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lunedì 17 settembre 2018

Dal Congresso Nazionale degli Ingegneri Toninelli conferma nuove misure e finanziamenti per la messa a norma delle infrastrutture

Toninelli: nuove assunzioni per ingegneri al Mit e un'agenzia per controllare le opere pubbliche

ministro Toninelli al CNI


“Non vi nascondo l’emozione nell’essere qui di fronte a quella che dovrebbe essere la classe dirigente di cui il Paese ha bisogno. Mi fa piacere essere qui”.  Ha iniziato così il suo discorso Danilo Toninelli, Ministro delle Infrastrutture e  dei Trasporti, parlando alla platea del 63° Congresso degli Ordini nazionali Ingegneri, riuniti a Roma per fare il punto sulla categoria.
“Voi per professione vi trovate nella parte di chi fa e chi realizza le cose, ha continuato  Toninelli, e abbiamo bisogno di voi per il rilancio del Paese.  Per questo il mio ministero sta per lanciare un reclutamento straordinario di professionisti per controllare, per verificare lo stato delle nostre infrastrutture, a partire da quelle più critiche”.
Secondo il Ministro occorre porre rimedio alla vera emergenza dell’Italia, ancora “antica e fragile in tante aree”, ovvero la manutenzione ordinaria. Per far sì che ciò si realizzi, il decreto Genova in arrivo prevede la costituzione di una nuova struttura dedicata al controllo delle opere, un'agenzia pubblica indipendente per il controllo dei concessionari e per le ispezioni con ingegneri pubblici. Un ruolo  fondamentale lo avranno le nuove tecnologie per sorvegliare le opere in modo ottimale. A questo proposito il Mit , in collaborazione con il Cnr e l’Agenzia spaziale italiana, sta valutando la possibilità di coinvolgere il sistema satellitare nello screening delle infrastrutture.
Toninelli ha inoltre annunciato che chi gestisce le opere dovrà installare dei sistemi di monitoraggio dinamico in modo da alimentare costantemente una banca dati centrale che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le infrastrutture stradali e autostradali.
Il ministro ha anche precisato che la struttura del Mit  che deve gestire la sorveglianza delle infrastrutture attraverso le verifiche, avrebbe dovuto contemplare 250 elementi, tutti ingegneri specializzati. “Ne ha invece  118, di cui la metà amministrativi. Allora è assurdo, paradossale vedere tanti giovani ingegneri a spasso o precari, umiliati, che sopravvivono con piccoli incarichi a termine o a giornata, in una nazione che rischia nel frattempo di cadere a pezzi”. E ha aggiunto: “stiamo lavorando a innovazioni importanti che possano rendere sempre più efficaci misure come l’ecobonus oppure l’ultimo arrivato, il sismabonus”.
Non solo, nell’agenda del Mit, anche la significativa riduzione del peso dei requisiti di partecipazione alle gare per gli operatori di piccole e medie dimensioni. “Il nuovo Codice Appalti avrebbe dovuto aprire il mercato dei SIA  a giovani ingegneri, ma questo non è accaduto”.
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mercoledì 29 marzo 2017

Niente visti e garanzie per gli importi fino a 30mila euro - L’erogazione dei rimborsi Iva diventa ancora più semplice

COMUNICATO STAMPA

L’erogazione dei rimborsi Iva diventa ancora più semplice
Niente visti e garanzie per gli importi fino a 30mila euro

I contribuenti Iva possono chiedere i rimborsi fiscali fino a 30mila euro senza essere sottoposti a particolari adempimenti. Il provvedimento firmato oggi dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, infatti, aggiorna le istruzioni di compilazione del modello Iva Tr e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati, per tenere conto delle semplificazioni introdotte dal Dl n. 193/2016. La nuova soglia, entro cui i contribuenti possono chiedere il rimborso senza dover prestare garanzie o chiedere il visto di conformità, permetterà all’Agenzia di concentrare il proprio impegno sui contribuenti maggiormente a rischio.

Nessun adempimento fino a 30mila euro – In base alle norme contenute nel Dl n. 193/2016, per i rimborsi annuali fino a 30mila euro basta presentare la dichiarazione, mentre per quelli relativi a periodi inferiori all’anno dovrà essere presentata soltanto l’istanza di rimborso.

Come chiedere i rimborsi over 30mila euro – Scompare l’obbligo di garanzia anche per i rimborsi di importo superiore a 30mila euro. Sarà sufficiente il visto di conformità o la sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo e la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, che riporti le informazioni relative alla solidità patrimoniale, alla continuità aziendale e alla regolarità dei versamenti contributivi. In ogni caso, in caso di presentazione della garanzia, il contribuente non dovrà apporre il visto di conformità e presentare la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà. 

Quando la garanzia è obbligatoria – Nel caso di rimborsi superiori ai 30mila euro, la garanzia resta obbligatoria per i contribuenti che esercitano attività di impresa da meno di due anni, ad esclusione delle start up innovative, per quelli che presentano la dichiarazione o l’istanza priva del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo (o non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà) e per quelli che richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività. Inoltre, la garanzia è prevista per i contribuenti considerati più “a rischio”, cioè quelli che nei due anni precedenti la richiesta di rimborso hanno ricevuto avvisi di accertamento o di rettifica, che evidenziano significativi scostamenti tra quanto accertato e quanto dichiarato.

Roma, 28 marzo 2017
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giovedì 16 febbraio 2017

Studi di settore, pronte le specifiche tecniche - NO a Comuni colpiti dal sisma


Studi di settore, pronte le specifiche tecniche
Indispensabili per agevolare il lavoro di imprese e professionisti

E’ stato firmato il Provvedimento di approvazione e sono in corso di pubblicazione sul sito internet dell’Agenzia le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati rilevanti ai fini degli studi di settore e dei parametri relativi al 2016. Dopo l’approvazione dei nuovi modelli 2017, si tratta quindi di un ulteriore tassello indispensabile per completare la marcia di avvicinamento al varo definitivo di Gerico.

Studi di settore al rush finale - In pratica, con il Provvedimento di oggi, le Entrate approvano le specifiche tecniche (allegato 1) cui devono attenersi i soggetti che effettuano la trasmissione telematica dei dati rilevanti ai fini degli studi di settore, da dichiarare con il modello Redditi 2017. In veste definitiva trovano spazio nel Provvedimento anche le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati rilevanti per l’applicazione dei parametri (allegato 2 per gli esercenti arti e professioni; allegato 3 per gli esercenti attività d’impresa) e dei controlli di coerenza tra le informazioni dichiarate nel modello studi di settore e quelle dichiarate nel modello Redditi 2017 (allegato 4). Dunque, con il Provvedimento firmato oggi, che segue a distanza di appena due settimane quello di approvazione della modulistica definitiva, parte integrante del modello Redditi 2017, è ulteriormente arricchito il kit a disposizione dei contribuenti.

Modalità di trasmissione - La trasmissione dei dati all’Agenzia può essere effettuata direttamente, attraverso il servizio telematico Entratel o Internet (Fisconline) o tramite intermediari abilitati.

Niente studi di settore per i Comuni colpiti dal sisma - Adempimenti più snelli e procedure agevolate per i residenti nelle aree colpite dal terremoto. Infatti, tenuto conto delle criticità originate dagli effetti degli eventi sismici di agosto e ottobre 2016, nelle istruzioni “Parte generale” dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore viene previsto che, per il periodo d’imposta 2016, i soggetti con residenza o sede operativa in uno dei comuni individuati negli allegati 1 e 2 del decreto legge n. 189/2016, come convertito dalla legge 229/2016, che dichiarano, in ragione della specifica situazione di criticità soggettiva, la causa di esclusione relativa al periodo di non normale svolgimento dell’attività (codice “7”), non sono tenuti alla presentazione dei relativi modelli dichiarativi. Tenuto conto della scarsa significatività, in tali casi, dei dati degli studi di settore per le attività di controllo fiscale, gli esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo aventi le caratteristiche in precedenza evidenziate non saranno interessati, oltre che dall’utilizzo dello strumento presuntivo in fase accertativa, anche dal relativo adempimento dichiarativo.

Roma, 15 febbraio 2017
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martedì 22 novembre 2016

APPALTATORE: SONO DOVUTI I COMPENSI PER LAVORI NON DELIBERATI?

L'appaltatore non ha diritto al compenso per lavori non autorizzati dall'assemblea e la carenza del titolo può essere accertata anche in sede di opposizione al decreto ingiuntivo.

Tribunale Latino (CB) 18 marzo 2016 n.88

La vicenda trae origine dall'opposizione a decreto ingiuntivo proposta da una condomina alla quale l'impresa edile appaltatrice aveva intimato il pagamento pro quota delle spese per lavori di manutenzione dello stabile. L'opponente contestava che mai l'assemblea aveva autorizzato tali lavori e che inoltre essi erano stati eseguiti in totale difetto dei titoli autorizzativi (l'immobile era di pregio artistico e le opere necessitavano del relativo nulla osta), con la conseguente nullità del contratto di appalto.
In primo luogo il Tribunale, riportandosi ad un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, ha osservato che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo è onere del giudice "accertare il fondamento della pretesa fatta valere con il ricorso per ingiunzione e non già limitarsi a stabilire se l'ingiunzione fu emessa legittimamente e, solo qualora il credito risulti accertato nella sua stessa esistenza nonché nel suo ammontare deve accogliere la domanda indipendentemente dalla regolarità, sufficienza, validità degli elementi probatori che addussero all'emanazione dell'ingiunzione" (Cass. sez. II, 17.11.1994 n. 9708, Cass. sez. III, 13.11.2003 n. 17133).
Nel merito, invece, la questione attinente alla nullità del contratto "deve essere necessariamente e preventivamente vagliata a fronte della domanda dell'appaltatore diretta ad ottenere l'esecuzione da parte della committente della sua obbligazione di pagamento, pro quota, del prezzo delle opere eseguite...". Il Tribunale, riportandosi ad un orientamento consolidato, ritiene che il giudice ha il potere di dichiarare di propria iniziativa la nullità del contratto anche a prescindere dall'attività assertiva delle parti, e tale assunto trova fondamento nel principio di legalità dato che la previsione della nullità contrattuale "esprime la sanzione dell'ordinamento verso un assetto negoziale che contrasta con i propri valori ed il conseguente rifiuto da parte dello stesso di fornire tutela giuridica a pretese che trovano causa in attività vietate dalla legge o comunque configgenti con i principi posti dalle norme giuridiche" (Cass. 8.1.2013 n. 258).
Accertato che i lavori sono stati eseguiti in palese violazione delle norme di legge (mancanza della DIA e delle autorizzazioni urbanistiche) è altrettanto accertata la natura abusiva delle opere eseguite dall'impresa edile. Ne discende quindi la nullità del contratto di appalto per violazione delle norme imperative in materia di urbanistica e tutela dei beni di interesse storico e culturale. La nullità del contratto di appalto comporta l'assenza di un credito valido per l'impresa appaltatrice. Ne è conseguita la revoca del decreto ingiuntivo opposto.

di Carlo Patti
consulente legale
ANACI Roma
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giovedì 13 ottobre 2016

L’innovazione nel settore edile

L’aspetto principale dei processi trasformativi in atto riguarda le strutture organizzative di impresa e soprattutto il lavoro d’ufficio e direzionale, nel cui quadro emerge la convenienza di puntare su un’organizzazione del lavoro elastica, in grado di usufruire e produrre un elevato numero di informazioni.

Nel passato il processo costruttivo, basato sul sistema costruttivo tradizionale ovvero nella realizzazione di murature portanti, aveva un carattere fortemente omogeneo e non era possibile distinguere nell’ambito del processo realizzavo tra diverse e distinte fasi. Il processo costruttivo iniziava con le operazioni di scavo, realizzate manualmente (pala e picco), proseguiva con modalità del tutto omogenee con la posa dei corsi di mattoni per realizzare le murature portanti, per concludersi con la realizzazione della copertura. Con l’introduzione del calcestruzzo armato (CA) si realizza per la prima volta nella storia una forte differenziazione delle operazioni costruttive. Il CA, infatti, provoca una netta separazione tra le attività destinate alla realizzazione delle fondazioni e rispettivamente quelle per la realizzazione delle strutture portanti verticali e orizzontali e le attività di completamento (finiture e realizzazione degli impianti). Questa netta separazione in fasi del processo costruttivo viene nel tempo ulteriormente accentuata dallo sviluppo del macchinario di cantiere (escavatori, pale per la movimentazione del terreno, centrali di betonaggio per la produzione di grandi quantità di calcestruzzo, gru di diverso tipo per il sollevamento dei carichi in quota), di molteplici tipologie di attrezzature (casserature per i getti di CA, intonacatrici, ecc.) e materiali innovativi (colle, materiali sigillanti, schiume a rapida espansione, isolanti termici e acustici, rivestimenti di svariate tipologie, vetri speciali, ecc.). In conseguenza di questo fenomeno la prima fase (scavi e fondazioni) subisce un accentuato processo di “industrializzazione” (macchinario) e specializzazione (formazione di imprese specificatamente orientate a questa attività), mentre in generale tutte le attività del processo costruttivo vanno via via e in maniera sempre più accentuata specializzandosi e quindi assumendo caratteri distintivi l’una dall’altra. Ne deriva una sempre più netta differenziazione tra le tre fasi che costituiscono il processo costruttivo nel suo complesso: 1. preparazione del terreno, realizzazione degli scavi e delle fondazioni dell’edificio; 2. elevazione della struttura portante verticale e orizzontale, la cui realizzazione segue diverse modalità in relazione al sistema costruttivo utilizzato; 3. realizzazione delle chiusure verticali esterne opache e delle “finiture” ovvero, partizioni interne, rivestimenti orizzontali e verticali esterni ed interni dell’edificio, opere di completamento (ad esempio soglie, davanzali, finestre, porte, ecc.) e degli impianti. Nell’ambito della terza fase è, ovviamente, necessario distinguere tra le operazioni di natura edile e quelle impiantistiche. Questa suddivisione delle attività di cantiere assume una notevole rilevanza ai fini della nostra argomentazione perché i processi di razionalizzazione e innovazione del settore coinvolgono queste tre fasi in modalità e tempi differenti in termini di intensità di capitale, organizzazione del lavoro e materiali utilizzati. Dal punto di vista delle imprese di costruzione, la ormai consolidata separazione in tre fasi del processo costruttivo riveste grande importanza perché consente modalità molto differenziate nella organizzazione e conduzione del cantiere. Per questo motivo è abituale, soprattutto nei cantieri di edilizia residenziale di limitata dimensione, assistere alla coesistenza nell’ambito del processo costruttivo tra forme avanzate e innovative e modalità produttive del tutto tradizionali. Questo consente alle imprese di fruire di una flessibilità organizzativa e di una variabilità di sistemi produttivi sconosciuta in altri set tori manifatturieri. Così, da tempo, la prima fase (scavi e fondazioni) ha subìto un forte processo di meccanizzazione e oggi dispone di macchinari estremamente sofisticati ed è caratterizzata da una significativa intensità di capitale e da un numero molto limitato di forza lavoro. La seconda fase, quella della realizzazione della struttura portante dell’edificio, vede la coesistenza di modalità organizzative e produttive estremamente diversificate. Mentre nei piccoli cantieri sono ancora largamente presenti modalità operative basate sul getto in opera del calcestruzzo armato, sia per quanto attiene le strutture verticali (pilastri), che per quelle orizzontali (solai e coperture), nei cantieri di edifici terziari e commerciali si assiste ormai da tempo a una larga diffusione di sistemi prefabbricati in calcestruzzo armato e negli ultimi anni anche di acciaio e di legno lamellare. Nella seconda fase, la diffusione di sistemi prefabbricati ha liberato questa attività dai condizionamenti e rapporti di stretta interdipendenza con le attività della terza fase: realizzazione delle chiusure verticali esterne (tamponamenti), delle partizioni interne, delle finiture superficiali verticali e orizzontali, del le aperture e degli impianti. La terza fase è quella più critica per la molteplicità di attività, di materiali e modalità esecutive anche molto diverse che comporta, ma anche perché costituisce quella che, in termini di costi ha il più marcato peso relativo e che influisce molto più delle altre sulla qualità del manufatto che verrà percepita dall’utente finale. Nel momento attuale la maggiore evoluzione innovativa del settore avviene proprio nella terza fase del processo produttivo attraverso la sostituzione del tradizionale coacervo di attività- lavorazioni fortemente interdipendenti tra di loro, svolte con modalità artigianali e quindi difficilmente pianificabili, con nuovi materiali e componenti industriali. L’integrabilità si è rivelata, si sta rivelando, come la carta vincente dell’innovazione oggi sempre più dilagante nel settore edile: materiali, semilavorati, componenti, provenienti dai settori industriali più dispara ti, si sono dimostrati in grado di penetrare ed affermarsi, non solo per ovvie convenienze economiche e prestazionali, ma anche in ba se alla loro possibilità di integrazione nel cantiere, nella sua struttura tecnico-decisionale (dirigenti-tecnici) e operativa (manodopera). In particolare gli elementi-lavorazioni e le parti dell’edificio sui quali si stanno determinando le più significative innovazioni sono molteplici. Ci limiteremo a segnalare le più manifeste. Esamineremo in una successione logica i materiali, i componenti e infine i sistemi; escluderemo dalla nostra trattazione i sistemi impiantistici, affrontare i quali richiederebbe troppo spazio.
  • Materiali
In questo campo l’innovazione è frenetica e riguarda praticamente tutte le attività del cantiere, spaziando dagli intonaci premiscelati con molteplici additivi per ottenere prodotti acceleranti, ritardanti, aeranti, antievaporanti, impermeabilizzanti, ai leganti (cemento) e ai calcestruzzi che offrono prestazioni sempre più sofisticate, alle materie plastiche utilizzate per l’isolamento termico e acustico (policarburi) ma anche per una molteplicità di rivestimenti, fino ai siliconi che originano collanti che possono raggiungere elevatissime prestazioni del tutto analoghe a quelle ottenibili da processi di saldatura, tanto è vero che vengono utilizzati al posto di questa anche per collegare tra loro elementi metallici e soprattutto lastre di vetro. Le vernici, i vetri, le leghe metalliche hanno avuto anch’essi un’evoluzione straordinaria e offrono prodotti dalle prestazioni elevatissime. I nuovi materiali per rivestimento, quali il “corian”, utilizzati anche per realizzare arredi, sono solo alcune delle diverse centinaia di materiali nuovi o tradizionali che hanno subìto notevoli evoluzioni e che offrono soluzioni nuove in termini di prestazioni, tempi di posa e costi.
  • Componenti
La componentistica fornisce prodotti/semilavorati che offrono la possibilità di razionalizzare e ottimizzare i tempi di esecuzione del cantiere. A fianco di prodotti “tradizionali” in cemento armato, ormai largamente diffusi sul mercato quali lastre solaio, velette per balconi, davanzali, rampe di scale, pannelli per il rivestimento di parti di facciata, è presente una ricca offerta di componenti (lastre, pannelli dalle dimensioni più svariate) provenienti da settori industriali diversi da quello edile, che offrono soluzioni molto interessanti e performanti per realizzare le partizioni interne degli edifici come anche le chiusure verticali esterne opache in sostituzione dei tamponamenti, nonché le coperture degli edifici. Ad esempio: pannelli in cartongesso, pannelli sandwich costituiti da lamiere di acciaio-nichel o alluminio e da sue leghe al cui interno è stato iniettato un materiale plastico (spesso di origine vinilica) ad alta densità, che assicura la necessaria prestazione di isolamento termico e acustico.
  • Sistemi
Anche nel caso dei sistemi, si assiste a una larga offerta di prodotti in grado di risolvere in modo nuovo le operazioni di cantiere. In questo segmento l’innovazione ci ha consegnato una larga offerta di sistemi di involucro, dai più sofisticati curtain wall completamente vetrati a parete ventilata, fino a sistemi di involucro basati su un mix di elementi vetrati e opachi, per arrivare a “sistemi finestra” che integrano davanzale e avvolgibili con la finestra vera e propria. Sistemi per realizzare pavimenti flottanti sopraelevati, controsoffitti, sistemi modulari e mobili per realizzare la divisione dello spazio interno, per arrivare ai sistemi lignei che consentono di costruire un edificio multipiano in tempi straordinariamente brevi. Tutti questi sono solo alcuni degli esempi più evidenti di un nuovo modo di costruire, basato non più sul cantiere lento e umido (utilizzazione di leganti tradizionali a base di calce e/o cemento), ma invece sul cantiere a secco (collegamenti meccanici) stressato nei tempi grazie alla semplicità e facilità di messa in opera che offrono i materiali, componenti e sistemi innovativi. Questo trascurando di entrare nel merito delle problematiche impiantistiche degli edifici che costituiscono un contesto nel quale si è registrato un elevato e forse il maggiore tasso di innovazione. Oggigiorno sono ormai molteplici le tipologie di immobili che nella loro grande maggioranza sono caratterizzate dalla realizzazione attraversò quello che abbiamo definito come “cantiere a secco” grazie all’utilizzazione di materiali, componenti e sistemi innovativi: palazzi per uffici, centri commerciali e retail park, piattaforme logistiche e nell’ultima fase anche non pochi hotel di ultima generazione. Il segmento residenziale è quello nel quale ancora permangono le tecnologie costruttive più tradizionali (laterizi, malta, cemento armato gettato in opera), ma anche in questo segmento occorre fare una precisa differenziazione tra mercati tra loro profondamente diversi. Nei piccoli centri comunali e, più in generale, dove il tessuto urbano è meno densificato continua a esistere un diffuso e vasto mercato basato sulla costruzione di case unifamiliari e di edifici in linea (case a schiera) che vengono ancora realizzati in larga parte secondo modalità tradizionali (cantiere umido, getti di calcestruzzo in opera). Nel settore delle costruzioni si assiste quindi alla compresenza di processi costruttivi anche estremamente diversificati: dai cantieri tradizionali dell’edilizia residenziale di piccola dimensione, ai cantieri più innovativi per la realizzazione di palazzi per uffici, centri commerciali, ecc. È in questo scenario che l’industria delle costruzioni, da settore arretrato secondo le logiche in dustrialistiche, diviene un settore che evidenzia caratteristiche innovative di grande interesse. Caratteristiche che si scoprono essere un tratto che contraddistingue diversi fattori produttivi anche tra i più tradizionali: le maestranze, i quadri tecnici di cantiere, ad esempio, la cui polivalenza era interpretata f ino a poco tempo fa come una “mancanza di specializzazione tayloristica”, oggi viene apprezzata per la valenza di elasticità che esprime e che rende possibili molteplici forme di produzione, non ultima quella basata sulla diffusa utilizzazione di nuovi materiali. Affrontare le problematiche dell’innovazione nel settore delle costruzioni significa però rivolgersi anche verso altre direzioni ed.esperienze. L’innovazione si sviluppa infatti secondo due direttrici principali. La prima l’abbiamo appena descritta, mentre la seconda direttrice si concretizza in forma meno evidente ma di impatto formidabile attraverso, sia la crescente diffusione di innovazioni sul piano organizzativo-gestionale con l’utilizzazione delle tecnologie lnformation Communication Technology (ICT), sia grazie all’introduzione di queste tecnologie unitamente a quelle dei sistemi elettronici di automazione degli impianti, dei sistemi di sicurezza e delle comunicazioni nel prodotto edilizio a realizzare le nuove forme di controllo e gestione degli edifici che vengono variamente definite come Computer lntegrated Building (CIB), quando applicate agli edifici terziari, “domotica” o Home Automation, quando realizzate nei cantieri residenziali. In questa direzione (quella dell’innovazione tecnologica e organizzativa) svolgono un ruolo molto importante le nuove tecnologie basate sull’elettronica. Esse permettono la realizzazione efficiente delle operazioni amministrative, di acquisto materiali, di progettazione e programmazione dei lavori, con un numero esiguo di impiegati tecnici, favorendo, attraverso il concentramento delle informazioni, la possibilità di decentrare le funzioni produttive. Le tecnologie informatiche formalizzano e standardizzano le procedure e comportano lo sviluppo nell’ambito dell’azienda di responsabilità precise e definite su determinati problemi, favorendo i processi di specializzazione e di gestione tecnicomanageriale. In particolare consentono efficaci controlli in termini di contabilità industriale su molteplici aspetti della produzione edile, contribuendo al consolidamento di atteggiamenti più razionali nella conduzione del cantiere. L’aspetto principale dei processi trasformativi in atto riguarda le strutture organizzative di impresa e soprattutto il lavoro d’ufficio e direzionale, nel cui quadro emerge la sempre maggiore convenienza di puntare su un’organizzazione del lavoro elastica, in grado di usufruire e produrre un elevato numero di in formazioni. Ciò diviene sempre più necessario a fronte di un’elevata turbolenza dell’ambiente entro cui le imprese si trovano a dover operare. Le tendenze che nell’ultimo periodo si sono espresse sul piano organizzativo con gli inevitabili aggiustamenti e mediazioni, possono così essere sintetizzate:

- diminuzione dei livelli gerarchici;
- riduzione degli organici;
- tendenza a contrarre i costi fissi in funzione dei costi variabili;
- interesse dell’impresa al decentramento attraverso rapporti con soggetti dotati di livelli e autonomia imprenditoriale e tecnicamente specializzati;
- aumento della professionalità richiesta in termini di adattabilità alla variabilità delle situazioni e di capacità di assunzione di responsabilità sugli obiettivi.

Non a caso anche nel settore delle costruzioni si sviluppa il modello dell’”impresa rete”, che offre l’opportunità all’impresa maggiore che governa la rete di rapporti, di gestione (controllare, programmare) molte più risorse di quelle che effettivamente sono incorporate nella sua organizzazione. Nella “rete” vengono coinvolte imprese di ogni tipo, e, molto frequentemente, anche società/studi di diverse competenze progettuali. Per il settore si tratta indubbiamente di un’evoluzione qualitativa del fenomeno del decentramento produttivo, che comunque non cessa di esistere e manifestarsi nelle sue forme più varie. Ma no a mano che il lavoro aumenta e cresce di complessità, per le imprese e gli operatori del settore diviene sempre più necessario:

- gestire in maniera razionale il complesso delle comunicazioni-scambio di informazioni tra i diversi soggetti (interni ed esterni all’organizzazione);
- definire nuovi e più validi criteri con cui valutare e indirizzare le performance dei diversi settori di attività.

I complessi processi innovativi che caratterizzano il settore in questa fase, pur nella loro indubbia positività, pongono alcuni rilevanti problemi. Infatti, il processo trasformativo in atto si sviluppa in un settore caratterizzato da una struttura produttiva e imprenditoriale fortemente polverizzata e con un elevatissimo turn over di manodopera caratterizzato da maestranze di nazionalità italiana in uscita largamente compensato da numerosi ingressi di mano d’opera straniera e in particolare extracomunitaria. Da queste complesse e concomitanti azioni e circostanze deriva il pericolo, già in molti contesti concretamente avvertibile, di una perdita – nella filiera produttiva delle costruzioni – delle conoscenze tecnologiche più tradizionali, quelle legate al “saper fare” del “cantiere lento”. Il settore delle costruzioni nel nostro Paese corre il rischio che a fronte di diffuse e concomitanti innovazioni tecnologiche e di una crescita di capacità gestionali in grado di innescare processi produttivi sempre più rapidi e programmati, si contrapponga una significativa e per certi versi drammatica, sul piano della qualità dei manufatti, perdita di know-how tradizionale : l’hardware del “cantiere lento”. Know-how in gran parte legato al “saper fare” di maestranze efficienti, motivate e con una elevata deontologia del proprio lavoro: una tipologia di mano d’opera oggigiorno ormai in fase di avanzata estinzione. Solo attraverso un forte processo di osmosi tra ciò che è e quello che sarà, in un contesto di attenta valutazione delle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica rispetto alle soluzioni tradizionali, potranno determinarsi le condizioni per un effettivo e duraturo sviluppo dell’innovazione.

di Oliviero Tronconi
Professore Ordinario Politecnico di Milano Dip. BEST

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mercoledì 10 agosto 2016

ATTUALITA': CROLLO PALAZZO DI LUNGOTEVERE FLAMINIO

Quasi in sordina è passata qualche giorno fa la notizia che la Procura della Repubblica, nelle persone del procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e del PM Antonella Nespola, hanno firmato il provvedimento con cui sono stati individuati i soggetti iscritti nel Registro degli indagati per disastro colposo relativamente al crollo dei 3 piani del palazzo di Lungotevere Flaminio 70 avvenuto il 22 gennaio scorso, sciogliendo quindi la riserva delle prime ore quando l’ipotesi di reato di crollo colposo era stata formulata nei confronti di IGNOTI.

I quattro indagati sono:
  • il proprietario dell’appartamento del 5° piano, dove era in Corso la ristrutturazione;
  • il progettista dei lavori;
  • il geometra;
  • il titolare dell’impresa incaricata di abbattere le parti dell'appartamento che dovevano essere ristrutturate.
Sulla base delle relazioni dei Vigili del Fuoco, che prima del crollo avevano fotografato le parti da ristrutturare, e dei Consulenti Tecnici d’ufficio che sono gli ingegneri Claudio De Angelis e Lucrezia Le Rose, è possibile ipotizzare che a determinare il crollo sarebbe stato l’abbattimento di alcuni tramezzi dell’appartamento del 5° piano per creare un open space.
Fin da subito le operazione dei Consulenti del Tribunale, oltre che sullo stato complessivo di agibilità dell’immobile per verificare la possibilità di consentire il rientro degli abitanti così fortunatamente evacuati nell'imminenza del disastro la notte tra il 22 e il 23 gennaio scorso, si sono concentrate sulla individuazione delle possibili cause del disastro, al fine di individuare i soggetti possibilmente responsabili dei fatti.
Per questo, fin da subito furono posti sotto sequestro i documenti depositati al Municipio sia relativamente ai lavori in corso nel fabbricato (sembra in ben tre appartamenti contemporaneamente), sia ai lavori pregressi e furono iniziate le indagini a tutto Campo per acquisire da più parti gli elementi testimoniali circa i fatti.
La necessità di addivenire a conclusioni quanto più esaustive e complete, portò addirittura l’11/4 scorso al rigetto da parte della Procura dell'istanza di dissequestro presentata dall'avvocato Gianluca Tognozzi per conto dell’amministratore dello stabile Vincenzo Marcialis, che era stato nel frattempo nominato non solo custode giudiziario del bene oggetto delle indagini, ma anche "responsabile di piazza e strada", cioè responsabile della sicurezza della fruibilità delle aree COMUNALI interessate dagli eventi. E che, in dipendenza dell’accertamento che le cause del crollo non fossero connesse a cause naturali ma UMANE, era rimasto altresì onerato, in quanto rappresentante del condominio, del compito di rimuovere le macerie, compatibilmente con i tempi delle indagini; di riportare in sicurezza le parti interessate dal crollo e quindi consentire ai condomini di rientrare nelle loro case.
E infatti sulla certificazione di cessato pericolo predisposta per conto del condominio dall'ing. Zeuli, allegata a questa istanza, ha pesato il parere negativo dei consulenti della Procura affinché ci fosse più tempo per individuare le ragioni del collasso del settimo, del sesto e del quinto piano. 
Ragioni che oggi sembrano individuate nell'abbattimento di alcuni tramezzi dell’appartamento del 5° piano per creare un open space e che quindi, oltre ad aver dato un volto ai possibili responsabili che sono dunque state iscritti nel registro degli indagati, sono anche il prodromo per un rapido rientro delle famiglie in casa.
L'Amministratore Marcialis, che ha condotto con tenacia e professionalità i compiti che gli sono stati assegnati (ben al di là di quelli propri dell'amministratore di condominio) ne è uscito "vincente".
ANACI Roma si stringe in un abbraccio solidale al collega.

di Gisella Casamassima
Direttore Centro Studi Prov. ANACI Roma
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martedì 17 novembre 2015

Modello per Ricorso d'Urgenza Ex. Art. 700


ON.LE TRIBUNALE DI _________________

RICORSO PER PROVVEDIMENTO D’URGENZA


Il/la Sig./Sig.ra ________________________ (C.F.________________________), residente in _________________Via______________n.____, titolare della società/impresa/ditta ____________________, rappresentato e difeso dall’Avv. ____________, presso il cui Studio in ___________________via_______________________civ.______ elegge domicilio, giusta procura a margine del presente atto-ricorrente
ESPONE

-la società/impresa/ditta______________________, con sede in _________________________via ___________ n. __, utilizza per

contrassegnare i propri prodotti, un marchio assolutamente identico a quello utilizzato dalla ditta del ricorrente;

-la società/impresa/ditta/attività _____ ha registrato tale marchio nelle forme stabilite dalla legge in data_______ ben prima della costituzione formale della società _______;

- pertanto, a norma dell’art. 2569 c.c., la ricorrente ha diritto di esclusiva;

-il comportamento della società/impresa/ditta ____________________, e cioè l’utilizzo di un marchio uguale a quello dell’istante, integra gli estremi di un’ ipotesi di concorrenza sleale con notevole pericolo per la ditta ________ di veder fuorviata la propria clientela.
-che nonostante la diffida effettuata dalla ditta______, a mezzo del sottoscritto procuratore con Racc. a.r. del ______________, la condotta anti-concorrenziale non è cessata.
Tutto cio premesso, con riserva di ogni azione in ordine al risarcimento dei danni subiti e subendi

RICORRE

all’ Ill.mo Giudice adito affinché , verificata la sussistenza degli estremi di cui all’art. 700 c.p.c. e 669- bis e ss. c.p.c., voglia emettere, con decreto ed inaudita altera parte, o con ordinanza, previa audizione delle parti, i provvedimenti necessari ed idonei a far cessare immediatamente la condotta pregiudizievole della società/impresa/ditta _______________________

Si allega:

- documentazione comprovante la registrazione del marchio ecc.

Salvis iuribus
 Ai sensi dell’art. 14, comma 2, T.U. 115/02 si dichiara che il valore della controversia è di € ___________________________. (il contributo dovuto è pari a quello dovuto per la causa di merito, ridotto della metà)

Luogo, __________

Avv._____________

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