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sabato 28 settembre 2019

CONGRESSO CNI – L’INGEGNERIA DEVE APRIRSI AL CONFRONTO E ALLA COLLABORAZIONE CON LE ALTRE DISCIPLINE

Il tema portante della seconda giornata dei lavori del 64° Congresso degli ingegneri italiani è la necessità di aprirsi alla multidisciplinarietà. Nel pomeriggio aperto il dibattito sulle proposte congressuali.


Definire il concetto di limite e guardare in modo diverso le cose esplorando nuove soluzioni. Questi i concetti di base da cui è partito Gianni Massa, Vice Presidente CNI, nell’intervento che ha aperto il momento di approfondimento “Ingegneria di frontiera” che ha aperto stamattina i lavori della seconda giornata del 64° Congresso, in programma a Santa Teresa di Gallura (SS). Nuovi strumenti e nuovi linguaggi, ha detto Massa, impongono nuovi pensieri progettuali. La multidisciplinarietà va messa al centro dell’attenzione, facendo in modo che i temi etici e filosofici vanno gestiti assieme a quelli tecnologici. Il primo intervento è stato quello di un fisico del CERN di Ginevra, Marcello Losasso, che si è soffermato sulla contaminazione che diventa il motore di nuove sfide, quale ad esempio è quella della tecnologia nucleare per l’ambiente. C’è stato anche spazio per le start-up e le realtà aziendali della Sardegna. Pieluigi Pinna di Abinsula ha raccontato come una società messa in piedi da quattro ingegneri sardi sia arrivata a coinvolgere 330 persone e a realizzare un valore di produzione di 10 milioni di euro nel settore della realizzazione di software per l’automotive e l’agricoltura di precisione. Giulia Baccarin (I-Care), a seguire, si è interrogata su quale sia il confine del rapporto tra intelligenza artificiale e ingegneria.


Ha illustrato il valore dell’ingegneria predittiva e della costruzione di un’intelligenza collettiva che deve vedere i professionisti impegnarsi tutti assieme. E’ stata la volta, quindi, del Prof. Guido Saracco, Rettore del Politecnico di Torino secondo il quale l’ingegnere del futuro deve conoscere le dinamiche della società: dall’etica all’economia, dalla psicologia alla sociologia, all’architettura. Tutte chiavi che servono a capire problemi cui gli ingegneri sono chiamati a dare una risposta tecnologica. Serve, secondo Saracco, un’alleanza tra ingegneri e scienziati che fanno ricerca, superando la figura dell’ingegnere nerd, passando anche attraverso una formazione davvero professionalizzante. A conclusione di questo momento di confronto Gianni Massa ha presentato ai partecipanti l’ultimo numero del magazine del CNI “L’Ingegnere Italiano” interamente dedicato al tema della Cyber Security.


Il secondo modulo della giornata è stato dedicato alle infrastrutture per la crescita del paese. Stimolato da Gianluca Semprini, il giornalista RAI che ha condotto anche i lavori di questa seconda giornata congressuale, Valter Bortolan di ANAS ha sottolineato la necessità di cambiare i principi su cui si basa la manutenzione, facendo in modo che quella ordinaria si ampli al fine di prevenire le criticità. Gianluca Cocco, dirigente della Regione Sardegna, ha sottolineato la necessità di portare le tematiche ambientali anche dentro le università. Più in generale gli ingegneri devono interrogarsi sul futuro, chiedendosi come sarà il mondo fra trenta anni e investendo sulla pianificazione strategica. Il modulo di approfondimento è stato completato dal frizzante intervento di Maurizio Décina che si è soffermato sul problema dei ritardi delle infrastrutture tecnologiche nel nostro Paese.
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CONGRESSO INGEGNERI – LAVORARE PER UNA “CASA COMUNE” DEI PROFESSIONISTI

Nella giornata conclusiva del 64° Congresso degli ingegneri sono stati discussi i punti del documento programmatico. Tra i temi più importanti, la collaborazione con le altre categorie professionali, tecniche e non. Si sono conclusi stamattina i lavori del 64° Congresso degli Ordini degli ingegneri d’Italia. Come di consueto, la giornata conclusiva è stata dedicata ad un lavoro di sintesi, guidato dal Presidente CNI Armando Zambrano, di tutti i contenuti e le proposte emerse nel corso del dibattito e che sono confluiti nel documento programmatico finale. Il primo punto ha riguardato la conferma e il potenziamento della politica del CNI volta al raggiungimento dell’unità della categoria e sulla sinergia tra iscritti, organi intermedi ed esponenziali. 

Pur attraversando momenti difficili e delicati la categoria ha risposto sempre in maniera compatta ed autorevole. Questa collaborazione resta uno dei principi cardine del programma del Consiglio Nazionale e prevede il ruolo centrale dei territori, rappresentati dagli Ordini e dalle Federazioni/Consulte, a loro volta espressione e riferimento degli iscritti. In questa prospettiva, il CNI intende proseguire nello sforzo di migliorare la comunicazione tra il CNI, gli Ordini e gli iscritti, proseguendo nelle iniziative già in essere (Giornale dell’Ingegnere, L’Ingegnere Italiano, TalkIng), implementando nuove iniziative, da individuare mediante condivisione con gli Ordini e Federazioni e Consulte. Particolare attenzione dovrà essere posta al miglioramento della comunicazione tra CNI e Gruppo di Lavoro Laureati Triennali con incontri congiunti a cadenza almeno semestrale e con il coinvolgimento diretto del medesimo gruppo nella predisposizione di riforma dei percorsi accademici in ingegneria e della suddivisione in sezioni dell’Albo Professionale. Inoltre, saranno approfondite tutte le proposte elaborate in materia di riforma dei percorsi formativi in ingegneria, Lauree professionalizzanti e lauree in ingegneria presso le università Telematiche. Un altro punto fondamentale del programma emerso dal dibattito è la costruzione di una politica comune delle professioni, in particolare quelle ordinistiche. 

Ciò presuppone il superamento di alcuni pregiudizi e preconcetti. Una “casa comune” e le iniziative condivise non possono rincorrere interessi particolari o svolgere attività di lobby a tutela della singola – o più categorie – se non nella preminente logica di una effettiva tutela delle utilità generali e collettive, nelle quali sono pur ricomprese quelli delle professioni ordinistiche. Superati questi ostacoli, i vantaggi di una voce comune nei confronti delle istituzioni e delle altre forze politiche, sociali ed economiche, è stato evidente in questi anni, nei quali il CNI, con la Rete delle Professioni Tecniche o l’Alleanza con il Comitato Unitario Professioni, ma anche con altre organizzazioni e associazioni, ha potuto far valere in tantissime occasioni istituzionali e non la voce unitaria delle professioni. In questa prospettiva il CNI si impegna a proseguire l’interlocuzione già avviata, di concerto con l’RPT, con il CUP e ADEPP, dandone costante e tempestiva informazione alla Assemblea dei Presidenti, che sarà coinvolta per definire il modello operativo del progetto di Fondazione. Altro tema determinante è la necessità per gli Ordini di costituirsi, anche con strutture collegate, in centri “erogatori di servizi ed utilità” per i propri iscritti, divenendo così attrattivi per i tanti laureati, specialmente in ambiti non coperti da riserve di legge, per il cui esercizio non è necessaria l’iscrizione all’Albo. Solo una minoranza dei laureati in ingegneria, soprattutto nel campo del terzo settore (dell’informazione), si iscrive al nostro Albo. 

Il termine servizi va inteso in modo ampio, affrontando necessità come il supporto alla professione, incentivi all’organizzazione degli studi, programmi informatici, attività di interfaccia con la p.a., formazione obbligatoria e volontaria, abbonamenti, assicurazione, fornitura di documentazione tecnica e scientifica, ricerche, informazione generale. In particolare, il progetto WorkIng sarà finalizzato ad implementare servizi di incrocio tra domanda e offerta di lavoro, nella prospettiva di creare occasioni di lavoro in Italia, contribuendo a mitigare, soprattutto tra la generazione degli ingegneri più giovani, il fenomeno della c.d. fuga dei cervelli. Altro esempio qualificante è quello relativo all’assicurazione professionale per gli ingegneri iscritti all’Albo su cui il CNI, attraverso la sua Fondazione, ha lavorato in questi ultimi mesi. In questa ottica, il CNI sta elaborando un progetto che vede nella sua Fondazione, riorganizzata, il soggetto che dovrà rispondere, in maniera organica, a tutte le necessità elencate, ma anche a svolgere un’attività di supporto agli iscritti che intenderanno avvalersene. In questo senso, un’organizzazione comune con gli altri Ordini e Collegi ma soprattutto il contributo delle Casse, sono elementi determinanti. Nello specifico, il cuore del progetto è la certificazione delle competenze. Com’è noto, il CNI ha già costituito una propria Agenzia per la certificazione delle competenze (Agenzia CERTing) che ha finalmente ottenuto il riconoscimento da Accredia. 

Tra i punti cardine dell’azione dell’immediato futuro c’è il rafforzamento della funzione del CNI di rappresentanza dell’ingegneria e di tutti i laureati in ingegneria, con un focus particolare dedicato agli ingegneri che svolgono attività lavorativa dipendente in ambito pubblico e privato. Sarà attivato un Gruppo di Lavoro del Consiglio Nazionale specificamente dedicato a questa tematica che dovrà elaborare proposte tese a valorizzare il ruolo e le competenze. In questa ottica la piattaforma di servizi che sarà messa in essere dalla Fondazione CNI sarà destinata a rispondere ai bisogni sia degli ingegneri che svolgono attività di libera professione sia degli ingegneri che svolgono attività di lavoro dipendente. Il CNI, inoltre, si impegna, insieme agli Ordini territoriali, a chiedere all’Inps di rinunciare definitivamente alla procedura di iscrizione d’ufficio alla Gestione Separata Inps degli Ingegneri liberi professionisti iscritti all’Albo, dal continuare a porre in essere indebite interferenze nella gestione previdenziale degli Ingegneri liberi professionisti iscritti all’Albo e di compiere tutti i passi necessari alla istituzione di una GS separata presso Inarcassa, con relativo trasferimento ad essa dei versamenti eventualmente versati alla GS separata Inps da parte degli Ingegneri iscritti all’Albo professionale. 

Quanto all’annosa questione dei compensi dei valutatori immobiliari, il terzo comma dell'art. 161 disp. att. c.p.c. prevede che il compenso dell’esperto chiamato a valutare immobili ricompresi in procedure esecutive venga calcolato in base al ricavato realizzato dalla vendita del bene e che, prima della vendita, non possano essere liquidati acconti in misura superiore al 50% del valore di stima. Tale disposizione è stata oggetto di critiche fin dalla sua introduzione e vi sono stati casi di disapplicazione della norma perché ritenuta in contrasto con il diritto comunitario. Su questo punto il CNI agirà in collaborazione con la RPT. Rispondendo, infine, infine alla richiesta di supporto e di formazione proveniente dagli Ordini territoriali, in materia di gestione degli stessi, il CNI si impegna a organizzare, anche tramite la sua Fondazione, apposite iniziative formative, informative e servizi a supporto degli Ordini, proseguendo con quanto già fatto negli ultimi anni. Al temine dei lavori è stato dato appuntamento per il prossimo 65° Congresso che si terrà l’anno prossimo a Parma e che è stato presentato dal Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Parma, Susanna Dondi.
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martedì 7 febbraio 2017

La Nuova Norma UNI 10801:2016

Si è concluso finalmente un lungo cammino che ha portato alla revisione ed all’aggiornamento di un cavallo di battaglia caro ad ANACI quale la norma UNI 10801:1998.
Come noto ANACI negli ultimi anni ha puntato molto, con il progetto APQ, ANACI Progetto Qualità, al rilancio della certificazione delle competenze nella convinzione che in questo modo venissero riconosciute dal mercato l’esperienza e la competenza professionale della figura dell’amministratore di condominio, una professione non regolamentata dalla legge attraverso uno specifico ordine professionale. E’ ormai assodato infatti come la figura dell’amministratore debba oggigiorno essere in possesso di molteplici conoscenze, siano esse economiche, tecniche, giuridiche, fiscali, relazionali e che debba occuparsi anche della gestione dei servizi tecnologici e manutentivi negli edifici, affrontando molteplici attività gestionali, che vanno da quelle più tradizionali, legate alla manutenzione, alla sicurezza ed al risparmio, a quelle più innovative, relative all’energia, alla domotica ed alla smart city.
La campagna di sensibilizzazione verso gli associati e verso il mondo esterno messa in atto negli ultimi anni da ANACI ha dato risultati di tutto rispetto, provocando un rinnovato interesse sulla stessa da parte degli enti di certificazione e portando buona parte delle altre associazioni ad iniziare a parlarne avendone capito e colto l’importanza, complice sicuramente anche la legge nr. 4/2013.
Qualità e certificazione delle competenze sono diventati improvvisamente, a cavallo tra il 2014 ed il 2015 argomento di confronto e, in certi casi, strumento pubblicitario per molte associazioni che hanno iniziato, seguendo la strada tracciata da ANACI, a spingere i propri associati alla certificazione delle proprie competenze salvo poi progressivamente perdere lo slancio iniziale.
Non per ANACI, infatti preso atto dell’indubbia esigenza di aggiornare la norma, con i suoi 15 anni di vita, alle nuove disposizioni normative ed al mutato contesto sociale, economico e professionale del paese l’allora presidente nazionale Pietro Membri decise di istituire un gruppo di lavoro con il preciso scopo di elaborare e presentare una proposta di revisione della norma.
I lavori del gruppo di lavoro, di cui oltre allo stesso Pietro Membri facevano parte Giuseppe Merello, Andrea Finizio, Ugo Calò, Claudio Belli e Marco Lombardozzi iniziarono immediatamente fino a giungere a compimento, nell’arco dell’anno 2014, con la presentazione della proposta di aggiornamento della Norma UNI 10801:1998 all’Ente Italiano di Normazione UNI che istituì immediatamente una specifica commissione.
I lavori della Commissione Centrale Tecnica UNI, a cui ha sempre partecipato come parte attiva ANACI rappresentata di volta in volta dal Presidente Nazionale Francesco Burrelli, dal past president Pietro Membri, dal Segretario Nazionale Andrea Finizio e dal componente della Giunta nazionale con delega specifica Marco Lombardozzi, si sono svolti conformemente a quanto dettato dal quadro europeo delle qualifiche (European Qualifications Framework - EQF), oltre che dalle linee guida UNI per l’elaborazione di norme specifiche sulle professioni non regolamentate sulla scia di quanto previsto dalla legge 4/2013 e si sono protratti, con incontri pervisti a cadenze regolari, fino a terminare in data 27 ottobre 2016 con l’approvazione del testo finale della nuova Norma che è stata successivamente ratificata da parte del Presidente dell’UNI entrando a fare parte del corpo normativo il 10 novembre 2016 come Norma UNI 10801:2016.
Per comprendere facilmente quanto fosse ormai non più rimandabile l’aggiornamento della norma basti pensare, ad esempio, al fascicolo di condominio, ovvero l’allegato (A) composto di 26 punti che è stato completamente rivisitato così da costituire un elemento fondamentale nella complessa gestione dei servizi manutentivi del condominio, a tutto vantaggio della sicurezza.
 Dal lontano 1998 erano inoltre entrati in vigore il DPR n.151/2011 che modifica la normativa sul certificato prevenzione incendi, il T.U.S. Testo unico sulla sicurezza n. 81/2008 ed il T.U.E n.308/2001, erano intervenute rilevanti modifiche relative al certificato di conformità degli impianti elettrici previsto dalla legge n. 46/90, modificata dal D.M. 37/2008, erano entrate in vigore le verifiche periodiche degli impianti elettrici previste dal DPR n. 462/2001 così come le nuove norme tecniche relative agli impianti e cablaggi così come erano stati introdotti nuovi adempimenti fiscali relativi al condominio.
Non da ultimo si rendeva assolutamente indispensabile tenere nella dovuta considerazione l’entrata in vigore, il 18 giugno 2013, della legge nr. 220/2012 che ha apportato importanti modifiche al codice civile nella parte relativa al condominio, così, come sopra accennato, della legge n. 4/2013 recante “Disposizioni in materia di professioni non organizzate” che ha previsto specifici riferimenti alle norme tecniche UNI.
Oggi con la pubblicazione della nuova Norma UNI 10801:2016 si apre un nuovo capitolo per quanto riguarda i requisiti di cui l’amministratore di condominio deve essere fornito in modo da garantire tutta una serie di servizi erogati nel rispetto di specifiche procedure oltre che garantire una gestione basata sulla trasparenza ed efficacia della gestione tecnico-amministrativa dei beni amministrati.
E’ opportuno sottolineare come, infatti, la nuova norma UNI ritenga molto importante che l’amministratore condominiale sia adeguatamente formato ed allo scopo fornisce precise indicazioni sulla corretta gestione dello studio e sulle caratteristiche personali che un buon professionista deve possedere.
La nuova Norma, sia pure ancora volontaria, permette di creare una nuova generazione di amministratori di condominio ancora più professionale, infatti l’amministratore certificato ai sensi della norma UNI è un professionista di eccellenza in quanto le sue conoscenze, la sua abilità e le sue competenze vengono declinate con precisione nella norma tecnica e certificate dagli organismi di attestazione.
La nuova norma parla anche di gestione dello studio, quindi di qualità del servizio erogato, oltre che delle caratteristiche personali, e tratta anche gli aspetti etici e deontologici riferiti sia al rapporto con i propri colleghi che con i condomini, con l’ambizione di fornire a tutta la comunità un’effettiva garanzia sui servizi erogati e sulla trasparenza ed efficacia della gestione tecnico amministrativa che caratterizzano un amministratore certificato; ponendosi quindi come una vera e propria sorta di cassetta per gli attrezzi che potrà essere concretamente utilizzata e applicata sia nell’interesse degli amministratori condominiali sia degli utenti finali che usufruiscono dei loro servizi.
La nuova Norma UNI 10801:2016, come ha avuto modo di dichiarare il nostro Presidente Nazionale ing. Francesco Burrelli “è fondamentale in quanto fornisce all’amministratore un metodo di lavoro ben preciso e soprattutto consente di disporre di indicazioni chiare sul tipo di gestione e sul tipo di documentazione che si deve tenere all’interno del condominio”.

Riassumendo, pertanto, sono tre le modifiche più significative introdotte dal nuovo testo:
  • struttura standardizzata ed allineata al nuovo modello delle norme professionali (impostazione basata sul modello EQF);
  • individuazione dei requisiti per la qualifica dello studio e del servizio erogato dall’amministratore di condominio:
  • miglioramento e riordino del fascicolo immobiliare inteso come documento programmatico che individua le regole per la corretta gestione ed archiviazione dei documenti in esso richiamati, soprattutto in vista di un suo possibile trasferimento ad altro amministratore.
Con la fine della prossima primavera avrà quindi inizio una nuova stagione di certificazioni secondo la norma ovvero quando sarà trascorso il tempo tecnico necessario agli enti certificatori per adeguarsi e predisporre le nuove procedure per il rilascio della certificazione che dovranno essere preventivamente approvate da Accredia.

di Marco Lombardozzi
Presidente ANACI Bolzano 
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mercoledì 30 marzo 2016

D.L. 102/2014 - Precisazioni in merito al proliferare di situazioni incerte e forti confusioni

L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Imperia, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. 102/2014 inerente la contabilizzazione del calore negli impianti centralizzati, avendo notato un proliferare di situazioni incerte con possibili confusioni nella gestione degli adeguamenti richiesti da parte della clientela finale, ritiene utile fornire uno schema di dettaglio delle attività tecniche necessarie al fine di adempiere agli obblighi dettati senza incorrere in possibili sanzioni e/o ricorsi così come prescritto dalla stessa norma.
Il D.L. 102/2014 obbliga entro il 1/1/2017 a dover costituire un sistema di contabilizzazione dell’impianto centralizzato che determini il consumo individuale con esattezza, in modo tale da poter ripartire la spesa complessiva in base ai consumi effettivi (detti volontari) di ciascuno, a cui sommare una quota parte di consumi involontari (dovuti alle cosiddette perdite di calore della rete di distribuzione). In tal senso vengono abrogate tutte le tabelle di ripartizione esistenti alla data di entrata in vigore del D.L. (sia le tabelle dei millesimi di riscaldamento che i criteri a percentuali spesso adottati da chi ha già installato un sistema di contabilizzazione).
Pertanto, la prima operazione da fare, è quella di costituire nuove tabelle millesimali basate su un progetto termotecnico che tenga conto delle dispersioni termiche delle unità abitative presenti nello stabile insieme alla potenza termica installata. Il progetto termotecnico deve essere redatto da soggetti abilitati come da indicazioni della norma tecnica UNI EN 10200: 2013 parte integrante del D.L.102/2014.
Per chiarezza espositiva si specifica inoltre che i sistemi di contabilizzazione previsti possono essere di due tipologie, definiti dalla norma contabilizzazione diretta o indiretta, la cui scelta spetta al progettista in base al tipo di impianto termico presente (in via generale impianti a distribuzione orizzontale o a colonne montanti). Al di là della tipologia impiantistica adottata, la norma prevede di effettuare una valutazione delle prestazioni energetiche dell’edificio in conformità alla UNI TS 11300 (parti 1,2 e 4), al fine di individuare il rendimento medio stagionale della caldaia.
Per quanto riguarda la contabilizzazione indiretta (caso largamente più frequente), i requisiti minimi di un progetto sono (appendice B UNI EN 10200):
  • il rilievo di tutti i corpi scaldanti installati e la determinazione della potenza termica installata nelle diverse utenze (appendice D);
  • il dettaglio di installazione dei dispositivi di contabilizzazione (nel caso di utilizzo di ripartitori la posizione esatta sul corpi scaldante, tipo di sensore, tipo di dispositivo, tipo di lettura locale o a distanza);
  • i rilievi del tipo di attacco del radiatore (rame, ferro, materiale plastico) e della sua dimensione ai fini della individuazione del modello di corpo valvola (diritto o a squadra);
  • il tipo di testa termoregolazione degli ambienti secondo quanto previsto dalla legislazione vigente;
  • il tipo di testa termostatica e del relativo sensore (incorporato o a distanza) o valvola elettrica/elettronica e dispositivi di termoregolazione;
  • il dimensionamento della pompa di circolazione atta a garantire le portate di progetto in relazione al tipo di valvola di regolazione adottata;
  • la certificazione delle potenze memorizzate nei sistemi di contabilizzazione;
  • la formulazione del prospetto della ripartizione delle spese.
Tali requisiti minimi prevedono quindi un rilievo puntuale da eseguirsi in tutte le unità immobiliari presenti nell’edificio, nel rilievo della centrale termica, nella verifica della distribuzione esistente e del suo funzionamento.
La stessa norma obbliga ad eseguire il sopralluogo per garantire che le attività suddette siano effettuate con un riscontro esatto delle condizioni dell’edificio, necessarie per redigere correttamente la nuova tabella di ripartizione. Molto spesso si è riscontrata una erronea interpretazione dove si confondeva il concetto di Attestato di Prestazione Energetica (APE) come parte della progettazione. E’ invece da evidenziare che il rilievo eseguito nell’unità immobiliare è più accurato, tenendo in considerazione dati che altrimenti non verrebbero valutati. In tal senso chi esegue la progettazione della contabilizzazione può emettere anche gli Attestati di Prestazione Energetica, se richiesti, in quanto ha in suo possesso i dati per eseguirli. Chi possiede già una certificazione APE non ha invece tutti i dati per produrre le nuove tabelle millesimali.
Si fa quindi presente che l’adeguamento alla norma richiede una progettazione accurata che tenga conto di tutto quanto detto in precedenza e che necessita di uno studio approfondito con un impegno in termini di tempo sostanzioso.
Tale progettazione deve essere eseguita anche se un sistema di contabilizzazione è stato già installato presso il condominio, tenendo presente che comunque dovrà essere eseguito il rilievo puntuale in tutto l’edificio per eseguire i calcoli necessari a produrre le nuove tabelle millesimali.
Si vuole evidenziare inoltre che la nuova tabella di ripartizione del riscaldamento e quindi il progetto di contabilizzazione deve essere ratificato dall’assemblea condominiale (con la maggioranza prevista dalla Legge 10/91 e s.m.i.).
In caso quindi di contenzioso tra condomini davanti all’autorità giudiziaria competente, il giudice dovrebbe richiamare il progetto al fine di verificare se sia stato redatto in conformità ai dettami dati dalla norma tecnica UNI EN 10200:2013. Se tale condizione non fosse verificata, la stessa norma dichiara nulla la progettazione e imputa al progettista ed all’amministratore la responsabilità, annullando la validità della tabella fino alla sua entrata in vigore. Tutti i calcoli di ripartizione devono quindi essere rieseguiti con un ammenda pecuniaria verso il condominio.



Fonte: Ordine degli Ingegneri IM
Commissione Impianti


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