fattori stagionali.

Su base annua la crescita dei prezzi dei beni si attesta a +1,0% (come ad agosto), mentre rallenta quella dei servizi (+1,3% da +1,6%). Il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si conferma positivo e pari a +0,3 punti percentuali.

L'inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,3% per l'indice generale e +0,8% per la componente di fondo.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,4% su base mensile e dell'1,1% su base annua (era +0,6% ad agosto).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto salgono dello 0,4% in termini congiunturali e dell'1,3% in termini tendenziali (in accelerazione di tre decimi di punto percentuale rispetto al mese precedente).

L'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dell'1,8% su base mensile – principalmente a causa della fine dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto – e dell'1,3% su base annua (era +1,4% ad agosto), confermando la stima preliminare.

L'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, diminuisce dello 0,3% su base mensile e aumenta dell'1,1% rispetto a settembre 2016.
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La corruzione in Italia: il punto di vista delle famiglie


Per la prima volta l'Istat ha introdotto una serie di quesiti nell'indagine sulla sicurezza dei cittadini 2015-2016 per studiare il fenomeno della corruzione.

Si stima che il 7,9% delle famiglie nel corso della vita sia stato coinvolto direttamente in eventi corruttivi quali richieste di denaro, favori, regali o altro in cambio di servizi o agevolazioni (2,7% negli ultimi 3 anni, 1,2% negli ultimi 12 mesi).

L'indicatore complessivo (7,9%) raggiunge il massimo nel Lazio (17,9%) e il minimo nella Provincia autonoma di Trento (2%), ma la situazione sul territorio è molto diversificata a seconda degli ambiti della corruzione.

La corruzione ha riguardato in primo luogo il settore lavorativo (3,2% delle famiglie), soprattutto nel momento della ricerca di lavoro, della partecipazione a concorsi o dell'avvio di un'attività lavorativa (2,7%).

Tra le famiglie coinvolte in cause giudiziarie, si stima che il 2,9% abbia avuto nel corso della propria vita una richiesta di denaro, regali o favori da parte, ad esempio, di un giudice, un pubblico ministero, un cancelliere, un avvocato, un testimone o altri.

Il 2,7% delle famiglie che hanno fatto domanda di benefici assistenziali (contributi, sussidi, alloggi sociali o popolari, pensioni di invalidità o altri benefici) si stima abbia ricevuto una richiesta di denaro o scambi di favori. In ambito sanitario episodi di corruzione hanno coinvolto il 2,4% delle famiglie necessitanti di visite mediche specialistiche o accertamenti diagnostici, ricoveri o interventi. Le famiglie che si sono rivolte agli uffici pubblici nel 2,1% dei casi hanno avuto richieste di denaro, regali o favori

Richieste di denaro o favori in cambio di facilitazioni da parte di forze dell'ordine o forze armate e nel settore dell'istruzione hanno riguardato rispettivamente l'1% e lo 0,6% delle famiglie.
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sabato 16 settembre 2017

Le esportazioni aumentano in generale ma non per tutte le Regioni italiani


Nel secondo trimestre 2017, rispetto ai tre mesi precedenti, l’export risulta in crescita per le regioni nord-occidentali (+2,6%) e per l'Italia centrale (+1,8%) mentre è in diminuzione per l'Italia meridionale e insulare (-1,9%) e per le regioni nord-orientali (-0,4%).

Rispetto ai primi sei mesi del 2016, nel periodo gennaio-giugno 2017 si rilevano dinamiche di crescita dell'export intense e diffuse. A fronte di un aumento medio nazionale dell'8,0%, l'incremento delle vendite sui mercati esteri risulta di maggiore intensità per le regioni delle aree insulare (+36,2%), nord-occidentale (+9,1%) e centrale (+8,8%). E' comunque sostenuto per le regioni dell'area nord-orientale (+5,6%) mentre risulta più contenuto per l'area meridionale (+0,5%).

Tra le regioni che forniscono il più ampio contributo positivo alla crescita tendenziale delle esportazioni nazionali si segnalano: Lombardia (+7,4%), Piemonte (+11,3%), Emilia-Romagna (+6,4%), Veneto (+6,1%), Lazio (+15,5%) e Toscana (+8,8%). Quelle che forniscono il più rilevante contributo negativo sono Basilicata (-10,1%) e Molise (-39,8%).

Nei primi sei mesi del 2017, l'aumento tendenziale delle vendite di autoveicoli da Lazio e Piemonte, di articoli farmaceutici, chimico-medicinali dalla Lombardia contribuisce alla crescita dell'export nazionale per oltre un punto percentuale (1,3 punti), mentre l'incremento dell'export di macchine e apparecchi n.c.a. da Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia impatta sulla dinamica nazionale per quasi un punto (0,8 punti).

Le vendite dalla Lombardia verso gli Stati Uniti, dal Piemonte verso la Cina e dal Lazio e dalla Lombardia verso la Germania forniscono un impulso positivo all'export nazionale, mentre flettono le vendite del Friuli-Venezia Giulia verso gli Stati Uniti e del Lazio verso il Belgio.

Nei primi sei mesi dell'anno, la positiva performance all'export delle province di Frosinone, Torino, Milano, Monza e Brianza, Siracusa e Cagliari contribuisce positivamente all'export nazionale. I maggiori contributi negativi provengono da Trieste e Latina.
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Aumentano i prezzi al consumo


Nel mese di agosto 2017, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,3% su base mensile e dell'1,2% rispetto ad agosto 2016 (era +1,1% a luglio), confermando la stima preliminare.
La lieve ripresa dell'inflazione si deve principalmente ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati, la cui crescita si porta a +4,3% (da +2,1% del mese precedente) e alla dinamica dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+4,4%, in accelerazione dal +3,2% di luglio).
L'"inflazione di fondo", al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale di due decimi di punto percentuale (+1,0% da +0,8% di luglio), mentre quella al netto dei soli Beni energetici si attesta a +0,9% (come nel mese precedente).
L'incremento su base mensile dell'indice generale è dovuto in larga parte ai rialzi dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,4%), il cui andamento è influenzato da fattori stagionali.
Su base annua accelera la crescita dei prezzi sia dei beni (+1,0%, da +0,8% di luglio) sia dei servizi (+1,6% da +1,3%) Ad agosto, quindi, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si conferma positivo e pari a +0,6 punti percentuali.
L'inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,4% per l'indice generale e +1,0% per la componente di fondo.
I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,1% su base mensile e dello 0,6% su base annua (era +0,8% a luglio).
I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto salgono dello 0,1% in termini congiunturali e dell'1,0% in termini tendenziali (in accelerazione di un decimo di punto percentuale rispetto al mese precedente).
L'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,1% su base mensile e dell'1,4% su base annua (era +1,2% a luglio), confermando la stima preliminare.
L'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, aumenta dello 0,4% su base mensile e dell'1,2% rispetto ad agosto 2016.
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lunedì 11 settembre 2017

ISTAT: anche se di poco la produzione industriale aumenta

A luglio 2017 l'indice destagionalizzato della produzione industriale registra un incremento dello 0,1% rispetto a giugno. Nella media del trimestre maggio-luglio 2017 la produzione è aumentata dell'1,4% nei confronti dei tre mesi precedenti.

Corretto per gli effetti di calendario, a luglio 2017 l'indice è aumentato in termini tendenziali del 4,4% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a luglio 2016). Nella media dei primi sette mesi dell'anno la produzione è aumentata del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L'indice destagionalizzato mensile registra variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dei beni strumentali (+1,6%), dei beni di consumo (+0,5%) e dei beni intermedi (+0,3%); segna invece una variazione negativa il comparto dell'energia (-3,6%).

In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a luglio 2017 una crescita significativa per i beni strumentali (+5,9%); in misura rilevante aumentano anche i beni di consumo (+4,1%), i beni intermedi (+3,5%) e l'energia (+3,3%).

Per quanto riguarda i settori di attività economica, a luglio 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della attività estrattiva (+8,4%), della fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a (+8,0%), delle industrie alimentari, bevande e tabacco e della fabbricazione di mezzi di trasporto (entrambi +6,9%); diminuzioni si registrano invece nei settori della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche, della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (entrambi -0,6%) e delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-0,5%).
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domenica 10 settembre 2017

ISTAT: in diminuzione il commercio al dettaglio

A luglio 2017 le vendite al dettaglio diminuiscono, rispetto al mese precedente, dello 0,2% sia in valore sia in volume. Le vendite di beni alimentari registrano un aumento dello 0,1% in valore e una flessione di pari entità in volume (-0,1%); le vendite di beni non alimentari registrano una variazione negativa dello 0,3% sia in valore sia in volume.

Nella media del trimestre maggio-luglio 2017, l'indice complessivo del valore delle vendite al dettaglio registra una variazione nulla rispetto al trimestre precedente. Nello stesso periodo, per le vendite di beni alimentari si rileva una diminuzione dello 0,1% in valore e un aumento dello 0,3% in volume; per quelle di beni non alimentari un aumento dello 0,1% in valore e una variazione nulla in volume.

Rispetto a luglio 2016, le vendite al dettaglio restano stazionarie in valore e diminuiscono dello 0,4% in volume. Per i prodotti alimentari si rileva una crescita dello 0,2% in valore e una flessione dello 0,7% in volume. Le vendite di prodotti non alimentari registrano diminuzioni dello 0,1% in valore e dello 0,2% in volume.

Rispetto a luglio 2016, le vendite al dettaglio registrano un aumento dello 0,3% nella grande distribuzione e una diminuzione dello 0,2% nelle imprese operanti su piccole superfici.
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mercoledì 16 agosto 2017

Crescita del PIL nel II semestre


Nel secondo trimestre del 2017 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell'1,5% nei confronti del secondo trimestre del 2016.

Il secondo trimestre del 2017 ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due giornate lavorative in meno rispetto al secondo trimestre del 2016.

La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell'industria e dei servizi e di una diminuzione nel settore dell'agricoltura. Dal lato della domanda, si registra un apporto positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un limitato contributo negativo della componente estera netta.

Nello stesso periodo il PIL è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% negli Stati Uniti, dello 0,5% in Francia e dello 0,3% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,1% negli Stati Uniti, dell'1,8% in Francia e dell'1,7% nel Regno Unito.

La variazione acquisita per il 2017 è pari a +1,2%.

Comunicato Stampa ISTAT
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giovedì 10 agosto 2017

Cacciato il Sindaco antiabusivismo - La politica dei tornacontisti vince sempre

Il Sindaco di Licata, Angelo Cambiano, è stato licenziato dal suo consiglio comunale, con 21 voti favorevoli. Il Sindaco era in testa nella battaglia antiabusivismo edilizio, costringendo già a demolire diverse abitazioni realizzate sul litorale. 

Il Sindaco aveva già ricevuto minacce, ma non da poco, addirittura i soliti ignoti erano arrivati a dargli fuoco a una casa e poco dopo a un'altra casa. La paura era tanta per il Sindaco Cambiano, che arrivò quasi al punto di dimettersi. Oggi vive sotto scorta.

La politica dei tornacontisti vince sempre. Mi accusano di non aver fatto arrivare al Comune risorse e finanziamenti, ma in realtà ho portato nelle casse oltre 52 milioni di euro. Il vero motivo lo sanno tutti, e nessuno ha il coraggio di dirlo. Torno a insegnare matematica, ma la politica qui dovrà assumersi le sue responsabilità.


Ringrazio quanti hanno creduto in me e mi hanno sostenuto in questi due anni.





Sembrerebbe quasi il film Qualunquemente, dove il professore perde le elezioni, lasciando il comune in mano a persone con diverse visioni di giusto e corretto. 

Il fenomeno dell'abusivismo edilizio in Italia è a livelli elevatissimi rispetto alle altre economie avanzate. Alle volte è solo un intoppo burocratico, dove i permessi non sono in regola o la realizzazione è diversa dal progetto presentato. Ma molte altre volte è completamente abusivo, dove non esiste nessuna autorizzazione. Per l'Istat quasi 60 edifici su 100 in alcune regioni del Sud Italia sono abusive, andando a paragonare l'ammontare del prodotto illecito di questo mercato a quelli più conosciuti di droga e prostituzione.

La crisi dell'edilizia ha incentivato ancora di più questo settore, il numero delle nuove costruzioni abusive è salito, rispetto all'anno precedente, da 15,2 a 17,6 ogni 100 autorizzate.












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